Il vero problema della Basilicata si chiama cinghiale. In giro per il territorio lucano pare siano all’incirca 123 mila. Le riunione politiche e istituzionali per trovare soluzioni all’emergenza in atto non si contano più. Il cinghiale è più forte della fuga dei cervelli dalla Basilicata. Statistiche alla mano ogni anno vanno via dal territorio lucano oltre tremila giovani laureati. In dieci anni con il conto della serva si può andare oltre i trentamila. Con una popolazione di seicento mila abitanti, si capisce bene che a restare fra un po’ di tempo saranno anziani e cinghiali. Questo rude animale se ne infischia che la Lucania abbia quella storica e annosa assenza di valide strade ferrate e collegamenti pubblici che da un secolo non permette a Cristo di arrivare finalmente in territorio di Basilicata. Al cinghiale non interessa la chiusura di opifici e il trasferimento in oriente di queste attività che da tempo seguono quelle dei salottifici. Un animale egoista anche sul fronte della disoccupazione, sul problema della cassaintegrazione, della cessione di royalties miserrime del petrolio, dell’inquinamento e soprattutto delle malattie tumorali in continuo aumento. Il cinghiale non guarda in faccia a nessuno. Della mancanza di politiche occupazioni in Basilicata abbinato ad aumento dell’assistenzialismo più sfrenato non sa che farne. Ma come è arrivato questo “nobile” animale nelle terre Lucane. Il Cinghiale autoctono (Sus scrofa meridionalis), presente alla fine dell’800 nella provincia di Matera, era di fatto scomparso e massicciamente reintrodotto fra gli anni Sessanta e Settanta con l’istituzione delle zone a gestione sociale della caccia. Invece di quelli autoctoni (dal greco autos stesso- e chthçn terra -dello stesso luogo) furono introdotti specie alloctone (dal greco allos altro chthon terra di altro luogo). Il problema si ingrossò successivamente per via di fenomeni migratori dalla parte delle regioni limitrofe Puglia e Calabria compreso il parco del Pollino. L’ente provinciale in diverse note ha fatto presente che in oltre 15 anni il cinghiale avrebbe occupato un territorio di oltre quarantamila ettari diventando predatore di altre specie selvatiche. Di recente in una riunione istituzionale per stabilire il nuovo calendario venatorio, l’assessore al ramo Luca Braia, tramite l’ufficio stampa, ha evidenziato che nel solo 2015 è raddoppiato il numero dei cinghiali abbattuti rispetto al 2014. Circa 7800 rispetto ai 3700 dell’anno precedente. Ora si è pensato al selecontrollo, una specie di abbattimento selettivo in varie zone indicate a cominciare da quelle protette. Per dirla ad uso di noi lucani, il cinghiale non sarà più cacciabile, ma abbattibile. Un differenza di forma linguistica con la sola sostanza. Quella della morte. Allora facciamo presto abbattiamo questo cinghiale e torniamo a parlare di problemi seri e non più rinviabili. La Basilicata ha bisogno di rilancio vero e fatti un pochino più seri.

Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

0
0
0
s2sdefault

La strada statale 658 dell’Aglianico comunemente conosciuta con il nome Potenza-Melfi è una strada statale italiana il cui percorso si snoda interamente in Basilicata. Una strada che collega le città di Potenza a quella di Melfi. Il tracciato interamente nella provincia di Potenza, è composto di una carreggiata con una corsia per senso di marcia e si snoda in un territorio per lo più montuoso. Originata dalla strada statale 407 Basentana all’altezza della stazione ferroviaria di Vaglio di Basilicata che incrocia subito la diramazione per Potenza. Denominata tangenziale nord, la strada prosegue verso nord servendo una zona della provincia ad alta densità demografica lungo tutto il percorso fino a Melfi. Da qui il tracciato procede come strada provinciale Melfi-Ofanto per pochi chilometri prima di incrociare la strada statale 665 bramanica che raggiunge Foggia da un lato e Matera dall’altro. E’ una strada che unisce Potenza con una delle aree più attrattive della regione, la zona del Vulture, i laghi di Monticchio e le città di Melfi e Venosa, paese di Orazio. Un’arteria trafficata da molti turisti. Senza dimenticare la zona industriale di San Nicola dove ha sede la fabbrica Sata della FIAT. Attualmente questo tracciato è definito la strada della morte per i tanti incidenti, soprattutto mortali, che avvengono annualmente. I più recenti sono avvenuti a febbraio e marzo 2016. In seguito a questi ripetuti incidenti stradali un gruppo di cittadini del luogo tempo addietro dava vita ad una petizione on line per la sicurezza della strada a scorrimento veloce Potenza-Melfi. Com’è noto -affermavano i promotori- la SS 658 è caratterizzata da elevati livelli di criticità a causa delle caratteristiche del tracciato. L’arteria si presenta ad una sola carreggiata e risulta essere totalmente inadeguata all'elevato volume di traffico pesante e pendolare circolante su di essa. Ciò è motivo di incidenti continui e mortalità elevata. Perciò, i ritardi nella realizzazione di quanto previsto dal progetto S.S. N° 658 'Nuovo itinerario Pz-Melfi' - Interventi di messa in sicurezza, non sono più tollerabili”. La petizione ha visto l’adesione di oltre 3.000 cittadini, un numero rilevante a testimonianza di quanto l’obiettivo sia sensibile per l‘opinione pubblica e sia ritenuto fondamentale per la collettività. A febbraio 2016 una interrogazione del parlamentare lucano al Cosimo Latronico al Ministro delle Infrastrutture per chiedere “informazioni in merito alla programmazione già finanziata e non attuata relativamente alla strada statale 685 Potenza – Melfi e quali iniziative intende attivare presso Anas per la messa in sicurezza delle strade lucane anche al fine di ridurne l'incidentalità e se siano in particolare effettivamente previsti investimenti per il potenziamento e lo sviluppo della rete viaria lucana”. Poi le promesse del Presidente della Giunta regionale Marcello Pittella per l’avvio di grandi lavori di ammodernamento e raddoppio della Potenza-Melfi sponsorizzate dalla venuta in Basilicata a Melfi del viceministro alle infrastrutture Nencini. Ora si scopre che se pur partiranno i lavori pare che saranno di messa in sicurezza del tracciato adattandolo al volume di traffico attuale. Forse solo in qualche tratto si realizzerà una terza corsia sorpasso. Lavori vecchi. La domanda sorge spontanea. Quanti altri morti servono per dare vita al vero ammodernamento?


Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

Rimettere le cose al loro posto. Quello giusto. Risolvere i problemi seriamente. Quelli piccoli e quelli grandi. Ridare vita alle nostre città ma, soprattutto, ai nostri paesi. Ridare ossigeno ai lucani e farli tornare ad essere fieri dei loro paesi e delle loro comunità cittadine. Insomma stare insieme per la Basilicata. Camminando quotidianamente per le strade di questa piccola ma importante regione, la mia Basilicata, questi i pensieri che vengono elaborati dalla mia mente ogni qualvolta analizzo dati, statistiche e circostanze all’ordine. Alcuni anni fa quando sono ritornato nella mia terra, il mio primo pensiero che ho rivolto a tutti è stato un grido di dolore per i problemi idrogeologici mai valutati e attenzionati da tutti i governanti che si sono succeduti, potrei dire dall’Unita D’Italia fino ad ora. Un aumento di frane che si registrano annualmente e che nella media risultano essere in aumento. Strade appena rifatte che crollano insieme ai ponti appena ristrutturati. Un territorio argilloso dove la politica sembra non interessata a mettere mani per una concreta risoluzione e che produce molte volte isolamenti di paesi da altri e dalla quotidianità anche produttiva. Una regione che possiede la risorsa più pregiata al mondo qual è l’acqua ma che ha la maggiore dispersione idrica a livello nazionale con oltre il quarantacinque per cento. In pratica oltre il quarantacinque per cento dell’acqua immessa nelle tubature va persa con notevoli costi. Ora l’acquedotto lucano pensa di risolvere il problema con un intervento finanziario di oltre trecentonovanta milioni di euro provenienti dal programma operativo Fesr 2014/2020 pur sapendo che i volumi idrici presenti in Basilicata e la gestione complessiva potrebbero presumibilmente aver bisogno di investimenti maggiori per risolvere definitivamente gli annosi e storici problemi del settore. Abbiamo l’orgoglio di appartenere ad una regione che produce petrolio soprattutto nel momento in cui i ricavi si sono di molto ridotto a causa del costo minimo del barile .Pero molti appaiono fieri di questa risorsa anche se ciò ha portato ad un aumento di patologie tumorali soprattutto nelle zone di produzione e  pochi hanno preso coscienza del notevole inquinamento che tutto ciò ha prodotto e produce .A causa , forse, di non voler formulare in maniera precisa le percentuali di neoplasie presenti sul territorio e quali le cause veramente. E’ una sensazione che moti si portano con sé. Qualcuno tempo fa mi diceva che gli unici ad avere capito il problema dell’inquinamento sono stati i pesci morti nella diga del Pertusillo. Un ambiente disagiato, falde acquifere violate da scorie inquinanti derivati dal petrolio, scarico di materiale radioattivo nei nostri territori a nostra insaputa che solo l’alluvione di qualche anno ha permesso di portare a galla tra i territori di Montescaglioso e Pisticci fusti di materiale inquinante sotterrato in quei territori. Per non parlare, restando in quelle zone, della questione Tecnoparco. La questione smaltimento dei rifiuti è un altro problema non secondo a nessuno. Tornato all’attenzione qualche mese fa con la questione Ageco- Francavilla In Sinni dove il Sindaco è stato costretto dalla sua opposizione a ribadire il no della comunità francavillese alla costruzione di un impianto di smaltimento che si diceva soltanto per rifiuti domestici ma che presumibilmente appariva un paravento dove si annidava la possibilità di stoccaggio di qualche cosa di molto speciale. Ma il pericolo non appare evitato Le delibere possono sempre essere modificate soprattutto se ci fosse un provvedimento positivo dal V.I.A dell’ente regionale che appare probabile dopo le elezioni del 5 giugno. Tutta questa realtà da tempo non ha prodotto sperati e grandi benefici per la terra di Lucania se non una quantità immensa di inchieste giudiziarie da parte delle varie procure e della stessa antimafia. Tutto questa realtà probabilmente impoverirà ancora di più la nostra terra. E’ un dato fresco quello della fondazione per la prevenzione e il contrasto all'usura nata in Basilicata nel 2002 che in Basilicata "si è registrato un aumento delle richieste di aiuto rispetto al 2014.In molti centri della Basilicata è in aumento l’uso di stupefacenti. Siamo negativi? Non credo parteggiamo per il realismo e per l’operatività. La Basilicata ha grandi risorse, storia, cultura, centri architettonici, scrittori, poeti, grandi cuochi. Una ristorazione che se valorizzata e migliorata potrebbe produrre un fatturato enorme insieme ai nostri meravigliosi parchi. Una regione dove le professionalità e le competenze resistono ai ricatti, alle lobby e alle massonerie perché il desiderio di chiamarsi lucani è più forte di qualsiasi cosa al mondo. Non abbiamo bisogno dell’oro nero, abbiamo l’oro bianco, chiaro e trasparente e soprattutto limpido. Abbiamo paesi meravigliosi con centri storici di valore come quello di Craco o quello di Episcopia presumibile unico paese della Lucania dove l’uscita del Castello affaccia direttamente sulla piazza del centro. Abbiamo Valsinni con il castello della grande poetessa Morra. Abbiamo Melfi con il grande castello Federiciano. Abbiamo Matera con i suoi Sassi. Abbiamo dei centri storici meravigliosi. Abbiamo manifestazioni e rievocazioni storiche di grande valore quella della Grancia sulla storia dei briganti in primis. Una gastronomia di grande valore e in alcuni casi senza rivali perché composta da ingredienti di povertà e umiltà. Abbiamo vini di qualità e formaggi di eccellenza. Pietanze ricche di sostanze vitali Non abbiamo bisogno di petrolio, di card carburanti e di assistenzialismo vario. Abbiamo bisogno di vivere delle cose vere, delle cose nostre, delle cose semplici e povere che la nostra terra ha donato a noi per utilizzarli per una giusta convivenza garantendoci della buona salute. E’ di qualche giorno fa l’intervento del Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella che intervenendo al tavolo permanente di lavoro sull’emergenza Val D’Agri a seguito della sospensione delle attività estrattive nel centro Oli dell’Eni ha rivolto un appello a “fare squadra” e a “lavorare unitariamente per il bene della Basilicata”. Ma qual è veramente il bene della Basilicata? Nutro dubbi che un presidente della regione minoritario agli occhi dei lucani lo sappia veramente. Il cinque giugno andrebbe fatto uno sforzo da parte di tutti i lucani per aiutarlo a farglielo intendere veramente.

Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

0
0
0
s2sdefault

Il 5 giugno prossimo sono chiamati alle urne per la tornata amministrativa oltre 1300 comuni in Italia. Di questi sette sono capoluoghi di Regione e ventisei comuni capoluoghi di provincia. Le comunali di primavera interesseranno ben cinquant’otto comuni pugliesi e vent’otto in Basilicata con il probabile ballottaggio del 19 giugno per Pisticci e Melfi. Ventidue in provincia di Potenza sei in quel di Matera. Balza subito all’occhio attento del semplice elettore un dato importante e preoccupante se vogliamo. Sicuramente da attenzionare. Nello specifico, nei comuni sotto la soglia dei quindicimila abitanti e quindi fuori dai probabili ballottaggi, i partiti tradizionali o di rifermento nazionale non esistono più. I lucani cominciano probabilmente a manifestare insofferenza verso i politici di tutti i partiti nazionali che negli anni hanno concretizzato poco disattendendo i contenuti dei programmi che sventolavano nelle piazze di ogni comune della regione. Un dato che si manifesta anche nei grandi centri oltre i quindicimila abitanti. Ed ecco allora che a Balvano le liste parlano civico come “Alternativa a Balvano” e “La Vite”. A Campomaggiore si parla di “Impegno per Campomaggiore” oppure solo “Per Campomaggiore”. A Cancellara sono tutti in movimento con la lista “Cancellara in Movimento” a cui si oppone “Progetto Cancellara”. A Castelluccio Inferiore una lista vuole costruire un paese ideale, “Paese ideale”, in alternativa vi è la lista “Castelluccio in Comune”. Fardella propone “Amministriamo Insieme” in alternativa a “Nuovi Orizzonti “. Al comune di Ginestra c’è la lista “Noi ci siamo” con le alternative “Uniti Per Ginestra” o “Ginestra Futuro –noi ci siamo”. A Grumento Nova dove con “Insieme per Grumento” vi è il redivivo missino Antonio Laveglia l’alternativa si chiama “Grumento Democratica” e “Rivoluzione Democratica”. Lagonegro ha la lista “Lagonegro Costruisce il Futuro” in alternativa a “Riviviamo Lagonegro”. Lauria parte con “Lauria Democratica” in alternativa a “Tradizione e Innovazione” oppure “Progetto Lauria”. Il comune di Oppido si rivolge alla tecnologia con la lista “Oppido 2.0” in alternativa “Cittadini in Movimento” e il Pd. Paterno propone  le lista “Paterno Viva” e “Paterno Città Futura”. Rionero In Vulture “Insieme per Rionero” e “Rionero cambiamo insieme”. A Ripacandida si rivede qualche simbolo tradizionale “Pd-Psi” con “Civica per Ripacandida” e “Insieme per Cambiare”. A San Chirico Raparo alla lista del Pd vi è “Insieme”. A San Martino D’Agri  al Pd si oppone la civica “Insieme LiberaMente”. Sarconi “Un paese per tutti” e “Per il nostro Paese”. Tramutola con “Tramutola Comune”, “Per Tramutola” e  “Tramutola Nel Cuore”. Trecchina “Per Trecchina” in alternativa “Insieme per la continuità” e “La libertà è partecipazione”. Viggianello “Vola in alto Viggianello” e “Il paese che vogliamo”. Per nulla differenti i comuni del materano con le civiche. Ferrandina presenta tre liste “Ferrandina e Futuro”, “Ferrandina Bene Comune” e “Ferrandina Riparte”. Grottole “Centrosinistra per Grottole” e “Idea per Grottole”. Montescaglioso con “Movimento 5 stelle”, “Monte in Testa“ e “Rinascita Montese”.A Oliveto vi è “Ritroviamo Oliveto” e “Oliveto Unita”.Scanzano Jonico vi è la lista “Scanzano Viva”con “Scanzano Conta”, “Movimento Civico Scanzanese” e “Movimento 5 stelle”. Nulla di diverso nei comuni di Pisticci e Melfi anch’essi pieni di civiche. Sorpresa a Francavilla In Sinni. IL sindaco uscente Franco Cupparo ha già in tasca il secondo mandato per la nuova legislatura amministrativa e prima del 5 giugno. La civica “Insieme per Francavilla” di Cupparo ha numeri maggiori della modesta “Alleanza per Francavilla” che non è riuscita a completare il numero previsto di candidati consiglieri inserendone il minimo indispensabile per la presentazione. Qui la sorpresa a detta di qualcuno potrebbe essere l’astensione. In ogni caso queste elezioni amministrative manifestano un grande malessere che ormai e radicato nelle anime e nei cuori dei Lucani. Sono proprio i Comuni, il termometro vero dove poter verificare la salute di un territorio e della regione intera. In questi comuni la temperatura è molto alta perché la vita è diventata difficile per via di cattive gestioni amministrative un po’ per incompetenza molto per slealtà e disonestà nei confronti della istituzione civica e della comunità che si rappresenta. Comuni dove la presenza di ricatti nell’ombra è diventato pane quotidiano. La violenza morale di pseudo politici che vogliono   pregiudicare la dignità della persona affamandola e rendendola succube ai loro servigi disonesti. In paesi dove non c’è lavoro e non se ne vuole creare affinché il forte l’imprenditore danaroso di turno pagando finanche la bolletta della luce al cittadino del proprio comune lo possa rendere schiavo delle sue volontà elettorali. Allora a ben vedere la maggior parte delle liste civiche alternative al potere costituito parlano con il termine insieme. La parola chiave pare proprio “insieme” si può cambiare. Evidentemente la parola “alleanza” non ha portato quel cambiamento che tutti i lucani da sempre sperano di ricevere. Gli ultimi casi politici avvenuti in Regione dimostrano che dire la verità uccide. Ma i veri lucani che sono briganti vogliono morire in piedi.

Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

0
0
0
s2sdefault

Saranno ben 391 i milioni di euro che l’Acquedotto lucano investirà sulle reti e impianti di idrici del territorio. Tanto è stato annunciato dall’amministratore unico dell’ente regionale idrico, Michele Vita nel corso dell’assemblea dei soci di qualche giorno fa. I programmi di investimento sulla linea idrica regionale saranno finanziati dai fondi del programma operativo Fesr 2014/2020 e quelli rinvenienti dal patto per la Basilicata sottoscritto con la Presidenza del consiglio e la giunta regionale. La dotazione del Fesr è di 50 milioni di euro per le reti e gli impianti idrici. Il Patto per la Basilicata presenta per le opere idriche una dotazione complessiva di 341 milioni di euro da destinare alla ottimizzazione del sistema di depurazione ed a quello della adduzione. ”A partire da luglio –ha sentenziato l’amministratore unico Michele Vita- grazie a questi investimenti  le attività dell’ente Acquedotto subiranno un’accelerazione che porterà ad una sensibile riduzione dei costi gestionali realizzando un elevato standard di qualità del servizio offerto alla comunità lucana”. Gli investimenti se concretizzati potranno probabilmente annullare anche quel gap della dispersione idrica sul territorio che dagli ultimi dati pare aver superato il dato nazionale del 43% attestandosi a oltre il 45%. In pratica oltre il 45% dell’acqua immessa nelle tubature va persa con notevoli costi. Va detto che il territorio lucano ha una gran parte di risorse idriche sotterranee che trova sede in potenti ed estese idrostrutture carbonatiche, carsificate e fessurate, ed in alcuni significativi acquiferi porosi detritico–alluvionali presenti nei fondovalle dei fiumi lucani (es. alta Val d’Agri) o nella Piana costiera di Metaponto. Gran parte delle acque di circolazione idrica sotterranea vengono a giorno in corrispondenza di numerose sorgenti e sono prelevate sia mediante captazioni alla sorgente sia mediante pozzi. Importanti contributi allo stato conoscitivo dell’idrogeologia della Basilicata, della potenzialità e dei caratteri qualitativi delle risorse idriche sotterranee lucane sono stati evidenziati in numerosi studi e ricerche condotti negli ultimi anni nell’ambito del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del CNR. Per dire che i volumi idrici presenti in Basilicata e la gestione complessiva potrebbero presumibilmente aver bisogno investimenti maggiori per risolvere definitivamente gli annosi e storici problemi del settore.


Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

In Basilicata gli impianti alimentati da fonti rinnovabili continuano a mantenersi a livelli molto elevati. Sembra che la Regione Basilicata sia in testa alla graduatoria dei grandi impianti. 
Negli ultimi anni la Regione Basilicata ha approvato diversi progetti che nel futuro vedranno una produzione energetica in crescita ulteriore.
Si parla di oltre 110 aerogeneratori per un totale di 220 megawatt.
Tra questi troviamo Tolve, rispettivamente 10 pale (19,80 Mw), Ferrandina e Salandra 10 aerogeneratori da 20 mv, Banzi e Genzano 7 pale da 21 mw con un impianto da aerogeneratori da 12 mw e infine, anche nella valle del Sinni, dell’Agri-Sauro, del Bradano, del Basento-Cavone sarebbero previste altri Mw di produzione energetica.
Tutte indicate nel documento regionale di autorizzazione ai sensi dell’art 12 D.lgs 387/2003.
La verità è un'altra!
Nell’ambito della pur positiva produzione di energia rinnovabile, si annidano i signori del vento, il crimine bianco con l’ambiente e il paesaggio lucano.
Il crimine bianco è, com’è definito da diverse parti, la rinuncia alla messa in campo di un adeguato ed efficiente esercito difensivo fatto di norme rapide, puntuali, precise e rigorose, da adottare e da applicare per evitare lo scempio del territorio lucano con pale per la produzione di energia.
La Corte Costituzionale di recente (sentenza n°189/2014) ha bocciato, se pur parzialmente, l’art 30 della legge regionale e di assestamento (n° 8 del 2013) che prevede la tutela in attesa di approvare il piano paesaggistico individuando le aree non idonee all’installazione dei grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nel giugno del 2013 la passata Giunta regionale ha mancato di emanare l’ultimo atto amministrativo per evitare lo scempio paesaggistico e l’iniquità sociale provocata dal numero sempre crescente di pali e pannelli che soffocano il territorio lucano.
Un atto che doveva accogliere non solo la volontà della Corte Costituzionale, ma anche tutte quelle leggi nazionali dettate per regolarne la gestione.
Un preciso intendimento che avrebbe dovuto impedire che la decisione della scelta del luogo dove impiantare i pali e pannelli fossero nell’autonomia dei grandi impiantisti che al momento scelgono da soli i siti.
Nel settembre del 2010 il governo nazionale vara le linee guida, dove si stabiliscono criteri precisi per l’installazione.
Il disciplinare indicato dalle linee guida precisava in 6okw il limite superiore per l’esame semplificato dei progetti.
Invece, sembra, che il disciplinare indicato dalla Regione Basilicata è a 1000kw non chiarendo nulla sull’individuazione di siti non idonei all’installazione dei grandi impianti.
Poi vi è la questione pale eoliche e pannelli fotovoltaici che sarebbero, a dire di qualche associazione ambientalista, più discreti e con il risultato di avere sempre energia rinnovabile e pulita a disposizione.

Oreste Roberto Lanza

0
0
0
s2sdefault

Registro tumori in Basilicata. Fino al 2008 non si conoscevano ancora i dati: popolazione 577.562, casi registrati zero, incidenza in percentuale zero. 
La Lucania isola felice? Sappiamo che non è così. E come sta veramente la popolazione lucana?
Sappiamo che con atto d’intesa tra Stato e Regione per la definizione del Piano Sanitario concernente il Triennio 1994/1996 (G.U.n° 8 12 GENNAIO 1994) fu prevista la costituzione del registro dei Tumori definita uno strumento insostituibile per la ricerca clinica ed epidemiologica.
Infatti, leggendo i documenti, si evince che “da queste organizzazioni è possibile valutare sia le dimensioni di popolazione della malattia, sia promuovere ricerche volte a comprendere le cause.”
Il Ministero della salute ha rinnovato l’impegno alla maggiore diffusione dei registri dei tumori con il documento d’indirizzo per ridurre il carico delle malattie del cancro nel triennio 2011/2013.
In Basilicata il registro dei tumori non riporta indicatori di mortalità e di Prevenzione. Perché?
E’ vigente il Dlgs 196/2003 che rende operativo i vincoli di riservatezza dei dati non permettendo di acquisire e trattare gli stessi dati sanitari.
Il dott. Valerio Gennaro del RE.NA.M.COR Liguria, esperto epidemiologo e Dirigente medico dell’istituto Nazionale per la ricerca sul cancro, ha evidenziato che non ci sono i dati di alcune regioni come il Piemonte, la Toscana, Lazio, Marche, Calabria e Basilicata.
Eppure la Basilicata con Legge regionale 14/2011 ha accreditato il suo registro dei tumori presso l’associazione nazionale dei registri dei tumori evidenziando di come i flussi e le analisi dei dati devono essere finalizzati al miglioramento della qualità del dato stesso.
I flussi e le analisi vengono dal centro di riferimento oncologico della Basilicata (CROB), istituito nel 1989 con legge regionale.
Una sorte di presidio al territorio lucano.
Il Registro dei Tumori di Basilicata, però, nel triennio nel 2005/2007, segnalava che per ogni centomila abitanti si ammalavano di tumore 374,4 uomini e 265,2 donne; la media nazionale era di 465 uomini e 366 donne.
Il 2012, il registro Tumori, evidenziava che sul dato sempre dei 100.000 abitanti, in media 408 uomini e 275 donne continuano ad ammalarsi di tumore; la media nazionale è di 498 italiani uomini e 350 donne italiane.
Ma la curva che descrive meglio il fenomeno in Lucania è contenuta nello studio “Current cancer profiles of the italian regions”.
Infatti, dal 1970 la curva che assomma tutti i tumori maligni è cresciuta di molto in Basilicata.
I tumori stanno aggredendo i lucani?
Per avere un dato chiaro e preciso bisogna, forse attenersi a quando dice il Dott. Valerio Gennaro: ”pubblicare tempestivamente il referto epidemiologico comunale (il sindaco è la principale autorità sanitaria) per valutare il check-up collettivo che è ottenibile a costo (quasi) zero utilizzando i dati informatizzati già presenti in Regione”.

 

Oreste Roberto Lanza
 

0
0
0
s2sdefault

La Regione Basilicata  per valorizzare il turismo, l’enogastronomia e, in ultimo,  ma solo in ultimo, l’ambiente, ha elargito una somma di circa 5 milioni di euro.
Precisamente 4.695.000,00 con contributi all’APT pari all’incirca a 200.000,00 euro. Il comune di Montescaglioso ha ricevuto delle ”donazioni” pari a  20.000,00 euro per gruppi etnofolk; Satriano di Lucania, sempre con la stessa voce, ne ha ricevuto di più, cioè 24.000,00; Matera 60.000,00 e Lauria infine, non si è capito se sono 11.000,00 o 60.000,00 (Lauria folk festival) e, tanto per gradire, 12.5000,00 per Maratea per festeggiare Endless Diving-Step 36.
Solite insinuazioni o chiacchiere di corridoio. Mi pare giusto dubitare.
Pensare male si fa peccato, però altri vorrebbero leggere la delibera n°980 del 4 agosto 2014 (pag 6749 bollettino ufficiale Regione Basilicata).
Leggendo la delibera si fatica a capire i criteri di distribuzione, e cioè perché questa e non quell’iniziativa?
“Radio muraglione” dice che i palati accontentati sono ben 316; sembra sia stata una commissione, di fini esperti, che ha selezionato accuratamente le zone e i paesi da finanziare.
La delibera letta attentamente non appare chiara.
Dal documento emerge che ad essere finanziati devono essere
eventi in grado di catalizzare l’attenzione “per risonanza a livello nazionale”, invece i denari sono stati elargiti per iniziative a valenza turistica con un richiamo solamente locale.
Ci sono eventi finanziati che mettono i brividi anche a qualche Santo.
“Azione a regia regionale “ (che significa ?), costo da 55.000,00  a 442.000 euro; 50° anniversario del Vangelo Secondo Matteo di Pasolini, costo  250.000,00; Il fagiolo di Sarconi, con la crisi ha sopportato una riduzione di prezzo, 15.000,00 euro.
Vale di più il pecorino di Filiano, 30.000,00 che quello di Moliterno, e 5.000,00 euro.
Amiamo più i formaggi che il vino: San Giorgio Lucano, per le “vie del vino “appena e 2.000,00 euro.
Il precisino di turno si affetta a dire che tutti questi euro sono fondi comunitari (fondi Fesr 2014-2020) dati alla Regione per promuovere il territorio.
Eppure la Lucania ha ben oltre settantasette prodotti agroalimentari tradizionali che sono evidenziati nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato a giugno 2013.
Mi torna in mente il sambuco di Chiaromonte, l’agnello delle Dolomiti Lucane, il miele lucano, la pasta fresca lucana, il vino di Roccanova, il casieddo, la fragola di Metaponto, i salumi di Picerno, l’Aglianico, il peperone di Senise, la farina di grano duro “senatore” di Matera.
I 4.695.000,00 euro sono un primo gettito di euro che provengono dai fondi comunitari chiamati fondi FESR. Altri fondi sono contenuti in questo “serbatoio” che si esaurirà in una programmazione di spesa fino al 2020.
Fondi che possono creare occupazione vera e stabile. Il 2020 sembra non tanto lontano. La sensazione è  che se non li spendiamo la Comunità Europea li utilizzerà in modo diverso.
Se li utilizziamo per il solo assistenzialismo nel prossimo futuro la soglia di povertà potrebbe alzarsi oltre il 50%.
La delibera va approfondita.

 

Oreste Roberto Lanza
 

0
0
0
s2sdefault

Da tempo il comune di Latronico ha rivolto la sua attenzione verso est con la prospettiva di migliorarsi attraverso scambi culturali e non solo. Un primo tassello è quello che ha portato ad un vertice con San Pietroburgo, culminato con rapporti anche commerciali con il comune russo. Prima di partire, il sindaco De Maria anticipava: ”ripongo molte speranze in questo viaggio per il futuro della mia comunità e dell’intera zona.” Da metà maggio (partenza 15 maggio) a inizio giugno incontri serrati con la civica amministrazione russa e con la vice presidente della camera di commercio per stipulare accordi di scambi commerciali. Quasi un gemellaggio con San Pietroburgo e con la Russia per “incrementare le conoscenze e cercare di cooperare per vendere anche pacchetti turistici. Il viaggio in Russia, preparato da più di un anno, darà sicuramente i suoi risultati. Abbiamo seminato tantissimo, ma con umiltà sappiamo anche che abbiamo fatto cose sopra le nostre possibilità essendo il nostro un piccolo borgo“. Dalle sue parole sembra necessaria anche la cooperazione con altri enti, in primis la Regione stessa per dare buoni e positivi frutti. Gli effetti si cominciano a vedere. Infatti, il prossimo 11 giugno arriverà a Latronico, Vladimir Asmirko (regista e miglior fotografo russo) che realizzerà degli scatti nel territorio lucano per esporle nelle varie mostre in diverse città russe. Il 20 giugno arriveranno imprenditori russi che avranno partecipato all’incontro a San Pietroburgo e per finire anche una loro tv nazionale arriverà a Latronico per delle riprese televisive. Per non dimenticare la presenza, nelle scorse settimane, di alcuni storici russi per un approfondimento dei percorsi bizantini che hanno lasciato il segno nella nostra regione. Ma non c’è solo la Russia. Una delegazione di dirigenti e professori dell’ispettorato scolastico della città di Bucarest ha visitato le strutture cittadine ed alla fine si sono convinti che alcune scolaresche rumene debbano venire a visitare la zona di Latronico e dove sono presenti appunto tracce storiche bizantine. Ed a questo punto, sarà fondamentale migliorare la ricettività alberghiera e di strutture nel centro storico, contenendo anche i prezzi al pubblico, proprio per favorire l’accoglienza di turisti che si potrebbero moltiplicare a breve.

 

Oreste Roberto Lanza

 

0
0
0
s2sdefault