Inizia la XVIII Legislatura. Sinceramente l’inizio mi dà qualche garanzia. Probabilmente torneremo alle urne, per adesso un governo si dovrà fare anche per dare l’impressione che la spesa delle elezioni è valsa l’impresa. L’elezione a Presidente del Senato di una donna concede al mio animo un po’ di tranquillità. La prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire questo ruolo. Ha 71 anni ed è stata nel Consiglio Superiore della Magistratura. Si è laureata in giurisprudenza e in diritto canonico nella Pontificia Università Lateranense e per diversi anni ha praticato come avvocato matrimonialista. Entrò a far parte di Forza Italia nel 1994, diventandone segretaria al Senato. Durante la sua carriera politica è stata anche sottosegretario prima alla Salute e poi alla Giustizia. Dal 2001 al 2006 Alberti Casellati è anche stata vice-capogruppo di Forza Italia. Nel 2014 il Parlamento, riunito in seduta comune, l’aveva votata tra i membri laici – cioè non provenienti dalla magistratura – del Consiglio Superiore della Magistratura. Una vera Garanzia più di Fico, che è un bravo ragazzo, capace,studioso, critico quando le cose non gli vanno giù. Ha dimostrato molto bene di sapere svolgere il proprio impegno istituzionale nella precedente legislatura. Ma la garanzia è un'altra cosa. Non è un principio emozionale, un aspetto fisico, una cravatta ben messa su un abito di stoffa buona. La garanzia nasce da una stoffa buona portata con stile utilizzando la giusta riservatezza e soprattutto un linguaggio con congiuntivi e lettere poste al punto giusto. Innanzitutto una donna, capace, forte e dinamica, Maria Elisabetta Alberti Casellati cheha ben in uso un linguaggio giuridico e per quello che ho potuto vedere e leggere, mi conforta la capacità di intuire e capire gli eventi prima che questi avvengano. Belle le sue parole all’atto dell’insediamento: “La scelta di eleggere per la prima volta una donna alla presidenza del Senato rappresenta un onore, una responsabilità che sento doveroso condividere con quelle donne che con il loro esempio e coraggio hanno costruito l’Italia di oggi, un grande paese democratico e liberale dove nessun traguardo è precluso”.Non è una donna perfetta. Ma una donna vera. Se pure porterà sempre addosso quella sua etichetta di essere un politico di Berlusconi, negli anni quell’adesivo si scolorirà, con l’impegno e il lavoro continuo, che donerà agli italiani per rispondere alle speranze e alle attese di una nazione che, dal 2007, soffre di un virus che tiene a letto tutti. Una crisi economica che ha prodotto povertà, disoccupazione, violenze nel nostro condominio sociale. In molti casi ha riportato in auge una forma di spopolamento giovanile che da tempo aveva rallentato la sua corsa. Abbiamo bisogno innanzitutto di garanzie serie. Berlusconi finalmente ha dovuto prendere atto che il suo delfino, Paolo Romani avrebbe leso il principio dell’onestà e della lealtà verso le istituzioni. Una condanna per un reato come quello addebitato al Senatore Romani avrebbe ferito e scalfito di parecchio il principio della garanzia. Il passo indietro di Berlusconi ha garantito di avere una seconda carica istituzionale di grande valore, ma, soprattutto, credibile per il semplice fatto che nella sua vita ha lavorato e prodotto, prima di arrivare ad essere figura istituzionale. Ora per definire l’opera iniziata ci vuole un governo di fatti, più che di scopo, balneare o di raffreddamento come quelli avuti dalla Repubblica nei momenti di incertezza. Un governo che ci porta fuori dal pantano, dove da tempo la nazione è finita. Un governo movimento 5 stelle –Salvini. Possibile, auspicabile ma solo a patto che si rispetti la volontà delle urne e che si dia corso al programma votato rapidamente. L’Italia non può più aspettare.Una nazione che non è proprietaria neanche delle propriescarpe, vista la continua crescita del debito pubblico.

Oreste Roberto Lanza

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Una sola cosa, giusta, Berlusconi ha detto ad inizio di questa poca gratificante campagna elettorale: “Chi non vota si suicida”. Ed è così. Votare è il vero obiettivo che deve affascinare le nostre coscienze e le nostre menti. Il non voto non porterà frutti buoni. Il voto nullo, peggio del peggio, ci costringerà a chiedere perdono per il male che noi stessi abbiamo provocato alla nostra intelligenza. Votare è necessario. È il mezzo di assunzione pieno delle proprie responsabilità nel decidere il nostro destino. Non è più il tempo di delegare ad altri la gestione del nostro presente ed il nostro futuro. Del resto aveva ragione Paolo Borsellino quando diceva che: “Il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano”. Ma votare è un impegno con noi stessi a capire, leggere, mettere in moto definitivamente la parte importante del nostro cervello, che deve essere riabituata al ragionamento. Dobbiamo imparare ad ascoltare le tante chiacchiere che ci propinano in continuazione e i continui pentimenti che politici di razza fanno seguire, quando si accorgono di avere commesso l’errore di prendere per il deretano la gente comune e addirittura il proprio elettorato. Cercare la verità ad ogni costo senza paura di aver paura. La verità non è quella che ascoltiamo dai telegiornali o apprendiamo da qualche “giornalaio”.
La verità non la si cerca nel nostro piccolo cortile dove da una parte e da un'altra ci addolciscono con buoni propositi e con eccelse proposte di ridurre tasse, di creare posti falsi di lavoro, che altro non sono che continua precarietà una forma di assistenzialismo che al Sud, e permettetemi nei paesi della nostra Lucania, è diventato una istituzione quotidiana. La verità sta oltre il nostro pensiero, i nostri occhi. La verità è nascosta da un élite mondialista. Famiglia di banchieri massonici che governano, nell’ombra, governi non eletti o quelli chiamati appunto governissimi e un’Europa senza visione e passione per gestire veramente gli interessi dei comuni popoli.
La verità è oltre il nostro naso e il nostro continuo campanilismo. È quella che è stata nascosta dalle grandi multinazionali della morte. Case farmaceutiche che probabilmente continuano a sperimentare nei paesi poveri come decimare interi popoli con il pretesto dei vaccini. Qualche complice in Italia ci sarà, che è stato pagato per rendere obbligatori i famosi 10 vaccini. Molti dei nostri politici legati che si dicono di destra, di sinistra e addirittura di centro hanno lavorato in questi ultimi venti anni per svendere l'Italia. Hanno accettato una politica di deindustrializzazione dell'Italia voluta con ogni probabilità da Francia e Germania. Le crisi non sono naturali. Questo in tanti l’hanno capito. Le crisi vengono provocate con i giusti calcoli.
Vengono creata ad hoc per indebolire questo o quel paese. L'immigrazione non è casuale. Appare nella sua totale crudeltà pianificata dai massoni banchieri che hanno, già deciso, come deve essere diviso il mondo e chi deve governarlo in toto. Noi facciamo il gioco di questi demoni che usano la strategia della divisione. Anche in Italia ci stiamo ammazzando con guerriglie che ci vedono già da tempo contrapposti immigrati e nativi. Ci voglio disorientare e distrarre con il continuo gioco della falsa contrapposizione tra contenitori vuoti, che si chiamano destra e sinistra. Così facendo facciamo il gioco dei massoni, che intendono cambiare le regole di convivenza civile e gli stessi valori dell'uomo come li conosciamo, eutanasia, gender obbligatorio nelle scuole, pianificazione del clima, programmazione dei terremoti in questo o quel paese.
Cosa può importare se qualcuno passa dal club di Destra a quello di Sinistra? Cosa importa se qualcuno lo fa per guadagnarsi la pensione con il nostro sangue? Cosa può importare se imprenditori tutti con conflitti di interesse si candidano a fare il Presidente del Consiglio, sapendo di essere il giorno dopo succube dei grandi massoni che gli consegneranno la vera comanda delle cose da fare? Questo è poca cosa.
In un paese come l’Italia abituato ad essere furbi più che bravi, l’obiettivo è non soltanto cercare persone oneste ma anche competenti e orgogliosi di appartenere a questa nazione che si chiama Italia. L’interesse primario è sollecitare la partecipazione alla politica come visione e non come interesse di tasca. L’assenza di partecipazione del popolo ha generato tanti mostri e ha chiuso il luogo del nostro futuro che si chiama scuola, facendoci diventare una massa senza identità e perdendo di fatto la speranza di diventare un popolo con tutti gli attributi.
Se dopo tante menzogne raccontateci in questi ultimi anni, continuiamo a votare allo stesso modo oppure riteniamo che la soluzione giusta sia quella di non votare, il problema non sono questi pseudo politici, ma probabilmente noi stessi. Per cambiare serve un programma vero, buono con il prerequisito dell’onestà e della competenza. Su queste basi bisogna saper capire, leggere e poi scegliere quello che si vuole. Cosa primaria è scendere in campo andando a votare per non morire con le nostre stesse mani. Facciamolo!

Oreste Roberto Lanza
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Va via anche il 2017, lasciando un ulteriore e indelebile traccia. La fornitura elettrica da gennaio aumenterà del più 5,3 per cento e il gas del 5 per cento. Annus horribilis potrebbero definirlo storici, filosofi o amanti della cultura in genere a cui tranquillamente si associa il semplice cittadino che di questi dodici mesi, 365 giorni ne ha visto di tutti i colori. Dopo il 2009, Anno raccontato dallo scrittore Giorgio Bocca, appunto nel suo libro “Annus Horribilis”, il 2017 è diventato stretto parente per avvenimenti per la maggior parte, tutti al negativo che la gente comune ha dovuto sopportare. Si inizia il 18 gennaio 2017 con una scossa di terremoto nei Comuni di Montereale, Campotosto, Capitignano, Cortino e Valle Castellana.  Il terremoto provoca una slavina staccatasi dal Gran Sasso, in Abruzzo, che distrugge l’ hotel a Rigopiano, nota località turistica del comune di Farindola, in provincia di Pescara, causando 29 morti e 11 feriti.  Dopo le precedenti scosse, ad Amatrice crolla definitivamente il campanile della chiesa di Sant'Agostino. Da qui le solite storie sui tempi della ricostruzione che fanno venir fuori anche quelle sul denaro accumulato dagli enti preposti e proveniente dagli sms solidali telefonici e non ancora del tutto destinato. E nel mentre continuano ad aumentare le percentuali di sbarchi di immigrati sulle coste italiane rendendo difficile, alcune volte impossibile, dare un vitto e un alloggio ad ognuno di loro, dall’altra parte lo Stato cerca di correre ai ripari per rischio di attentati, furti alle proprietà private e le violenze perpetrate alle singole persone da parte di immigrati facinorosi senza alcuna regola di civile convivenza. Tra i tanti casi si può facilmente ricordare quello di una aggressione brutale sfociata nel sangue, con la corsa in ospedale per un uomo e sua figlia "colpevoli" di aver assistito ad un furto e di aver cercato di fermare la banda di tre banditi dell'Est. Era il 20 febbraio quando ad Arconate, in provincia di Milano padre e figlia venivano massacrati da banditi che stavano commettendo un furto. Mentre la politica si allontana sempre di più dalle case dei cittadini e il Presidente della Repubblica Napolitano frena la voglia di elezioni anticipate, una minorenne di anni 16 viene aggredita, picchiata e violentata sul treno che da Milano viaggia in direzione Mortara, nel Pavese. Casi così che l’opinione pubblica è costretta a registrarne altri con una intensità di due al mese. Violenze che non mancano di estendersi alle donne violentate e uccise da uomini violenti con il senso forte del possesso, che in altri casi diventa l’arma finale di morte utilizzata a sua volta dalla donna per uccidere il proprio marito o il proprio compagno. Poi i casi, tanti, di pedofilia all’interno e fuori la chiesa. Famiglie alla deriva, sfasciate con continue lite tra i vari componenti per beni e proprietà non concesse. Imposizioni su questo o quel componente della famiglia frutto di idee antiche e tribali. Mentre la disoccupazione continua ad aumentare e le aziende italiane di pregio vengono acquistate da imprenditori esteri o da magnati orientali, che si allargano fino al calcio, la politica è impegnata a discutere del niente o qualcosa di più come di nostalgie storiche che da tempo sono state lasciate al giudizio competente degli storici. Un legislatore che ha sfornato norme e interpretazioni autentiche che nulla pare abbiamo donato all’idea del vero cambiamento. A febbraio è il caso DJ Fabo il giovane che, costretto a rimanere fermo in un letto d’ospedale per colpa di un incidente, chiede di mettere fine alla sua vita con il suicidio assistito: scoppia quindi il caso. Marzo annota le vittime di Londra di un attacco terroristico quando un Suv si lancia contro i passanti sul Westminster Bridge proprio di fronte al Big Ben, ferendo a morte un poliziotto. Momento tragicamente indimenticabile di questo 2017 è quello del 22 maggio quando a Manchester un kamikaze aspetta la fine del concerto di Ariana Grande presso la Manchester Arena per farsi saltare in aria con un ordigno esploso nel foyer dell’Arena coperta, uccidendo ben 23 persone di cui la vittima più giovane aveva solo 8 anni. Impossibile dimenticare a giugno la Grenfell Tower il grattacielo di 24 piani nel quartiere di North Kensington a Londra che ha preso fuoco: inizialmente si parlava di 80 morti ma successivamente si parla di 71 persone a causa della difficoltà nell’identificazione dei corpi. A luglio diciamo addio purtroppo a Paolo Villaggio che con la sua maschera di Fantozzi aveva letteralmente influenzato un’intera generazione. Si spegne a 84 anni dopo giorni di ricovero per colpa del diabete. Ad agosto purtroppo altro momento triste. A Barcellona un furgone bianco decide di gettarsi sulla folla che camminava tranquillamente sulla Rambla nella zona più popolosa della città spagnola cercando di travolgere più persone possibili. Si parla di 16 persone decedute e 120 feriti. A ottobre scoppia il caso Weinstein, il re delle case di produzione, che pare abbia molestato decine e decine di donne attrici e modelle. Il 17 novembre l’Italia esce ufficialmente dalla corsa ai Mondiali. La prima volta da 60 anni che la nostra Nazionale non si qualifica per la fase finale della Coppa del Mondo. Il 14 dicembre il biotestamento diventa legge senza aver convinto nessuno. Ora il 2018 si affaccia ai nostri occhi in maniera tiepida con qualche preoccupazione ma con tanta speranza di uscire dal tunnel. Siamo tutti stanchi, insoddisfatti, preoccupati con l’idea di volerci arrendere. Ma è solo un’allucinazione frutto della stanchezza che il 2017 ha prodotto. Dobbiamo continuare a credere che l’unica soluzione è ritornare ad Itaca. Luogo dell’essenzialità, della sostanza e non dell’apparenza. Dobbiamo rialzarci e decidere di riprenderci il nostro destino.  L'obiettivo di un nuovo anno non dovrebbe essere quello di avere un nuovo anno, ma di avere una nuova anima, un nuovo cuore e un valido intelletto per considerare che la vita è la cosa più preziosa che il buon Dio ci ha donato e che non va sprecata in mille rivoli di orgoglio di illusione e arroganza, ma valorizzata ed esaltata con il desiderio di aiutare il prossimo con verità e fede. E allora semplicemente buon 2018. E se il destino è contro di noi, peggio per lui. Noi andiamo avanti tutta!


Oreste Roberto Lanza
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E siamo arrivati a Natale. Il Natale è una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù ("Natività"): cade il 25 dicembre per la maggior parte delle Chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse. Per le Chiese ortodosse orientali cade il 6 gennaio e il 7 gennaio. Le Chiese slave seguono il calendario giuliano. Poi abbiamo il Natale fatto di diverse tradizioni, sociali e religiose spesso variabili da paese a paese. Tra i costumi, le pratiche e i simboli familiari del Natale sono presenti il presepe, l'albero natalizio, la figura di Babbo Natale, il calendario dell'Avvento, lo scambio di auguri e di doni.

Il Presepe è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù, che la storia fa derivare da rappresentazioni medievali e la tradizione fa risalire a San Francesco d’Assisi. L’albero di Natale è l’altro simbolo. Un abete addobbato con piccoli oggetti colorati (soprattutto palle di diversi colori), luci, festoni, dolciumi, piccoli regali impacchettati e altro. Le origini vengono in genere fatte risalire al mondo tedesco nel XVI secolo, sulla base di preesistenti tradizioni cristiane e pagane. Ma in mezzo c’è un Natale probabilmente più importante. Quello fatto di riflessione, di considerazioni e come al solito di buoni propositi che immancabilmente negli ultimi anni sono stati rivestiti di una caratteristica negativa: quella commerciale.

Si vendono falsamente per ottenere dagli altri quello che egoisticamente serve solo a se stessi. Proprio a Natale promettiamo di essere buoni, di essere uomini e donne di pace, di non uccidere nessuno, di rispettare le donne, di considerare il danaro l’ultimo dei nostri pensieri, di privilegiare l’essere più che l’avere, di avere rispetto del prossimo, di essere fedeli ai valori dell’onesta, della libertà, della lealtà, della giustizia e di impegnarci severamente nel cambiare questo mondo che non ha più il coraggio di girarsi  indietro per guardare i danni provocati dalla infinita indifferenza. Promesse che valgono commercialmente soltanto a Natale o quando si va in chiesa per chiedere falsamente perdono al nostro Cristo ancora inchiodato alla croce per colpa solo e soltanto nostra.

Ma un giorno lui scenderà dalla croce e saranno dolori perché il macete che lui userà ancora una volta sarà quello del perdono ma ci chiederà sicuramente di metterci in ginocchio tutti: dagli ipocriti, agli arroganti, gli orgogliosi, i falsi atei, gli indifferenti e coloro che venerano la divinità del vitello d’oro. Un Natale con il solo pensiero di mangiare e attendere regali materiali. Senza questi ultimi quasi non riusciamo a vivere e tante volte si possono alzare muri di contestazioni o addirittura di indifferenze all’interno stessi dei componenti della famiglia. Ma almeno a Natale cominciamo a guardarci intorno e pensare seriamente per tutto l’anno. Si è fatta troppa poesia sul Natale. Si è trasformata l’Incarnazione in un’orgia di consumo. Ma la saturazione del profano, la condanna del pretestuoso, dell’inutile sta diventando una conquista. Anche questo forse è un segno di nuovi tempi. Non è il caso di essere pessimisti.

C’è tutta una gioventù cristiana che non ama più commuoversi a Natale. E il povero non si lascia più sedurre dal pacco di Natale. Provate voi a preparare il famoso pranzo per i poveri: certo, il barbone è sempre pronto ad approfittarne; ma perfino il barbone sa che deve mangiare tutto l’anno e non solo a Natale. Anche l’uomo della strada ormai conosce le cifre della vergogna. Lo sanno tutti che ogni anno nel mondo muoiono per fame milioni di uomini….  Allora? Quanti Natali nella tua vita! Forse cinquanta, forse settanta, ottanta! Duemila Natali!

Ma ai Suoi occhi mille anni sono come un giorno che è già passato. Quante violenze abbiamo dovuto sopportare in questo anno malvagio che si avvia alla fine. Famiglie distrutte, donne uccise e violentate, uomini morti per via della foga recondita di donne che hanno dovuto sopportare tradimenti feroci. Per non parlare dei bambini. Il nostro prossimo immediato. Bambini nati non da un atto di amore ma da sesso sfrenato. Nati e venduti, abbandonati in un cassetto dell’immondizia, buttati da un balcone, uccisi dal padre o orrendamente dalla madre, colei che per nove mesi li ha custoditi nel proprio ventre. Tragedie familiari avvenute presumibilmente in quelle comunità che si dichiarano cattoliche e che invece sono pronte ad annullare il proprio cuore e animo facendo prevalere l’istinto del semplice animale di strada. Per non parlare di tragedie più forti. Quelle di un gruppo di persone che vedono morire un ragazzo non avendo il coraggio di evitarlo o quanto meno di chiamare un’ambulanza. Indifferenze, omissioni, apparenze di comodo, falsi profeti, politici senza autorevolezza che appaiono lupi ma sono semplici pecore ingannatrici.

Bello parlare di pace proprio da coloro che ogni mattina la loro prerogativa è fare la guerra. Ma allora cosa dobbiamo fare, mi sono chiesto in questo ultimo anno? Qual è il vero spirito natalizio da portare sempre con noi? Il punto di partenza è una delle belle frasi di Albino Luciani, Giovanni Paolo I: Servi e non padroni della Verità. La verità al centro della nostra vita anche quando questa fa male a noi stessi. Dire la verità insieme con la misericordia, aiutando quelli meno fortunati o poveri, non per loro, a ritornare sulle giuste strade per essere vere risorse dell’umanità intera. Consumare l’esistenza per trovare la fede attraverso la filosofia del dubbio. Interrogare il proprio Io, la infinita nostra conoscenza per capire il nostro dolore quotidiano cercando la ragione vera d’essere. Priorità di un nuovo Natale è il valore dell’essenzialità. A Natale, fede e verità, ricercando le cose essenziali del miglior vivere. Se pensiamo a questi valori allora probabilmente il Natale quest’anno non sarà soltanto uno sfavillio di luci, il bombardamento pubblicitario e il presepe non sarà necessario vederlo nelle chiese. Buon Natale!!


Oreste Roberto Lanza
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Di questa lunghissima storia sul petrolio, di un infinito inquinamento continuo di sostanze cancerogene e di tanti Bla Bla senza fatti, ormai i Lucani probabilmente ne hanno le tasche piene e vivono sull’orlo di uno sfiancamento totale. Di questo Totem Nero, tanto per mutuare il titolo del bellissimo resoconto non solo storico del professore Enzo Vinicio Alliegro, la gente, che vive a stretto contatto con fumi, odori malsani, rumori e, soprattutto, con percentuali sempre in aumento di malattie tumorali che  colpiscono non solo  uomini e donne, ma anche i bambini, la nostra prossima generazione, vuole che la politica diventi momento di autorevolezza e dichiari in maniera decisa e definitiva che del petrolio la Lucania non sa che farne, visti anche gli attuali prezzi al barile.. In verità però la colpa è da attribuire un po’ anche a noi stessi lucani, i quali in tempi lontani abbiamo visto nel petrolio la cosiddetta fonte miracolosa della ricchezza. Tanto per rimembrare alcuni documenti storici del tempo, come ricorda chiaramente lo stesso Alliegro, il tutto partì da Tramutola, paese dell’alta Valle D’Agri, dove la presenza di idrocarburi, pare fosse presente dai tempi dei tempi. Di lì partì la voglia di arricchirsi quando ci si convinse che quelle macchie nere che fuoriuscivano dalla terra non era un prodotto di medicamento per le pecore ma petrolio. Una lunga storia di scavi perforazioni in quasi tutta la Lucania alla ricerca spasmodica del così chiamato oro nero, dimenticando totalmente che dai tempi dei temi in Lucania era presente un diverso tipo di oro incolore chiamata acqua. La ricchezza al primo posto e poi ambiente e salute. Ora che la consapevolezza, forse anche la conoscenza e le tante morti che ci portiamo sulle nostre coscienze, ha permesso di sollecitare l’emisfero destro e sinistro del nostro intelletto ecco le prese di posizioni, alcune sbagliate, altre di apparenze, ma sostanzialmente tutte rivolte verso il desiderio di smantellare questa imposizione delle lobby politiche e dei centri di potere finanziario che è la rovina delle nostre genti. Ecco allora che il resoconto chiamato VIS, Valutazione di Impatto sulla Salute, pare essere un documento importante e di svolta perché certifica in maniera chiara e indiscutibile che il petrolio sarà la morte della nostra terra. Era il 2009, raccontano le righe del documento composto di ben 23 pagine, quando i Comuni di Viggiano e Grumento Nova, per una cifra di un milione e duecentomila euro decidono di costituire una commissione per avviare studi sugli effetti della presenza del Centro Olio Val D’Agri sulla salute e soprattutto sulla corretta informazione alle comunità interessate sui vari rischi ambientali e sanitari. Il Cova, va ricordato, è una struttura di primo trattamento del greggio situato nella zona industriale di Viggiano, al confine con il territorio di Grumento Nova da oltre 20 anni interessato da attività di estrazioni petrolifere. Il 2014 vede l’avvio operativo dei lavori della commissione che si conclude il 14 luglio 2017. Lavori di osservazione, di controllo e di indagine portati avanti da un team composto da circa 30 ricercatori con la collaborazione di tre istituti del CNR, dell’Università di Bari e del dipartimento di epidemiologia, udite udite, del Servizio Sanitario della Regione Lazio. I dati si ipotizzavano ma non si conoscevano nella loro cruda realtà. La mortalità e i ricoveri nella zona interessata dalle ricerche, tra il 2000 e il 2014, sono superiori alla media della regione. La ricerca, nello specifico, ha consentito di stabilire che i dati della mortalità e/o dei ricoveri sono legate a malattie del sistema circolatorio e respiratorio. Dal punto di vista ambientale si sono studiati i composti organici volatili presenti intorno all’impianto del COVA potenzialmente dannosi per l’uomo. In più le percentuali snocciolate dai ricercatori hanno evidenziato che le sostanze inquinanti emesse dai camini, come si legge nel documento l’idrogeno solforato e gli ossidi di azoto, si diffondono fino a molti chilometri   di distanza andando ad impattare con i Comuni limitrofi in direzione est nord-est. Una quantità di numeri e percentuali certificati che avvertono noi tutti che il territorio da anni vive uno stato continuo di disagio e di allarme ambientale, sociale e civile. Importante però nell’insieme del documento è quello che si legge nel capitolo 9– “Indagine sulla percezione del rischio e sull’accesso alle informazioni”. La gestione del rischio comprende una continua comunicazione e circolazione di informazioni e si basa sulla trasparenza ed efficienza degli attori coinvolti. Questo il punto di partenza dei ricercatori. Cioè la gente interessata conosceva il rischio? È stata informata nello specifico del rischio? L’indagine basata su percentuali di ascolto delle persone interessate, oltre 200 reclutate tra i Comuni sottoposte alle ricerche, ha messo in luce una percezione del rischio elevata ma, tanti, molti hanno una scarsa fiducia nel ruolo informativo dell’amministrazione pubblica. Circostanza gravissima. Le amministrazioni pubbliche, in questo caso enti pubblici regionali pare non informino a dovere e preventivamente il proprio cittadino. Con i risultati ci sono le raccomandazioni che il team di ricerca detta ai Comuni interessati. Ripetere nel tempo il monitoraggio dell’esposizioni delle persone interessate, valutare i dati sanitari su base annuale, sviluppare attività permanenti di informazione, comunicazione e formazione su ambiente e salute. Altro i ricercatori non possono dire e fare visto la competenza attribuita. La politica invece, quella vera, orgogliosa della propria Regione, della propria terra e della propria gente, quella può andare oltre e dire in maniera definitiva No al Petrolio. In alternativa se proprio fosse impossibile allora che la politica vera e competente chiarisca una volta per tutte che le percentuali sul valore della produzione di idrocarburi pagate dalle compagnie, le cosiddette royalties che attualmente sono quantificate nel 7% (in Africa pare oltre il 45%) vanno aumentate almeno fino al 30% per i 38 pozzi esistenti sul territorio. I ricavi debbono essere utilizzati per il 50% al risanamento ambientale. Il restante per la costruzione di infrastrutture per una regione che ne è deficitaria. Ora che i Lucani conoscono sono avvertiti. Su un suolo tra castagni secolari e sorgenti di acqua, in certi tratti, non più limpida è necessario avere la giusta consapevolezza che tra i mali del nostro territorio, quello sismico idrogeologico, il petrolio è quello che può essere eliminato o ridimensionato secondo regole precise e rigide. Lo dobbiamo fare ora.


Oreste Roberto Lanza
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“Seduto in quel caffè io non pensavo a te”. Così inizia la canzone “29 settembre” che quest’anno compie 50 anni. Un’opera musicale frutto dell’incontro di due icone della musica italiana Lucio Battisti e  Mogol pseudonimo di Giulio Rapetti paroliere, scrittore e produttore discografico italiano: musiche di Battisti e parole di Mogol. Come ha raccontato Mogol, la data del 29 settembre era il giorno del compleanno della sua prima moglie Serenella. Battisti reinterpretò la canzone nel 1969, all'uscita del suo primo album con un’interpretazione più tradizionale rispetto a quella dell'Equipe84. Le pagine di storia raccontano di come quelle parole, furono la consacrazione di una coppia che avrebbe seminato decine e decine di successi nel corso di quasi tre decenni anticipando soluzioni musicali che sarebbero diventate il loro marchio di fabbrica. In una pausa pranzo, tra le 12,30 e le 13,30, la coppia Mogol e Battisti disegnò e inventò un nuovo mondo musicale che riuscì ad andare oltre tante e diverse epoche. La storia di un tradimento: un uomo è seduto in un bar quando improvvisamente incontra il sorriso di una donna e ancora prima di capire si ritrova sottobraccio a lei mentre la serata si dipana tra un ristorante ed un locale da ballo per poi finire... nello svegliarsi nel proprio letto mentre una voce impietosa scandisce al Giornale Radio il nuovo giorno, 30 settembre. Non era altro che un sogno? Lanciata a Bandiera Gialla, 29 settembre, si confermò disco giallo per parecchie settimane. Da lì al primo posto nella Hit Parade il passo fu molto breve. Era il 1 maggio 1967. Ma la grande interpretazione del testo di Mogol fu di un gruppo all’avanguardia nel 1967, L’Equipe 84 con il “Principe” della musica italiana Maurizio Vandelli. Fu Vandelli, ormai da tempo donato cuore e animo alla nostra Lucania per aver sposato Stella Sole, una dolce e bella donna di Senise, nella nostra Valle del Sinni, che all’epoca riuscì in un geniale lavoro di rielaborazione e arrangiamento. Un lavoro che consegnò al gruppo di Vandelli un grande successo con la consacrazione della premiata ditta Mogol & Battisti.  "Me la fece ascoltare Lucio – sottolinea Maurizio Vandelli-  eravamo negli studi della Ricordi a Milano e mi disse, con quel suo romanesco: "Ahò, Mauri', trovamo un piano che te devo fa sentì 'na cosa". Si è sistemato al pianoforte ed è partito: "Seduto in quel caffè, io non pensavo a te..." e poi disse "29 settembre". Fin lì ascoltavo, ero un pò ipnotizzato ma del resto quando Lucio cantava aveva un magnetismo straordinario. Quando è partita la frase "... poi d'improvviso lei sorrise" ho fatto un salto sulla sedia: gli ho detto fermo, ricomincia daccapo, perché lì ho capito che si trattava di un capolavoro". Una grande canzone per un grande gruppo musicale dell’epoca.“Bhe, noi eravamo un gruppo – dice Vandelli -  che sfornava successi, Io ho in mente te, Un angelo blu, Tutta mia la città, ma 29 settembre forse perché non era una canzone tradizionale, perché non era beat, perché la batteria veniva su solo all'ultimo minuto, è stata ed è unica”. Un capolavoro di canzone veramente. Unica nella sua musicalità e nelle parole. “Mi son svegliato e sto pensando a te”.Potremo usare queste parole della canzone per ricordare a noi stessi, a coloro che di questa canzone ne hanno fatto motivo di amori, di passioni, di emozione, di slancio di vita per arrivare dove il sogno si fa realtà e dove la speranza vede l’alba dove finalmente il respiro si fa più dolce, che il tempo è passato ma non inutilmente. Alcune volte, seduti in un bar….come dice il testo ..”Guardavo il mondo che girava intorno a me..”

Oreste Roberto Lanza

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Con la festa della Madonna di Viggiano, patrona delle genti di Lucania, possiamo dire che l’estate lucana 2017 è sul viale del tramonto. Quest’anno la Regione più piccola della nazione, con i suoi 575 mila abitanti, un reddito procapite di 19.000,00 euro è riuscita ad attrarre turisti e a vivacizzare i propri luoghi con il rituale della semplicità, distinguo della terra dei Lucani. Terra di sofferenza, di silenzi, di povertà ma di grandi qualità che spaziano dalla gastronomia, la storia, la cultura in genere con la forza di non lasciare morire le proprie identità, radici forti di questa gente venuta da lontano. Un luogo ricco di storia, di tanti rivoli di credenze che nonostante la piccola superficie la rendono meta molto gettonata anche fra gli amanti dell’avventura. La fine dell’estate non spegne la luce, almeno fino al 2019. Tante e diversele iniziative che da giugno ad agosto, hanno intrattenuto i palati, le menti e le coscienze di tanti avventori arrivati anche per curiosità. Per capire e rubare gli ingredienti giusti con l’intento probabilmente di allungare la vita rendendola più serena e alcune volte anche felice. Innumerevoli gli appuntamenti culturali iniziati a Venosa, con il festival del libro “Borgo d’Autore”, poi Filiano con “Leggiamo insieme” poi Matera con “Quando l’arte si trasforma in gusto”, Rionero in Vulture con la presentazione del libro “La Basilicata di Leonardo Sinisgalli nella civiltà delle macchine”. Il poeta e ingegnere ha tenuto banco nello stesso paese natio, Montemurro, Castronuovo Sant’Andrea e Moliterno con qualche tappa anche a Matera. Mostre su poeti locali, pittori, giovani scrittori che hanno presentato romanzi e narrazioni della nostra terra. Interessante anche quella di Senise “La notte dei Poeti” svoltosi nel suggestivo centro storico. Rassegne teatrali infinite da nord a Sud della Basilicata. Significative quelle del 22 giugno a Melfi “Rassegna teatrale – chi è di scena? a scuola di me” del 31 luglio a Grumento Nova dei Teatri uniti di Basilicata con “La cantata della grecità dei miti senza età” e a Pisticci con i teatri dei calanchi. Anche il verde speranza delle nostre montagne ha avuto il suo giusto momento di attenzione ma anche di rivelazione per molti ancora all’oscuro di questa grande divinità che ossigena l’anima e la mente. Viggianello e San Severino Lucano, sono stati gli apripista delle iniziative. Il 6 agosto a Viggianello moltele presenze all’iniziativa “Pollino estate 2017- uomini e cime, passaggi d’autore sul Pollino”. San Severino Lucano ha sviluppato il tema dell’escursionismo presentando, insieme con la locale Pro Loco, un programma itinerante ai piedi del “Dio” Pollino. Ma la storia non è stata da meno. Si è raccontata quella principe dei questi terra, il brigantaggio. La storia non raccontata dove ancora la verità è lontana dal venir fuori. Dall’attrattore di riferimento, quello della Grancia, a seguire altre piccole e importanti appuntamenti. A Latronico, nell’agro della contrada di Agromonte Mileo, in “Luce e ombre nella terra dei briganti” si è raccontata alla perfezione i dolori ma anche le gioie delle donne brigantesse ne “L’ultima ninna nanna della lupa brigante”. Testimonial dell’evento l’attrice Giuliana De Sio. A Lauria l’8 agosto si è ricordato ancora una volta la famosa battaglia del 1806, “il sacco di Lauria” un’insorgenza lucana dell’agosto 1806 contro l’occupazione francese che costò la vita a oltre 1000 laurioti. Episcopia, invece, con l’associazione Epicanto e l’associazione lagonegrese “A Castagna Ra Critica” con il “matrimonio a corte” al suo quarto anno di vita si è unita l’arte culinaria del cuoco Antonio Camuria. Ma Episcopia, piccolo borgo della valle del Sinni con la sua peculiarità unica di avere l’entrata del Castello sulla piazza Arcieri, ha vissuto un momento di alto splendore culturale con il Premio Siris. Un premio potremo dire ormai prestigioso consegnato alle migliori risorse di questa terra. Un lavoro di impegno e passione che non ha risparmiato enti turistici, associazioni culturali che a vario titolo molte volte senza uno spillo di euro hanno consegnato l’anima al diavolo pur di dire: la Lucania? Esiste ed è meravigliosa. Tra le tante nella valle del Sinni l’associazione lagonegrese “A Castagna Ra Critica” del Presidente Maddalena Falabella ha messo in cantiere tante iniziative tutte per raccontare, valorizzare ed attenzionare la sua natia Lagonegro. Ultima quella del recupero con la relativa pulizia di alcune delle trentatre chiese presenti sul territorio, tutto con un volontariato apprezzabile. Interessante l’attrattore nella valle del Sinni “Magna Grecia. Il mito delle origini”, ma solo per gli effetti di luce.Dubbi sulla storia raccontata, meglio se fosse stata narrata in quel di Taranto. La gastronomia non sempre ha fatto da contorno. Molte volte è stata attrice principale di cultura e storia. Le tante sagre imbandite di prodotti di qualità hanno saputo toccare le corde di palati ancora diffidenti e restii dal riconoscere la qualità vera della terra di Lucania. Per ricordare la sagra dei fagioli di Sarconi il 18 e 19 agosto. A seguire del pecorino di Moliterno e quella del 3 settembre del pecorino di Filiano. Da ricordare anche quella della salsiccia di Cancellara. Le montagne, ma anche il mare non sono state da meno. Policoro, Scanzano, soprattutto, la perla del tirreno, Maratea hanno saputo ben illuminare le calde serate estive con incontri culturali, di cabaret e spettacoli per strada. Avrò dimenticato qualcosa e qualcuno da menzionare che per l’impegno e l’amore rivolta alla nostra terra non è secondo a nessuno. Ma la cosa da dire che qualcuno vorrebbe darci da bere il petrolio visto che ci stanno rubando l’acqua dopo la nostra anima e la nostra dignità. Ma questo non deve succedere visto che la Lucania è terra magica di valori essenziali. La Lucania esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi. Permettetemi di dirvi una cosa amici lucani: siamo una terra che produce numerosi ingegni, alcuni di grande rilievo e possiede in abbondanza le virtù che diremo antiche, essendo laboriosa, volitiva, tranquilla, con un profondo sentimento della famiglia, perché non adoperarci per una grande rivoluzione culturale mandando al confine chi vuole deturpare queste risorse dando tormento al nostro animo?

Oreste Roberto Lanza

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L’ avvertimento della Svimez: “se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, recupererà i livelli pre-crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord”. Se continuerà a crescere. Venerdì 28 luglio il Presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola, e il Vice Direttore, Giuseppe Provenzano, hanno presentato alla stampa nella sede dell’Istituto, le Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2017, alla presenza del Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti. Nel corso della consueta conferenza stampa sono state altresì presentate le previsioni per il biennio 2017 e 2018 e sono stati illustrati i principali andamenti dell'economia e della società italiana, discordanti tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord e per le singole regioni, contenuti nel Rapporto annuale che uscirà in autunno. La sintesi del rapporto composta da ben 55 pagine evidenzia come il Mezzogiorno pare sia uscito dalla lunga recessione. Nel 2016 ha consolidato la ripresa facendo registrare una performance ancora migliore rispetto al resto del Paese. Però si aggiunge “Certo, un biennio in cui lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno è risultato superiore di quello del resto del Paese non è sicuramente sufficiente a disancorare il Sud da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività e bassa competitività, creando sostanzialmente ridotta accumulazione e minore benessere in queste aree. Soprattutto, proseguire a questi ritmi di crescita, che oggi destano sollievo, non appare in realtà una prospettiva rasserenante”. Non appare una prospettiva sicura per diverse ragioni. “Per la difficoltà, ancora preesistente, dice il rapporto Svimez, per le imprese meridionali ad accedere agli strumenti di “politica industriale nazionale” e poi il grado di povertà che resta sui livelli più alti di sempre e il livello di diseguaglianza interno all’area deprime la ripresa dei consumi.A questo vanno sommate le percentuali in aumento di una popolazione in continuo invecchiamento a cui si accompagnano i dati del continuo spopolamento soprattutto in Basilicata. Su consumi e investimenti al Sud, le pagine del rapporto mettono in mostra come la crescita delprodotto nel 2016 è stata sostenuta nel Mezzogiorno dall’aumento sia dei consumi che degliinvestimenti. I consumi finali interni sono aumentati al Sud dell’1%, quelli delle famiglie dell’1,2%. Il dato concreto, però, è che nelle aree meridionali aumenta meno che nel Centro-Nord la spesa alimentare e quella per abitazioni. La crescita degli investimenti nel 2016, (pari al 2,9% nel Sud), è stata elevata sia nell’industria in senso stretto (+5,2%), dopo anni di flessioni, sia soprattutto nell’edilizia (+8,7%). L’andamento è stato, invece, negativo nell’agricoltura (-3%), dopo il +4,2% del 2015 che ha risentito dell’annata agraria eccezionale. Si avverte un forte calo degli investimenti pubblici al Sud.Nell’anno 2016 ha toccato nelSud il punto più basso della sua serie storica, appena 13 miliardi, pari allo 0,8% del Pil. La Basilicata, dicono le pagine del rapporto Svimez, è al momento la seconda regione del Mezzogiorno, tra le prime d’Italia, con un dato che pare non confortare molto. Da più 5,4% del 2015 a +2,1% del 2016. L’industria lucana pur in ripresa dal 2014,nell’ultimo triennio continua a tirare diciamo al rallentatore. Per dirla in una sintesi estrema c’è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Dal punto di vista occupazionale, la Basilicata mostra una leggera tendenza ad un ritorno dell’occupazione ma non con una forte percezione frutto del prolungarsi della cosiddetta decontribuzione. Il saldo migratorio della Regione dice che tra il 2011 e il 2014 il dato si è attestato sulle 6700 unità -  4500 giovani, il 68,3% e 2600 laureati, il 38,7%. Il vero catalizzatore di rigenerazione economica e culturale, per lo Svimez, è Matera 2019. Il dato su cui riflettere è quello della povertà. Al Sud cresce nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni al di sotto dei 50 mila abitanti. Eccetto i due Potenza e Matera, la Basilicata è piena di paesi al di sotto di questa soglia. Alla fine lo Svimez si sforza  di sostenere che la leva dello sviluppo nazionale parte dal Sud. “Il nodo vero – dice lo Svimez- ancora una volta, è lo sviluppo economico nazionale, per il quale il Mezzogiorno deve essere un’opportunità, calibrando l’intensità e la natura degli interventi per il Sud”. E cosa propone? Rivedere la Politica di coesione, conquistaremaggiori margini di flessibilità del bilancio, abbandonare le politiche di austerità e rivedendo il Fiscal Compact con l’obiettivo di rilanciare gli investimenti pubblici ed assumere il Mediterraneo come orizzonte strategico. Sara questa la svolta per non far morire definitivamente il Sud e la Basilicata nel suo complesso?

Oreste Roberto Lanza

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Avrei qualche domanda...ma di chi sono questi aerei chiamati canadair? Chi li gestisce? Ho girovagato sul web (gruppo volo canadair e altri siti) ho letto che appartengono ai VVF, ma che agiscono per conto di una società privata (altro sito riporta INAER...) per conto del Dipartimento della Protezione Civile...anche guardando le foto dei velivoli stessi. Alcuni hanno scritto "Vigili del fuoco", altri "protezione civile"...ci manca giusto qualcuno con scritto "Inaer" o "Elilario". Un certo Gherardo Chiric, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso l’Università degli Studi di Firenze tempo fa denunciava come la flotta dei 19 Canadair deputati allo spegnimento degli incendi boschivi sia in realtà una flotta privata. Un passo indietro. La gestione degli incendi boschivi è di competenza della Regione che si avvale della legge quadro del 21 novembre 2000, meglio legge 353/2000. La norma prevede che ogni anno le Regioni approvino un piano di prevenzione contro gli incendi. Gli enti regionali sono altresì tenute a dotarsi di una flotta aerea di mezzi antincendio, questa flotta può essere “di proprietà” oppure affidata in convenzione a società che se ne occupano. Il ricorso ai Canadair è una misura eccezionale, si legge nelle note delle norme previste, che viene effettuata nei casi di maggiore criticità. Ovvero quelli dove l’intervento da terra o con gli elicotteri operati direttamente da VV.FF. e Carabinieri Forestali non è sufficiente. Oppure dove l’incendio minaccia l’incolumità di persone o abitazioni ed è necessario un intervento tempestivo che non può essere garantito dal dispiegamento a terra a causa delle asperità del terreno. La storia dei Canadair è lunga, complessa e probabilmente molto costosa per le tasche dei cittadini. Acquistati, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile – con soldi pubblici ma dati da gestire dal 1997 fino al 21 ottobre 2010 al Sig. Spadaccini, società Sorem, una società privata che si dice non era del settore. Quando gli fu assegnato l’appalto a trattativa privata, non aveva nemmeno un pilota, non aveva tecnici e la Presidenza Consiglio dei Ministri per potergli affidare l’incarico nel 1997 dovette, pare, addirittura modificare il Bando di Gara (già depositato in Comunità Europea) perché, nel precedente Bando di Gara era richiesto il possesso della Licenza da almeno tre anni. 13 anni di gestione tutta da chiarire e con un processo iniziato presso il Tribunale di Pescara il 9 luglio 2013 per una presumibile truffa di oltre 90 milioni ai danni del contribuente. Nel 2011 rescissione del contratto con la società Sorem, la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Prop. Civ. per farli volare affida gli aerei “statali” Canadair ad una nuova società privata. Nel 2012 dopo che il Prefetto Gabrieli, allora Capo del Dipartimento della Protezione Civile dichiarò: “…l’anno prossimo se non si troveranno nuovi fondi, i Canadair dovranno restare a terra… “il governo di allora decise di trasferire gli aerei dalla Presidenza del Consiglio, dipartimento della Protezione civile al Ministero degli Interni, quindi ai Vigili del Fuoco. Domanda che sorge spontanea. Per quale motivo i 20 o i 19 aerei Canadair, già di proprietà della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione- Civile sono stati ceduti, volturati, intestati al Ministero dell’Interno – Vigili del Fuoco? Perché questi passaggi di proprietà? Il sito della Protezione Civile dichiara che: i mezzi dalla flotta aerea dello Stato sono coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile attraverso il Coau - Centro Operativo Aereo Unificato. Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e altri enti, danno in appalto a delle società la sola manutenzione. Anche qui per l’attività di manutenzione è intervenuta l’Antitrust per controllare l’operatività di sette società che pare abbiano agito in modo da far vincere l’azienda scelta all’interno del loro cartello prendendo la gara con ribassi risibili (massimo l’un per cento!). Ipotesi di reato: “turbativa d’asta”, ossia solite presumibili anomalie plateali di alterazioni dei costi pubblici. Nella documentazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato si annotano ditte come la Babcoek Mission Critical Services Italia Spa, Aigreen Srl, Elifriulla Srl, Heliwest srl, Eliossola Srl, Elitellina Srl , Star Work Sky sas e associazione Elicoteristica Italiana. L’istruttoria pare non essere arrivata alla fine.  Le gare d’appalto riscontrate dall’istruttoria dell’Autorità per ora pare siano diciotto in dieci regioni, tutte allestite tra il 2009 e il 2016. Ma un altro dato ancora più concreto è quello dei costi. Il costo per l’utilizzo dei Canadair si aggira intorno ai 55 milioni all’anno a cui vanno aggiunti le ore di volo. Nel periodo 15 giugno -13 luglio 2017 i Canadair hanno fatto interventi per 2.146 ore (+378% rispetto al 2016) costando fin qui quattro milioni e mezzo di euro. I danni provocati dagli incendi più il costo dello spegnimento più ancora il costo per il rimboschimento, la cifra è considerevole. Per questo gioco si è capito che a pagare sono i soliti noti, ma almeno i colpevoli di questo scempio di danaro pubblico facciano sentire la propria voce e soprattutto dicano la verità. Se è possibile.

Oreste Roberto Lanza
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