Pronti e via. Il 2019 è iniziato con una notizia, un fatto chiaro non appellabile volutamente dalla Regione Basilicata. Entro marzo, i lucani andranno al voto per eleggere il nuovo Consiglio regionale, soprattutto per eleggere un nuovo Presidente della Regione. Le elezioni regionali quindi si terranno a marzo, probabilmente alla fine del mese. Adesso accelerazione per quanto riguarda i candidati e per gli immancabili sondaggi. Da qui a marzo avremo, soprattutto sui social vari, una messe di commenti, proponimenti, false proposte che arricchiranno l’animo dei giochelleroni, dei trastullatori, dei folleggiatori di coloro insomma che cercheranno di distrarre l’elettore lucano dal valutare appieno la situazione e decidere in serenità.
Il cambiamento è necessario senza ombra di dubbio. Ma il termine non funziona se lo inseriamo in pochi secondi nel frullatore di tanti messaggi pubblicitari che si stanno preparando nei vari studi legali, associazioni, addirittura in incontri segreti in ristoranti, agriturismi e località difficili da conoscere al lucano comune. Le solite lobby e massoni di circostanze sono operativi da tempo cercando di infiocchettare un bel pacco pasquale a chi invece cerca consensi soltanto proponendosi come semplice depositario della verità. Si riparte dalla famosa sottoscrizione di quei settanta Sindaci a favore dell’ormai malandato Marcello Pittella che vorrebbe candidarsi a tutti i costi dopo essere stato per ben cinque anni un presidente minoritario per i consensi ricevuti.
La sinistra senza Marcello Pittella pare non avere capito a quale altro santo votarsi e va alla ricerca di se stessa elaborando una lista credibile con al seguito liste civetta. Si rimette in moto la giornalista Rai, Carmen Lasorella. Iniziato il percorso con la propria lista pare che voglia aggregare gente di sinistra tra i quali il lucano Speranza. Una serie di liste civiche adorneranno il tavolo ad uso e consumo di fuoriusciti e riciclati provenienti dalla vecchia gestione passata. Molti si nasconderanno dietro facce belle e giovanili con la speranza almeno di non perdere uno scranno regionale con l’indennità e la pensione di seguito. Il Centro Destra malato da tempo cerca di ritrovarsi ma soprattutto pensa ad una “Piattaforma” che da tempo sta elaborando il redivivo Berlusconi. Venuta meno la casta storica in Basilicata, Berlusconi, pensa a un candidato – militare per poter ottenere una vittoria storica nella terra del dolore e del silenzio.
Per adesso, in attesa dell’ufficializzazione della data delle elezioni, l’ex generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi, respira iodio in quel di Maratea allenandosi a comiziare con i lucani insieme ad un certo Mario Araneo ex segretario, ex addetto stampa, nonché autista dell’ex governatore lucano Vito De Filippo con cui pare aver condiviso qualche condanna dalla Corte dei Conti quando era il suo segretario. Una riproposizione di un inciucio alla vecchia maniera tra destra e sinistra? Possibile la riproposizione anche in lucana di un patto dalemiano della cosiddetta crostata.
Poi c’è il fermento dei grillini lucani con al seguito molti ex di qua e di là, lo stesso Antonio Mattia sembra aver militato in Forza Italia nel momento di grande successo. In casa dei Cinque Stelle si grida e si brinda già alla vittoria ma il programma, con i soldi per realizzarlo, ancora non è stato completato o forse ancora è in fase di copiatura. Intanto lo stesso Mattia, presidente in pectore si fa vedere con la profumatrice leccese, ministro senza il portafoglio, Lezzi. Insieme garantiscono un cambiamento epocale e di vero successo per tutti i Lucani. La Basilicata rinascerà vedrete: gridano tutti i compagni di Di Maio e Di Battista. Si Vedrà.
Poi c’è da vedere cosa farà il senatore Saverio De Bonis, originario di Irsina e residente a Matera, espulso tempo fa dal movimento cinque stelle con molti consensi al seguito soprattutto nella roccaforte pittelliana. Un “sogno italiano”, probabilmente lucano, lo conserva il deputato Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio, espulso dal movimento cinque stelle nel corso delle scorse elezioni politiche. Eletto comunque e allocato nel gruppo misto della Camera dei Deputati. In ogni caso di idee e proposte vere in giro non se ne vedono. Certo indicare proposte significa assumersi responsabilità chiare e nette.  Dire al lucano tre cose possibili e indicare le risorse finanziare per realizzarle nessuno se la sente. Se la volontà vera della politica lucana è quella di lasciare solo vecchi a sopravvivere nei paesi mandando dolosamente i giovani validi addirittura all’estero come si fa a scriverlo in un programma? Se i lucani devono morire di tumori senza farlo sapere al mittente si deve cercare un asso pubblicitario per nasconderlo. Infine, se l’infrastrutturazione è necessaria in Lucania per realizzare un vero sviluppo economico, allora bisogna cercare grandi competenze. Come si fa a dire all’elettore lucano che per risolvere il problema dell’eolico bisogna approvare il piano paesaggistico mai voluto approvare da nessuno per permettere accordi al nero di seppia? Come dire al alla vecchia e nuova politica lucana che la vera risorsa resta l’oro blu? Bisogna ripartire dalla tutela ambientale e dalle nostre naturali risorse che il territorio possiede per creare futuro vero. Sulla sanità nessuno ha proposte vere. Nessuno si espone veramente su queste tema che riguarda la salute dei lucani. L’incontro ultimo presso l’ospedale di Chiaromonte pare sia stato un fiasco completo per i politici emergenti lucani.  Però si può dire che nella prossima legislatura aumenteranno le risorse per le feste di condominio, sagre e feste patronali. Intanto Matera 2019 spegnerà le luci a dicembre e ci ritroveremo nuovamente al buio ma sicuramente con in mano falso governo del cambiamento. Una cosa ragionevole, però, si può fare. Anzi si deve fare. Andare tutti a votare. Ma dico tutti senza esitare, con la convinzione che questa terra non va toccata se non da gente che ci crede, che sappia ben leggere e scrivere. Serve un azione lucana. A voi la decisione finale.


Oreste Roberto Lanza
 

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Abbiamo passato il 2018 a raccontare miraggi e grandi raggiri. Abbiamo oziato navigando a vele spiegate verso illusioni ottiche e inganni fatti di mezze parole, tortuose promesse, allettando il palato della povera gente dedita a lavorare notte e giorno per il solito tozzo di pane, che, alla fine con gocce di sudore in più, è riuscita a portare alla propria famiglia. I grandi ammiragli di questa nave, da molti chiamata Italia, in viaggio senza destinazione,con una visione non sicura verso un orizzonte probabilmente chiamato futuro, hanno goduto e continuato a spartirsi pezzi di pseudo potere facendosi crede i salvatori della nave. A marzo, poi, pirati e avventurieri sono scesi dalla nave assalendo la penisola con ricette di pessimi cuochi, addolcendoli con ingredienti inesistenti e dosi massicce di favole e false speranze. Qualcuno della ciurma si è ritirato, avendoben  capito il rischio a cui si andava incontro. Molti altri hanno preferito andare avanti paurosi di tornare indietro. Dire alla gente,che li aveva applauditi nelle piazze, che le speranze promesse erano soltanto dei soliloqui di fortuna per raggranellare consensi e per dare una spallata alla grande Comunità di Strasburgo, sarebbe stato altamente rischioso con l’annotazione di qualche morto. Morte che per qualcuno chiamato Premier, capo della ciurma, si è trasformata nella figura all’italiana, nel gergo classico legato a odori e profumi non gradevoli all’olfatto dei singoli. La grande Comunità di Strasburgo, appreso di questo virus che stava contaminando la penisola, ha subito messo in circolazione l’antidoto chiamato, procedura di infrazione. Con il coltello dell’infrazione alle spalle i piccoli pirati e avventurieri hanno smesso di giocare, deponendo le armi di plastica, e, indossati indumenti di fortuna per grandi, si sono finalmente messi a leggere e studiare cercando di far di conto: guardando nelle casse quanti spiccioli si potevano mettere a disposizione per il vivere quotidiano.Lotta dura ma sicura era il vessillo non dei pirati e avventurieri, ma della grande Comunità di Strasburgo, da tempo certi che tutto sarebbe stato ridimensionato ai limiti e termini prestabiliti. Mentre i pirati e avventurieri cercavano di contenere la folla, che li aveva osannati nel periodo dei Idi di Marzo, garantendo il reddito di cittadinanza insieme con una quota chiamata 100 per coloro che bramavano di abbandonare il lavoro e ritirarsi a vita privata, la Comunità di Strasburgo sghignazzava di brutto, sapendo far molto meglio di conto. Il reddito e la quota 100 sarebbe stati approvati, ma vincolata ad una clausola chiamata di salvaguardia, che negli anni avvenire la Comunità chiederà di incassare. Una piccola e sostanziale cambiale da fare pagare, dopo, nel silenzio assoluto, ai cittadini che nel 2019 avranno cantato e mangiato intorno al vitello d’oro. Un anno scivolato a raccontare favole vere con nuovi episodi che si racconteranno nel prossimo anno anche tra i sassi della Capitale della Cultura 2019. Matera, la città situata su un affioramento roccioso in un lembo della penisola chiamata Lucania, nell'Italia Meridionale. Città chiamata dei Sassi, un complesso di Case Grotta scavate nella montagna, evacuati nel 1952 a causa delle misere condizioni di vita. In questo luogo, che ospita musei, come la Casa Grotta di Vico Solitario, con mobili e utensili artigianali d'epoca, una delle vicine chiese rupestri è Santa Lucia alle Malve, con affreschi del XIII secolo;allo spegnersi delle luci soffocanti delle solite illusioni in mano si troverà una serie di dolci buone chiamate chiacchiere fatte di pasta frolla e zucchero velato. La famosa ferrovia mai voluta costruire potrà essere solo acquistata nei grandi negozi di giocattoli per ammirarla in una stanza o un studio di pregio.Poi le elezioni regionali previste per maggio sarà la parte conclusiva del capitolo che racconterà di un’antica e vecchia storia: fatta di massoni, lobbisti e una casta antica composta di arrivisti,di piccoli falsi imprenditori alla ricerca di ventura che faranno finta di combattersi in una pseudo singolar tenzone con l’accordo in tasca a governare insieme nell’interesse proprio ai danni del singolo Lucano. A questo punto per salvarsi sarà necessario, probabilmente, sfoderare la spada di un’azione lucana per dirimere la questione. Morti e feriti se ne conteranno a centinaia,ma se il popolo vorrà e deciderà di cambiare veramente, al voto tutti andranno e in via Verrastro gente di competenza e perbene siederanno tra i banchi della Regione. Senza inganni e con libertà di voto la Lucania racconterà non più la solita favola, menzogne di rito, novelle di apparenza, ma una nuova alba di vero e certo cambiamento. Insomma se nel 2018 ci siamo molto divertiti, ma nel contempo preoccupati, il 2019 non sarà da meno. Ma in Lucania la questione è molto seria. Dopo avergli tolto pranzo e cena, stretta si vuol tenere almeno una colazione abbondante. Insomma per il 2019 La Lucania avrà bisogno  di seri ed efficaci moschettieri al soldo del Re, chiamato grande Lucania. Buon Anno.  

Oreste Roberto Lanza

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