Coldiretti Basilicata lancia l'allarme. Poco è stato fatto in questi anni

“Purtroppo, dalle tante segnalazioni provenienti dal territorio interessato, si è dovuto prendere atto che i fenomeni di dissesto idrogeologico e della cattiva o assente manutenzione del territorio, che sempre più spesso si ripetono quale conseguenza, altrettanto conclamata, dei cambiamenti climatici, continuano ad essere un elemento di forte criticità del territorio Lucano; in definitiva si è dovuto prendere atto che oltre a poche soluzioni ‘tampone’ attivate sul comprensorio, anche a seguito di nostre denunce, poco è stato fatto”. E’ quanto denunciano il presidente di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani, e il direttore, Aldo Mattia, in una lettera inviata ai sindaci di Lavello, Venosa, Maschito, Palazzo San Gervasio, Forenza, Banzi, Genzano di Lucania, Acerenza, Oppido Lucano, Irsina, al Commissario straordinario del Consorzio di bonifica “Terre D’apulia” e all’assessore regionale alle politiche Agricole, all’indomani degli eventi meteorici estremi, quali piogge violente ed intense ed abbondanti nevicate che hanno messo in ulteriore difficoltà l’agricoltura di una vasta zona della Basilicata. “A tal proposito si segnalano, oltre alla già nota frana a Pomarico, le frane che hanno colpito alcune zone dei Comuni di Acerenza e Irsina, provocate dalle esondazioni del Bradanello e del Bradano – scrivono Pessolani e Mattia - come pure gli allagamenti della zona di Lavello, provocati dall’esondazione dell’Ofanto, zona di confine con la Puglia, di una parte del territorio di Maschito, Banzi e Palazzo, provocati dalla cattiva gestione della cosiddetta Fiumara e dei canali del Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia, e gli allagamenti di zone di pianura prossime al Bradano ed al Bradanello ricadenti nei Comuni di Acerenza, Oppido Lucano e Genzano. Tali fenomeni, oltre a mettere a rischio le produzioni di cereali, per asfissia radicale, stanno provocando smottamenti e piccoli movimenti franosi che evidenziano la debolezza delle infrastrutture e della rete viaria presente, soprattutto quelle a servizio delle aziende zootecniche, almeno cinque aziende zootecniche interessate. Questa situazione, se inserita in un contesto economico già alquanto difficile, allarma e preoccupa le imprese agricole che potrebbero vedersi ulteriormente aggravata la già critica situazione finanziaria; si ricorda che alcune zone sono state già interessate dai danni del gelo sugli oliveti (aprile 2018) e sul pomodoro (agosto 2018)”. Per Pessolani e Mattia “oggi è difficile quantificare eventuali danni provocati dalle nevicate, ma è altrettanto opportuno evidenziare le criticità che alcune aziende zootecniche, con neve oltre i 60 cm ed il forte vento che provoca accumuli, sono costrette ad affrontare: mobilità difficile, approvvigionamento alimentare impossibile, in particolare per le aziende con allevamenti estensivi, interruzioni continue dell’erogazione elettrica, alcune aree ne sono prive da oltre 24 ore, e difficoltà al ritiro del latte; tutto ciò, sicuramente sta provocando un aumento dei costi di gestione aziendale, per le colture è ancora troppo presto per segnalare danni. Le colture maggiormente danneggiate sono i cereali e gli ettari interessati sono migliaia, sia per gli allagamenti che per i movimenti franosi; inoltre sono a rischio anche le semine dei legumi per le difficoltà ad entrare nei terreni nelle prossime settimane. Per tutte queste ragioni, potrebbe risultare utile avviare immediatamente la procedura di verifica e quantificazione dei danni e prevedere l’avvio delle procedure di riconoscimento di calamità naturale, mediante un intervento legislativo e finanziario specifico, utile al ripristino immediato delle attività delle imprese agricole danneggiate. Come pure sarebbe opportuno istituire un ‘tavolo di lavoro’ dove poter condividere gli interventi immediati e urgenti di rispristino dei luoghi, eventualmente valutando la possibilità di attivare procedure di utilizzo dell’opera degli imprenditori agricoli frontalisti e non per liberare le infrastrutture stradali con mezzi aziendali – concludono Pessolani e Mattia - così come prevede un decreto legislativo, già utilizzato dagli Enti Locali in caso di presenza di neve”.

 


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