0
0
0
s2sdefault
0
0
0
s2sdefault

Il Peperone igp (indicazione geografica protetta) di Senise protagonista a Matera 2019. Infatti nel corso della cerimonia di inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura in onda su Rai Uno in Eurovisione, nella splendida cornice di 

Piazza San Pietro Caveoso, il conduttore Gigi Proietti chiama sul palco l'attore lucano Rocco Papaleo e parlando della gastronomia della Basilicata, Papaleo incorona il Peperone crusco di Senise come il re della tavola lucana, famoso in tutto il mondo per le sue peculiarità, per la croccantezza e il sapore particolare: "U' zafaran i Senis è una cosa fantastica - dice l'attore lauriota - che ci contraddistingue più delle altre cose, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Si mette ad essiccare nelle famose serte per poi essere fritto ed assaporato. Ci vuole pazienza e precisione". Poi il simpatico siparietto con Gigi Proietti nella pronuncia de “U' zafaran crusc", con Proietti che dopo un paio di prove riesce finalmente a pronunciarlo.

Claudio Sole

 

 

0
0
0
s2sdefault

La Basilicata è terra che vanta una storia antichissima, come la sua cucina che prende spunto dalle regioni circostanti, ma vanta anche una propria e definita identità. Per conoscere la Lucania bene, bisogna iniziare il percorso proprio dai suoi piatti tipici, dalla cucina nel suo genere, dalla gastronomia ,che rispetto ad altri luoghi, ha una voce vera e intrigante. La cucina lucana è soprattutto di terra nonostante la regione sia bagnata sia dal mar Tirreno che dal mar Ionio. Probabilmente perché Potenza e Matera, i suoi centri principali, sono molto lontane dal mare e guardano più alla campagna e alla montagna. L’alimento lucano messo nei piatti è musica per un palato che cerca emozioni e passioni. Il pane è l’alimento di eccellenza spesso ancora cotto nei forni a legna. Poi le fave. Un tempo erano ritenute un alimento povero e quindi presente sulla tavola dei meno abbienti. Lagan e Ceci piatto preferito dei famosi briganti lucani, come il celebre Carmine Crocco. Le Lagane sono una specie di tagliatelle, ma un pò più corte. Si usano per molti piatti, ma sicuramente il più noto è quello con i ceci e i legumi in generale.Pasta con la mollica piatto dove viene riutilizzato il pane raffermo. Piatto tipico della Lucania dove si riesce a riciclare in maniera ottimale la mollica. Quante volte capita di avere commensali che preferiscono la parte croccante del pane e lasciano intere molliche sul tavolo? Oppure persone a dieta che devono toglierla obbligatoriamente? In questi casi, i lucani conservano la mollica e la preparano in maniera semplice e veloce in padella con olio e aglio. I fusilli, pare, sia l’accompagnamento ideale perché raccoglie le mollichine, incastonandole nella sua forma arricciata. In generale il ragù lucano pare sia una delle salse o dei sughi più amati in Italia. Gli ingredienti cambiano e si arricchiscono di sapore. Come prima importante variante troviamo: la Lucanica, una salsiccia che prende proprio il nome dalla Lucania, a testimonianza della sua origine. Ma non solo. Pancetta, pecorino e lardo sono ulteriori ingredienti che rendono la salsa lucana un prodotto a cui il palato buono spesso non riesce più a dimenticare. Poi i dolci lucani vere prelibatezze. In particolare il panzerotto fatto tutto in una versione dolce davvero irresistibile. Il metodo di cottura resta lo stesso, cioè fritto. L’innovazione sta nell’aggiunta di ceci, cioccolato, cannella e zucchero.Di questo mondo, alcune volte tenuto nascosto, emerge in scritti,racconti, in libri in genere di cuochi e autori di eccellenza del territorio, come quello ideato da Giuseppe Miriello, Bruna Basile e da Gigi Sanrocco cuoco della Trattoria Lucana situata nella strada principale della città di Matera. Il libro, “Mangiare d’Arte in Lucania”, alla sua terza edizione (2005- 2007-2016) racconta di una cucina lucana casalinga con una atmosfera famigliare servita in un locale piccolo ma confortevole. Attraverso fotografie storiche,fissate al muro, la presenza della moglie e le dilette figlie,il luogo da voce alla storia e alle tradizioni gastronomiche di questo piccolo mondo lucano. Quando si ha la fortuna di trovare un tavolo e una sedia l’animo avverte da subito che da domani potrà pensare meglio, amare bene, dormire meglio perché avrà mangiato benissimo. I piatti di Gigi Sanrocco sono musiche in carrozza perché le pietanze sono fatte di attenzioni soprattutto allo stile , al gusto e alla classe che non guasta mai. Il libro è un sunto di un mondo antico, semplice fuori da qualsiasi convezione, con una ricerca precisa agli ingredienti per coniugare semplicità e tradizione legate con la dovuta raffinatezza. Alla fine della degustazione chiedete a Sanrocco l’oro rosso lucano con zucchero, rosolio e anice. Zafaran Crusck addolcite di zucchero e imbevuto sul palato con gocce di anice, da far bere alle donne, e di rosolio (più cherry) per gli uomini. Con il libro a portata di mano entrando nella trattoria chiedete subito le “fettuccine alla Mel Gibson” un ragù misto di carne lucana e dolci della casa. Di una cosa non vi pentirete mai. Di aver comprato il libro, di aver incontrato Gigi Sanrocco, e di aver dato pace al vostro palato. Ma soprattutto avrete toccato con mano la Lucania un luogo che esiste ed è bellissimo.

Oreste Roberto Lanza

0
0
0
s2sdefault

Sulle tavole dei lucani per le feste di Natale non mancherà l’agnello. Agrinsieme Basilicata (Cia, Confagricoltura,Cooperative Italiane, Copagri) per l’occasione rilancia la filiera “Carni Monti Lucani”, con 3 milioni di euro di investimenti, che attraverso la costituzione di una Organizzazione Professionale unica coinvolge 12 imprese agricole e rispettivamente una di trasformazione, commercializzazione, di Gdo, di formazione, per una produzione di 17.885 quintali di bestiame. Tenuto conto che la componente zootecnica rappresenta un asset di primaria importanza, il patrimonio ovicaprino regionale, secondo di dati del censimento ISTAT del 2010, ammonta a 321.809 capi con una netta prevalenza degli ovini (263.007 capi) rispetto ai caprini (58.802 capi). La filiera – sottolinea Agrinsieme - sarà un vero e proprio  network dove i temi e le problematiche che riguardano il settore sono condivise e discusse, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.La condivisione e la realizzazione di azioni comuni contribuiscono a creare una cultura di filiera  che aumenta le consapevolezza di "fare sistema". Il perno della filiera è l’impresa agricola, che non solo produce gran parte delle materie prime per la trasformazione, ma si pone allo stesso tempo come primo venditore della carne all’interno della filiera stessa, determinando così anche il momento della vendita e di disponibilità di merce sulmercato. Attualmente le transazioni commerciali tra i diversi anelli della filiera avvengono in genere con l’ausilio di mediatori professionali, che contribuiscono a creare con il loro lavoro quelle masse critiche di prodotto che l’offerta non riesce a generare da se, oltre a costituire fonte di informazioni privilegiata per la maggior parte degli operatori agricoli e industriali. Questo ruolo sarà messo in discussione nel momento in cui la filiera comincerà a dare i propri frutti e, anche attraverso una costituenda O.P., si procederà a fare massa critica per lotti omogenei e organizzati. L’areale ideale del progetto – evidenzia ancora Agrinsieme - è quello compreso fra l’area la montagna grande di Muro Lucano nel nord della regione per spingersi l’ungo la dorsale appenninica sino al Sirino (Moliterno). Le problematiche alle quali si intende dare soluzione sono diverse, tuttavia vi è un filo logico che tiene insieme gli aspetti principali legati ad innovazione, aggregazione, mercato, ambiente. L’aggregazione è un elemento fondamentale per rispondere alla della globalizzazione. Solo aggregando l’offerta su basi comuni (qualità e tracciabilità) si può pensare di rimanere sul mercato in un logica di filiera locale e meridionale del prodotto carne tracciato, locale, tradizionale. Il mercato è uno dei fattori che più di altri hanno stravolto il settore negli ultimi anni. L’arrivo massiccio di bestiame macellato in Italia al pari di carcasse macellate all’estero hanno fortemente depresso la nostra zootecnia, in tal senso la via di uscita è quella di un approccio globale al mercato puntando in particolare su quelli che sono i nostri punti di maggiore prestigio: razze autoctone, tracciabilità, territorio, ambiente. Inoltre il tema ambientale, in aree come le nostre, l’allevamento allo stato brado è un elemento di presidio territoriale.

Obiettivo del progetto è quello di innalzare il livello di competitività della filiera, perseguibile con una decisa politica di valorizzazione del prodotto.

Questa politica integra diverse azioni integrate tra loro:

  • diffusione di metodi di allevamento e di alimentazione atti a migliorare la qualità dei prodotti, con riguardo alla sanità dell’allevamento, ai controlli sanitari e al benessere animale;
  • adeguamento delle caratteristiche qualitative e igienico sanitarie della materia prima e dei prodotti trasformati sulla base delle richieste delmercato;
  • promozione di questi prodotti sul mercato, con l’individuazione di sbocchi commerciali sui mercati interni ed esteri, con un continuo monitoraggio delle fluttuazioni deiprezzi;
  • lavoro di analisi del valore e dei costi lungo tutta la filiera, quali elementi economici di base necessari per l’elaborazione dei contrattifra i vari attori della filiera.
0
0
0
s2sdefault

Porta la dolcezza in tutta la Valle del Sinni. Episcopia è la fonte di ispirazione per realizzare opere pasticciere di grande qualità. Un impegno in linea con il pensiero del grande pasticciere tedesco Ernest Friedrich Knam. “L’arte di preparare dolci è molto più che saper eseguire ricette alla perfezione: è un vero e proprio gesto d’amore”. Esporta la sua qualità da Francavilla in Sinni, Latronico, Lagonegro, Senise e Sant’Arcangelo, con spedizioni che attraversano strade dentro e fuori la regione Basilicata. Nata come pasticceria, è il locale ideale per una sosta golosa a tutte le ore. Oltre ai dolci tipici, vengono preparate anche specialità salate come i panzerotti fritti e al forno, le torte salate e i rustici. Gli ingredienti sono locali, freschi e di buona qualità. Poi per il Natale 2018 l’eccellenza da assaggiare nell’immediato: il panettone artigianale di Carolina. Lievito madre per una perfetta digeribilità, materie prime ricercate e di ottima qualità, sapori raffinati ed autentici. Ingrediente primario sacrifici e tanta passione danno vita al panettone e pandoro. È lei, Carolina Calabrese la pasticcera lucana del momento, una donna che ha deciso di restare nel luogo natio per far sentire la voce forte e chiara delle eccellenze che in Lucania vivono nel silenzio e nella riservatezza. Cellule dormienti ma che al momento opportuno armate di orgoglio e competenza escono alla distanza e fanno sentire il respiro di questa terra che esiste ed è bellissima. Qualche mese fa, guidata dallo storico cilentano Giuseppe Aromando, è riuscita a disegnare i dolci fatti e gustati all’epoca, alla corte del Borbone portati al Midi di Lagonegro in un incontro per la presentazione del libro di Bruno Di Ciaccio, “La cucina al tempo dei Borboni”. Liceo scientifico, scuola di cucina e pasticceria del famoso Gualtiero Marchesi, stage per 3 mesi nella pasticceria cioccolateria del “Giamberlano” di Pavullo nel frignano, in provincia di Modena infine la decisione di ritornare nella sua terra, ad Episcopia. “La scelta era tra continuare lo studio – esordisce Carolina Calabrese, raggiunta telefonicamente dalla nostra redazione - andando all’Università perché ho sempre amato studiare, o esaltare il mio hobby della pasticceria, con un’attività avviata da oltre da oltre 40 anni. Alla fine ho deciso di unire le due cose. Ed eccomi qua”. Una dolcezza e una qualità che arriva in ogni parte della Lucania. Molte le soddisfazioni ed emozioni al seguito. “Sicuramente tante soddisfazioni – sottolinea Carolina Calabrese - a parte i riconoscimenti del gambero rosso, di eccellenze italiani, della guida pasticceri e pasticcerie, soddisfazione più grande è vedere il cliente che ritorna contento e soddisfatto di me e del mio prodotto. Torna ad acquistare ancora e ancora”. Tanto lavoro, tanta dedizione e impegno con una produzione sempre in aumento. Oltre 10 chili di mignon al giorno, oltre 5 chili di pasticceria secca e torte innovative e raffinate. La curiosità nasce spontanea. A questo punto della sua vita, Carolina cosa vuole fare da grande, dove vuole arrivare. “Quando sono partita per andare a studiare – spiega Carolina Calabrese – presso la scuola Alma di Colorno, dissi ai miei genitori: sogno un giorno in cui avrò una pasticceria in cui ci sarà un’insegna grande cosi, facendo il gesto di allargare le braccia come fanno i bambini, volendo alludere al fatto che puntavo ad un grande successo. Dopo 10 anni di sacrificio e dedizione al lavoro, ora che ho ottenuto una discreta dose di popolarità con i miei prodotti, posso dirti che da grande sogno ancora questo:una insegna grande così. Voglio “essere famosa” tra la gente ancora più di ora, restando piccola ed umile nei sentimenti ma grande nell’indice di gradimento dei miei clienti”. Una donna di qualità, sensibile, capace, mite e orgogliosa. Come del resto sanno essere tutti gli episcopioti. Un’insegna grande, per una grande donna è il minimo che il suo paese può regalargli visto che lei ogni mattina, pomeriggio e sera sa regalare la cosa più importante della vita un sorriso e un buonissimo dolce.  

Oreste Roberto Lanza

0
0
0
s2sdefault

 

Una degustazione di patè di zucca con olio nuovo è in programma  domani, martedì 27 novembre, al parco Baden Powell di Potenza. L’evento si tiene nel contesto delle feste a tema di Campagna Amica di Coldiretti e quella del mese di novembre è legata al tema dell’olio nuovo. L’evento avrà inizio alle ore 10 e vedrà protagonista l’Agrichef di Basilicata che offrirà al pubblico un patè di zucca con crostini di pane con un filo di olio nuovo. L’iniziativa arriva all’indomani della notizia secondo cui l’extravergine di oliva viene promosso a “farmaco” per prevenire l’infarto e le altre malattie del cuore negli Stati Uniti, smentendo quanti vorrebbero tassarlo e marchiarlo con bollini neri e semafori rossi. In particolare – sottolinea  Coldiretti Basilicata -  l’agenzia per la salute alimentare degli Stati Uniti suggerisce di scrivere sulle bottiglie che il consumo di circa mezzo cucchiaio di olio senza aumentare le calorie complessive assunte quotidianamente garantisce un importante effetto di prevenzione per la salute.  A pesare quest’anno, però,  è il crollo del 38% della produzione nazionale per un “raccolto” di 265 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici, a causa del maltempo con il gelo invernale di Burian e i venti accompagnati dalla pioggia durante la fioritura che hanno ridimensionato pesantemente i raccolti. Da qui l’esigenza – sostiene la confederazione agricola lucana  – del rifinanziamento del piano olivicolo nazionale (Pon) per recuperare il deficit italiano e potenziare una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate.  Il rischio per i consumatori – denuncia Coldiretti Basilicata  – è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile. Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’altro quasi triplicati (+170%) e potrebbero crescere ulteriormente – aggiunge Coldiretti – se l’Unione Europea rinnoverà l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35mila tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998). Sulle confezioni – continua la Coldiretti lucana – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica – conclude Coldiretti Basilicata - dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. 

0
0
0
s2sdefault

In occasione della terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, in svolgimento dal 19 al 25 novembre 2018, l'Ambasciata d'Italia e l'IIC, in collaborazione con l'Accademia della Cucina Italiana – Delegazione di Bucarest e la Federazione Italiana Cuochi - Delegazione Romania hanno organizzato il seminario. "La Dieta Mediterranea, la salute a tavola". La conferenza, che si è svolta il 20 novembre presso la Residenza d'Italia è stata tenuta dal Prof. Giorgio Calabrese, medico specializzato in Scienza dell'Alimentazione e Docente di Dietetica e Nutrizione Umana presso le Università di Torino e Napoli, nonché Presidente del Comitato Nazionale per La Sicurezza alimentare. Il seminario è stato seguito da una cena buffet dei cuochi della FIC con piatti tipici della cucina mediterranea. Una nuova occasione – sottolinea la lucana Enza Barbaro, presidente delegazione FIC in Romania – per rafforzareLa promozione della Dieta Mediterranea e dei suoi ingredienti, la valorizzazione degli itinerari enogastronomici e turistici regionali, anche in connessione con il 2018 Anno del Cibo. Anche per la Basilicata il buon mangiare e i prodotti tipici di qualità rappresentano un'ottima attrazione turistica. Ribadito l'impegno dei nostri ambasciatori della cucina lucana, attraverso Palazzo Italia Bucarest, apromuovere all'estero l'agroalimentare e la cucina italiana di qualità, segni distintivi del "Marchio Italia" nel solco delle grandi tematiche che contraddistinguono l'agroalimentare italiano: qualità, sostenibilità, cultura, sicurezza alimentare, diritto al cibo, educazione, identità, territorio, biodiversità. A ciò si aggiunge l'opera di valorizzazione, anche a fini turistici, dei territori, degli itinerari dell'arte culinaria italiana, nonché della dieta mediterranea, uno degli elementi che rende l'Italia il Paese più sano del mondo. Fondamentali, altresì, le attività di presentazione e internazionalizzazione dell'offerta formativa italiana del settore, al fine di attrarre talenti dall'estero e fidelizzarli all'uso dei prodotti italiani di qualità. Le attività di formazione, con particolare attenzione al settore alberghiero, per sviluppare collaborazioni di lungo periodo tra cuochi italiani e locali. La tutela e la valorizzazione dei prodotti a denominazione protetta e controllata unitamente ad azioni di diffusione dei metodi italiani di protezione dei marchi che sviluppino iniziative di contrasto al fenomeno dell'Italian sounding. Seminari e conferenze, incontri con gli chef, degustazioni e cene, eventi di promozione commerciale, corsi di cucina, sono solo alcune delle attività previste. La cucina è raccontata anche attraverso iniziative di taglio culturale, come proiezioni di film e documentari legati al cibo, convegni, concerti, corsi di lingua, mostre fotografiche.

0
0
0
s2sdefault

Da oggi Matera è anche Capitale della cultura gastronomica. A Parma, all'Auditorium Paganini  per la presentazione della 64esima edizione della Guida Michelin Italia, lo chef Vitantonio Lombardo conquista l'unica stella per la Basilicata. Fin dalla sua fondazione, nel 1889, la missione di Michelin è di contribuire al progresso della mobilità di beni e persone. Immaginando un giro d'Italia a misura di buongustai le tappe suggerite dagli ispettori della mitica guida rossa, da oggi, includono anche la Basilicata. Sono le 12 quando Gwendal Poullennec, il neo Direttore Internazionale delle Guide Michelin, annuncia le nuove stelle Michelin, quelle che illumineranno le tavole, i piaceri e i confronti tra appassionati di Alta Cucina. Sono 29 e fra queste brilla Vitantonio Lombardo Ristorante. Il locale, che prende il nome proprio dal suo Chef con l'intento di comunicare forte senso di familiarità e consentire a ciascun ospite di sentirsi a casa, è stato aperto solo pochi mesi fa, il 28 maggio 2018 al civico n.13/14 di via Madonna delle Virtù, nei Sassi. Stella di punta della cucina lucana, lo chef nato a Savoia di Lucania è l'unico che può vantare in Basilicata la Stella Michelin. Un riconoscimento che aveva già conquistato con il ristorante di cui era patron a Caggiano in Campania. Una stella cui ha rinunciato per aprire il suo ristorante nei Sassi, dichiarando: "Voglio scrivere la mia storia nella mia terra". Ed è nel suo ristorante in via Madonna delle Virtù n.13/14 nei Sassi, a Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019, che Vitantonio Lombardo domani – sabato 17 novembre alle 10,30 - incontrerà i giornalisti per raccontare di questo importante riconoscimento.

0
0
0
s2sdefault