Il ricordo nelle parole di Primo Levi: “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”


L'Assemblea generale delle Nazioni Unite il primo novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria, con la risoluzione 60/7, stabilì di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva oltre la Vistola in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Quel giorno, raccontano le pagine di storia, le truppe sovietiche della 60esima Armata del "Primo Fronte ucraino" del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti.
Sono trascorsi 71 anni. L’avvento del nazismo di Hitler in Germania, avviò lo sterminio del popolo ebraico in Europa. Le vittime di questo immane olocausto sono state calcolate in oltre 6 milioni di persone, gran parte di loro morta nei campi di sterminio. Durante questo periodo non furono sterminati solo ebrei, ma anche quei gruppi non conformi al disegno nazista di purezza e perfezione della razza ariana: rom, omosessuali, neri, malati di mente, comunisti, slavi e via dicendo. Tutti quei gruppi definiti Untermenschen, sotto persone. Tra il 1941 ed il 1945 nei campi di concentramento e di sterminio istituiti dal regime nazionalsocialista morirono, compresi gli ebrei, tra i dieci e i quattordici milioni di persone.

Ma la storia del XX secolo porta con sé oltre una decina di episodi di genocidio. In ogni evento, lo svolgimento del massacro e dello sterminio della comunità perseguitata è stato preceduto da un periodo di sofferenze, di privazione per fame, di umiliazione, di terrore.

Tutti i casi i genocidi sono stati preparati ed eseguiti in contesti sociali di crisi economica, politica, culturale e morale profonda.
Va ricordato il genocidio del popolo Armeno.Il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal 7° secolo avanti Cristo. Dalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell’Impero Ottomano, circa 1.500.000 di persone.
Il Genocidio dei popoli dell’Indonesia, avvenuto nel 1965 ad opera di un feroce dittatore Kusno Sosrodiharjo, noto come Sukarno. Quello bengalese, avvenuto agli inizi degli anni ’70 che costo la vita a circa 3 mila persone uccise, 4 mila donne torturate e violentate.
Il genocidio nigeriano del 1960. Quello del popolo cambogiano adopera di Poll Pot nel 1975, che provocò la morte di 2,5 milioni di persone tra esecuzioni politiche, lavori forzati ed evacuazioni dalle città attraverso la giungla.
Il Genocidio dei popoli del Ruanda. Nel 1994 si consumò quello che sarà il più grande massacro dalla fine della seconda guerra mondiale sotto gli occhi delle potenze occidentali che non intervennero, se non per portare via gli occidentali presenti nel Ruanda al momento dell’eccidio. Non da ultimo quello dei popoli dell’America Latina, con oltre un milione le vittime della violenza di stato dei regimi dittatoriali sudamericani. Senza dimenticare quello del 2003 in Dafur che annotò circa 400 mila morti. Insomma una data per ricordare che odio, violenza e illegalità possono riportare le tragedie del passato. I sintomi ci sono: il terrorismo islamista, il terrore sionista in Palestina e altro ancora.

Bella la frase di Primo Levi nel suo libro più famoso: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”


Oreste Roberto Lanza


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