L’attore e regista lucano Ulderico Pesce ricorda la morte dell’attrice Franca Rame a modo, ripercorrendo in un comunicato l’incontro che ha avuto con la moglie di Dario Fo, scomparsa oggi, in un teatro romano al termine dello spettacolo su Passannante. Un ricordo toccante e partecipato che Pesce ha voluto comunicare nell’intervento che pubblichiamo di seguito.
“Devo molto a Franca Rame. Una sera la riconobbi tra il pubblico in prima fila. Venne a vedere in un Teatro di Roma “L’innaffiatore del cervello di Passannante”. C’erano anche il caporedattore de l’Espresso Alessandro De Feo, Folco Quilici e Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, ucciso a Genova al G8.  A fine spettacolo la signora Rame intervenne. Disse che la storia di Passannante era terribile per le pene che aveva dovuto soffrire ingiustamente e spropositate rispetto all’azione compiuta.  Disse anche che bisognava riportare i miseri resti di Passannante in Basilicata, nel suo paese natìo, ponendo fine a questa “esposizione dell’orrore”, e che toccava fare di tutto per ridare ai salviani il nome originario: Salvia. Promise infine di dar vita, presso il Senato della Repubblica, ad un’operazione di sensibilizzazione affinché si potesse procedere e nell’immediato alla giusta sepoltura. La signora Rame tenne fede alla promessa e già l’indomani “mise a ferro e fuoco” il Senato per ottenere l’Ordinanza di sepoltura.  Mi chiamarono dalla segreteria del senatore a vita Emilio Colombo, lucano, e vollero sapere gli estremi della questione. Il Presidente Colombo che non conosceva la storia di Passannante ne rimase allibito. Cominciarono una serie di contatti tra il Senato e il Presidente De Filippo, che prese a cuore la faccenda che conosceva bene da tempo, e poi addirittura intervenne il ministro delle Attività Culturali Francesco Rutelli e poi ancora il sindaco di Savoia di Lucania Rosina Ricciardi fino a che la questione fu chiusa. E allora Passannante deve molto a Franca Rame, tra le prime ad intervenire. La signora Rame sarebbe voluta venire a conoscere Savoia di Lucania portando anche Dario Fo con cui parlai molte volte al telefono della questione. La morte di Franca Rame è un grave lutto per la cultura italiana ed una grave perdita per le future battaglie civili che ci aspettano. Il rammarico di non essere riuscito a portarla a Savoia ma confido di averci provato, forse con poca energia, ma ho l’impressione che a Savoia di Lucania non si voglia parlare di Passannante, ho l’impressione che non si abbia nessuna intenzione di “sfruttare” eventuali energie positive che nascerebbero grazie all’anarchico lucano. Intanto mentre il paese si chiama ancora Savoia su www.uldericopesce.it ho raccolto 6.400 firme per il cambio del nome; la storia di Passannante è diventata un film distribuito in dvd in tutta Italia da Cecchi Gori e domani parto per la Liguria per raccontare in alcuni teatri proprio la storia di Passannante.”

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MOLITERNO - La Compagnia teatrale “Maschere Libere”, in collaborazione con il Laboratorio Teatro Popolare Gruppo Folk “U Cirnicchiu” di Moliterno, sarà in scena, sabato 24 e domenica 25 maggio con la commedia “Lu curaggio de nu pumpiero napulitano” di Eduardo Scarpetta, liberamente adattata da Eduardo De Filippo. Sipario ore 21, Cine Teatro Pino di Moliterno.
La commedia è la riadattazione linguistica e strutturale da parte di Eduardo, della originaria commedia dal titolo “Felice Sciociammocca maestro di calligrafia”, una delle prime commedie scritte da Eduardo Scarpetta. Nella sua cifra stilistica rappresenta un vero salto in avanti rispetto alle commedie della vecchia tradizione napoletana. Al di là dei consueti temi dei finti nobili, della comicità equivoca, che caratterizza il teatro di Scarpetta, in questa commedia si affaccia una nuova maschera e personaggio: Felice Sciosciammocca. L’aspetto forse più inaspettato e allo stesso tempo geniale è la coesistenza nella stessa commedia, delle due maschere napoletane più famose: Pulcinella e Felice. I trucchi esagerati, i costumi coloratissimi e sgargianti, fanno parte dell’omaggio ad un innovatore del teatro quale fu Scarpetta per Eduardo.
La compagnia teatrale amatoriale “Maschere Libere” nasce nel 1995 da un’idea di Vincenzo Deluca, maturata nel più ampio contesto di ricerca culturale del Laboratorio Teatro Popolare Gruppo Folk “U Cirnicchiu” di Moliterno. Oggi,  ricomposta sia da “nuove leve” che da alcuni degli attori che contribuirono alla sua nascita, “Maschere Libere” si ripropone con rinnovato slancio al pubblico, al fine di offrire e condividere la grande passione per il teatro.

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È stata un’ottima performance quella portata in scena sabato 11 maggio scorso, presso il Centro per la Creatività Banxhurna di San Costantino Albanese, dagli allievi del corso di formazione di “Esperto per la produzione, gestione, sviluppo e promozione di attività culturali, teatrali e cinematografiche nell’Area del Senisese-Pollino. Il corso, relativo al bando Cultura in Formazione, è stato tenuto dall’Università Popolare del Pollino e dal Centro Mediterraneo delle Arti in collaborazione con la Pro Loco Senise. Liberamente adattata dallo stesso Pesce dall’omonimo romanzo di Georgi Gospodinov, la rappresentazione teatrale “Romanzo Naturale”, che ha visto protagonisti gli allievi del corso, ne ha rappresentato l’epilogo, riscuotendo notevole consenso dal numeroso pubblico presente. Originale e in certo modo alternativa, come al solito, l’interpretazione registica di Pesce, che ha portato gli attori a recitare a diretto contatto col pubblico senza la classica scenografia, sostituita da un palcoscenico essenziale che ha perso la sua centralità a vantaggio di una spazialità più ampia e fantasiosa. Nel “Romanzo Naturale” riletto in chiave teatrale, il dramma della coppia protagonista, che va lentamente verso la separazione, si consuma in uno spazio scenico scomposto, in cui tra palco e platea, si susseguono e si rincorrono gli spezzoni di vite in bilico fra senso e nonsenso, fra certezze andate in frantumi e ricerca di nuove prospettive. Anche i diversi linguaggi artistici contribuiscono a costruire la complessa caratterizzazione psicologica dei personaggi. La musica e il ritmo, che battono il tempo come uno scontato e inutile susseguirsi di istanti, il canto, a volte modulato e melodico a volte sguaiato e convulso, e infine le immagini proiettate sugli schermi che accompagnano la recitazione, come sequenze di sogni o di vite vissute in una dimensione altra. Tutto partecipa a rendere allo spettatore il dramma di vite che si consumano nella quotidiana banalità di un presente senza senso. Paradigma di questo disfacimento è la crisi compositiva del protagonista, che non riesce più a scrivere racconti seguendo l’ordine della logica, dell’inizio e della fine. Intorno si muovono personaggi surreali, come i gatti dei due protagonisti, nelle cui parole si esplicita la crisi dei rispettivi padroni, e un improbabile giudice la cui recitazione informe e scomposta rende l’impossibilità di riportare a una qualunque forma di giustizia o di giudizio il fallimento del rapporto. E infine la natura, che sta a guardare le vicende dell’uomo e che con esso soffre e muta di aspetto. Tutto è instabile e precario, in questa commedia, come le pedane mobili su cui recitano gli attori. E l’unico barlume nel buio che inghiotte le storie dei personaggi è il frammento, una piccola particella di vita che resiste, come un fiore che non si arrende alla natura ostile che lo circonda.   

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Lo spettacolo “Romanzo Naturale”, tratto dall’omonima opera di Georgi Gospodinov, tra i miglior romanzieri bulgari, viene messo in scena l’11 maggio 2013, presso il Centro per la Creatività di San paolo Albanese con inizio alle ore 20.00, per la prima volta in Italia dal Nucleo Giovanile del Centro Mediterraneo delle Arti.
Il protagonista del lavoro è uno scrittore alla ricerca di un nuovo stile compositivo  strutturato su frammenti, su indizi, per lui la ricerca del “sublime” è da dirigere verso il “quotidiano”, verso la vita naturale.
In questa frammentarietà, un nucleo narrativo più forte è il fallimento del matrimonio tra lo scrittore ed Ema, una donna con un grande istinto materno insoddisfatto, che riversa  in modo incondizionato, sulla gatta siamese Miza, nello spettacolo interpretata da un attrice, che lei tratta come una vera e propria figlia, dandole il biberon e vestendola con vestitini per neonati. Anche il marito scrittore si serve dell’aiuto di un gatto, Pazo, un randagio, che a suo modo cerca di colmare le insoddisfazioni stilistiche del padrone suggerendogli una modalità tradizionale della “scrittura alla Dickens” fatta di personaggi compiuti, caratterizzati da un preciso passato, che lui non accetta perché non vuole scrivere storie compiute che hanno un inizio e una fine ma vuole invece, tentare di raccontare per frammenti il quotidiano, fatto di tante storie da assemblare in un tutt’uno. Il rifiutare i canoni tradizionali della scrittura, significa per lui la non accettazione dell’idea di una composizione con un inizio e una fine.  Anzi, strutturando la composizione sulla frammentarietà, si accorge dell’impossibilità di un finale, di un apocalisse. Si rende conto che la tragedia dello scrittore contemporaneo è l’impossibilità di scrivere e vivere un finale compiuto. La stessa tragedia la vive l’uomo moderno la cui vita è caratterizzata ormai da precarietà e frammentarietà assoluta  senza alcuna possibilità di realizzare reali obiettivi. E’ proprio questa tragedia dell’impossibilità del vivere che muove il protagonista verso la ricerca di un nuovo stile. Così nella figura dello scrittore si concentrano due fallimenti, quello del suo matrimonio e quello del  racconto tradizionale.  Al fallimento del matrimonio segue una causa di separazione in tribunale, complicata dal fatto che, nel frattempo ha scoperto che la moglie è incinta di un altro. Il tribunale si trasforma in un luogo surreale dove nulla può essere deciso, dove la “giustizia non giudica”, un luogo dove affiorano solo i ricordi e dove il tragico dell’esistenza diventa l’assurdo comico e grottesco del vivere quotidiano.
La Natura allora diventa specchio riflesso dell’interiorità umana, il protagonista arriva a dire: “Quando i litigi con mia moglie sono diventati sempre più frequenti, le foglie del phicus in salotto hanno cominciato a ingiallire e cadere”, a sottolineare che il rapporto tra UOMO e NATURA si è fatto intimo e la natura diventa in qualche modo l’unico appiglio su cui aggrapparsi.

Se il testo portato in scena rifiuta le logiche tradizionali della narrazione, lo spettacolo teatrale, portato in scena presso il Centro per la Creatività di San Paolo Albanese, in provincia di Potenza, nato grazie al progetto “Visione Urbane” della Regione Basilicata, vuole essere una sfida alle logiche della rappresentazione tradizionale. E allora lo spazio scenico è concepito come un tutt’uno dove gli attori e i musicisti lavorano a stretto contatto con il pubblico. Assenza di palcoscenico, pubblico disposto a semicerchio attorno agli attori e ai musicisti, azioni sceniche eseguite su carrelli mobili, ai lati, due schermi dove vengono proiettate immagini relative a quegli elementi naturali che contraddistinguono l’area dove lo spettacolo debutterà: il letto del fiume Sarmento, sassi, alberi secolari, il massiccio del Pollino, i fiori, le zampogne e la loro musica suonata dal vivo. Musica popolare utilizzata nello spettacolo che è la caratterizzazione antropologica dell’ambiente dove si colloca il teatro. In questo modo si mette in evidenza anche una linea comune tra la stessa area, la Val Sarmento, e la Bulgaria, proprio per la presenza della cultura Balcanica arrivata nell’area grazie alle popolazioni arberesche che dal 1400 animano il territorio con la loro grande cultura. Lo spettacolo, che nasce grazie a un progetto europeo nato in collaborazione con l’Università Popolare del Pollino, vuole inserirsi in un contesto culturale che vede legate la Bulgaria e la Basilicata, Sophia e Matera, candidate a Capitale della cultura europea nel 2019. Nel contempo mira a creare e sviluppare incroci e rapporti culturali tra due aree geografiche europee che hanno caratteristiche antropologiche comuni.
ROMANZO NATURALE tratto dall’opera di Georgi Gospodinov
Adattamento e regia
Ulderico Pesce
con
MATTEO ARMENTANO, ANGELICA CESTARI, NUNZIA CRESCENZO, ILARIA DE FINA, MARIELLA DE FINA,
ROSSELLA DI GIROLAMO, SILVIA FARINA, NICOLA FERRARI, EMANUELA GIASI, ANNA ONORATI,
GIUSEPPE RICCARDI, ANTONELLA SOFIA, MARIANNA TOTARO, DOMENICO PAOLO VELTRI
 

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Uno spettacolo teatrale che racconta la verità di Ulderico Pesce e Ferdinando Imposimato sul Caso Moro. A dare le mosse al testo scritto dagli stessi Pesce e Imposimato, è il libro “Doveva morire”, scritto da quest’ultimo in collaborazione con Sandro Provvisionato. L’opera teatrale, che contiene musiche di Domenico Modugno, andrà in scena questa sera nell’Aula Pacis di Cassino, interpretato da Ulderico Pesce. Non casuale la scelta della data. Proprio il 16 marzo del 1978, infatti, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse. Lo spettacolo parte da un interrogativo, dice l’attore: chi li ha uccisi? “Le recenti scoperte e rivelazioni del giudice Ferdinando Imposimato, titolare del primo processo Moro, finite in un libro pubblicato da Chiarelettere dal titolo, “Doveva morire: chi ha ucciso Aldo Moro”, vanno verso la costruzione di una nuova e chiara verità: Moro doveva morire, ad ucciderlo è stato lo Stato – spiega Ulderico Pesce - . Le rivelazioni del giudice Imposimato rappresentano la base contenutistica del testo che ho scritto dove però, le scoperte del giudice, sono state intrecciate con la vita di Iozzino, Ricci e Zizzi, tre membri della scorta. Raffaele Iozzino è il giovane della scorta che riuscì a sparare due colpi contro i terroristi. Domenico Ricci era l’autista di fiducia di Moro. Francesco Zizzi, poliziotto ma soprattutto grande chitarrista e cantante di piano bar, era al suo primo giorno di lavoro avendo sostituito, proprio quella mattina, la guardia titolare che aveva presentato un certificato medico. Credo che questo lavoro, che si intreccia con le rivelazioni del giudice Imposimato e dell’agente segreto americano Pieczenik contribuisca ad informare sulle ‘colpe’ di Francesco Cossiga e Giulio Andreotti che ‘non hanno voluto salvare Moro”.

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“Storie di scorie: i fatti di Scanzano Jonico” interpretato da Ulderico Pesce, in occasione del 10° anniversario della Rivolta di Scanzano del novembre 2003, il 9 e il 10 marzo viene presentato nei pressi dell’ex Centrale atomica di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, ed esattamente presso il Teatro Brecht di Formia. Lo spettacolo scritto e interpretato da Ulderico Pesce, vincitore di numerosi premi tra i quali il Premio Nazionale Legambiente 2005, Premio Enriquez 2008 e vari altri riconoscimenti, spettacolo che ha superato le 600 repliche complessive in dieci anni, sarà successivamente mostrato, durante l’anno, nei luoghi storici del nucleare italiano: Saluggia (VC), Caorso (PC), Latina, Scanzano Jonico e Rotondella (MT), Pisa, Varese e Bologna.
“Nel racconto scientifico, dettagliato e passionale la poesia non abbandona mai lo spettacolo” così viene definito “Storie di scorie” da Di Giammarco de La Repubblica. Lo spettacolo infatti vuole ricostruire prevalentemente l’avvento dell’industria nucleare italiana, il pericolo che ancora oggi rappresenta e le modalità tecniche del funzionamento di una centrale atomica e lo fa rimanendo un testo altamente poetico.
Il testo racconta la vita Nicola, figlio di un contadino del Metapontino (MT) che ha lavorato come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (MT) dove negli anni ’60 arrivarono 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano, altre riprocessate, altre ancora sono conservate nel deposito nucleare della Casaccia, a 25 chilometri a nord-est di Roma. Nicola, avendo scoperto illeciti da parte dell’Enea è stato licenziato.
Successivamente è partito volontario per la Bosnia dove ha respirato polvere di proiettile all’uranio e si è ammalato. Tornato in Italia ha fatto domanda alle Poste Italiane ed è stato assunto come postino a Saluggia (VC). La piccola casa che ha preso in affitto è sulla Dora Baltea, la finestra si affaccia proprio sul deposito nucleare del luogo.
A novembre del 2003 decide di tornare in Lucania per partecipare alla protesta contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, paese dove è nato e dove suo padre ha un’azienda agricola, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane.

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La combinazione sempre felice tra Sacro e Profano rivive a Senise in un evento diventato ormai un “classico” del Natale: “La Cantata dei pastori” sarà portata in scena dalla SAMS (Società Artistica di Mutuo Soccorso), presso il Teatro parrocchiale Agorà, nei giorni 22, 23, 27 e 29 dicembre e il 3 e 5 gennaio. L’opera fu scritta da Andrea Perrucci, uomo di Chiesa, alla fine del 1600 come opera sacra teatrale in versi e venne rappresentata per la prima volta a Napoli nel 1699; racconta il difficile viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme e le insidie dei diavoli sul loro cammino, i quali, nell’ansia di impedire la nascita del Bambino, escogitano diversi stratagemmi, puntualmente sventati dall’Angelo Gabriele che segue la coppia e la protegge dalle trappole demoniache. L’adattamento dell’opera, a cura di Leonardo Chiorazzi, deriva, oltre che dal testo originale, anche da alcuni rifacimenti successivi di alcuni personaggi dell’opera. Il tutto elaborato con particolari gag che hanno l’intento, da una parte, di mantenere la vivacità comica partenopea e, dall’altra , di adattare l’opera all’ambiente lucano e senisese e di avvicinarla alla mentalità e alle forme culturali del pubblico al quale è destinata. Lo spettacolo, che “entrerà” letteralmente nel pubblico, sarà accompagnato da musiche suonate rigorosamente dal vivo, anche con gli strumenti della tradizione dell’area del Pollino. Forse il segreto del successo e del continuo rinnovamento stilistico e drammaturgico della Cantata dei Pastori- spiega Chiorazzi- sta nel grande fascino che il Natale esercita su tutti noi (credenti e non credenti) e il richiamo universale all’idea di famiglia, di amicizia, di amore e a sentimenti di giustizia, di pace e di condivisione del nostro destino di viandanti della Terra”. Appuntamento, dunque, al Teatro parrocchiale Agorà di Senise, nei giorni 22, 23, 27 e 29 dicembre e il 3 e 5 gennaio.

Info: 3381832013

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Sabato 8 dicembre, presso la “Masseria Pantaleone” di Matera la neo compagnia di Teatro Sperimentale dei “Neurorealisti” ha saputo emozionare il folto pubblico presente con una versione di video-teatro della commedia “Aspettando…godo!” scritta e diretta da Michele Greco e dedicata alla Repubblica Italiana. Presente allo spettacolo anche l’Assessore regionale Rosa Mastrosimone che  ha incoraggiato i giovani attori a proseguire la loro nuova attività teatrale “perché la Città dei Sassi e l’intera Basilicata hanno bisogno di nuovi talenti e della creatività giovanile”. Lo spettacolo è stato rappresentato da Gianpiero Acito, Giuseppe Andrulli, Emanuela Giasi, Stefano Lagatta, Marco Mancino, Sara Nicoletti, Anna Onorati, Lucia Paradiso e Simona Ragnolini. Le scene sono tratte dall’ opera di Tommaso Cascella, studiate da Sara Nicoletti e realizzate da Simona Ragnolini. I testi canori anch’essi scritti da Michele Greco, sono musicati ed interpretati da Gianpiero Acito, altre esecuzioni sono di Stefano Lagatta alla viola, di Lucia Paradiso al piano. Inoltre, alcune delle musiche di base sono state realizzate da Francis Kuipers. Il video, che accompagna il prologo della rappresentazione, è stato realizzato al Parco dei Cimini di Viterbo in occasione dello spettacolo “La Quarta Parete”, con la regia di Michele Greco. L’ufficio stampa, le pubbliche relazioni e l’attività editoriale del gruppo sono state affidate a Rosita Stella Brienza. “Aspettando…godo!”è la storia d’un vecchio che, mentre aspetta il pullman, ricorda la sua vita passata e, con essa, l’amore per una giovane ragazza che paragona (con una magnifica canzone napoletana “Palomba e notte” di Salvatore Di Giacomo) ad una farfalla notturna. Le immagini tornano dal passato e rappresentano sempre il vecchio e lo stato di abbandono in cui la società e l’età lo hanno ridotto. Le canzoni del dramma teatrale danno spazio anche ad un piacevole dialetto materano che si rivolge alla sensibilità degli ascoltatori affinché si sentano un po’ più responsabili di questo dramma umano e sociale. L’ azione scenica si intreccia con una serie di video altamente suggestivi, offrendo così, uno spettacolo di video-teatro capace di regalare un quadro ancora più consono al tema trattato. La stessa compagnia si è arricchita di due musicisti e di tre nuovi attori. Ricordiamo che la compagnia di teatro sperimentale dei “Neurorealisti”è nata come continuità di quella che nel 1968 esordì al Piper di Roma di Giancarlo Bornigia con “La Metamorfosi Formale” e la straordinaria partecipazione del cantautore Lucio Dalla. ”Aspettando ….godo!”, che allude alla grande commedia del drammaturgo irlandese Samuel Beckett “Aspettando Godot”, ha realizzato ricerca sul linguaggio teatrale, di particolare importanza i seminari ed i laboratori svolti dal 2000 al 2005 presso  il Teatro Ateneo dell’ Università La Sapienza di Roma.  E’ doveroso ricordare la sua partecipazione al Festival di Edimburgo del 1988. I Neurorealisti presenteranno, due atti unici, un prologo ed un epilogo, alla Sala Multimediale della Stampa Federale Europea, una ricerca sul teatro contemporaneo con attori materani. Il lavoro è scritto e diretto da Michele Greco e si inserisce come continuità del programma di ricerca sulla terza età della Masseria del Pantaleone col geriatra prof. Salvatore Tardi, col dott. Santino Garofalo direttore medico sanitario, con l’artista Tommaso Cascella, il gallerista romano Pino Purificato, lo psichiatra Alessandro Meluzzi e coll’ingegnere nucleare Maurizio Cumo presidente della SIPS di Roma.

 

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Sabato 24 novembre alle ore 21 Ulderico Pesce presenta lo spettacolo “Asso di monnezza” presso il Cineteatro Iris di Lagonegro.  Lo spettacolo è stato inserito nell’ambito delle manifestazioni per celebrare il trentesimo anno della Fondazione Avis Lagonegro.  In una nota dell’attore  - che con il suo spettacolo apre la manifestazione – si legge “sono particolarmente felice di dare il mio contributo a questa manifestazione poiché sono un donatore. Credo che donare il proprio sangue sia un grande gesto di altruismo. Purtroppo siamo ancora pochi, forse perche erroneamente si crede che donare il proprio sangue possa costituire un pericolo per la propria salute invece questo piccolo gesto consente di rigenerare il sangue e ne aiuta il ricambio. Il sangue negli ospedali non è mai abbastanza e purtroppo non si può riprodurre in laboratorio ecco perché ho deciso di donarlo”. Con “Asso di  monnezza” Pesce torna nella sua terra a parlare di traffici di rifiuti che assillano l’Italia da decenni . Il lavoro, in base ai dati della Magistratura Italiana, racconta ciò che è successo in Lombardia nel Lazio ma anche nella Basilicata afflitta dal problema della bonifica della Val Sarmento, dell’area industriale di Tito Scalo ma anche dello smaltimento dei fanghi petroliferi e della costruzione “problematica” di alcune discariche, come quella di Lauria, oggi sotto inchiesta anche grazie alle denunce di Pesce.
Dopo Lagonegro,  domenica 25 alle 21 pesce mostrerà presso il Teatro Comunale di Castrovillari il suo nuovo lavoro “A come…amianto” che agli inizi del 2013 sarà presentato in Emilia Romagna.

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