Il vuoto che la morte di Pasquale Totaro-Ziella lascia nel mondo della cultura lucana e nella comunità di Senise è palpabile già da qualche anno, da quando i tentacoli di una malattia lunga e disumana lo hanno confinato nel buio dell’oblio e della fuga dal mondo. Un mondo che per il poeta, a cui Senise ha dato i natali 68 anni fa, era sangue, delizia e passione, espressi in maniera magistralmente originale nell’unico linguaggio che la sua espressione conosceva: quello della poesia.
La corposa produzione letteraria di Totaro-Ziella è un immenso reticolo di parole, suoni e versi che ha un unico filo conduttore riconducibile appunto a quel registro lirico che è rintracciabile tanto nel narratore, quanto nel saggista e nel critico d’arte. Egli era soprattutto poeta, e la poesia permea e sostiene tutta la sua attività culturale.
Le pietre del paesaggio di Senise rimangono il nucleo centrale della sua poetica, il mondo che lo ha partorito e lo contiene, il punto di partenza e di arrivo del suo percorso umano e artistico che mai diviene, però, occasione di chiusura in un provincialismo campanilistico, il quale non appartiene all’universalità del sentire dell’uomo Totaro-Ziella. Da “Solamente questo paese”, che è la sua prima raccolta di poesie risalente al 1976, fino a “Paesuomo” del 2007, che invece è una delle ultime, il mondo profondo del suo paese è sempre occasione di riflessione esistenziale, tanto da configurarsi come simbolo della sua poetica che si esprime in due dei suoi tanti neologismi che sono “Spaesamento” (che dà il nome alla raccolta del 1994) e, appunto, “Paesuomo”.
Sono immagini poetiche che richiamano i concetti di incomunicabilità e di sradicamento che sono alla base del suo sentire di uomo e di poeta. La raccolta “A canne a pietre a posti fatati” del 1979 richiama la poetica dell’indistinto, evocativa più che narrativa, in cui il ricordo gioca il ruolo fondamentale della distanza che impreziosisce e universalizza il microcosmo paesano nei tratti essenziali della madre (della quale Pasquale ha voluto portarsi il sigillo utilizzando accanto al cognome paterno, Totaro, anche quello materno, Ziella) che è grembo e rivolta, speranza e rifugio dalla lacerazione del mondo (“Mia madre inserta fichi spaccati alla speranza/di trovarmi una vita perfetta alla sua”Porsia, da Solamente questo paese).
Altro luogo poetico di Pasquale Totaro-Ziella è il dialetto, che in lui non è folklore di maniera ma crogiuolo di vita e di morte, lingua nativa che spesso è intraducibile, come il titolo della sua raccolta del 2008 “Schenfunne ‘i munne” che suona più o meno come “abisso del mondo”, e che per me rimane il suo testamento spirituale. Qui ritorna la figura materna, alta e statuaria, colta nel rossore infuocato del mattino mentre si intreccia i capelli alla senisese con la “gnetta” e attende ignara la triste notizia che il fato riserva a chi vive nell’abisso di questo sud.
La produzione poetica di Totaro-Ziella comprende poi raccolte d’amore tra cui “Corale accorato corale” (1981), “Clena” (1984), il cui nome nasce da quello della moglie Clementina, musa ispiratrice di molte sue composizioni, “E poi esci dalla rosa” (2003) in cui l’amore per la donna diviene sentimento universale che arde “attorno a tutti i fuochi della terra”. Raccolte poi contenute nella silloge “Quasi un madrigale” del 2009.
Notevoli anche le raccolte introspettive e più strettamente esistenziali, come “Autocritica di un uomo” (1993), “Umani paesi di pietra” (2004), “D’amore di morti” (1998), o di impegno civile contro le guerre, come “Ci siamo già stati” del 2002. Altre raccolte sono “Chiamate Giovanni (1998), “Isabella Isabella” (2005) dedicata alla poetessa Isabella Morra, e “Viscigliella” (2008). “Los fueratierra” (1999), infine, raccoglie alcuni suoi componimenti in lingua spagnola.
Pasquale Totaro-Ziella è stato letterato poliedrico e colto la cui produzione spazia dalla lirica, alla narrativa, alla saggistica fino alla critica d’arte.
Originale per la sua profondità evocativa è la produzione narrativa che comprende racconti intensi di ambienti di paese come “La farmacia” (1993), “Angelarosa” (1994), “Gatta Miraska” (1995) scritto in un italiano sporco contaminato dal dialetto senisese, “Facoltà di parola” (1997), “Porco porco” (2002) e due romanzi: la storia di Occhilucente in “Il ragazzo di Luce” (2004) da cui è stato tratto anche un cortometraggio, e “La squadra delle cropani” (2006).
Intensa e ricca di contatti di alto livello artistico è stata poi l’attività di critico d’arte di Totaro-Ziella. Dagli esordi della monografia artistica su “Luca Celano, a “Tagli di tela”, fino a “Tendenze dell’arte lucana contemporanea”. Poderoso il catalogo della mostra itinerante “Apollinia” che vede un suo corposo saggio introduttivo, e la raccolta sugli “Archetipi Leviani” da lui curata. Profondo conoscitore del poeta romantico di Senise Nicola Sole, ne ha curato la monografia “Niccola Sole” e la raccolta “L’arpa lucana”.

Totaro-Ziella si è cimentato anche con piccole composizioni per il teatro, come "Icaro", portatata in scena dai suoi alunni, e "Le macchie del Sole", piccolo testo teatrale sulla vita del poeta Nicola Sole, rimasto incompiuto.


Francesco Addolorato
 

 

0
0
0
s2sdefault

Una stagione teatrale dedicata alla poetessa lucana Angela Ferrara. È iniziata sabato scorso, primo dicembre a Cersosimo, piccolo centro della Val Sarmento in provincia di Potenza, la stagione teatrale dedicata alla sua concittadina e poetessa Angela Ferrara vittima di femminicidio lo scorso 15 settembre. La prima è stata dedicata al  teatro civile del lucano Ulderico Pesce, attore e regista teatrale italiano. “Petrolio” rappresentato nella sala del Castello, l’attore lucano ha narrato la storia di un operaio del centro oli di Viggiano e la perdita di un serbatoio che ha sversato in falda 400 tonnellate di idrocarburi. Un cartellone con una programmazione fitta di eventi. Sabato 29 dicembre l’attrice teatrale lagonegrese, Eva Immediato, con Daniela Ippolito, con “Brigantesse” daranno voce alle storie delle brigantesse ottocentesche del meridione d’Italia, in particolare della Lucania. Il 3 gennaio 2019, “Spazi Violati” del balletto lucano con Loredana Calabrese. Importante l’appuntamento di sabato 5 gennaio con “M’ama o non M’ama” dall’opera della poetessa Angela Ferrara. “Ma se davvero m’ami, non raccogliermi", così scriveva la poetessa uccisa dal marito che voleva lasciare. L’appuntamento aperto a tutte le associazioni culturali del territorio sarà l’occasione per titolare la sala del Castello alla poetessa cersosimese Angela Ferrara. Gli appuntamenti continueranno fino a maggio precisamente al 26 con l’ultima rappresentazione con il “Barone Rampante” di Italo Calvino. Romanzo ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, rappresenta come tema centrale la visione dell'autore, poco incline a giudizi e opinioni ottuse.Durante l’anno saranno organizzati laboratori di recitazione, organetto, danza popolare e zampogna. L’organizzazione degli eventi è stata curata dal Ulderico Pesce. Un appuntamento come un vero sogno realizzato. “A questo sogno hanno partecipato – ha precisato, Armando Antonio Loprete, Sindaco di Cersosimo- poche persone. Ulderico Pesce, Angela Ferrara, il sottoscritto con alcunie altre persone. Nel giro di tre anni siamo riusciti ad arrivare per la prima volta ad una vera stagione teatrale. Una stagione teatrale che nasce dopo l’evento tragico di Angela. Però proprio nel suo nome la stagione teatrale vuole portare avanti la sua idea, appunto, quella della promozione culturale della nostra area e del nostro Comune. Cercheremo di mettere in atto i suoi suggerimenti”.

Un appuntamento di grande valenza culturale con obiettivi importante per la comunità di Cersosimo.“La comunità di Cersosimo sta attraversando – precisa Armando Loprete - una fase estremamente difficile dal punto di vista sociale ed economico; si assiste all' abbandono da parte dei giovani più preparati, alla totale assenza di ricambio generazionale nelle attività tradizionali, con una evidente sfiducia nel progettare il proprio futuro.Angela ci incoraggiava ad avere fiducia nei sogni.Questa stagione teatrale, nel luogo a lei più congeniale che sarà intitolata al suo nome, speriamo di elaborare i nostri progetti futuri legati alla peculiarità di Cersosimo: storia e cultura”. Il nome di Angela Ferrara continuerà ad avere voce probabilmente in altri appuntamenti per il proseguo dell’anno. “Abbiamo già in preparazione – conclude il primo cittadino di Cersosimo, Lo Prete-  il programma "capitale della cultura per un giorno" finanziato dalla fondazione Matera 2019. È previsto per il 21 maggio se la fondazione acconsentirà alla data”. BasilicataNotizie come voce della terra di Lucania, seguirà questi appuntamenti culturali.

Oreste Roberto Lanza

0
0
0
s2sdefault

Domani 5 dicembre, Rino Caputo, professore ordinario di Letteratura Italiana nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa dal 2007, terrà, presso il Liceo Scientifico “P. P. Pasolini” di Potenza, una lectio magistralis dal titolo “Umorismo, comicità e grottesco in Pirandello”. L’appuntamento culturale, è stato organizzato dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli nell’ambito della nona edizione delle “Lezioni del Novecento- ovvero il Furor Sinisgalli per la scuola” per gli istituti superiori lucani. Il professore Caputo, ha pubblicato saggi e volumi su Dante, Petrarca, Manzoni, Pirandello e sulla critica letteraria italiana e nordamericana contemporanea. ÈMembro dell’Arcadia e della Dante Society of America e ha svolto lezioni e seminari, oltre che in vari atenei italiani, nelle principali Università nordamericane e britanniche, dell’Europa occidentale e orientale, oltre che dell’area nordafricana e sudamericana. Dal 2010 è Presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università Italiane e attualmente Presidente del Centro Studi dell’Ars Nova Italiana del Trecento di Certaldo. Nel 2018 ha ricevuto il Premio Internazionale Pirandello dal Sindaco di Agrigento. L’incontro, aperto al pubblico, con gli studenti del Liceo Pasolini, sarà introdotto dal dirigente scolastico Giovanni Latrofa. Inizio alle ore 10,00.

Oreste Roberto Lanza

 

 

0
0
0
s2sdefault

È partita da Potenza, lo scorso 20 novembre, “Basilicata in Marcia per la Cultura”. L’evento, organizzato nell’ambito dell’accordo siglato, lo scorso 7 maggio, dalla Regione Basilicata, coordinatore Tomangelo Cappelli, con l’Unicef, prima firmataria la Presidente, Angela Granata, e altri quaranta partners, ha visto il capoluogo lucano come prima tappa. Il Progetto a sostegno di Matera-Basilicata 2019, è stato redatto dall’architetto Tomangelo Cappelli della Regione Basilicata. “E’ una pianificazione – ha sottolineato Cappelli - diretto principalmente ai giovani e alle scuole, con l’intento di coinvolgere tutte le componenti sociali, che propone un modello di sviluppo etico sostenibile incentrato sul coinvolgimento di tutte le componenti sociali e con la valorizzazione del Patrimonio Culturale, in una visione europeista tesa a rafforzare l’identità europea favorendo processi di unità, coesione e integrazione, per il raggiungimento di una più elevata e diffusa qualità della Vita”. L’ accordo rientra nell’ambito del programma umanitario ‘VVV: Vivere una Vita che Vale’ e si propone di diffondere stili di vita più sani. “Vale la pena precisare almeno due passaggi ulteriori- aggiunge Tomangelo Cappelli – l’accordo rivalorizza il termine cultura, facendolo derivare da due termini latini. E poi, cosa forse più importante, l’occasione per valorizzare tutti i 131 borghi lucani. Infatti ogni Comune sarà nominato simbolicamente capitale per l’eccellenza che propone. In modo tale da creare un mosaico di parole magiche che possano valorizzare il territorio nella sua integrità”.  I primi appuntamenti si sono svolti, nel mese di maggio, con alcune interessanti iniziative come “musei e scuole insieme: i giovani adottano gli adulti” e “viaggio al cuore della vita- Reise zum Herz des Lebens”. Tour di viaggiatori tedeschi in Lucania, tra Rivello, Maratea, Trecchina e Lauria alla scoperta del patrimonio culturale per ritrovare i valori della vita attraverso la valorizzazione delle identità locali e della Lucania. A gennaio 2019, significativo appuntamento. Una grande marcia per la cultura con tutti i 131 Comuni lucani. Si parte da Scanzano Jonico, città simbolo della famosa marcia dei centomila contro il nucleare e dove è stato avviato un laboratorio emozionale in tema con la marcia della cultura. L’evento toccherà un Comune diverso con il passaggio del testimone fino a giungere alla giornata di festa che si terrà a Matera il 21 giugno 2019 con Vox Dei. Il più grande concerto di campanili del mondo. Nella giornata del solstizio d’estate si terrà il concerto di campanili con il coinvolgimento di tutte le associazioni lucane all’estero. All’iniziativa ha dato l’adesione anche il Sacro Convento di San Francesco che nell’occasione farà suonare le campane di Assisi. La giornata si concluderà con una marcia simbolica lungo le vie del centro storico per arrivare fino alla Cattedrale. Settembre 2019 altro appuntamento a Matera con un simposio nazionale clinico sui i temi “il diritto alla salute psico-fisica: infanzia e adolescenza, prevenzione cura” è “il patrimonio culturale fonte di ricchezza etica estetica ed economica per diffondere l’armonia dei comportamenti attraverso l’armonia dell’arte”. Ultimo appuntamento a Potenza il 20 novembre 2019 con un incontro programmatico per parlare di prospettive e nuovi azioni. Intanto oggi la marcia della cultura si è fermata ad Avigliano nominata capitale dei giuristi e dei quadri plastici. Protagonisti assoluti i Giovani la Scuola e il Comune di Avigliano che con canti colori e messaggi hanno regalato molte emozioni.

Oreste Roberto Lanza

 

0
0
0
s2sdefault

“Identità, Genti, Territori e Culture” è il leitmotiv , che ispira il programma delle Mostre ospitate dalla Stagione teatrale 2018-2019, nel foyer del Teatro comunale "M. Troisi" di Casalbuono (Sa). Un percorso esperienziale, che attraverso la pittura, la stampa, la moda e la vignettistica satirica vuole offrire uno spaccato identitario lucano forte, fiero e avvincente come non mai. La Lucania "antica" è un mondo dove è facile incontrare Carlo Levi, nei luoghi e nei volti, che lo scrittore e pittore torinese ha descritto nel Cristo si è fermato ad Eboli e ritratto nei suoi quadri. Sono trascorsi molti anni dalla morte di Levi ma il legame con la terra che lo accolse, confinato politico, resta forte tanto da essere oltremodo maturato e  consolidato. Idealmente uniti con Matera 2019, la piccola mostra “Carlo Levi simboli e suggestioni. Dalla pittura ai partiti politici (1902-1975)”, ospitata nel foyer del Teatro cittadino e organizzata dal Coordinamento Annia con la direzione del responsabile del foyer, vede due carboncini e due tele (olio su) di Carlo Levi, di proprietà della collezione Capaldo di Lagonegro e dieci manifesti poster a stampa a soggetto politico, di proprietà dell'Archivio privato di Francesco Renne di Rivello (Pz), esposti, per la prima volta nel Vallo di Diano.
Le opere di Levi, tutte autografate sono: Nel bosco, olio su tela (92x73), I bisognosi, olio su tela (50x70) dedicato alla FAO, Portella della ginestra (100x70) e Famiglia contadina (50x60), questi ultimi due carboncini.  Tutte e quattro le opere esposte raccontano l’evoluzione anagrafica e biologica dell’uomo, raccontandone al tempo stesso l’inalterata passione per la vita e la non sopita forza. Inoltre, le opere esposte sono state eseguite durante il confino lucano, quando Levi si appassiona a ritrarre l’umanità che lo circonda e a descrivere a colori ciò che pochi anni dopo – in quella stessa Piazza Pitti – scriverà in bianco e nero nel "Cristo si è fermato a Eboli". Unitamente alle opere di Levi sono esposti alcuni manifesti poster a soggetto politico, la cui comunanza con Levi è correlata alla sua attività di uomo politico repubblicano. Simboli e segni partitici di una Repubblica, la cui forza e vitalità è transitata anche attraverso uomini di grande spessore e cultura il cui impegno politico è stato determinato dall’anteporre il proprio interesse a quello della nazione. Pertanto, attraverso i manifesti si potrà rileggere una pagina di storia dell'Italia post bellica e fino alla prima repubblica. La Mostra sarà visitabile nei giorni 2,16, 26 dicembre2018 e 5 gennaio 2019 dalle ore 17:30 alle ore 21:00.
 

0
0
0
s2sdefault


Lo scorso 19 novembre, si è tenuto a Matera, presso l'Auditorium del Conservatorio "R. Gervasio", il convegno sul tema “Le scuole e il futuro aperto”. 
Evento nato da un rapporto di collaborazione tra il MIUR e   la  Fondazione Matera Basilicata 2019,momento significativo voluto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per promuovere e favorire l’eccellenza e il protagonismo delle scuole italiane e degli studenti nel settore dell’innovazione digitale attraverso l’utilizzo consapevole degli strumenti digitali. Si è parlato anche di cultura e di come il significato di questa parola sia cambiato nel tempo anche grazie alle nuove tecnologie. Il digitale ha sconfitto l’idea che la cultura riguardi solo il passato e che sia una cosa per pochi, per professionisti.
L'Inno di Mameli, suonato dagli studenti del conservatorio “R. La Canfora” e dagli studenti del Liceo Musicale “Stigliani” di Matera ” e L’Inno Europeo suonato  dal quintetto orchestra di archi del Liceo Musicale “Gropius” di Potenza, hanno aperto la giornata durante la quale sono stati presentati diversi progetti con i quali è stato valorizzato il Mezzogiorno a partire dalla Basilicata, il filo rosso che ha legato le diverse sessioni è stato l’importanza del ruolo delle nuove tecnologie nell’insegnamento e nella valorizzazione del patrimonio culturale.

Il primo a prendere la parola è stato il sindaco della città di Matera, Raffaello De Ruggieri, seguito da Roberto Cifarelli, assessore alla cultura della regione Basilicata partner di queste iniziative e di questo progetto che guarda al futuro e unisce l'intera regione. Tanti e importanti gli interventi a partire da quello della rettrice dell'Università della Basilicata, Aurelia Sole, del presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, Salvatore Adduce, di Paolo Verri, organizzatore culturale esperto di sviluppo urbano, Rossella Tarantino, manager sviluppo e networking della Fondazione Matera-Basilicata 2019 e dello scrittore, ricercatore, giornalista, Stefano Laffi. Quest'ultimo ha invitato i ragazzi a utilizzare le tecnologie come un'opportunità per rendere la didattica più attiva, motivante e coinvolgente. Ha concluso la prima parte della giornata Emmanuele Curti archeologo e manager culturale impegnato nel percorso Matera 2019.
Nella seconda parte della giornata è stata presentata anche una nuova piattaforma, uno spazio in cui si potranno seguire attivamente i progetti di Matera 2019, l'organizzazione di viaggi di studio nella Capitale della cultura e un blog attraverso il quale i ragazzi potranno raccontare le loro esperienze di viaggio a Matera. Inoltre sono stati presentati anche itinerari culturali pensati dalle scuole lucane in gemellaggio con una scuola siciliana ed una scuola emiliana-romagnola, esempio di come la scuola deve incoraggiare l’incontro e lo scambio di cultura e tradizioni. Sono state premiate le sei scuole finaliste che hanno partecipato al concorso di idee "Premio Scuola Digitale". I ragazzi con una modalità di pitching, in soli tre minuti, hanno dovuto convincere la giuria sul valore del proprio progetto. L’ISIS “L.Sinisgalli” di Senise è arrivato tra le scuole finaliste nella fase regionale con  un progetto che ha fatto sintesi delle attività svolte nell’anno scolastico 2017/2018 (Olimpiadi della grammatica web, elaborazione di un fumetto digitale e un corso di grafica e web design mediante Photoshop).

La scuola è stata premiata con un assegno pari ad €800 che serviranno per implementare l’acquisto e l’utilizzo di strumenti tecnologici e per la realizzazione di ambienti digitali.  Le conclusioni della giornata sono state affidate al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, che ha premiato le scuole finaliste e gli studenti coinvolti in queste attività che hanno dimostrato di amare il proprio territorio e di volerne essere promotori sviluppando l’identità e il senso di appartenenza. La partecipazione a questo evento è stata significativa per gli studenti, vissuta come momento di confronto, ricerca e scoperta del mondo digitale e di come l’utilizzo mirato degli strumenti digitali possa favorire un nuovo processo metodologico nella didattica ed un potenziamento del sapere e dei valori culturali.

Alunni dell’ISIS “L.Sinisgalli”
 

0
0
0
s2sdefault

 


Sarà inaugurata venerdì 7 dicembre alle ore 18.00 presso al Palazzo della Cultura e della Legalità “Falcone e Borsellino” - Complesso Monumentale “San Francesco” di Senise (PZ) l’esposizione “Angeli in mostra”. La mostra, promossa dal Comune di Senise ed organizzata dall’Associazione culturale Giovane Europa, esporrà opere dalla Collezione Gianni Brandozzi.
La mostra che sarà allestita negli ambienti del suggestivo Complesso Monumentale “San Francesco”, presenterà al pubblico oltre 100 sculture di antichi angeli della tradizione popolare italiana, putti alati dal XV al XIX secolo, destinati in origine ad ornare e impreziosire chiese e dimore private. In particolare si segnala un’opera dello scultore Lazzaro Giosafatti (allievo del Bernini), artista di raffinata arte scultorea. Un percorso cronologico che parte quindi da lontano, con inizio nel Medioevo fino alla rappresentazione Neoclassica dell’Ottocento.
La mostra si propone come attività volta innanzitutto a favorire in modo inedito e accattivante la conoscenza e quindi la valorizzazione del ricco Patrimonio artistico del territorio, ancora per molti versi poco conosciuto sia alle comunità del luogo come anche ai turisti. L’esposizione sarà inoltre un’occasione per ammirare preziosi tesori d’arte e, attraverso questi, immergersi nella calda atmosfera del Santo Natale.
La mostra sarà visitabile dall’8 dicembre al 6 gennaio 2019. Inaugurazione venerdì 7 dicembre ore 18.00. Ingresso libero. Orari di apertura: alle 10.00 alle 12.00, dalle 17:00 alle 19:00.
 

0
0
0
s2sdefault

Dare libera espressione ai talenti degli studenti significa anche ascoltare cosa hanno da dire a proposito della scuola che frequentano e come sentono il rapporto che ad essa li lega, oltre la quotidianità dello studio programmato e oltre gli stereotipi che gli alunni si sentono appiccicati addosso da un rapporto con i docenti non sempre del tutto sincero.
Nell’ambito della manifestazione “Concertiamo i talenti”, tenutasi presso l’ISIS ‘L. Sinisgalli’ di Senise, fra le tante attività presentate dagli studenti dell’istituto senisese, è stata presentata anche una singolare attività degli studenti della quarta del Liceo Scientifico di Lagonegro, accompagnati dal docente Gerardo Melchionda. Una lettera aperta, sia perché pubblica sia perché del tutto spontanea, che gli stessi hanno indirizzato a tutti i docenti. Di seguito ne pubblichiamo il testo integrale.


Lagonegro, novembre 2018

Cari proff. abbiamo deciso di scrivervi una lettera, si proprio una lettera, quel mezzo che voi apprezzate tanto, capace di trasmettere emozioni e sensazioni, caro a molti della vostra generazione ma ormai poco usato, anche da voi. Avremmo potuto inviarvi un messaggio, scrivervi su facebook o su whatsapp ma voi ci dite spesso che non avete tanta dimestichezza con la comunicazione nel “social network” e noi desideriamo tanto confrontarci con voi, raggiungere i vostri cuori.
Senza di voi non saremmo niente. Senza tutti gli altri non saremmo niente. Non possiamo vivere da soli, non dobbiamo vivere da soli.  Siamo ragazze e ragazzi con un grande desiderio: sognare. Tutte le mattine che ci svegliamo e auguriamo a noi e al mondo una buona vita lo facciamo con i nostri pensieri. Ultimamente, però, l'idea di rivolgere auguri di buona vita innocui, formali, o imposti dalla consuetudine del calendario, non ci piace più; da oggi in poi respingeremo gli auguri convenzionali, quelli che per intenderci ci scambiamo in tante occasioni, senza amore, senza pensarci.
Frequentiamo la scuola perché desideriamo crescere, ma vorremmo crescere non inseguendo una vita egoista, assurda; vorremmo che dentro di noi maturasse il desiderio di donare, di avere coraggio, di gustare il silenzio.
Cari proff. come vorremmo che voi ci assegnaste un compito al giorno: “costruire le premesse affinché la scuola e la comunità diano ospitalità a uno sfrattato, a un migrante, a un povero di passaggio”.
Saremmo felici se ci insegnaste a diventare uomini e donne capaci di lottare il familismo che ci fa vivere schiavi della carriera, capaci di pensare solo a sorpassare gli altri. Gradiremmo che voi ci rimproveraste non solo quando sbagliamo un compito o quando ci muoviamo nei banchi, dopo tre ore in cui siamo rimasti seduti su sedie scomode e vecchie; gradiremmo che ci richiamaste quando ci abbandoniamo, ci omologhiamo e facciamo le cose solo perché le fanno gli altri; quando sprechiamo il tempo o quando diventiamo prepotenti e arroganti, quando assumiamo atteggiamenti autoritari con i deboli, quando ci trasformiamo in sudditi con i potenti. Vorremmo che ci apriste gli occhi quando si chiudono, quando diventano incapaci di vedere le ingiustizie. Davanti ai nostri e vostri occhi, proff., centinaia di donne e uomini muoiono di fame tutti i giorni, mentre poche decine di uomini guadagnano tesori pari a patrimoni di interi stati. Povera gente viene sfrattata mentre vi sono persone che hanno quattro o cinque case. Si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della sete e della fame. Gradiremmo che voi ci informaste quando si causano danni all’ambiente naturale e ci indicaste una via per ribellarci insieme.
Cari proff, dov’è la scuola e dove siamo tutti noi mentre i potenti della Terra tramano nell’oscurità e i nostri paesi dormono nell’indifferenza? Se vogliamo vivere degnamente la nostra vita dobbiamo innanzitutto amarci e dobbiamo immedesimarci nel dramma degli ultimi. Cari proff. per sentirci sollevati non bastano le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente, non basta distribuire il superfluo occorre donare parte di noi e in certi casi l’intero noi. Come apprezzeremmo una vostra lezione che ci educasse alla disobbedienza critica, a non farci solo i fatti nostri o avere attenzione solo per i nostri problemi; noi vogliamo interessarci dei fatti degli altri, interessarci dei problemi degli altri e essere pronti ad aiutare il prossimo. Come vorremmo scendere in piazza, insieme a tutti voi, contro le mafie, contro la corruzione, contro le guerre, contro i poteri forti; vorremmo farlo per poter credere ancora che la scuola non ha paura, che la scuola sta in prima fila per la lotta alla giustizia e per la libertà.  Come vorremmo, cari proff, qualche volta abbracciarvi, dirvi che vi vogliamo bene. Come vorremmo qualche volta poter piangere insieme a voi e come saremmo felici di condividere dei sorrisi. Questo mondo ha bisogno di parole dolci, ha bisogno di più “cuore”. Come saremmo felici se sapessimo di essere pensati, ogni tanto. Sappiamo che nei consigli di classe i docenti non hanno più tempo di pensare agli studenti, forse, un giorno, non avranno più tempo nemmeno di farli i consigli, vi sono sempre tanti problemi che vengono prima degli studenti. Vorremmo tanto che cambiaste il giudizio su di noi. Non siamo strani, non siamo ragazzi e ragazze che vivono solo con i cellulari, che non si preoccupano delle questioni sociali. Se continuate a credere che noi siamo tutti così, significa che ci scaricate, ci state scambiando per extraterrestri; ci state dicendo che non siamo vostri figli. La verità, cari proff., è che a voi fa piacere giudicarci superficiali, vuoti perché state cercando un alibi per disimpegnarvi, per scaricarci. Cari proff. noi di voi ci siamo fidati quando abbiamo iniziato la nostra carriera scolastica. Voi di noi avete avuto e continuate ad avere paura e continuate a tenerci a distanza.
Crescendo stiamo imparando che la vita non è un’equazione semplice. Che ci sono cose che non dovrebbero succedere, ma accadono. Che c’è chi fa del male gratuitamente, c’è chi non sa gestire un’emozione e arriva ad uccidere per questo. Che al mondo c’è chi usa il proprio potere per schiacciare gli altri, ricattarli, abusarne. Che al mondo c’è molta ingiustizia, a volte determinata proprio da quelli che dovrebbero difendere i diritti, non aggredirli. Che spesso le persone non rispettano le regole. Stiamo imparando che a volte anche una regola va valutata con spirito critico, perché in certi casi rispettare un ordine può essere pericoloso.
Se facendo la storia e le guerre mondiali, ci aveste detto che se un po’ di quei militari non avessero eseguito gli ordini, se si fossero rifiutati di schiavizzare e far morire le persone nelle camere a gas, forse la storia avrebbe preso una piega diversa. Se ci faceste capire che la finanza non può dirigere il mondo forse capiremmo che quando c’è la miseria e la guerra, si perde il lume della ragione.
Se venisse in classe il Dirigente e ci obbligasse a non poter più giocare né parlare con i compagni di altre religioni o nazionalità, voi la trovereste una regola giusta? La seguireste? Se da domani vietassero alle persone di colore di salire sugli autobus della città, voi lo trovereste giusto? Accettereste questa regola?
Vi stiamo raccontando quello che è successo davvero in Sudafrica, non molto tempo fa e che sta avvenendo oggi, vicino a noi o fra di noi. Noi vorremmo crescere con la speranza di sentire che quelle regole sono ingiuste, e se dovessero imporcele, crescere con il coraggio di rifiutare di rispettarle. Praticare la disobbedienza civile, a volte, è necessario.
Così come è necessario nella vita ragionare con la propria testa, non avere paura di pensarla diversamente dal gruppo. Di fronte alle ingiustizie che incontriamo nella vita, noi vorremmo che voi ci insegnaste ad essere impavidi: a non aver paura di denunciare un corrotto, anche se questo magari può costare il posto di lavoro; a non aver paura di difendere per strada una ragazza, se vediamo che il suo fidanzato la sta strattonando per un braccio; a non aver timore di aiutare il ragazzo della mia scuola deriso dai bulli, anche se questo potrebbe metterci in difficoltà.
Auguriamo alle donne e agli uomini di fare sempre scelte di vita che cerchino di rispettare le persone, i diritti e l’ambiente in cui viviamo, di continuare a credere e a lottare perché il mondo sia più giusto, e di vivere in un mondo di giustizia e di pace senza credere che sia una utopia irrealizzabile.
 

0
0
0
s2sdefault

Venerdi 23 e sabato 24 novembre, a Matera, Congresso Regionale Simi, la Società Italiana di Medicina Interna, che, per la sezione pugliese e lucana vede come presidente Fernando Sogari, direttore S.C. Medicina Interna presso l’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto. Ad affiancarlo, come referente scientifico del Congresso, c’è Salvatore Tardi, direttore U.O.C. Geriatria presso l’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera. Importante appuntamento di confronto, aggiornamento e formazione, articolato in cinque sessioni di lavoro, rivolto a medici chirurghi e infermieri, ma anche al mondo della società civile, per discutere di “Cronicità e multi-morbidità: la Medicina Interna tra governo clinico e qualità delle cure”. In programma ben 45 interventi, tra moderatori e relatori pugliesi e lucani, per parlare della comunicazione medico – paziente e dell’utilizzo della telemedicina in medicina interna, di epatologia, di patologie cardiovascolari, di gestione del diabete e di pneumologia.
Il Congresso Simi 2018, avrà anche una valenza culturale. Durante i lavori, infatti, sarà anche presentato il volume realizzato dagli studiosi Sergio Natale Maglio e Domenico Caragnano, dal titolo “La cultura dell’anima nelle grotte e nelle gravine”, che la Società Italiana di Medicina Interna ha voluto patrocinare nell’ambito delle iniziative promosse per Matera Capitale della Cultura 2019. Di qui, anche la scelta di portare il congresso nel capoluogo lucano.
Si comincia venerdì 23 novembre, presso il Palace Hotel di Matera dalle ore 8,30 sino alle 18,30 con la lectio magistralis extracongressuale del prof. G. Gasbarrini di Roma su “Le malattie nell’arte: un esercizio di semeiotica culturale”. Sabato 24 inizio alle ore 9.00 con i lavori che proseguiranno sino alle 14.30 quando saranno premiati alcuni Giovani Internisti Simi (GIS). Nel pomeriggio un corso GIS, improntato sulle insufficienze respiratorie in Medicina Interna. Scopo è quello di approfondire i quadri clinici respiratori, elettroliti e ionici con cui i pazienti si presentano presso le UO, nonché fornire indicazioni chiare, sia teoriche che pratiche, per affrontare al meglio tali patologie.
“Nel paziente ricoverato nei reparti di Medicina Interna – ha sottolineato il dottore Fernando Sogari, direttore S.C. Medicina Interna presso l’ospedale SS. Annunziata di Taranto - è frequente il riscontro di alterazioni respiratorie. L’approfondimento delle conoscenze di fisiopatogenesi di patologie respiratorie e cardiovascolari ha mostrato come la comparsa di acutiae cardiache comportino sempre un peggioramento del quadro respiratorio. L’avanzamento della tecnica ha permesso l’accesso a macchine di ventilazione non invasiva da parte di un sempre maggior numero di medici. Questo cambiamento di mentalità ha permesso un netto miglioramento della prognosi delle patologie cardio-respiratorie in quadri clinici di particolare severità che, sino a pochi anni fa, apparivano irrisolvibili”.


Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

0
0
0
s2sdefault