Il dialetto ha un cuore antico. È una raccolta di voci che nella vita quotidiana colpiscono, attraggono soprattutto di quel luogo dove si vive. Sono parole Di Tina Poliscano, autrice del libro “Maratea, detti, proverbi e modi di dire” di Zaccara Editore. L’autrice, nata in provincia di Salerno, precisamente a Campagna, residente da anni a Maratea, laureata in Pedagogia presso l’Università di Salerno, insegnante di materie letterarie in vari istituti di istruzione superiore della Lucania,ha realizzato un lavoro impegnativo, cercando di raccogliere le voci espressamente più genuine, singolari e colorite nella forma e nel significato. Ben sette capitoli,distribuite in oltre duecento pagine, accompagnate da bellissime foto. Vi sono reminiscenze testimoniali di persone nate e vissute sul posto, al tempo stesso spettatori –attori e narratori di una collettività per molti aspetti singolare per usi, costumi, mestieri, cerimonie e credenze. Ma soprattutto c’è la voce e il respiro del dialetto di questa comunità. Un dialetto ancora preservato nei canti popolari, nelle preghiere, nelle filastrocche nelle ninne nanne. Un libro per salvare l’essenziale di una identità lucana importante, che non deve morire sotto il colpo di una quotidianità lontana dall’ essenzialità della vita. Un libro semplice, accurato, dove l’autrice ha posto il suo interesse verso il lessico, i proverbi, i detti e i modi di dire in generale verso la cultura popolare di questo lembo di terra lucana. L’inchiostro gli è servito molto per affrettarsi a recuperare il vernacolo locale in continua via di erosione dalla lingua italiana che nel tempo, almeno dagli settanta, entrando in tutti i settori della società sta cancellando gli idiomi locali preesistenti, resi vulnerabili anche per l’abbandono della campagna, la migrazione interna e soprattutto dai mezzi tecnologici in continuo aggiornamento.Di questo vocabolario sono stati gli anziani la vera fonte dove riscoprire e riascoltare i suoni di una volta. È lì che prevalentemente, Tina Poliscano, si è abbeverata interrogandoli per salvare una ricchezza culturale necessariamente da trasmettere alle nuove generazioni. Un lavoro meritorio di attenzione perché frutto di un interesse e di una passione forte per questo luogo, vera perla del Tirreno. Insomma c’è ancora molto da fare, da approfondire sul dialetto di questo luogo. Ma come si dice a Maratea: Ngè l’erva ancora pi li pecuri! C’è ancora l’erba per le pecore. È come dire che c’è ancora da fare la parte più gravosa di un lavoro: quello di trasferire tutto alle nuove generazioni.

Oreste Roberto Lanza


0
0
0
s2sdefault