“Vi era nel mondo antico una tale meraviglia”. Iniziano così i sette meravigliosi racconti della giovane scrittrice Angela Ferrara, 31enne di Cersosimo, piccolo paese in provincia di Potenza, vittima di femminicidio il quindici settembre scorso, per mano dell’ex marito. È vero, nel nostro mondo vi era una tale meraviglia, che occhi bruti e disattenti hanno portato alla morte. Il nostro tempo, oscuro, fatto di oblii, di dimenticanze, di parole senza senso, di vanità oltre la soglia del limite e di noncuranze verso le cose importanti ed essenziali, hanno distrutto un piccolo tesoro, un respiro sensibile di bellezza. Tante volte una scrittrice in poche pagine può raccontare tutto, può far sentire una voce vera, un cuore che batte, una passione bella e invitante, ma nessun riesce a capirne i contorni o avvertire la celestiale presenza. Nella nostra piena distrazione verso l’appariscenza del momento, verso il luccicare di cose inutili, la luminosità di un pensiero non ci intimorisce e non ci permette di comprendere il privilegio ottenuto, perché, intenti come pagani a festeggiare il vitello d’oro, abbandoniamo a sé stesso chi invece tramite la fede è stato incaricato di farci conoscere i veri comandamenti della vita. Leggendo il pamphlet di Angela Ferrara, purtroppo ho avvertito in vari spazi dei suoi racconti tante diversi tipi di sensazioni. Dall’emozione, la commozione, la stessa meraviglia, lo stupore, la sorpresa e il turbamento. E’ riuscita tramite semplici e antichi racconti a parlare con ognuno di noi, ammesso che tutti abbiano letto le sue 110 pagine e non comprato il libro soltanto per la solita sciocca apparenza di circostanza. Il libro appare come una voce solista che racconta con una serena melodia il principale brano del nostro tempo: checi sia pace e si possa raccontare della bellezza vera e piena. Per dirla come una bimba iraniana, nel secondo racconto, “I giardini pensili di Babilonia”: in me vive una forte speranza, che in questa terra prima o poi, al posto delle bombe possano tornare ad esplodere le rose. Leggendo hai la sensazione di essere accompagnato dall’autrice in questo piccolo, breve viaggio dedicato innanzitutto al piccolo lettore con lo scopo di parlare dei problemi di oggi in modo che non sia per lui traumatico, ma quanto mai meraviglioso. Nel racconto “il tempio di Artemide a Efeso”, si sente ancora più forte la voce di Angela Ferrara quando racconta del filosofo Eraclito in viaggio per arrivare al tempio della dea della fertilità Artemide. “Rinunciò agli agi, cui la famiglia lo aveva abituato, e all’eredità che gli spettava di diritto e scelse una vita da eremita, lontano da tutti gli altri uomini definiti miserabili folli”. Legarsi alle cose essenziali della vita e non essere turbati dalla quantità o dai numeri. L’ultimo racconto possiede tutti i fondamentali per poter affrontare la vita con coraggio, consapevolezza e tanta saggezza. Quei valori che nonno Atan dona al giovane Ibrahim. “Tu non puoi fermarti solo all’apparenza; con lo sguardo devi necessariamente andare oltre …”. Angela Ferrara era troppo avanti, oltre il quotidiano, oltre tutto e tutti. Il tempo, questo nostro infimo tempo, l’ha voluto ricacciare tra gli inferi, non conoscendo il valore di questa semplice donna e madre dove il suo libro sarà sempre una finestra illuminata anche nelle notti buie del nostro vivere come peregrini. Il mio turbamento è quello di non essere arrivato in tempo per stringerle la mano, di annotare un suo pensiero, di ascoltarne un suo intervento. Resta a noi tutti la testimonianza del suo scritto che non deve andare dimenticato o perso ma lasciato nelle mani del nostro prossimo più vicino.

Oreste Roberto Lanza

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

 

Ci siamo dati appuntamento nella nostra redazione, in un tiepido pomeriggio di ottobre. Salvatore arriva, abbastanza accaldato, dopo una lunga camminata. Ci accomodiamo su due comode poltrone, ed iniziamo a chiacchierare su questa sua pubblicazione. Avremmo voluto farlo di sera, in un ambiente a… “Luce Fioca”, ma va bene anche così (scherzo ovviamente). Cinque storie cupe, angoscianti, macabre, ambientate per lo più nelle strade del centro storico. Il libro è stato patrocinato dall'associazione socio assistenziale e culturale "La Rete Onlus", con un ringraziamento particolare a sua madre Pina, il cui sostegno ha reso possibile la pubblicazione dell'opera, insieme alla zia Angela, che ha svolto il prezioso lavoro di correzione delle bozze. «Questa pubblicazione è nata in un periodo posteriore a quella in cui ho scritto i racconti, - ci spiega Salvatore - in quanto i racconti che sono contenuti nel libro, nascono slegati inizialmente, poi ho notato un filo conduttore che legava tutta questa produzione di racconti brevi ed ho deciso che sarebbe stato bello fare qualcosa di più organico, in un antologia in cui sono racchiusi questi racconti».

“A Luce Fioca”, come mai questo titolo cosi imbevuto?

«E’ semplicemente un consiglio ai lettori di leggere questi racconti in ambienti poco illuminati, a luce  fioca appunto, perchè rendono di più il genere horror, thriller, che non sono molto idilliaci».

Sono alcuni racconti  tutti a sfondo horror. Da dove nasce questa tua passione?

«Penso che sia nata con me, fin da bambino mastico l’horror, sia di letteratura che di cinema. Ricordo per esempio con piacere un episodio a scuola, dove la maestra a fine anno scolastico ci faceva scegliere o il libro delle vacanze, oppure un libro da leggere a nostra scelta. Io, ovviamente, vedendo il libro delle vacanze abbastanza schematico, sceglievo altro. Comprai così il mio primo libro di horror per ragazzi. Avevo all'incirca sette anni. Penso che sia insita nel mio mondo interiore».

Ci hai raccontato anche di un regalo da parte di tua madre.

«Si è vero, a undici anni mi regalò uno dei film da me preferiti, “Psycho”, perchè avevo ottenuto ottimi risultati a scuola. E’ un aneddoto che fa capire come un genitore può essere anche preoccupato da certe tendenze del figlio, però in un certo senso l’ho visto come un incoraggiamento a proseguire su questa strada  a livello letterario. Penso che mi abbia aiutato molto anche l’incoraggiamento di mia madre, della mia famiglia».

Dove si può acquistare il tuo libro?

«Si trova innanzitutto su lulu.com, il sito che ha gestito la pubblicazione. Poi tra qualche settimana è possibile acquistarlo anche su Amazon e altri canali web. Oppure da me direttamente».

Claudio Sole

0
0
0
s2sdefault


Alla domanda cosa sono i dialetti, potremmo rispondere: un grande patrimonio della nostra cultura italiana. Alcuni anni fa l’agenzia culturale dell’Onu nel mondo, attraverso una propria ricerca, denunciava in pericolo di estinzione circa seimila lingue locali. Girando tra i paesi del Sud, in particolare nella nostra meravigliosa terra di Lucania, capita sovente di cogliere frammenti di conversazioni anche tra premurose mamme intente ad insegnare, ai figli piccoli, la lingua italiana, molte volte in un italiano corretto, altre volte in una lingua che è la traduzione letterale dal dialetto all'italiano. Il dialetto è il prodotto dell'incontro, nell'Italia meridionale, in particolare in Lucania, di diverse civiltà e costituisce un cospicuo patrimonio di conoscenza che ha affascinato grandi studiosi, anche stranieri. Di tutto ciò n’è pienamente convinto lo scrittore lucano Rocco Manzella di Pietragalla in provincia di Potenza. Nel suo “Vocabolario del dialetto pietragallese” edito da Pisani Teodosio Edizioni, le 307 pagine, costituiscono un vero archivio di civiltà, di storia locale, di tempi che non posso essere dimenticati, vissute tra la propria gente, in età adolescenziale, all’interno di una affascinante e produttiva comunità quale appunto la città di Pietragalla. Dopo 36 anni vissuti fuori dalla Lucania, lontana da Pietragalla, per ragioni di lavoro, il ritorno ha destato nel proprio animo l’esigenza di raccogliere e catalogare parole, termini e significati di una volta che secondo l’autore pietragallese stanno pian piano scomparendo quasi a rinnegare sé stessi e il proprio passato, i propri avi. E allora perché perdere, anzi disconoscere il dialetto che è il collante di una comunità? Si chiede insistentemente l’autore lucano che con un impegno alacre supportato dalla prof.ssa Patrizia Del Puente, titolare della cattedra di Glottologia e Linguistica dell’Università degli Studi della Basilicata, da due ricercatori, il dott. Francesco Villone, e il dott. Potito Paccione, ha dato alle stampe un lavoro come dice nella prefazione: “con la sola pretesa di lasciare al mio paese un segno del mio affetto”. Un lavoro con l’obiettivo di scavare nella memoria attraverso quelle parole dimenticate che riescono a legare un ricordo di vita attraverso un’immagine di un congiunto, di amico, di una particolare situazione adolescenziale di cui non abbiamo più memoria. Un libro ben fatto perché ricordare per non dimenticare è la vera forza concessa alla nostra identità per non morire. Se oggi il presente si vive con fastidio, come malessere, con attimi costanti di preoccupazione come dice Rocco Manzella: “rimane il passato. I ricordi si tingono quasi di rosa e ci si rifugia in essi trovando lenimento alle difficoltà presenti”. Pagine scritte come un invito dell’autore ai genitori e ai nonni a parlare in dialetto con i figli perché riesce a rendere più vivo il nostro sentire comune, il nostro vivere quotidiano.
Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

Alla fine della lettura una naturale esclamazione: ben fatto. Novanta pagine per spiegare, formulare osservazioni, palesare indicazioni precise su un tema rilevante nella nostra quotidianità qual è la violenza nel suo genere, in particolare la violenza sulla donna. Il libro della Castelluccese, Luciana Maiolino, “Non voglio Morire”, edito da Luigi Pellegrini editore,lascia un segno netto su un tema che all’interno della nostra quotidianità è diventato, non solo rilevante, ma anche spinoso. La violenza nel suo genere e quella sulle donne, l’autrice l’affronta con la concretezza di una donna che vuole andare oltre i soliti piagnistei o ricordi di facciata o addirittura le pregiudiziali contestazioni di classe. All’interno di questo pamphlet ci sono raccolte normative,leggi, norme da ricordare e da richiamare ogni qualvolta ci si trova nel bel mezzo di un evento criminoso come appunto una violenza o una restrizione alle libertà fondamentale della persona. Ha ragione l’autrice, quando si sofferma nel dire che “l’argomento della “violenza di genere” non è molto conosciuto e tante volte viene identificato con il “femminicidio”. È difficile far capire che l’uccisione di una donna è solo l’ultimo istante di tante e infinite violenze perpetrate in precedenza. Le pagine sono pienedi riscontri normativi ma anche di due ben sintetici racconti veritieri attribuendo alle donne protagoniste nomi di circostanza. C’è la menzione al decreto legge del 2013 del 14 agosto, c’è il pilastro fondamentale qual è la legge del 1996 numero 66 che trasforma il reato di violenza sessuale, da reato contro la morale ed il buoncostume, a reato contro la persona. Momento storico, in quanto il gesto criminoso viene riconosciuto come un’offesa alla persona anziché alla morale pubblica. Non si parla più di semplice reato ma di delitti che portano a pene più severe. Sono pagine diverse dal solito che hanno occhi diversi per vedere e affrontare la questione da un’angolazione probabilmente giusta e veritiera. Il femminicidio, l’ultimo istante di vita di una donna è la sommatoria di tante vessazioni nate in precedenza e che moltevolte non vengono osservate,ascoltate e gridate al momento opportuno. Ecco perché finalmente dopo anni, si arriva all’approvazione della legge del 23 aprile 2009 la numero 38, dove per la prima volta si parla di stalking a cui fa seguito la legge numero 119 del 15 ottobre 2013 che inserisce, nel codice penale, nella sezione delitti, l’art 612bis, atti persecutori. Una voce netta e chiara in mezzo a fiumi di contraddizioni e momenti di confusione che alla fine probabilmente hanno solo prodotto una legislazione poco applicabile. L’autrice si sforza di definire meglio la figura dello stalking, di chiarire la violenza psicologica, il bullismo e quello più tecnologico del cyber bullismo. Ma dove l’autrice costringe il lettore alla massima attenzione e quando si sofferma nel dire che in tutto questo marasma di violenza a farne le spese nella maggior parte dei casi sono i bambini che tante volte assistono alle violenze tra i genitori e in alcuni casi anche alla parte finale, quella della morte di entrambi. “Non voglio morire” è un libro per affrontare, combattere e debellare il muro della violenza soprattutto quella silenziosa che si consuma da sempre in primis tra le muradomestiche, poi nelle scuole e per dirla tutta anche nel mondo del lavoro. E’una testimonianza concreta dove Luciana Maiolino vuole urlare per non morire e per continuare a sorridere alla vita che continua essere un valore prezioso.

Oreste Roberto Lanza

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

Il libro porta il titolo “Non Voglio Morire”. Sarà presentato sabato 29 settembre prossimo nella sala consiliare del Comune della sua Castelluccio Inferiore. Il saggio di Luciana Maiolino illustra il fenomeno della violenza di genere nel mondo e in Italia.Tenta di spiegare come riconoscere i primi campanelli di allarme quando si incontra un uomo violento e quali siano i pericoli che si insidiano nei social-network. È un racconto due storie vere di donne che sono riuscite a riprendere in mano la propria vita fidandosi delle Istituzioni. L’autrice, lucana nata a Castelluccio Inferiore, assistente capo Coordinatore capo della Polizia, attualmente presso la squadra anticrimine dove si occupa di minore, fornisce al lettore tutte le indicazioni normative necessarie per affrontare tematiche importanti quanto complesse. Un lavoro puntiglioso dove il desiderio dell’autrice pare essere quello avere tutti gli strumenti idonee per essere pronti ad affrontarli. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Castelluccio Francesco Paolo Campanella, interverranno l’avvocato Pilerio Bruni, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Cosenza e Presidente del Comitato di Controllo della Camera Minorile “Giuseppe Mazzotta” e psicologa Pierina Caputo. La moderazione dell’incontro è stata affidata a Cinzia Falcone Presidente dell’anime un’associazione di Cosenza. Inizio ore 18,00.

Oreste Roberto Lanza

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault



“Per conoscere le correnti del fiume, chi vuole la verità deve entrare nell’acqua”. Per conoscere le correnti del fiume in un mondo sempre più complesso come il nostro, devi scendere nell’acqua, devi immergerti, anziché limitarti a cavalcarne i flutti e a intuire i venti. È la sintesi precisa del libro del giornalista Marcello Foa, prossimo Presidente Rai, “Gli Stregoni della notizia. Come si fabbrica l’informazione al servizio dei governi”, edizioni Angelo Guerini e Associati S.r.l., seconda edizione luglio 2018. È un libro per tutti, soprattutto per coloro che avvertono da subito che la notizia appare manipolata e fatta in modo tale che il semplice cittadino faccia quello richiesto senza alzare il muro minimo di senso critico. Senza chiedersi se la notizia sia vera o falsa oppure quale vero obiettivo vuole raggiungere. Il vero e principale problema di tutti i tempi è proprio l’informazione. La notizia maneggiata, quella sbiadita, con diverse tonalità di colore con l’intento unico di condizionare i cittadini costringendoli a fare quello che potentati finanziari vogliono. Per questo ci sono i cosiddetti Spin doctor, la persona che si occupa di organizzare la campagna elettorale di un uomo politico e non solo. Ne cura l’immagine anche durante il suo periodo di governo. Ma queste persone sono presenti anche all’interno di grandi multinazionali per incentivare la vendita di prodotti, costringendo il cittadino a comprarli anche se non è pienamente manifesta l’esigenza. Lanciano grandi titoli su stragi che a distanza di mesi non risultano tali. Esaltano gesta eroiche che poi si scopre essere state elaborate a tavolino. Danno per certe le accuse formulate dai governi e ignorano quelle dei semplici cittadini, anche se con il tempo le seconde si rivelano più affidabili delle prime. Nove i capitoli in 286 pagine dove il giornalista Foa, spiega le tecniche per orientare l’informazione, dedicando molto spazio a concetti importanti come quello mentale del Frame. Ognuno di noi ragiona con delle “cornici” mentali di riferimento costituite da una serie di immagini o di giudizi o di conoscenze di altro tipo, culturali o identitarie. I capitoli conclusivi sono gli effetti reali di come soprattutto nel passato le guerre sono state ben costruite manipolandone la giusta verità. Ci sono le spiegazioni del ruolo avuto dagli spin doctor e delle società di pubbliche relazioni, ma anche delle organizzazioni non governative. “Se capisci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa”, scriveva, nel 1928 Edward Berrnays nel suo libro “L’ingegneria del consenso”. Ecco allora i casi specifici delle vendite di automobili, dove si comunica, attraverso uno studio ben congeniato, al venditore che lo scarico dei gas non è nocivo ai polmoni. Oppure che la cioccolata fa bene al cuore, fa dimagrire, riduce l’ipertensione, migliora la memoria. Tutto vero? Tutto necessario per aumentare il consumo della cioccolata dal semplice quadratino. Ma questo è poca cosa. Nelle pagine ci sono casi ancora più rilevanti legati alla storia dei Presidente americani Repubblicani o Democratici che esso siano. C’è la descrizione della guerra creata ad hoc in Iraq con la caduta di Saddam, dove la dinamica della sua cattura indicata al lettore, non è quella vera. E dove le armi di distruzione di massa non erano presenti. Cosa sappiamo veramente della crisi in Grecia scoppiata nel 2010. Cosa veramente ricordiamo della guerra del Vietnam. Della storia attuale dell’immigrazione. Bisognerebbe chiedersi se hanno avuto molto impatto i tanti articoli su giornali e social o la foto del corpicino dei piccoli Aylan in maglietta rossa, su una spiaggia turca dopo il naufragio del gommone su cu era salito con la famiglia? La verità, probabilmente, è che la maggior parte dei fatti avviene fuori dal campo visuale dell’individuo e per di più difficili da comprendere. La gente giudica per quello che conosce attraverso le informazioni diffuse da i mezzi di comunicazione di massa. Mezzi che posso ignorare fatti ritenuti da “loro” irrilevanti drammatizzandone quelli ritenuti più “commercialmente” importanti. Ecco allora divulgare la verità è un impegno del giornalista professionista serio. I giornalisti dice Foa “sono rispettati, temuti e riveriti perché sanno sempre qualcosa che il pubblico non conosce”. Ed è per questo che il giornalista deve imparare a scrivere articoli per strada in mezzo al popolo e con il popolo per aiutare questi a crescere il proprio senso critico. Un libro di una eccezionalità incredibile. Lindo e pinto nella sua esposizione, facile nella comprensione. Un manuale di Libertà per tutti coloro che si sentono imprigionati dal tempo delle menzogne e falsità che nella nostra attualità non hanno più colore, cosi trasparenti da non sentirne neanche l’odore.  
Oreste Roberto Lanza
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

"Era una notte di settembre del 1105, iniziato appena un nuovo secolo. In quelle montagne abruzzesi faceva già freddo. Era come se l’inverno si annunciasse con largo anticipo. Il vento tendeva la pelle, s’incuneava sotto gli abiti e i mantelli. Un brivido lungo come le angosce che lei si portava dietro. La madre le aveva sempre raccontato quello che dicevano gli anziani. Scalare l’inizio di un secolo era faticoso. Bisognava superare le insidie del maligno”. E’ il Prologo de "La croce diversa", il libro dello scrittore potentino Gianfranco Blasi, edito da Universosud, che verrà presentato, in  doppio appuntamento, domani 21 settembre alle ore 18:30 presso il Museo delle Antiche Genti di Lucania a Vaglio Basilicata e sabato 22 settembre, alle ore 18:00 al Ce.CAM di Marconia di Pisticci”. Nato nel giorno in cui la sua Potenza celebra la famosa sfilata dei turchi, di formazione cattolico liberale, ex Allievo Salesiano, Gianfranco Blasi, nelle sue 256 pagine, condensa amore e fede ritenute dall’autore due dei più grandi pilastri dell’umanità. Un racconto di fantasia, una storia avventurosa che incontra un personaggio storico realmente esistito, Gerardo de La Porta, Santo protettore della città di Potenza. Diverse le pubblicazioni di questo scrittore lucano. “Per ogni visione un canto”, Sud’Altro Editore 2002: “Ed io plano”, Erreci Editore 2002; “4 stagioni potentine”, Editrice Universosud 2016; “Taccuini parlamentari”, Osanna Editore 2003; “S’io fossi foco”,Erreci Editore 2006; “trasgressioni amorose”, Editrice Universosud 2017. Ad introdurre la serataa Marconia di Pisticci, sarà Giovanni Di Lena Presidente Ce.C.A.M., seguirà l’intervento di Novella Capoluongo, Presidente Universum Academy Basilicata e Pino Lettini, assessore al Bilancio Comune di Pisticci. Con l’Autore dialogheranno Leonarda Rosaria Santeramo, Dirigente MIUR e Rosario Angelo Avigliano, Centro Studi Salinardi di Potenza La lettura dei brani sarà a cura di Grazia Giannace, Vicepresidente Ce.C.AM.

Oreste Roberto Lanza

0
0
0
s2sdefault

Ad Uno ad Uno”, il libro di don Enzo Appella,  verrà presentato sabato 15 settembre prossimo a Francavilla In Sinni,presso la sala consiliare alla Turra, il palazzo delle decime, dai francavillesi comunemente chiamato “Turra”. Don Enzo Appella, al suo ventiseiesimo anno di sacerdozio, insegna “Sacra Scrittura e Teologia Biblicapresso laPontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale”, sez. San Luigi, di Napoli, e a Potenza, presso l’Istituto Teologico di Basilicata”. Da tempo presso la parrocchia francavillese senza incarichi, insieme al Parroco Mons Francesco Lacanna, si dedica alla formazione costante con l’obiettivo di una crescita continua della fede all’interno della comunità del paese. Un libro di sincera fede potremo dire illuminante con l’unico fine di cercare l’Uomo. Quello che Diogene di Sinope, filoso greco detto anche il Socrate Pazzo, uno dei fondatori della scuola cinica insieme al suo maestro Antistene, nel bel mezzo del mercato cittadino a chi gli chiedeva che ci facesse con la lanterna accesa in pieno giorno, la sua risposta fu “cerco l’uomo”. Cosa vuol dire cercare l’uomo? Dove bisogna cercarlo? Come? Perché? Domande di piena e concreta attualità. “È indubbio, sottolinea Don Enzo Appella - che il deficit di umanità è universalmente evidente, basterebbe leggere un po’ di cronaca quotidiana: azioni e persino discorsi di una ferocia inaudita, senza neppure la benché minima parvenza di umanità. La violenza e il tasso di aggressività hanno accresciuto il loro vigore. C’è il fallimento di un umano deturpato e abbruttito dal suo stesso peccato”. È allora appare necessario accende la lampada e mettersi alla ricerca. La lampada per chi è caduto, o s’è smarrito. Trecento quarantaquattro pagine per cercare e ritrovare sé stessi attraverso la parabola della lanterna della donna che cerca, sul pavimento della propria casa la moneta perduta. La donna cerca quel soldo perché ne conosce il valore. Un libro come strumento per chi, giovane o adulto, voglia ricercare la strada per vivere pienamente il proprio essere uomo. Dopo l’introduzione di don Franco Lacanna, gli approfondimenti saranno don Gianluca Bellusci, prefetto agli studi nell’istituto teologico di Basilicata. Le conclusioni affidate a S.E. Mons Vincenzo Orofino, Vescovo della diocesi Tursi-Lagonegro. 

Oreste Roberto Lanza

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault

Il 9 settembre 2018 alle ore 18,00 a Matera, presso la Sala Levi del Museo Nazionale di Palazzo Lanfranchi, presentazione del libro di Muhammad Yunus “Un mondo a tre zeri. Come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione ed inquinamento”. L’evento è organizzato dalla Fondazione Città della Pace e con il patrocinio del Comune di Matera, della Fondazione Matera Basilicata 2019 e Polo Museale regionale della Basilicata.Dopo Torino, Milano e Roma, il libro sarà presentato anche nella Capitale della Cultura 2019 alla presenza del Professore Yunus, economista, Premio Nobel per la Pace nel 2006, definito il “banchiere dei poveri”.In uno dei ultimi convegni di presentazione, il professore Muhammad Yunus ebbe a dire: “ Il fine della vita umana su questo pianeta non è semplicemente sopravvivere, ma vivere con grazia, bellezza e felicità. È il nostro compito. Cominciamo oggi”. Sono passati oltre dieci anni dall'inizio di una crisi che non è mai davvero finita, è arrivato il momento di riflettere su quelli che sono gli ingranaggi del capitalismo che appaiono difettosi. La sua crescita corrisponde una concentrazione sempre più pronunciata della ricchezza nelle mani di pochi. La povertà aumenta in tutti i paesi del mondo, la disoccupazione emargina i giovani e la produzione industriale fuori controllo distrugge l'ambiente. Secondo Muhammad Yunus, un nuovo modello economico esiste già e costituisce la risposta all'economia dell'interesse personale e della diseguaglianza. Una nuova forma di capitalismo con lo strumento del micro credito e l'esperienza della Grameen Bank, migliaia di organizzazioni non profit in giro per il mondo l'hanno adottata. E hanno introdotto l'energia in milioni di case bengalesi, hanno trasformato migliaia di giovani disoccupati in imprenditori, hanno finanziato imprese gestite da donne negli Stati Uniti, e hanno portato mobilità, protezione e molti altri servizi nelle zone più povere della Francia. Yunuspare voglia dimostrare che è possibile eliminare le disuguaglianze create da un mercato senza regole impiegando le risorse della vita di tutti i giorni. Una strategia che si basa sul concetto di Social Business:riconoscere l’inganno del capitalismo classico, secondo il quale la natura umana è egoista e orientata anzitutto all’interesse personale, e di prendere parte a un nuovo sistema economico fondato su una visione più realistica, che riconosca nell’altruismo e nella generosità forze altrettanto fondamentali e potenti. Dopoi saluti diRaffaello De Ruggieri Sindaco del Comune di Matera, di Salvatore Adduce Presidente Fondazione Matera Basilicata 2019 e di Marta Ragozzino Direttore Polo Museale di Basilicata, la Rettrice dell’Università della Basilicata Aurelia Sole introdurrà la relazione del Prof. Muhammad Yunus e concluderà Enzo Cursio Amministratore Delegato della Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata. A seguire, alle 19:15, tavola rotonda per discutere del modello di Social Business inserito nel contesto regionale della Basilicata. La giornalista Antonella Cervo modera la tavola rotonda alla quale partecipano Pietro Simonetti Rappresentante Regione Basilicata Politiche Immigrazione, Paolo Pesacane Presidente Arci Basilicata, Michele Plati, Presidente Cooperativa Sociale "Il Sicomoro", Serena Altamura, Presidente Associazione Tolba', Pegah Moshir Pour referente Woman.

Oreste Roberto Lanza

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

0
0
0
s2sdefault