“Se si potesse, preferirei, mostrarti ciò che provo, senza bisogno di parole” recitava il grande Lucius Annaeus Seneca, filosofo, poeta, politico e drammaturgo romano. Un pensiero che si lega facilmente ad uno scrittore, poeta della valle del Sinni. Il francavillese Antonio Capuano, dopo ben 4 anni dall’ultimo libro, in edicola a dicembre 2014, “com’era bello …e com’è il mio paese”, torna a farsi sentire e ricordare con “L’autore allo specchio”. Uno scritto diverso dal solito, sempre con quella lucida e forte passione di sentirsi lucano anche nel respiro e nei gesti quotidiani. Un libro nell’anno del suo settantesimo compleanno per ricordare sempre a voce viva le radici e le identità di questa nobile terra di Lucania.

A Francavilla, dopo l’ultima perdita, quella di Luigi Viceconte, Antonio Capuano è rimasto tra i pochi che ancora non vuole arrendersi ai denigratori, persone pochi inclini allo studio, alla ricerca delle proprie storia e della cultura di questo interessante luogo. È un libro intervista, fatte di confessioni dove l’autore guarda bene nel suo specchio e come nel suo stile sbandiera la verità di quello che è stato è di quello che poteva essere il paese natio ancora tanto amato. Sinceramente continuo ad emozionarmi sempre ogni qualvolta leggo i suoi scritti. Quelle parole che gridano non vendetta ma semplice giustizia. Un uomo nato in una barberia che dal nulla e con molti sacrifici ha avuto il merito di infarinarsi con poeti, scrittori e professori universitari. L’amicizia con lo scrittore e poeta Pasquale Totari Ziella, professori universitari come Tito Spinelli, Francesco D’Episcopo, Antonio Piromalli, Luigi Reina, Sebastiano Martelli. Ma non solo.
Va ricordato “Il Lorico” diretto dal giornalista Rai, Vittorio Sabia, chiuso perché i soldi richiesti venivano da luoghi che alla fine avrebbero dovuto far ammainare la bandiera della verità. Mi ha emozionato quella frase a pagina 35 dove dice: “sono contento di aver lavorato a perdere, quello che conta nella vita è quello che si lascia agli altri e non quello che si porta via per sé. Se tornassi a nascere, farei la stessa cosa, perché lavorare con passione è la cosa più bella che ci sia, ti rende orgoglioso e soddisfatto”. Sono parole semplici,  profonde per chi le capisce e ne sente il richiamo. I pirati e gli avventurieri di oggi senza orecchie e nobile animo potranno continuare a sghignazzare, altri sorridere senza intendere, i pochi potranno continuare a sostenere i valori essenziali e necessari per far sopravvivere questi bellissimi luoghi attraversati dal fiume Siris.
Antonio Capuano è il cantore della verità. Negli anni  rileggendolo e guardandolo negli occhi me ne sono convinto. È una voce inascoltata perché in fondo come si dice dalle nostre parti: mo’ ‘i stiavucchee né diventete miseghè” (ora i tovaglioli sono diventati tovaglie). C’è un sogno che Capuano porta sempre con sé. “Bisognerebbe promuovere iniziative culturali e sociali che favoriscano la crescita dei cittadini. Si fanno convegni per il recupero dei giovani dall’alcool ed altro, terminata la manifestazione, torna tutto come prima”. Antonio Capuano dice sempre le stesse cose? Fa bene perché il Gattopardo probabilmente è nato qui o quanto meno si è trovato a passare. Vi invito quanto meno a sfogliarlo. Dentro c’è una vita semplice di un lucano silenzioso che non ha mai abbassato la testa.


Oreste Roberto Lanza
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È uno scrittore abituato ad andare oltre le apparenze delle cose. Giuseppe Costantini, giovane scrittore di Episcopia, con il suo “L’acchiappanuvole”, edito da Albatros, riesce con parole semplici, accurate e termini ben ricamati collocati al posto e al momento giusto, a raccontare delle storie che hanno il pregio di evidenziare e mettere in risalto quello che la vita in fondo è. Uno specchio ci rimanda sempre ad una realtà falsa. La vita vera è un'altra. Nello specchio bisogna guardare meglio.
Probabilmente il sunto delle storie di Anacleto Tasso o del trombettista Gigì (alla francese) si può trovare nell’ultimo capitolo “Anacleto alla ricerca”. Ma questo non significa non dover fare il percorso fin dall’inizio dove con accuratezza di scritto, l’autore trasporta i propri lettori verso la strada di quel dubbio quasi amletico: chiudersi in sé stessi e aver paura della vita. O aver paura a tal punto di affrontare i propri dolori, vivendo fuori da sé, nella musica, nella droga, in storie senza sentimenti. Forse le protagoniste principali di questo scritto appaiono essere delle donne che cercano di dirimere la matassa della vita. Vere coscienza di vita che soprattutto per Anacleto, l’acchiappanuvole, diventano il possibile risveglio dal sogno. In particolare Lola il suono vero della coscienza. La donna che appare nella vita degli altri nel momento in cui hai bisogno che una come lei appaia. Fiumi di inchiostro per parlare di realtà e fantasia. Dove la fantasia vuole prendere il sopravvento considerando la vita un valore accessorio. Sono storie che in ogni caso affacciandosi da un balcone, appaiono vere e quotidiane. Lo specchio vero della vita tanto moderna ma legate ad infinite contraddizioni. Uno specchio che bisogna affrontare con coraggio senza maschere e senza finzioni.
Sfogliando le pagine di questo interessante lavoro la prima sensazione pare essere quella di trovarsi in mezzo a storie complesse dove difficile appare il suono della comprensione. Ma nulla di più sbagliato quando nell’immergersi ancora nel profondo si avverte che dalla leggerezza del racconto l’autore vuole dire cose più importanti. Non avere paura di affrontare se stessi, guardarsi dentro sempre, per giungere a quella giusta consapevolezza per evitare di smarrirsi e per intendere la vera nostra destinazione. Una vecchina, con in testa un cappellino senz’altro del secolo scorso, si ferma a guardare il personaggio notturno appoggiato ad un lampione. Quell’Anacleto fermo a discutere con se stesso. È proprio lei a suonare il campanellino del risveglio quando, dopo l’avvenuta conoscenza, gli dice: “Stia attento…la prima impressione non è mai vera, dà sempre notizie deformate. E lei è uno scrittore, quindi abituato ad andare oltre le apparenze delle cose. La vita vera è un'altra. Quindi guardi meglio nello specchio”.
Questo l’essenza di tutto l’impegno letterario di un autore conosciuto fin dalla mia adolescenza. Un ragazzo, riflessivo, riservato e bene preparato. Poi le esperienze di vita hanno fatto il resto. Hanno permesso al proprio “io” di saper ascoltare i richiami essenziali della vita. Di capire quando incidere nei momenti importanti del nostro tempo. Un bel libro da comprare senza esitazione. Inchiostro ben speso per capire anche che probabilmente nulla è già stato scritto senza possibilità di cambiamento. Nella giusta consapevolezza dell’istante e del tempo, si può acquisire un senso e un fine diverso da quello previsto.

Oreste Roberto Lanza
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Incontro pubblico a Latronico con lo storico e giornalista Pino Aprile. Organizzato dall’amministrazione comunale, il dibattito si terrà nella piazza largo della libertà. “Luce e ombre del Sud” è il titolo dato all’incontro su cui lo storico di Gioia del Colle si misurerà per continuare a fare chiarezza con dati e fatti alla mano sull’annosa storia del nostro Sud. Uno storico di eccellenza nel panorama del Sud. Vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta a puntate “Viaggio nel sud” e a Tv7, settimanale di approfondimento del TG1. È autore di libri tradotti in più lingue come “Elogio dell'errore”,“Elogio dell'imbecille”e “Terroni”. Nel marzo 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che a suo avviso avrebbero penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. Per questo libro, il 29 maggio 2010, gli sono stati conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Premio Carlo Levi, ad Avezzano il Premio Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Nell'agosto 2011 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeo in Galdo; il 19 gennaio 2012, quella di Ponte, in provincia di Benevento, e il 1º febbraio 2012 quella di Laterza, in Provincia di Taranto e il 27 dicembre 2012 quella di Caccuri in provincia di Crotone; il 25 luglio 2015, quella di Casalduni in provincia di Benevento. A maggio 2016 l’ennesima pubblicazione. “Carnefici, un saggio che si propone di documentare le presunte stragi che sarebbero state commesse al Sud durante l'unificazione. Nella nostra attualità pare che le Luci siamo poche e molte le ombre che si annidano ancora al Sud. “Luci ve ne sono – precisa subito lo storico-giornalista Pino Aprile, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – è sono quelle legate al lavoro che stanno elaborando le nuove generazioni legate alla riacquisizione di consapevolezza, di conoscenza, di storia, di senso della bellezza di quello che hanno.Questo non significa che le ombre non ci siano. Le ombre sono sempre le stesse ma sempre meno.I ritardi di infrastrutture anche di rassegnazione ad una silenziosa accettazione è ancora presente pero in forme minoritarie”. In una delle pagine di del libro Terroni , Aprile scriveva che “il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire”. Un pensiero probabilmente ancora attuale. “Questi fenomeni psicosociali- precisa Pino Aprile –non hanno una scadenza. Sono fenomeni terribili perché si innestano con una velocità sorprendente. Lo studio fatto, dal professore luigi Gioia, per le popolazioni latino americane sottomesse dagli europei mostra che dopo cinque secoli loro sono ancora in quella condizione. Una condizione di accettazione dello stato di minorità. Una situazione che può durare anche per sempre. L’unica soluzione che porta fuori da questa brutta situazione è la conoscenza, saperlo. La consapevolezza di stare in quella condizione il che quindi attiva dei meccanismi di informazione. Da noi debbo dire che sta andando molto meglio perché è cominciata una presa di conoscenza seria della propria condizione” A Latronico, altro centro importante della valle del Sinni per dire cosa di importante?“Per dire – conclude Pino Aprile – che la nuova civiltà informatica non ha bisogno di Stati nazionali ma di grandi centri attrezzati che possano eliminare qualsiasi limite. Nella civiltà informatica tu puoi fare le stesse cose che si fanno a Los Angeles si possono fare a Latronico. Per dire che Latronico non deve sentirsi una periferia nella nostra attualità. Nell’era della globalizzazione ogni luogo è un centro”. Modera l’incontro Egidia Gioia. Inizio alle ore 18,00.

Oreste Roberto Lanza

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Il 13 agosto debutta Aiaccio, il nuovo libro targato Lavieri a firma di Biagio Russo e illustrato da Daniela Pareschi.
Il volume, cartonato e di grande formato, racconta poeticamente una “leggenda che si tramanda tra circensi”.
È la storia di Aiaccio, un pagliaccio del circo Aladin che, suo malgrado, inciampa e cade in una chiazza di sterco di elefante, scatenando involontariamente il riso assordante degli spettatori. E proprio mentre il pubblico sghignazza, ci ritroviamo a percorrere la sua vita, quando il suo nome era Angel e volava da un trapezio all’altro.
Il circo Aladin diventa allora metafora di un micromondo, apparentemente felice, dove gli incontri tra gli esseri umani possono far sognare o precipitare. Se poi un giorno arriva da Saintes Maries de la Mer, dalla capitale dei gitani, in Camargue, una trapezista-farfalla di nome Gipsy… il mondo del circo, come quello della vita, può crollarti addosso.
Il testo di Biagio Russo è illustrato dalle superbe immagini di Daniela Pareschi, che restituiscono nel colore e negli scenari le atmosfere di un mondo magico, vissuto con vibrante passione dai suoi attori.
Aiaccio non è solo la storia (d’amore) di un pagliaccio e una gitana, e non è rivolto espressamente a un pubblico infantile. Come nella migliore tradizione e nel filone della letteratura disegnata, il cui pubblico non ha età, Lavieri edizioni propone una storia raffinata ed evocativa, ancora una volta destinata a tutti, che parla di apparenza, di pregiudizi, ma soprattutto di speranza e amore.
Le prime presentazioni avrenno luogo alla presenza di entrambi gli autori negli splendidi scenari di Guardia Perticara, il 19 agosto, di Matera il 20 e di Spinoso il 21 agosto.


Dalla quarta di copertina
Qualcuno dice che Gypsy e Angel non sono mai esistiti. Che quella di Aiaccio, il pagliaccio del circo Aladin, è una leggenda che si tramanda tra circensi. A noi non interessa se è vera, ma solo che si racconti.
Gli autori
Biagio Russo
ha un passato di redattore editoriale e giornalista. È autore di saggi e organizza eventi culturali. Pubblica (con moderazione) poesie e racconti.
Daniela Pareschi è illustratrice e scenografa. Tra le sue pubblicazioni il calendario de La città del Sole 2016. Nel 2018 ha esposto alla Mostra Illustratori di Bologna Children’s Book Fair ricevendo la menzione “Pitti Bimbo”.
 

La casa editrice: Lavieri nasce nel 2004. Fin dagli esordi si interessa di Letteratura, libri per l’infanzia e fumetto e da sempre opera per diminuire la distanza tra la letteratura, come canonicamente intesa, e le sue forme illustrate.
Tra gli autori può annoverare Arno Schmidt, Claude Simon, Emmanuel Bove, Arkas, Sonny Liew, Massimiliano Frezzato, Gianluca Caporaso, Sergio Olivotti, Giuseppe Palumbo, Giulio Giordano e tanti altri.
A pochi anni dalla sua fondazione il marchio ha raccolto già numerosi consensi tra i critici e gli operatori del settore (e non pochi sono i Volumi tradotti tra Spagna, Cina, Polonia, Russia e altri), nonché tra il pubblico che, specie in fiera, risponde positivamente ai titoli che ogni anno propone.

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“Da Spartaco a Garibaldi – Storie di popoli tra il Tirreno e lo Jonio”. È l’ultima fatica storica- culturale della professoressa Elisa Conte Colangelo. Si potrebbe dire che l’ennesimo lavoro dell’autrice è impregnato da sentimenti vivi e profondi di orgoglio e passione. Leggendo queste ennesime pagine di storia di alta qualità, vorremmo di dire ad alta voce che ci troviamo di fronte ad un storico della Valle del Sinni. Probabilmente una vera donna di storia. Una pianta ormai da tempo robusta, che affonda le proprie radici in un tempo a tanti, forse molti, che non conoscono le vicende storiche dei territori della Valle del Sinni. La verità estrema è anche quella che molti non leggono, non sanno leggere e tanti, ma proprio tanti, non danno importanza allo studio delle proprie radici. Vivono il tempo semplice dell’apparenza sapendo di non sapere e soprattutto di non voler sapere. La conoscenza porta all’emarginazione a essere minoranza.Ma di questo la professoressa Colangelo pur consapevole lotta all’ultimo respiro per insinuare la conoscenza storica di questi interessanti territori soprattutto nei giovani facendo entrare il profumo della lettura soprattutto nelle scuole. Come si dice l’uomo è la vera memoria storica e di esso vanno ricordarti e non dimenticati i passaggi, i pensieri e le opere create a interesse della collettività futura. Un libro letto tutto di un fiato, perché semplice,fluido, scorrevole che accende l’interesse a capire e conoscere cose e vicende sfuggite alla nostra attenzione o forse mai raccontate nei banchi di scuola.È una testimonianza vera e palpitante. Un contributo intellettuale onesto che va nella direzione di restituire a noi meridionali, in particolare a noi Lucani ed in ispecie agli episcopioti, l’orgoglio di essere una civiltà di grande intelligenza, di grande spirito di sacrificio dove tante volte siamo stati abbandonati ad un destino incerto e ingiusto perché non guidati da un serio e sereno accertamento dei propri meriti.È vero, l’inchiostro messo su queste pagine ha l’ambizione di continuare a stimolare i giovani, ma anchei non più giovani e i maturi a cercare l’attenzione sulle vicende che si sono svolti in questi venti secoli raccontati tra lo Jonio ed il Tirreno Lucano. Ha ragione la giornalista Beatrice Volpe, nella prefazione, quando dice che: Elisa Conte ha affrontato una prova davvero impegnativa guidata dalle due passioni intellettuali che hanno segnato la sua vita: l’amore per il sapere e l’affezione per la sua terra, il suo paese”. Non è un testo di storia ma molto di più. Dalla Magna Grecia fino all’Unita d’Italia è un viaggio impervio, con tanti ostacoli ma ben raccontati a parole semplici dall’autrice lasciando al lettore di comporre liberamente le proprie opinioni dopo aver appreso i singoli fatti ben documentati. Passaggi storici ben allineati nei tempi. I passaggi dei Longobardi e i Bizantini. L’arrivo dei Normanni e gli Svevi con le circostanze dedicate ai monaci cistercensi. I Cistercensi nella Valle del Sinni sono da leggere perché qui viene raccontato e documentato della Certosa di San Nicola costruita in contrada Eliana a Francavilla In Sinni. Al tempo chiamata “Villafranca” – franchi e liberi da ogni angaria e parangaria. L’ordine dei Templari su cui l’autrice con tre indizi a far da prova indica una probabilità quasi certa del loro passaggio anche nel territorio di Episcopia. Tra luce e ombre la professoressa Colangelo racconta i Borboni nel regno di Napoli. Le verità documentate sul Regno delle due Sicilie. la storia dei Briganti ma soprattutto delle donne brigantesse. Dalla grande Michelina De Cesare, Filomena Pennacchio, Maria Oliverio detta Ciccilla alla Francavillese Serafina Cimminelli, donna del Brigante Antonio Franco. Il capitolo sulla Massoneria in particolare ad Episcopia, già raccontata dalla scrittrice locale Teresa Lanziano, è un ulteriore chiarimento e approfondimento su vicende ad esso legate. “Raccontare la storia – sottolinea la professoressa Colangelo – è sempre attuale per mantenere i legami con il passato, poter comprendere il presente e programmare il futuro. Naturalmente è importante il modo come si racconta” Un libro che ha una particolare non subito colta da tutti. Un libro strutturatocome un’antologia. Per chi vorrà fare degli approfondimenti su un certo periodo storico dall’indice potrà cercare il periodo storico particolareggiato da approfondire. Un libro che lascerà un segno ben preciso nella comunità di Episcopia. Certo la sensazione che si aggira nel paese di voler mettere in disparte questa vera intelligenza fa senso e alcune volte spaventa. “Noli me tangere” è scritto sul Castello di Lauria al tempo di proprietà di Riccardo Di Lauria nominato da Federico II il Giustiziere della Basilicata. Non toccare la cultura e la storia. Non toccare chi sa ben raccontare con passione la storia delle proprie radici e identità. Sarebbe un atto di viltà che non tornerebbe utile a chi pensa solamente alle utilità economiche o di apparenze, che proprio la storia ha identificato come elementi da cui sono venute le grandi rivoluzioni del secolo passato. Leggere fa bene all’animo, ascoltare fa bene alla memoria, ricordare è utile per non sbagliare. Elisa Colangelo concede ancora una volta una testimonianza di riflessione per chi veramente sa capire.

Oreste Roberto Lanza

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Dopo aver scavato nella cultura e nel dialetto di Senise con precedenti pubblicazioni, Pino Rovitto presenta la sua nuova fatica letteraria gettando un ponte con il testo “Pàn Skuòrz e Muddik” pubblicato nel 2014, e con il più recente “Relazioni” edito nel corso di questo anno.
“Le parole scomparse. Dizionari innamorati senisari e lucani” è molto di più di una ricerca linguistica sul dialetto senisese o su quello lucano, è il recupero dell’anima di un popolo che vive nelle parole, e che alle parole si affida per rendere quello spessore e quella profondità che nessun’altra magia può restituire. Spesso accade che le parole si perdano, che il tempo ne seppellisca il ricordo e con esso la conoscenza e la vita di cui sono custodi. È in questo spazio di memoria e oblio che le operazioni come quelle di Pino Rovitto diventano preziose. Preziose come solo la memoria può essere. La memoria dei luoghi, la memoria dei nomi delle persone, o meglio dei loro nomi in dialetto, che sono quadri plastici che nessun racconto potrebbe mai rendere se non la riproduzione precisa di quei suoni, che evocano, chiamano dal profondo, secondo l’etimologia della parola, sprazzi di umanità che altrimenti andrebbero perdute.
Il testo sarà presentato il prossimo martedì 7 agosto a Senise, nel chiostro del Complesso Monumentale San Francesco-Palazzo della cultura e della legalità Falcone e Borsellino, a partire dalle ore 18.30.

Dopo i saluti del sindaco Rossella Spagnuolo interverranno Antonio Barbuto, Filippo Gazzaneo, e in un videomessaggio il professor Enzo Spaltro, che per Rovitto è da sempre un riferimento culturale e accademico.
Seguirà l’incontro con l’autore, che parlerà della nascita del testo, della propria senisarità, cioè del senisese che da sempre vive in lui, e dell’intrigante titolo, cioè del significato dei “dizionari innamorati”. L’ascolto di brani musicali si alternerà a letture dei diversi brani del libro, che sono autentici quadretti impressionisti che riportano alla vita il passato, un mondo che è un riflesso di ricordi per chi lo ha vissuto e un caleidoscopio di umanità da scoprire chi non l’ha mai conosciuto. In ogni caso è un modo per dare al futuro un senso diverso, capace di leggere nel passato gli incunaboli di una umanità della quale l’uomo contemporaneo ha perso le tracce e ne è, consapevolmente o meno, alla disperata ricerca.


Francesco Addolorato

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“Quell’ultimo sguardo”. Scritto dal giornalista Mario Lamboglia, il libro che ripercorre la vicenda umana e professionale del carabiniere eroe Claudio Pezzuto, trucidato con il collega Fortunato Arena a Pontecagnano Faiano, durante un controllo di routine nel 1992, sarà presentato venerdì 3 agosto alle ore 18 al museo archeoantropologico “Lodovico Nicola Giura” di Chiaromonte. Oltre all’autore, interverranno il brigadiere Nicola Latronico, vittima del dovere vivente, l’avvocato Lorenzo Mazzeo, patrocinante in cassazione presidente dell’associazione “Ofanto Expres” associazione “Ofantiadi”, la signora Tania Pisani, vedova del carabiniere Claudio Pezzuto medaglia d’oro al valor militare ed il generale B. Rosario Castello, comandante legione carabinieri Basilicata. Gli interventi, coordinati dall’avvocata Giovanna Fasanino, saranno preceduti da un breve saluto della sindaca di Chiaromonte Valentina Viola. “Per noi è un onore ricordare Claudio Pezzuto attraverso la presentazione del volume a lui dedicato- spiega la prima cittadina- ma soprattutto è motivo di orgoglio in quanto, prima dei tragici eventi, prestò servizio anche nel nostro paese. Egli- conclude- è davvero un eroe moderno, pertanto la sua storia rappresenta un esempio di coraggio e sacrificio da tramandare e far conoscere a tutte le comunità”.

 

 

 

 

 

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Si chiama Giuseppe Lupo lucano, nato ad Atella nel 1963.Il prossimo 7 agosto sarà a Fardella per presentare la sua ultima fatica letteraria “Gli anni del nostro incanto” Marsilio editore. Insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L'americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto eil Premio Mondello opera prima, e nel 2002, in Francia, il Prix du premier roman. Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio, 2004), La carovana Zanardelli (Marsilio 2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical e Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (Marsilio 2011; Premio Selezione Campiello e Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (Marsilio 2013; Premio Giuseppe Dessì), L'albero di stanze (Marsilio 2015; Premio Alassio Centolibri-Un autore per l'Europa; Premio Frontino-Montefeltro; Premio Palmi), Gli anni del nostro incanto (Marsilio 2017). È autore inoltre della raccolta di scritti Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma (Marsilio 2014) e del pamphlet Mosè sull'arca di Noè. Un'idea di letteratura (Editrice La Scuola 2016). Collabora alle pagine culturali dei quotidiani "Il Sole 24 Ore" e "Avvenire". Un lucano di eccellenza che vive al Nord. Appena 156 pagine per raccontare gli anni di un incanto. “Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una bella vita. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria”. Gli anni del nostro incanto quali sono stati? Esistono ancora?“. Gli anni del nostro incanto –dice il Professore Giuseppe Lupo, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, alle prese con il prossimo pezzo da inviare al Sole 24 – sono stati gli anni sessanta. Perché sono stati gli anni in cui l’Italia ha cambiato completamente fisionomia. È diventata una Nazione moderna. Legata ancora ad una civiltà contadina, premoderna, dunque diventa moderna. L’incanto perché la modernità che si è presentata con mezzi tecnologicamente avanzati ha ammaliato il mondo l’animo e il cuore del singolo cittadino. Gli anni del miracolo economico che hanno affascinato la gente con una nuova prospettiva di vita quotidiana”. Molti hanno detto di un libro elegante, un racconto essenziale che non indugia in sentimentalismi forzati, ma arriva dritto al cuore. C’è molto di essenziale che porta al cuore. “La storia di una famiglia – sottolinea Giuseppe Lupo – umile che a Milano realizza i propri sogni e quindi in questo senso è la storia che può colpire. Una storia di speranza. Poi c’è una storia 

famigliare, dove una ragazza assiste la mamma che ha perso la memoria e cerca di riempirla con ricordi vari. Questo sicuramente emette un sibilo di forte emotività. Insomma racconto gli anni sessanta che sono stati formidabili e al tempo stesso commoventi perché gli umili hanno avuto la possibilità di poter stare bene. Un popolo umile come quello italiano che finalmente respira un’aria di grandi miglioramenti”. Molti commenti a questo significativo lavoro danno la sensazione che tra l’autore e le sue pagine ci sia un legame. Anche Giuseppe Lupo è partito dalla Lucania per il Nord con la speranza di avere il meglio. “Io sono arrivato a Milano – precisa Giuseppe Lupo –esattamente come è arrivato il protagonista del mio libro, figlio di un calzolaio che diventa operaio all’Innocenti. Ciò che ha mosso me è stata la speranza di trovare a Milano la realizzazione di sogni identici che si trovano all’interno del mio libro”. Poco sembra essere rimasto di quegli anni che hanno incantato molti. “Vero – conclude Lupo- è rimasto malinconicamente il ricordo di un momento irripetibile. Resta la sensazione di aver attraversato un momento importante della storia italiana e che ha cambiato le sorti di questo nostro paese”Insomma una grande impresa che lascia solo l’odore di un semplice incanto.

Oreste Roberto Lanza

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“Da Spartaco a Garibaldi- storie di popoli tra il Tirreno e lo Jonio” è il titolo del nuovo impegno storico letterario della professoressa Elisa Conte Colangelo, Presidente dell’Associazione episcopiota Epicanto. Il volume di oltre 160 pagine sarà presentato il prossimo lunedì 6 agosto, ad Episcopia nel convento di San Antonio. Studiare la storia è non solo utile ma anche essenziale. Aiuta a comprendere il presente. Per molti è l’essenza vera di vita perché impari a comprendere ciò che accade intorno a sé, sia dal punto di vista economico, che politico e sociale. Solo una conoscenza della storia può aiutare a capire il senso di ciò che ci circonda. La prefazione del libro affidata alla giornalista del Tgr, Beatrice Volpe presente all’appuntamento di presentazione. “Elisa Conte – scrive Beatrice Volpe nella Prefazione - ha affrontato una prova davvero impegnativa guidata dalle due passioni intellettuali che hanno segnato la sua vita: l'amore per il sapere e l'affezione per la sua terra, il suo paese."Da Spartaco a Garibaldi" è molto più di un testo di storia. Il testo infatti contiene elementi di archeologia, arte,mitologia, geografia, politica, antropologia, tradizioni popolari”. 

Il libro è rivolto idealmente ai lettori più giovani, ma è adatto a chiunque abbia voglia di saperne di più su questo territorio e quindi anche sulla storia di una piccola regione come la Basilicata. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Egidio  Vecchione, don Serafino La Sala, parroco della locale parrocchia madre, si soffermerà su gli aspetti religiosi del libro. I giornalisti Beatrice Volpe e Mario Lamboglia entreranno nel merito storico e letterario del libro. Serena Trotta, dirigente scolastica, approfondirà gli aspetti storici prettamente legati al luogo e agli ambienti dei territori della valle del Sinni. Inizio ore 19,30. 

Oreste Roberto Lanza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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