“Memorie di un Insegnante Privato” è il libro dello scrittore lucano Vincenzo Maria Granata presentato qualche giorno fa nella sala dell’arco della Biblioteca provinciale di Potenza. L’appuntamento culturale rientra nel “salotto letterario” organizzate dal C.I.F provinciale in collaborazione con il Comune di Potenza.  Scrittore ma anche Poeta illustre Rionerese, Granata, nacque il 1°marzo del 1828 a Rionero in via S. Nicola n. 17. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Rionero nel rione della Costa.

Quindicenne dietro pagamento di cento ducati, entrò nel Convento dell’Ordine dei Minori Riformati di Laurenzano e assunse il nome di Fra’ Antonio, che poi cambiò in Fra’ Francesco Saverio in omaggio e per memoria del suo illustre prozio. Nel 1860 lasciò il convento e si trasferì a Venosa dove aprì una scuola privata molto frequentata dai giovani. Nel 1865 a Rionero inaugurò una scuola privata di letteratura italiana. Emigro in America e dopo ben 15 anni preso anche dalla forte nostalgia fece ritorno nella sua terra di Lucania.

Qui scrisse poesie in vernacolo, interpretando l’indole, le tendenze, le consuetudini e le aspirazioni del popolino del suo paese. Riprese anche l’insegnamento privato che tenne fino alla sua morte. Morì il 19 aprile 1911 in Via Rampa Pisacane n.19. All’attivo, lo scrittore lucano Granata ha diversi scritti a carattere lirico, raccolte di versi, discorsi celebrativi, un saggio filosofico “Il pensiero dei pensieri” e l’autobiografia “Memorie di un Insegnante Privato”, ricca di aneddoti ed episodi personali, collocati in una cornice storica di ampie dimensioni, in cui trovano spazio la cronaca degli eventi di carattere nazionale e la trattazione di problemi sociali, economici e politici della Basilicata di fine Ottocento.

“È un volume – sottolinea Marica Paolino curatrice del libro- autobiografico. È un excursus storico, sociale, economico, culturale della Basilicata di fine ‘800, preziosa testimonianza delle nostre radici”. Un legame comune tra lo scrittore e poeta lucano e il C.I.F. “Infatti-  sottolinea Antonella Viceconti, Presidente Provinciale del Centro Italiano Femminile, vi è un comune denominatore che lega Granata al nostro impegno nella società civile. Vincenzo Granata è stata la persona che ha dedicato il suo impegno ad alfabetizzare ragazzi e giovani del proprio territorio. Quarantacinque anni dopo la sua morte nasceva il C. IF a Rionero. Proprio una delle nostre donne più effervescenti culturalmente, Wanda Basalisco Papa, metteva su, sull’esempio del granata, scuole serali, doposcuola, scuole dell’infanzia e scuole estive. Tutto per creare un modello concreto di emancipazione di bimbi e donne. Un lavoro legato a quelle belle parole dello scrittore lucano che diceva: non è importante trasferire nozioni ma la formazione umana e integrale della persona” Presente alla presentazione il professore Michele Pinto, dirigente scolastico emerito autore della prefazione del volume e benefattore del Centro Italiano Femminile. Studioso della storia della nostra Rionero. La professoressa Maria Carmela Consiglio in rappresentanza della casa editrice Calice ha spiegato l’impegno profuso per la ripubblicazione del testo dopo tanti anni. “Un libro – ha sottolineato Marica Paolino - che rappresenta le nostre radici ed è capace di appassionare il lettore ad eventi storici che toccano da vicino la nostra regione, ma in maniera più diretta e più leggera…”


Oreste Roberto Lanza
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“Consulti medici epistolari in Basilicata tra ‘800 e ‘900”. E’ un interessante libro del santarcangiolese Antonio Molfese, medico, specialista in Ostetricia e Ginecologia. Professore, dal 1990 al 1994, presso l’istituto di Igiene dell’Università di Sassari. Ha collaborato con diverse riviste specialistiche nel settore dell’igiene e della medicina preventiva. Dirige il centro regionale Lucano dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria Torre Molfese, San Brancato di Sant’Arcangelo in provincia di Potenza. Evoluzione della politica, della legislazione ed assistenza sanitaria sul territorio, della Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli e delle rimanenti scuole ospedaliere che, a quel tempo, fiorivano sul territorio. Un lavoro diviso in due parti. Nella prima come introduzione, precisa, viene delineata la storia dell’evoluzione della legislatura italiana in materia sanitaria dall’unificazione dell’Italia ai primi del ‘900. La seconda parte, il tema del consulto medico. Il medico di famiglia tra la fine dell’800 ai primi del ‘900 è l’argomento rilevante su cui l’autore, con riscontri fotografici e quant’altro, pone l’attenzione e racconta di come veniva improntata la diagnosi, l’assistenza e la cura del paziente che a lui si affidava. Un testo monotematico, certo, ma che documenta uno spaccato di storia anche se di arte sanitaria. Un periodo storico tra ‘800 e il ‘900 che ha coinvolto le condizioni, la formazione del medico, la pratica e l’assistenza sul territorio. Chi ama la storia, chi cerca di comprenderne i cambiamenti del proprio tempo non può brevemente soffermarsi su queste pagine che raccontano i complessi iter legislativi di tutela della salute che hanno investito tutta l’allora neonata italica nazione ed in particolare la nostra Lucania.

E’, come dice l’autore, un excursus, sulla vita quotidiana, fatta di affanni e apprensioni per lo stato di salute dei pazienti che affidavano, tramite il medico di fiducia, alla corrispondenza la risoluzione dei propri mali, quasi si trattasse di una telematica ante litteram quando i trasporti e le comunicazioni erano difficili per l’inesistenza di strade percorribili. Ma non solo questo. L’autore racconta con dati precisi di come una migliore condizione sanitaria a partire dalla seconda metà del 1880 determinò una rilevante e decisa rapida caduta del tasso di mortalità. Si racconta di come in soli 30 anni, tra il 1876-80 e il 1906-10, esso passava dal 30 per mille al 21,89 per mille. La parziale sconfitta di alcune cause di morte si determinò ad opera dei sistemi di controllo medico-farmacologico e dell’organizzazione sanitaria. Sono pagine da leggere con interesse e curiosità per capire di come i cambiamenti storici possono determinare cambiamenti sanitari all’interno di una popolazione. Nei primi 60 anni dall’Unita d’Italia ecco le prime malattie infettive e quelle da carenze alimentari che colpivano tutta la popolazione ed in particolare quella infantile specialmente nel meridione e in Lucania. Malattie nelle quali il rapporto uomo-ambiente era alterato.

Poi le malattie del secolo XX contraddistinte dalla prevalenza di una patologia degenerativa che aveva alterato le funzioni di organi ed apparati legati all’inquinamento dell’ambiente, all’errato tenore di vita e alle modificate e spesso dannose abitudini della società. Quest’ultime attualmente ancora esistenti con percentuali fuori controllo. Passaggi sanitari storici raccontati attraverso la prima legislazione del 22 dicembre del 1888 che ribadì  l’obbligo per i Comuni di istituire condotte medico-chirurgiche ed ostetriche per la cura dei poveri. Poi il testo unico delle leggi sanitarie del 1907 che fu da coordinamento della legge del 1888.

La legge sanitaria del 1923, che rimase in vigore fino a dopo la II guerra mondiale, segnò un’altra tappa della legislazione che impresse alla sanità pubblica un nuovo indirizzo. Il compito del sanitario non doveva essere più prettamente medico ma si ampliava e si elevava al grado di medicina preventiva e sociale di “medicina politica”. Un testo rilevante ed importante dove con dovizia di particolari si racconta la storia sanitaria dall’Unità d’Italia ai primi del ‘900  dove le malattie si rinchiudevano in due precisi gruppi: quelle per la povertà e quelle del progresso. Malattie che nella nostra attualità sono ancora intrecciate tra di loro con dati, in molti casi e in alcuni luoghi, presenti in forme degenerative.


Oreste Roberto Lanza
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Si chiama “Il cielo negli occhi” il libro di Pina Bello, originaria di Vietri di Potenza ma titese di adozione, che verrà presentato sabato 25 novembre alle ore 17:30 presso il Centro Sociale di Villa D'Agri. Il libro racconta di quanto accaduto ai due figli della signora Pina, Letizia e Raffaele, che sarebbero stati miracolati dalla Madonna di Medjugorje. L’iniziativa è stata promossa ed è organizzata dal Comune di Marsicovetere. Letizia a tre anni soffriva di una forma complicata e soffocante di laringite ipoglottica. Poi un laringospasmo molto forte, e la bambina -all’improvviso- chiese di essere portata a Medjugorje. Così, dopo il viaggio in Bosnia ed Erzegovina, la piccola tornò a casa completamente guarita. Lo stesso successe a Raffaele, fratellino di Letizia, 1 anno, che, che scoprì di avere una malattia, e dopo un’altra visita a Medjugorje, tornò a casa guarito.

Due storie emozionanti che s’intrecciano tra di loro, raccontate nel libro intitolato “Il cielo negli occhi”, scritto da Pina Bello. La storia dei due piccoli è stata raccontata anche sul grande schermo sulle reti Mediaset, prima a “Pomeriggio Cinque” e poi a “Mattino Cinque”. Una testimonianza eccezionale quella di Giuseppina Bello, laureata in lettere classiche all’UniBas e specializzata per l’insegnamento di latino e greco, oltre che per le materie letterarie. Attualmente ha deciso di dedicarsi alla sua famiglia e lasciare l’insegnamento. Ma il suo libro-testimonianza merita davvero di essere letto (è acquistabile anche su Amazon). L’appuntamento è presso il Centro Sociale di Villa D'Agri sabato 25 novembre, alle ore 17:30. Insieme all’autrice sarà presente il Sindaco Sergio Claudio Cantiani e l'assessore alla Cultura Monica Gregoriano.

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Presentato in anteprima a Montemurro, presso l’ex convento di San Domenico il volume “La perfidia eleatica”. Studi su Leonardo Sinisgalli, di Giulia Dell’Aquila,docente presso l’Università degli Studi Bari e membro del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione.La perfidia eleatica: perfidia è adoperata da Leonardo Sinisgalli nell’accezione più antica di ostinazione, pervicacia, fermezza nel sostenere le proprie idee e ragioni; eleatica fa riferimento alla scuola filosofica di Elea nella Magna Grecia. “La «perfidia eleatica» invocata da Sinisgalli – spiega la professoressa Dell’Aquila - è da intendersi come “la caparbietà nel perseguire e mettere in pratica le proprie idee di arte e letteratura, pur in contrasto con i tanti che non le condividono”, in particolare i “compagni ermetici”.  L’autrice del volume, professoressa associata di Letteratura italiana nell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e ricercatrice presso il Dipartimento di “Lettere, lingue arti. Italianistica e culture comparate, ha realizzato tre studi che, attraverso un’analisi della vicenda biografica di Sinisgalli, mira ad ampliare la conoscenza della sua produzione poetica.  “Nel primo studio – sottolinea la professoressa Giulia Dell’Aquila- ho approfondito il rapporto con Giuseppe Ungaretti, cui Sinisgalli fu profondamente devoto per averlo “accreditato” come poeta fra la critica più autorevole. Nel secondo ho esplorato il legame con il medico calabrese Lorenzo Calogero, originale poeta attraversato dal dramma umano dell’isolamento che lo fa assurgere, agli occhi di Sinisgalli, a emblema della crisi della poesia nella società moderna. Il terzo studio, infine, ho analizzato la produzione poetica di Sinisgalli a partire proprio dai “Nuovi Campi Elisi”, come momento di trapasso dalla «superba» età giovanile alla «decrepita» vecchiaia del poeta, che dà voce alle inquietudini e incertezze novecentesche”. Alla presentazione del volume, coordinata dal direttore della Fondazione Sinisgalli,Biagio Russo, interverranno, insieme all’autrice, Franco Vitelli dell’Università di Bari, Sebastiano Martelli dell’Università di Salerno e lo storico e critico d’arte Giuseppe Appella.  Durante l’incontro è stato presentato ufficialmente il bando del “Premio Leonardo Sinisgalli” con periodicità annuale di assegnazione, per la migliore tesi triennale o magistrale, nazionale, e di dottorato di ricerca nazionale e internazionale specifica su Leonardo Sinisgalli e su tematiche direttamente connesse alla sua multiforme attività.

Oreste Roberto Lanza

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Un Ungaretti segreto e vitale, che all’età di 78 anni si riscopre innamorato di una giovane donna di 26, diventata sua amante e musa ispiratrice, è stato raccontato nell’appuntamento del “Furor Sinisgalli 6” organizzato dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli a Matera lo scorso 9 ottobre presso Palazzo Lanfranchi. Una sala gremita soprattutto da tanti studenti del Liceo Classico “Duni” di Matera, ha partecipato alla presentazione del volume “Lettere a Bruna” (Mondadori, Milano 2017) curato dal docente, poeta e saggista Silvio Ramat, che in esso ha raccolto ben 377 lettere inedite scritte da Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco, conosciuta nel 1966 a San Paolo del Brasile durante un viaggio per un ciclo di conferenze. 
Per un libro di tale pregio, la prima presentazione a Sud, dopo quella a “Pordenone legge” alla presenza della Bianco, non poteva che essere nella Capitale Europea della Cultura 2019, come ha sottolineato Biagio Russo, direttore della Fondazione ad apertura dell’incontro. A dare il benvenuto a relatori ed ospiti, la “padrona di casa” Marta Ragozzino, direttrice del Polo Museale Regionale della Basilicata e Patrizia Di Franco, Dirigente scolastica del Duni, che con entusiasmo ha accolto la proposta formativa rivolta ai suoi studenti.

Proprio loro sono stati i veri protagonisti dell’incontro, sia leggendo con grande trasporto e passione alcune delle lettere di Ungaretti rivolte alla sua amata, sia partecipando numerosi e attenti ad una lezione fuori dalle classiche aule scolastiche.
A dialogare con il curatore, la docente dell’Università della Basilicata, Maura Locantore, profonda conoscitrice del genere epistolare, che attraverso la sua analisi ha messo in luce come il volume di Ramat sia riuscito ad aggiungere una pagina importante alla biografia di Ungaretti attraverso il fil rouge della poesia. È per mostrare i suoi versi, infatti, che la giovane Bruna si avvicina al grande poeta, facendo scoccare la scintilla di un amore, vissuto prevalentemente a distanza, per circa tre anni. Ed è sempre la poesia a permeare il dialogo epistolare, fra gli esercizi poetici di Bruna che Ungaretti guida come suo precettore e i componimenti dello stesso Ungà, immerso grazie alla sua Musa in una nuova stagione creativa.  
Nella poesia ungarettiana prodotta negli stessi anni delle lettere, si trovano le tracce di questo “furor” d’amore che il poeta definisce “demente”, ma che forse è più da intendersi come “de-mente”, nel senso di intellettualistico.  All’interno del libro, la quotidianità diventa infatti lo spunto per l’ispirazione poetica, da cui si generano nello stesso tempo dei veri e propri estratti di saggi, di reportage di viaggio, fino ad arrivare alla forma del romanzo epistolare. Come ha spiegato in chiusura Ramat, in questo libro si riflette la biografia del grande poeta, raccontata con il cuore in mano.  Ancora oggi la Bianco, diventata un importante avvocato, una moglie e una madre e abbandonata la strada della poesia, continua a non dimenticare il suo Ungà e a sentirsi da lui sempre guidata.
 

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Il fumetto, un genere molto accattivante per i giovani grazie all’immediatezza dei suoi messaggi, sarà al centro del terzo appuntamento delle “Lezioni del Novecento ovvero il Furor Sinisgalli per la scuola” organizzate dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli per gli studenti degli istituti superiori lucani nell’ambito del palinsesto della rete Acamm. 
A salire in cattedra l’11 novembre (ore 10:00) presso il Liceo Scientifico “Galilei” di Potenza sarà la scrittrice Patrizia Rinaldi, vincitrice del Premio Andersen, il più prestigioso per la letteratura per ragazzi, nel 2016 come miglior scrittrice e nel 2017 come miglior fumetto (“La compagnia dei soli”, illustrato da Marco Paci).

La sua lectio magistralis, dal titolo Letteratura disegnata: fumetti, graphic novel e graphic romanzo, sarà un viaggio attraverso le varie forme di questo genere letterario che nel tempo non ha cessato di perdere la sua attrattiva, allargando sempre più il suo pubblico, sia giovane che adulto, grazie alla sua capacità di fondere immagine e testo e di riuscire a trattare temi di diversa complessità. Ed è proprio su questa linea che si muove la Rinaldi, autrice a tutto tondo che spazia dal racconto lungo ai romanzi alla graphic novel, nonché voce autorevole nella letteratura per ragazzi, anche grazie al suo impegno presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida, dove ha realizzato progetti letterari con i giovani detenuti, riversati poi nella sua scrittura.
L’incontro con l’autrice presso il Liceo potentino sarà aperto dai saluti della dirigente dell’Istituto, Camilla Schiavo. Patrocinata dal Miur – Usr Basilicata, la Lezione vale per l’aggiornamento e la formazione professionale dei docenti, con la possibilità di chiedere l’esonero dal servizio.

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Un antico proverbio meridionale ricordato anche da Pino Aprile, dice:”quando una cosa importante viene nascosta per troppo tempo, la terra si apre e parla”. La storia e le sue verità non possono restare chiuse per tanto tempo in un ripostiglio come si fa con le cose vecchie e con le cose che non vogliamo ricordare o vedere. Alla fine i conti devono tornare in ordine. Tra questi conti c’è da annoverare un fatto storico importante, rilevantissimo, il così chiamato “il sacco di Lauria” agosto 1806. Una strage compiuta tra il 7 ed il 9 agosto 1806 dalle truppe napoleoniche comandate dal generale Andrea Massena a danno della popolazione locale che si era ribellata all'occupazione francese, parteggiando per la corona borbonica. Circa mille cittadini caddero sotto il ferro nemico, centoquarantadue case furono preda delle fiamme in Lauria Superiore e due terzi di tutte le altre in Lauria Inferiore, e in esse le due chiese madri e il magnifico Convento dei Minori Osservanti. Un saccheggio, tanto pianto, tanta desolazione, tanto lutto. Dopo la strage il silenzio, le omissioni, l’oblio della classe politica del tempo dai Savoia e poi con l’Italia così chiamata repubblicana. Ma la verità con il tempo non è rimasta inerte e da padre a figlio ha cominciato a gridare sempre più forte fino a far rumore, lasciando tracce indelebili che da tempo sono venute fuori dal restauro di un palazzo o di una chiesa o di una cantina, probabilmente dal ritrovamento di un bottone di una divisa francese o borbonica, da un foglio di giornale dell’epoca, da una rivista. In “La battaglia di Lauria - la memoria ritrovata” edito da IOD S.r.l. collana Storie del Sud, scritto a quattro mani da Antonio Boccia, avvocato, professore universitario, Gennaro Cosentino, dottore in filosofia politica, Gennaro De Crescenzo, docente, giornalista e autori di numerosi articoli e saggi sulla storia di Napoli e del Sud e Salvatore Lanza, giornalista, capo redattore della rivista Arpa Campania, c’è la storia, il racconto di questo tragico evento. Nel capitolo “I fatti di Lauria”, proprio il professore Boccia racconta con abile analisi e sintesi i fatti veri e le dinamiche dell’evento che tanta devastazione portò al territorio di Lauria. Con quel vile massacro il Maresciallo Massena ricevette la Legion d’onore da Napoleone quale “vincitore di Lauria”. Bellissima la frase del professore Gennaro De Crescenzo nel capitolo “I Fatti di Lauria nel regno di Napoli” quando dice “Siamo tutti laurioti, verrebbe voglia di dire invece, perché la storia di Lauria è la nostra storia. È la storia che ci manca da duecento anni, è la storia delle nostre radici, di quelle radici di cui abbiamo sempre più bisogno in questi anni di globalizzazione ed europeizzazioni più o meno dilaganti e forzate”. Poi il capitolo “Tappe della Memoria” per ricordare di come dopo tanto ricercare la “Battaglia e del Sacco di Lauria” conseguiva, nel 2014, il riconoscimento, da parte della regione Basilicata di bene culturale intangibile. Interessante il capitolo VII “tra storia e teatro: parole e suggestioni”. Da leggere il testo teatrale, elaborato da Antonio Boccia, Gennaro De Crescenzo e Salvatore Lanza dal titolo “La Battaglia di Lauria Don Domenico racconta”. Un evento storico da non dimenticare. Un fatto di sangue gravissimo. Molti i morti oltre un centinaio di abitanti furono sgozzati nelle grotte dove si erano nascosti e i fuggiaschi puniti con la fucilazione o la forca; non vennero risparmiati nemmeno i bambini e le donne; queste ultime subirono in gran numero anche violenza carnale. Le cronache del tempo narrano che i soldati tra i più efferati, si accanirono contro gli inermi, massacrando anche i malati ritrovati nel proprio letto e impossibilitati a fuggire. Morti per la libertà per non abbandonare la propria terra, la propria storia, per non perdere la dignità. Piace la frase sul retro del pamphlet: “Dalla ricerca al racconto, dal racconto alla spettacolarizzazione, la storia di Lauria, una delle tante storie del Sud e da Sud come esempio significativo di una memoria che può diventare orgoglio e poi riscatto”.


Oreste Roberto Lanza
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Sabato 4 Novembre, alle ore 18.30 presso la Sala Carlo Levi di Palazzo Lanfranchi, Altrimedia Edizioni presenta il volume "Isabella Morra alla corte dei Sanseverino" di Pasquale Montesano, con la prefazione di Raffaele Nigro. Un libro da leggere con attenzione e diletto. Sono pagine dove Pasquale Montesano , scrittore e giornalista , già avvezzo alla storia di questa grande poetessa lucana del ‘500 è ritornato con una trattazione ampia e ricca di notizie e di documenti inediti, frutto di ricerche in archivi privati e pubblici in Italia e in Francia, dove i Morra, autori della strage, si erano rifugiati, raggiungendo il padre Giovan Michele Morra e il fratello Scipione, da tempo alla corte di Francesco I.”Sulla tragica vicenda umana di Isabella Morra, la poetessa del ‘500 dell’antica Favale, oggi Valsinni, in Basilicata, si è scritto molto, ma spesso con opere non suffragate da concreti riscontri storici. È una storia quella di Isabella Morra complicata, alcune volte contorta, intrigante da raccontare ma dove la verità fino in fondo probabilmente non è stata ancora detta tutta. All'incontro, moderato dal giornalista de "La Gazzetta del Mezzogiorno" Pasquale Doria, parteciperanno: Antonello Savaglio, Professore e Storico della Deputazione Storia Patria per la Calabria; Vito De Filippo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca; Patrizia Minardi, Dirigente dell'Ufficio Sistemi Culturali e turistici della Regione Basilicata e Pasquale Montesano, l'autore. Inoltre interverranno: Gennaro Olivieri, Presidente della Pro Loco e del Parco "Isabella Morra"; Gaetano Celano, Sindaco del Comune di Valsinni; Raffaello De Ruggieri, Sindaco di Matera, e Vito Epifania, Editore.
 

Oreste Roberto Lanza

Oreste.lanza@basilicatanotizie,net

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“Ha ancora senso scrivere una storia di Basilicata, oggi, mentre imperversa il dibattito sulla divisione di macro-regioni dell’Italia? In tale progetto la Basilicata sarebbe destinata a scomparire, sbandellata tra Puglia e Campania o aggregata alla Calabria, riproponendo territorialmente, in quest’ultimo caso, la IX regione romana dei tempi di Diocleziano. Proprio in vista di ciò ha un senso recuperare la propria identità di Lucani che affonda le radici nella notte dei tempi”. 

L’incipit dell’ultimo lavoro storiografico del prof. Giovanni Battista Bochicchio, “Basilicata. Origini e cammino di una Regione”, è il sunto della storia politico-sociale e, in prospettiva, forse, quella che sarà la nuova Basilicata. Il testo, che sarà presentato sabato pomeriggio alle 17.30 presso il centro sociale “G. Lorusso” di Filiano, rappresenta una guida snella sul cammino di un popolo che affonda le sue radici nella cultura ellenica, pre-romanica, bizantina, araba, normanno-sveva, francese, spagnola e infine italiana. Lo studio della storia per valorizzare territorio e identità di un popolo non è solo esercizio retorico o meramente didattico, ma favorisce lo sprigionarsi di energie positive e finanche economiche. Dalla rievocazione dell’arte della caccia con i rapaci e relativa arte di governo di Federiciana memoria, alla possibilità per la città di Melfi di essere insignita del prestigio e funzionale titolo di “Capitale Europea della Falconeria, la nostra regione e le istituzioni che la governano non trascurano lo studio delle proprie origini per meglio esaltare le qualità di un popolo che nei secoli ha saputo sempre elevarsi e dimostrare al mondo i propri genuini valori.

Così l’ultimo lavoro del prof. Bochicchio, analizza il lungo iter che va dalla preistoria alla dicotomia tra Lucania e Basilicata, dal medioevo alle grandi guerre, per finire alla Repubblica e al boom economico, senza mai trascurare il contesto in cui maturarono cambiamenti, dominatori (esterni ed interni) e il tentativo di riscatto, solo in parte riuscito, delle classi sociali emarginate. Una Basilicata che si fa spazio nello scenario meridionale e nazionale, ma che finisce per scontare una certa subalternità economica e politica con classi o partiti dominanti del Nord. Le ribellioni contadine e il cosiddetto brigantaggio delineano la punta di un iceberg in un sistema sociale che nonostante il Risorgimento non riesce a liberarsi delle storiche incrostazioni. Il finale con l’appendice, e non poteva essere altrimenti, il prof. Bochicchio lo dedica al Ducato di Avigliano e al Feudo di Lagopesole. Il volume, del resto, è il naturale prosieguo di un’altra non molto datata opera dello stesso storico filianese sulla “Basilicata tra storia e cronaca. Dal XVII secolo al primo ventennio del secondo dopoguerra”. Un testo che incuriosisce e invoglia il lettore ad occuparsi delle sue origini in modo per nulla pedante o cattedratico, ma che raccontando la storia di una regione ne rimanda agli immancabili risvolti sociali ed economici che ne susseguono e che ancora oggi sono facilmente decifrabili.
Organizzata dalla Pro Loco di Filiano in collaborazione con la Biblioteca comunale e patrocinata dal Comune di Filiano e dall'Unpli Basilicata, l'iniziativa rientra nel locale cartellone "Un autunno da sfogliare 2017" dedicato proprio alla lettura. All’evento saranno presenti il responsabile della Biblioteca comunale, Vito Sabia, il sindaco Francesco Santoro, il presidente della Pro Loco, Maria Santarsiero, oltre al presidente regionale delle Pro Loco, Rocco Franciosa e il consigliere regionale e presidente della Commissione lucania nel Mondo, Aurelio Pace. Previsti anche intermezzi musicali della violinista Rosanna Vastola.


Il prof. Giovanni Battista Bochicchio è nato ad Avigliano nel 1950 e dopo il diploma, ha frequentato l’Università di Bari dove si è laureato in pedagogia ad indirizzo filosofico. Ha insegnato lettere nella scuola secondaria di primo grado dal 1975 al 1988 e fino al 2012 ha occupato la cattedra di filosofia e storia nei licei. Attualmente vive a Filiano, dove nel quinquennio 2010-2015 ha ricoperto la carica di assessore comunale con delega alla cultura, istruzione, sanità e politiche sociali. Nel corso della sua attività d’insegnamento ha prodotto diversi scritti di carattere didattico, collegati all’insegnamento disciplinare: Evoluzione dello Stato Moderno (1990), Etica e politica nel pensiero di Platone (1990), Il Dio dei filosofi (1999), Popper e l’epistemologia nel XX secolo (2007). Nel 2007 ha curato gli atti la pubblicazione degli Atti del XIII Convegno di studio degli alunni dei Gesuiti d’Italia, La Missione dei Gesuiti e la Promozione della Giustizia, Bari, 1996. Filiano e la sua storia (2015)

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