“La Filosofia della Religione di Romano Guardini” pubblicato nel 2016 da Rubbettino editore, è un volume di Don Gianluca Bellusci, nato a Senise e presbitero della Diocesi Tursi-Lagonegro, dove c’è tutto il suo impegno, accurato e approfondito, sulla figura di Romano Guardini, presbitero, teologo e scrittore italiano naturalizzato tedesco. Nato a Verona nel 1885, da una famiglia di quattro fratelli. Nel 1886 la famiglia si trasferì a Magonza, città della Germania occidentale. Qui Romano Guardini frequentò le scuole, fra cui il gymnasium umanistico, presso il quale superò gli esami finali nel 1903. Dopo avere frequentato per due semestri la facoltà di chimica a Tubinga e tre semestri di economia politica a Monaco di Baviera e Berlino, decise di entrare in seminario. Studiò teologia a Friburgo in Brisgovia e Tubinga. Nel 1910 fu ordinato sacerdote a Magonza, dove lavorò brevemente quale assistente spirituale, prima di ritornare a Friburgo per il dottorato con il professor Engelbert Krebs, titolo che ottenne nel 1915 con un lavoro su SanBonaventura. Sempre con una tesi sulmaestro francescano, ottenne, nel 1922, l'abilitazione all'insegnamento della teologia dogmatica.A molti le pagine di questo intenso lavoro possono dire tanto e niente, per i cattolici della sola domenica men che meno, ma, gli studiosi, coloro che considerano la chiesa non solo luogo di culto ma di studio, approfondimento, le 140 pagine appaiono un momento di intensa riflessione su avvenimenti storici che sicuramente hanno una rilevanza anche attuale. Nella prefazione il professore Francesco Miano ordinario di Filosofia Morale, all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, esordisce dicendo: “riflettere sulla filosofia della religione di Romano Guardini significa affrontare uno dei principali nuclei teorici del suo pensiero e insieme cogliere il motivo per cui il filosofo italo-tedesco può essere considerato tra i grandi riformatori del pensiero cattolico del novecento”. Questo appare il punto di partenza su cui l’autore Gianluca Bellusci, ha lavorato per delineare in maniera chiara quest’uomo di chiesa che ai tanti appare una figura minore ma che non è, se si ha la bontà e la pazienza di leggere le righe di questo libro. Tre sono i capitoli, “esperienza religiosa e fede cristiana”, “essenza del Cristianesimo”, “Risveglio della chiesa nelle anime”, dove con la giusta intensità e un discorrere appropriatol’autore cerca di descrivere al meglio qual è stato il ruolo importante che rivestì non solo all’interno della chiesa questo grande teologo. L’impegno di Romano Guardini ha avuto una sola stella polare che si è sempre identificata in un continuo impegno nella ricerca dei motivi di “credibilità del cristianesimo” cercando di ricucire il legame tra fede e cultura del tempo. Il mistero di Cristo, il senso della liturgia con la riscoperta delle fonti bibliche sono i punti di studio e approfondimento di Guardini. “L’opposizione polare” chiave importante dello studio filosofico di Guardinicome indicazione di una sapienza di vita da acquisire come antidoto ai veleni dell’unilateralismo e del pensiero unico, essenze che producono danni in ogni epoca, è la strada di vita su cui il sacerdote Guardini si è intrattenuto nel riflettere, nel pensare e nell’agire. Un lavoro complesso quello di Guardini diretto all’individuazione del nucleo centrale dell’essenza del cristianesimo nel pensiero di Gesù di Nazareth. Capitolo di piena riflessione è quello ultimo sulla liturgia. Sono righe che vanno lette con accuratezza non perdendo neanche una singola virgola. A tal proposito dice l’autore:”inoltre la liturgia non si compone di formulazioni poetiche e letterarie finalizzate a suscitare una componente esclusivamente emotiva e irrazionale nell’esperienza spirituale in contrapposizione alla verità del dogma, ma è tesoro di verità della Rivelazione”. Guardinidice:“la liturgia è sentimento appieno dominato. È questo si percepisce particolarmente nella santa Messa sia nelle parti fisse che nelle preghiere proprie dei singoli giorni”. Un libro di un testimone della chiesa credibile ma un autore, Gianluca Bellusci, che con queste pagine vuole preparare i giovani a fare tesoro degli errori commessi dalla modernità, seguendo il filo rosso di questo piccolo ma grande uomo di chiesa che è stato appunto Romano Guardini.

Oreste Roberto Lanza

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In verità fin dalla notizia della sua pubblicazione, novembre 2015, volevo farlo mio, ma ho dovuto aspettare fino a quando alcune settimane fa, Tania Pisani Pezzuto mi comunicava che stava spedendo il volume. Il postino qualche giorno dopo lo consegnava al mio indirizzo di casa. “L’ultimo sguardo. Claudio Pezzuto un eroe Moderno” di Mario Lamboglia. Confesso che ho avuto un po’ di esitazione accompagnato da qualche attimo di emozione nel momento in cui ho cominciato a sfogliare le primissime pagine. Conoscevo la vicenda come un semplice lettore di notizie ma non mi era capitato di entrare nel particolare probabilmente anche per non amareggiare ancor di più il mio animo su una circostanza aberrante quale capitata a due distinti servitori dello Stato come Fortunato Area e appunto Claudio Pezzuto. Una vicenda dolorosa che ha devastato il cuore e l’animo di una giovane e meravigliosa donna lucana e non solo ma anche l’amore profondo di due famiglie unite dall’amore dei loro figli. Un amore vero, vivo fatto di attimi sognanti di un solo sangue che scorre nelle vene, un solo cielo sopra lo stesso mare, un solo bacio su due bocche innamorate. Sono 124 pagine intense e piene di emozione dove tante volte l’inchiostro depositato sul bianco delle pagine si affievolisce e si sbianca a contatto con il dolore di quei momenti raccontati con le lacrime che fanno da padrone sulla persona. E’ un libro che racconta il sacrificio che diventa consapevolezza per tutti noi mestieranti della pace, apparenti divulgatori della solidarietà, ipocriti del nostro tempo dove solo il mistero della morte ci induce ad piegarci e a rendere spiegazioni delle nostre falsità quotidiane. Dice bene, nella prefazione, Leonardo Gallitelli, già Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri: “è un racconto fatto di uomini e di sentimenti. Quel militare colpito a morte non è solo un giovane carabiniere che sta compiendo il proprio dovere, onorando il giuramento prestato fino all’estremo sacrificio: è Claudio un ragazzo che viene da un piccolo paese della provincia di Lecce è un figlio, un marito, un giovane padre”. Un ragazzo semplice con il desiderio di diventare un giorno maresciallo che dal Sud parte per una avventura fatta di speranza, di sogni, di voglia di essere strumento per la tutela e valorizzazione di valori veri per un corretto vivere, quali appunto la libertà, la giustizia e la legalità. Ma il destino gli è stato avverso, non gli ha concesso neanche il tempo necessario di poter assaporare quelle “noccioline” da cui è sbocciato quell’intensa fiamma di amore che mai più si potrà spegnere nel cuore, nell’animo, negli occhi di Tania, sua giovane consorte. Ma quella fiamma ha lasciato un motivo di un forte richiamo a vivere senza morire, per contribuire a cambiare il nostro essere violento ed egoista. Proprio Alessio lasciato solo, in quella imprevedibile notte del 12 febbraio 1992 con i suoi tenerissimi tre anni, è l’arma segreta che Tania ha ricevuto in dono da Claudio quasi a dire “Alessio saprà mitigare alla mia assenza perché farà da tramite alla forza del mio amore per te”. Sono ben 10 i capitali che raccontano in breve le dinamiche dei fatti. Ci sono quelli legati all’attimo dell’evento, 12 febbraio 1992, ore 20,10 e successivi concitati attimi dalla telefonata all’allora ministro degli Interni Vincenzo Scotti, all’arrivo del Prefetto Angelo Finocchiaro  e Alto Commissario per la lotta alla mafia  con il coinvolgimento di Gianni Di Gennaro della Direzione Investigativa Antimafia insieme con il Pm Alfredo Greco. Poi i momenti della caccia serrata ai presunti killer e camorristi. Infine il processo davanti al Presidente Mario Carbone, a latere Silvio Amoresano, agli avvocati della difesa e al Pm Greco accusatore e testimone della vicenda. Ventitre colpi, ventuno esplosi con pistola Beretta in dotazione dall’Arma dei Carabinieri. Una impugnata da Fortunato Arena che fu pronto a rispondere al fuoco con nove colpi. Il camorrista che scese velocemente dalla jeep ne esplose ben tredici da una pistola che in precedenza era di proprietà di un appuntato rapinato a Capaccio. Altri colpi furono esplosi da una mitraglietta. Ventritre colpi in sessanta secondi questo narrò all’epoca la consulenza del medico legale Giuliano Alfinito. Il racconto fatto dai media del tempo. Poi una piccola biografia di Claudio e Tania raccontano delle loro semplici famiglie fino ad un primo incontro a Irsina e quello “decisivo” a Chiaromonte il 29 agosto del 1985. Il matrimonio, i trasferimenti di sede di lavoro, la nascita di Alessio fino ai concitati momenti dell’arrivo dei carabinieri nell’appartamento di Bellizzi la sera del 12 febbraio 1992. Un libro di testimonianza, un libro di riflessione, un libro di dolore, ma di grande significato. La lettura indica la strada verso il difficile perdono. Ma perdono deve esserci perché è la grande opportunità di salvezza per tutti in questo quotidiano dove la violenza pare sia sostituita al semplice umano buongiorno. Un passato pesante che può imprigionare il corpo e la mente ma il perdono libera il cuore. Tania con lacrime infinite ha offerto il perdono dimostrando quella che conoscevo fin da piccola una donna speciale. Cosa sorprendente e che ci accomuna e che alle 11,30 del 14 febbraio del 1992 venivano celebrati i funerali del suo Claudio nel Duomo romanico di Salerno a pochi passi, ad Amalfi, proprio allo stesso orario convolavo a nozze. La Morte e la vita in un unico momento di salvezza.

Oreste Roberto Lanza
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Venerdì 20 ottobre alle ore 10.00 presso la sala consiliare, il capitano di Marina Gaetano Appeso sarà ospite della Città di Policoro.
Indosserà nell’occasione non la divisa ma l’abito d’autore; presenterà i suoi libri E-mail dall’Amazzonia, Thianchao e Mesoamerica.
I libri sono stati scritti dall’autore nei suoi viaggi in Amazzonia, in Cina e in America Centrale; in realtà più che viaggi sono avventure vissute con coraggio e passione da Gaetano Appeso con spirito di adattamento. Infatti, il Capitano visita quei luoghi usando i mezzi di trasporto del posto, si alimenta con le pietanze tradizionali e alberga negli ostelli o, come è capitato, presso tribù o famiglie che lo accolgono.
Questo ed altro ci viene raccontato nei suoi libri- reportage o, semplicemente, diari di bordo, in cui fanno da cornice foto mozzafiato.
I libri Thianchao e Mesoamerica sono stati premiati dal concorso letterario Città di Firenze nell'anno 2017. Inoltre, l’autore è stato ospite negli ultimi giorni dell’Università di Pavia, ove sono state focalizzate dai docenti universitari le informazioni archeologiche e antropologiche che troviamo nei suoi libri.
Ad accoglierlo in sala consiliare ci saranno il sindaco di Policoro Enrico Mascia; le dirigenti degli istituti comprensivi di Policoro “Giovanni Paolo II” e “L. Milani” Maria Carmela Stigliano e Agnese Schettini; docenti e alunni dei relativi plessi scolastici.
Presenterà l’editore Antonio Dellisanti e modererà la giornalista Eleonora Cesareo, direttore responsabile di Emmenews.tv.
L’iniziativa è stata organizzata da Antonella Santulli della libreria “Cielo e Terra” di Policoro.

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Oggi, il primo ed unico programma televisivo che parla di libri con numeri da capogiro – VOXLIBRI è visibile su 17 emittenti televisive in tutta Italia toccando 18 regioni raggiungendo oltre 1.800.000 telespettatori sul digitale terrestre – sarà protagonista della rubrica del TG2 “Tutto il bello che c’è”, condotto dalla giornalista Silvia Vaccarezza, con un servizio di circa di 3 minuti realizzato dal giornalista Rai Antonio Coronato.

Il programma ideato e condotto da Antonio Orlando e diretto da Nicola Decio Dimatteo, dà spazio agli scrittori, cosiddetti, “emergenti” e ai piccoli e medi editori che altresì non avrebbero mai avuto uno spazio così importante nel panorama televisivo nazionale.
VoxLIBRI è un format realizzato e prodotto interamente in Basilicata, a Policoro, sulla costa jonica.

E le istituzioni? “Le stiamo ancora aspettando ma la nostra porta è sempre aperta.
Pensiamo che debbano approfittare del nostro progetto, in vista di MATERA Capitale della Cultura 2019, per dare un segnale forte alla comunita Lucana, perchè il suo futuro possa ripartire dalla cultura… per il momento stiamo facendo tutto da soli, con notevoli sacrifici sia economici che redazionali. Per il momento, ciò che ripaga ogni nostro sforzo è vedere gli scrittori, che ci raggiungono da ogni parte d’ITALIA, per partecipare al programma: le loro facce, sorridenti e grate per ciò che gli offriamo (in termini di visibilità mediatica) e di accoglienza lucana, sono fonte di ispirazione oltre che l’elemento trainante per continuare ad andare avanti”
Buon voxLIBRI a tutti - sul sito internet troverete tutte le informazioni utili: www.voxlibri.it 
 

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“Argenteria in Basilicata- Il Tardogotico e il Rinascimento nella Diocesi di Lagonegro-Tursi”. È il titolo di un interessante libro di Giovanni Boraccesi, membro della Società di Storia Patria per la Puglia con numerose pubblicazioni scientifiche e in particolare sull’argenteria sacra, che sarà presentato a Lagonegro sabato 14 ottobre alle ore 17.30 presso la chiesa Madonna delle Grazie. Da tempo l’autore conduce studi sull’oreficeria in Puglia e in Basilicata. Le tante e numerose pubblicazioni di Boraccesi sembrano aver dato un apporto irrinunciabile per la comprensione, per la tutela e per la messa in valore di un patrimonio, vasto e pure di grande pregio, che sarebbe altrimenti sommerso e che appare purtroppo già depauperato da furti sin troppo mirati. La comunità lucana è da molto tempo alle attenzioni di Boraccesi con continue ricerche sugli argenti di Basilicata con l’intento preciso di preservarne la memoria sollecitando una corretta conservazione e valorizzazione. Un intento in piena sintonia con quello che è lo scopo dell’Associazione lagonegrese “A Castagna Ra Critica” che fin dalla sua costituzione lavora con il fine di riscoprire e valorizzare il patrimonio artistico culturale lucano, in particolare del lagonegrese. L’associazione organizza eventi atti a raccogliere fondi per i restauri delle opere via via recuperate, in accordo con enti locali e regionali, per la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali. La presentazione del libro di Boraccesi è l’occasione anche per parlare di un argento importante presente nella città di Lagonegro e di cui Boraccesi ne fa menzione nel suo libro. Il calice della chiesa di San Nicola di Bari è il pezzo più antico tra quelli finora rinvenuti nella diocesi di Lagonegro-Tursi. Il manufatto, in argento dorato è arricchito dall’inserimento di figure smaltate che impreziosiscono sia il piede esalobato a ringhiera traforata, sia il nodo schiacciato contenuto entro una doppia fila di archetti traforati. Il sottocoppa è composto di una corolla di piccole foglie d’acanto sagomate che sostengono la coppa svasata (originale?), già oggetto di un precedente intervento di riparazione. Sebbene la conservazione non sia ottimale e nonostante il recente e abile restauro curato nel 2013 da Francesca Leolini, socia dell'associazione "A Castagna Ra Critica, delle otto figure smaltate, precisamente tre nei clipei del piede e cinque nei chiodi romboidali del nodo, il sesto chiodo accoglie un trigramma, non tutte sono state individuate. “L’identità delle otto figure incise e smaltate- sottolinea Boraccesi nel suo volume- di qualità non eccellente, è la seguente: sul piede, l’Imago pietatis; San Pietro, riconoscibile dalla grossa chiave stretta nella mano destra); un Santo vescovo benedicente. Sul nodo, cinque santi aureolati che andrebbero così identificati: un Santo frate (Francesco d’Assisi?, in primo piano il profilo di un uccello?), una Santa monaca, riconoscibile dal soggolo, che sorregge un oggetto approssimativamente rotondeggiante (Santa Chiara con l’ostensorio?); un Santo stempiato che stringe nella mano destra forse una spada (San Paolo?); un Santo frate stringente un probabile Vangelo; un altro Santo non meglio definito, ma che parrebbe stringere un bastone (San Giacomo Maggiore?). Rimane, al momento, un enigma il trigramma in rame – certo in sostituzione dell’originale piastrina smaltata – di cui si accennava, ovvero le lettere S•M/T sormontate da una stella a otto punte: il titolo di una chiesa mariana?”. Dunque, il riconoscimento delle figure smaltate presenti sul manufatto di cui stiamo trattando appare ancora non sufficientemente chiaro, più ardua è l’individuazione del luogo di produzione, men che mai dell’autore.
Ma un maggiore approfondimento della particolare questione sarà oggetto degli interventi dell’Architetto Francesco Canestrini della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata e della dottoressa Filomena Papaleo Archeologa Medievista. I saluti istituzionali del Sindaco di Lagonegro, Pasquale Mitidieri, dell’avvocato Maddalena Falabella, Presidente dell’Associazione culturale “A Castagna Ra Critica” e del Vescovo della Diocesi Tursi- Lagonegro. Mons Vincenzo Orofino.


Oreste Roberto Lanza
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Confesso, non conoscevo Francesco Gaetano Marino né Maria Silvestri entrambi di Teana. Un comune italiano di 613 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, situato all'interno del Parco Nazionale del Pollino, che fa parte della Comunità montana Alto Sinni. Origini presumibilmente legate all'antica Magna Grecia. Una leggenda pare raccontare di come il suo nome derivi dalla moglie di Pitagora, tal Tegana, che vi trascorse le estati. La presenza di ruderi di una rocca testimoniano una certa importanza del luogo in epoca longobarda. Francesco Gaetano Marino, noto come Marino di Teana scultore italiano naturalizzato argentino e Maria Silvestri studiosa attenta e appassionata di questo grande artistica lucano che ha vissuto perlo più in Francia, dove intraprese una concreta carriera artistica a livello internazionale, sono gli attori principali di una interessante monografia  in edicola da giugno scorso ed edita da Osanna editore dal titolo appunto “Francesco Marino di Teana , 1920-1957 da Teana alla Galleria Denise Renè”. Sono pagine semplici con parole scorrevoli dove si accarezza facilmente la passione e l’emozione dell’autrice nel raccontare di un suo concittadino di valore. Un ragazzo nato povero ma diventato uomo di grande ingegno di cui la terra Lucana ha diritto di ricordare e mai dimenticare. Fa bene Rocco Brancati, noto giornalista di Rai Tre di Basilicata, a porsi la domanda, nella prefazione, “capiremo mai l’opera di Francesco Marino di Teana?” Proprio da questo giusto interrogativo che l’autrice, con parsimonia, attenzione e giusto equilibrio fa un ritratto di un personaggio rimasto in disparte, forse anche per le difficoltà di interpretazioni. Primogenito di cinque figli, Francesco Gaetano, con il padre Carmine emigrato in Argentina nel 1925, i primi anni di vita li passò sotto la vigile attenzione della mamma Anna Ferrara per poi venire affidato all’educazione dei nonni insieme a Biase, suo vero fratello, Maria, Giuseppe e Antonio. Non aveva ancora compiuto sei anni che il suo chiodo fisso era diventato quella della scuola. Realizzato questo piccolo sogno, pochi giorni dopo venne ritirato da scuola perché, come racconta l’autrice, dovette smettere la frequentazione pare avesse maggiori capacità degli alunni più grandi creando molte e forti incomprensioni tra gli stessi. Una vita di lavoro duro che temprò il fisico e la sua conoscenza tra pascoli di pecore, capre nel ritornare la sera a casa e guardare quel cielo di stelle cominciò a pensare allo studio della fisica. Molti anni dopo riuscì nel suo intendo in America a capire tutto quello che era il sogno da bambino.”Oggi ho un’idea di cosa sia il cielo” disse nella piena maturità dell’età e dei suoi studi. La ripresa degli studi con la maestra Giovannina Viola, moglie del maestro Antonio Lauria nella stanza della propria abitazione per mancanza, all’epoca, di edifici scolastici, fu un'altra tappa di vita di conoscenza culturale. Dalla terra ai lavori da operaio come muratore dove sempre si distinse per il suo impegno. Ben cinque anni a fare il muratore destinato nelle zone del fondovalle del fiume Sinni. La svolta della vita di Marino fu racchiusa in unalettera del medico del Paese, Antonio Vitale, al padre emigrato in Argentina. Ilmedico condotto del luogo esortava il genitore, a “chiamarselo” a Buenos Aires, per offrigli un’alternativa visto le lodevoli capacità del figlio. Alla missiva del medico Vitale, seguì la lettera di Carmine Marino al figlio con cui gli chiedeva di raggiungerlo in Argentina. La svolta della sua vita. A 16 anni dal porto di Napoli, con una bottiglia di olio di oliva, un pezzo di pane, due forme di formaggio si imbarcòverso il suo ridente destino.Concluse i suoi studi non come raccontato da alcuni nel 1949 ma nel 1950 come certifica l’autrice dopo un’estenuante e accurata ricerca dei documenti richiesti addirittura a referenti argentini. “L’arte non è che uno choc fisiologico che si sviluppa come un’equazione piana che si elabora attraverso il ragionamento, l’essenzialità per arrivare al suo risultato finale dove non resta che un segno, l’armonia di tutto un ragionamento” sono parole del grande scultore lucano proferite nel 1975. Il cuore di questo impegno letterario di Maria Silvestri è tutto racchiuso nel quarto capitolo- Il Ritorno in Europa. Dove si annotano i passaggi a Santiago di Compostela, l’arrivo in Francia, l’incontro con grandi maestri come Huguette Sejournet,con Denise Rene’. Pagine e pagine di storia di un uomo, di un lucano venuto dal niente, uno scultore che si è saputo far apprezzare e stimare con la riservatezza, la semplicità. Dove ha usato poco le parole molto la sua genialità. “Si sono un pastorello e ho conosciuto i lupi, ho scolpito i primi, prima di creare i secondi”. La più interessante quando dice “Ciò che è importante nell’osservazione dell’essere umano o dell’animale è la capacità di trasformare certe linee, o altri dettagli. Per questa ragione affermo che il fatto storico è importante: conoscere è sapere che esiste, ma diventa importante prendere da ciò che esiste quello che si potrà fare.Senza questa consapevolezza fare lo scultore è impossibile”. Questo era Marino di Teana. Maria Silvestri ha ben saputo disegnare i contorni di questa figura lucana con linee di inchiostro magistrale. Con un giusto dosaggio ha permesso ai lettori di conoscere cose non conosciute, di avventurarsi nella conoscenza di una personalità che dire genio è poco. L’autrice, con una disinvolta analisi e una sintesi sorprendente, vista la complessità del personaggio, ha presentato il proprio concittadino, Marino di Teana, con una naturalezza e una comprensibilità tanto da avere la sensazione di parlare con lui passeggiando tra i vicoli e le strade di Teana. Un libro di godibilissima lettura ma soprattutto una testimonianza vera di come i vecchi detti non sbagliano mai quando dicono …nelle piccole botti ci sono le cose migliori. E pensare che l’emozione più forte l’ho ricevuta quando ho letto che nel periodo francavillese Marino Di Teana ha abitato in via Leopardi dove sono nato. Proprio in quei vicoli…..

Oreste Roberto Lanza

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Con la riapertura delle scuole, tornano le “Lezioni del Novecento, ovvero il Furor Sinisgalli per la scuola”, appuntamento dedicato agli studenti lucani dell’ultimo anno delle superiori organizzato dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli, giunto alla sua sesta edizione. Quest’anno sono ben cinque gli Istituti scolastici ad aver aderito all’iniziativa, ospitando fra ottobre e dicembre le lezioni di quattro grandi autori con cui analizzare le evoluzioni della letteratura contemporanea, proprio a partire da questioni che affondano le loro radici nel secolo scorso.  Le “Lezioni del Novecento” sono parte integrante del palinsesto Acamm, la rete dei musei e delle biblioteche dei comuni di Aliano, Castronuovo, Moliterno e Montemurro.
Si comincia il 7 ottobre alle ore 10:00 presso l’’ I.I.S. “Enrico Fermi” di Policoro, con la Lectio magistralis su La letteratura meridionale e la questione globale, tenuta dallo scrittore e giornalista di origini lucane Andrea di Consoli, che al Sud ha dedicato molte pagine della sua produzione narrativa e saggistica nonché la sua attività di direttore della casa editrice Avagliano. Apriranno l’incontro, i saluti della dirigente scolastica Giovanna Tarantino.
Il 21 ottobre (ore 10)  l’ I.I.S. “Leonardo Sinisgalli” di  Senise porta in cattedra un altro grande esperto di letteratura e di Sud, il giornalista campano Francesco de Core, redattore capo del quotidiano “Il Mattino” e autore di diversi testi che hanno al centro proprio il Mezzogiorno d’Italia.  Dopo i saluti della dirigente scolastica Rosa Schettini, la lectio di de Core affronterà il tema Scrivere (da Sud) al tempo di Gomorra, con riferimento a quella scrittura che porta alla luce, senza veli, i grandi conflitti del Meridione, nel quale si intrecciano i diversi strati delle civiltà da cui è stato attraversato, la bellezza dei suoi paesaggi e i grandi problemi delle mafie, della disoccupazione, delle migrazioni.
Un genere letterario che molto piace ai giovani per l’immediatezza dei suoi messaggi, sarà invece al centro della lezione di Patrizia Rinaldi presso il Liceo Scientifico “Galilei” di Potenza, in programma l’11 novembre (ore 10.00). La scrittrice, tra le più importanti voci della letteratura per ragazzi, vincitrice del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, parlerà infatti di Letteratura disegnata: fumetti, graphic novel e graphic romanzo, e di come, attraverso la sapiente fusione fra testo i immagini, si possano affrontare temi di estrema profondità, riuscendo a intercettare al contempo i gusti di giovani e adulti.  Alla lezione porterà i saluti la dirigente dell’Istituto, Camilla Schiavo.
Due saranno infine gli appuntamenti che vedranno protagonista lo scrittore e giornalista Giuseppe Lupo, che da Milano, dove vive e lavora insegnando presso l’Università Cattolica, torna spesso nella sua Lucania, raccontata in molte delle sue opere. Il 6 dicembre 2017 Lupo sarà presso l’ I.I.S “Petruccelli-Parisi” di Moliterno (ore 10.00) per presentare il suo ultimo libro Gli anni del nostro incanto (Marsilio 2017), un viaggio familiare attraverso l’Italia del miracolo economico e degli anni di Piombo che mette a confronto i conflitti tra la generazioni dei padri e quella dei figli. La lezione sarà aperta dai saluti  del dirigente, Carmine Filardi.
Il giorno dopo, 7 dicembre alle ore 10:00, Lupo incontrerà gli studenti dell’ I.I.S “G. Peano” di  Marsico Nuovo  per la sua lezione dal titolo La narrazione del Boom economico, con un’analisi dei temi affrontati dalla letteratura italiana fra gli anni ’60 e ’70.  La lectio magistralis sarà preceduta dai saluti della dirigente scolastica, Serafina Rotondaro.
Come per lo scorso anno, tutte le lezioni sono aperte al pubblico ed è stata avanzata richiesta al Miur – Ufficio scolastico regionale per la Basilicata per l’autorizzazione all’esonero dei docenti.
Le “Lezioni del Novecento” vantano, nel loro albo d’oro, la partecipazione di gradi nomi della cultura nazionale e internazionale fra cui, solo per citarne alcuni, Alessandro Quasimodo, Giovanni Ziccardi, Silvana Arbia, Riccardo Mazzeo, Miguel Benasayag, Agnes Heller, spaziando dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alla scienza.
L’aumento, di anno in anno, degli Istituti scolastici che scelgono di aderire all’iniziativa, conferma le qualità sia didattiche che formative della proposta offerta dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli, confermandone il ruolo di presidio culturale di riferimento per l’interno territorio regionale.

Lezioni del Novecento6

(ovvero il Furor Sinisgalli per la scuola)

Inquieto |Breve | Liquido |

 

Ottobre-Dicembre 2017

Marsico Nuovo | Moliterno | Policoro | Potenza | Senise  

7 ottobre 2017, I.I.S. “Enrico Fermi”, Policoro, ore 10.00

Saluti del dirigente, Giovanna Tarantino

Lectio magistralis di Andrea di Consoli, La letteratura meridionale e la questione globale

 

21 ottobre 2017, I.I.S. “Leonardo Sinisgalli”, Senise, ore 10.00

Saluti del dirigente, Rosa Schettini

Lectio magistralis di Francesco de Core, Scrivere (da Sud) al tempo di Gomorra

 

11 novembre 2017, Liceo Scientifico “Galilei”, Potenza, ore 10.00

Saluti del dirigente, Camilla Schiavo

Lectio magistralis di Patrizia Rinaldi, Letteratura disegnata: fumetti, graphic novel e graphic romanzo

 

6 dicembre 2017, I.I.S “Petruccelli-Parisi”, Moliterno, ore 10.00

Saluti del dirigente, Carmine Filardi

Lectio magistralis di Giuseppe Lupo, Gli anni del nostro incanto

 

7 dicembre 2017, I.I.S “G. Peano”, Marsico Nuovo, ore 10.00

Saluti del dirigente, Serafina Rotondaro

Lectio magistralis di Giuseppe Lupo, La narrazione del Boom economico

Le lezioni sono aperte al pubblico.

È stata avanzata richiesta al Miur – Ufficio scolastico regionale per la Basilicata per l’autorizzazione all’esonero dei docenti.

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“Espressioni dialettali, modi di dire detti santarcangiolesi”. È il titolo di un interessante libro del professore santarcangiolese, Giuseppe Nicola Molfese, scomparso nel 2012, dove si trova ben armonizzato l’essenza della terra di Lucania. Si sente e se ne possono facilmente apprezzare le costumanze, gli odori, i pensieri più genuini del territorio della valle del Sinni. “Il dialetto è la lingua che non si apprende, ma nasce con la persona; è un dono innato che ogni bambino impara con l’impego di tutti i sensi”. Sentenzia l’autore nella sua prefazione quando si chiede del perché del libro. “Con la parola- precisa Molfese-  il bambino che vive in una determinata società dove si parla il dialetto, assorbe con tutto il corpo l’idioma che poi porterà con sé per tutta la vita e lo trasmette”. Sul tema del dialetto cresce quotidianamente l’attenzione di storici, insegnanti di letteratura e linguisti che si chiedono da dove poter ripartire per avviare una giusta rivisitazione delle radici e delle identità di un luogo per documentare bene la storia di un popolo o in particolare di una comunità. Il dialetto è il punto di vista migliore per conoscere al meglio i passaggi storici di ogni singolo passato che una comunità ha avuto. I dialetti lucani, potremo dire, appaiono come delle varietà romanzate della lingua napoletana- calabrese. Diversi e con intonazioni particolari appaiono le tante sfumature presenti all’interno della Lucania. Il dialetto dell’area appenninica Lucana, quelli presenti nella zona centrale ed in quella occidentale della provincia di Potenza e in alcuni comuni del materano, presenta una pronuncia chiusa con legami con quello campano. Il dialetto dell’area apulo-lucano presente nella zona orientale, la parte collinare della provincia di Matera, più vicina alla Puglia, evidenzia una fonetica composta da vocali, in genere aperte mostrando delle similarità con il dialetto barese. I dialetti dell’area metapontina, presentano radici latine anche se hanno conservato molte caratteristiche greche. Molto affine a quelli dell'area appenninica. Poi, infine, ci sono i  dialetti dell'area arcaica calabro-lucana  usati nella parte meridionale della provincia di Potenza a sud del fiume Agri, Francavilla in Sinni, Chiaromonte, Lauria, Castelluccio, Viggianello, Castelsaraceno, Rotonda, Terranova di Pollino, Senise e San Severino Lucano e della provincia di Matera Valsinni, San Giorgio Lucano e, come dice la parola stessa, risentono dell'influenza del dialetto calabrese settentrionale. Tale area, unita al confinante versante calabrese posto a sud del massiccio del Pollino, è detta come appare scritto nei vari libri di storici e linguisti dell’argomento, Mittelzone o area Lausberg .La zona presenta un sistema vocalico che per taluni aspetti si distingue nettamente da quelli delle zone circostanti, con vocalismi che spaziano da quello sardo a quello siciliano in alcuni comuni. All'interno di questa zona linguistica ci sono due eccezioni: la prima è costituita dal dialetto marateota, un'isola alloglotta corrispondente al solo comune di Maratea, che mischia origini latine, greche, arabe e osche, con vocalismi siciliani. La seconda eccezione, a dire sempre dei linguisti,  riguarda il dialetto laurisciano, di forte derivazione napoletana, parlato a Lagonegro e nel Diano. In quest’ultima parte del territorio lucano appare collocata anche quella di Sant’Arcangelo con il suo dialetto “o sciasciune”. È qui che l’autore natio di questo luogo focalizza la sua attenzione recuperando e valorizzando termini che nella quotidianità non hanno più cittadinanza. Profondo conoscitore della cultura popolare lucana, in particolare quella santarcangiolese, Molfese riesce a riportare a galla intonazioni, voci e parole di quel dialetto ascoltato fin dalla fanciullezza da sua madre e dalla nonna paterna. È un volume di ben 558 pagine che raccoglie si può dire un tesoro dialettale inestimabile con cui vengono raccontate le tradizioni e le costumanze del proprio paese natio. Sono pagine di valore dove Molfese non tralascia di considerare la terminologia toponomastica santarcangiolese e quella di alcuni paesi vicini. Questo perché pare aver capito l’importanza dei toponimi per la sua storia locale e perché i nomi locali costituiscono nel giro della storia e della geografia di un territorio un punto di riferimento necessario per iniziare un valido cammino. Si dice che il compito di un dialettologo- antropologo è quello di della ricerca e dello studio del patrimonio linguistico popolare che rappresenta una testimonianza importante per continuare a dare vita ad una comunità. Molfese con queste pagine sembra aver ottemperato al meglio a questo compito assolvendolo in maniera precisa e doverosa. Colpisce la frase iniziale del suo lavoro. “Ho un paese a me caro, tanto caro, dal quale non sono fuggito. Era troppo stretto, largo di affetti, molti dei quali purtroppo scomparsi. Ci ritorno con la fantasia con il ricordo. Adoro il mio paese, la mia casa, lamia masseria”. Una frase bellissima dedicata a tutti noi che ci sentiamo lucani fino in fondo e che amiamo la nostra terra e che nessuna deve toccarla.


Oreste Roberto Lanza
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Saverio De Marco è un giovane scrittore lucano, precisamente di San Severino Lucano, nel cuore del Parco del Pollino. Si è Laureato alla Sapienza di Roma in sociologia, si occupa di temi socio-ambientali e probabilmente la sua grande passione si annida nel colore nero dell’inchiostro con cui, benevolmente, con docilità e passione, riesce a utilizzarlo per raccontare momenti di vita vissuta fatte anche di contraddizioni nel diventare adulti. “La strada per la citta - racconti di vita fuori sede” -  edito da Italic pequod è un libro che contiene racconti semplici, ben dieci, chiaramente definibili resoconti di viaggio o meglio avventure quotidiane. I racconti ruotano intorno al personaggio di Luciano e suoi giovani amici. Studenti meridionali che per poter frequentare l’università di adattano a piccoli lavoretti dando origine ad avventure e disavventure che incidono nel classico pregiudizio agli esami. Esami che non finiscono mai. Tema questo classico svolto da molti di coloro che avvicinatesi all’idea di uno studio universitario approfondito o specialistico perdono ad un tratto la bussola per diverse ragioni di vita ed entrano in una spirale sia di tipo politico, di amori difficili, sbornie selvagge e quant’altro. Ma chi è lucano fino in fondo sente il richiamo della propria terra che si avverte dalla pagina 103 di questo piccolo pamphlet.: “Lucania on the road”, in viaggio verso la Lucania. Un cammino che ben sintetizza l’autore con la frase di Walter Whitman, noto come Walt Whitman, poeta, scrittore e giornalista statunitense. “A piedi e con cuore leggero, mi avvio per libera strada. In piena salute e fiducia il mondo offertomi innanzi. Il lungo sentiero marrone pronto a condurmi ove voglia”. Un viaggio verso la terra lucana sulla libera strada in piena salute e fiducia come dice Saverio de Marco, con lo spirito dei vagabondi e non come turista semplice. Un lungo cammino che da Craco, il paese fantasma porta a Pisticci “un paesone fatto di case coloniche bianche, tutte uguali ad un piano”. Poi Bernalda, Metaponto, Matera con meta prestigiosa dei sassi. Tricarico, Pietrapertosa, Castelmezzano fino a Brindisi di Montagna con la visita alla Grancia terra di rappresentazione del dolore mai sopito dei Briganti delle terre della Lucania. Da qui verso Rionero e i suoi attraenti Laghi di Monticchio. Venosa ricordando Orazio Flacco noto più semplicemente come Orazio, poeta romano. Considerato uno dei maggiori poeti dell'età antica, nonché maestro di eleganza stilistica. Poi Barile la famosa città del vino con un salto a Paterno un paese della provincia di Potenza con i suoi oltre 3000 abitanti che attrae per un pizzico di storia. Il Battistero di San Giovanni in Fonte, Ruderi di San Nicola al Torone, Mandrano. La Val D’agri con un salto a Grumento e Moliterno per poi ritrovarsi a Lagonegro sulla Salerno- Reggio Calabria. Un viaggio per conoscere e confondersi con il vento, il sole e il verde delle montagne di un luogo. “Il centro storico andrebbe recuperato, bisognerebbe abbellirlo” dice una signora anziana di Moliterno che affacciandosi dalla porta di casa, risponde a Luciano, avventore fotografo, interessato allo scorso storico del paese. “Eh ma non ci aiuta nessuno. I politici non pensano a noi” ribatte ancora la signora a Luciano. “Si la Lucania è dimenticata da tutti”, dice ancora l’anziana. Mi permetto non dai Lucani, questo ci può bastare e avanzare.


Oreste Roberto Lanza
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