Le parole dell’autore sono la perfetta sintesi di tutto il racconto

Si definisce il geometra errante. È un semplice, silenzioso scrittore del nostro sud, di Martina Franca. Un grado di riservatezza giusto mai sopra le righe, uno stile vecchio, antico ma nel nostro tempo ricercatissimo. Si tratta di Giovanni Basta, il quale con una sua recente e piccola fatica letteraria, “La Casa degli Angeli”, ha voluto probabilmente lanciare un suo messaggio, alle genti che vivono con incertezza e paura il tempo attuale. È un pamphlet di poche pagine intense, vere e di contenuto. Tante volte, come alcuni dicono, non è necessario scrivere molto, o abbastanza, ma quel poco per dire tanto. “Questo romanzo non avrebbe potuto essere scritto senza le parole di chi una volta mi ha detto: Ricordati di ricordare, ma io ho impiegato più di trent'anni a capire cosa”.

Le parole dell’autore, sono la perfetta sintesi di tutto il racconto. Pagine di una realtà stridente, violenta, aspra, amara; di un’amaro forte, di un’umanità pervasa di aridità che fa violenza sui bambini. I bambini, il nostro immediato prossimo, che pagano il prezzo più alto perché annegati come sono nell’indifferenza e nella rabbia degli adulti. Nati molte volte per soddisfare scopi banali di sesso o per ideali egoistici fuori da dettami religiosi giusti o peggio ancora per trapianti di organi, vengono depredati nell’intimo, deviati e corrosi nel pensiero e nell’animo stesso. La storia di Mario, va letta in silenzio, meditata con attenzione come anche la salvezza che arriva dalle mani del proprio nonno. Vero quel pensiero che dice: “Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio”. Alla fine Mario avrà pensato questo alla fine di una storia dove ha ritrovato la libertà perdendo la vita. Un bel racconto , appassionato dove l’autore ha, probabilmente lanciato un messaggio chiaro:“Non si può diventare genitori se prima non si è diventati adulti”.

 

Oreste Roberto Lanza


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