Il comitato” Taranto futura” probabilmente agirà in giudizio sulla questione

La Provincia di Taranto ha detto no al referendum “Basilicata” proposto dal comitato “Taranto futura”. Il parere, richiesto dalla dottoressa Maria Rosa Viceconte della segreteria generale della Provincia di Taranto, all’avvocatura dell’ente, rileva l’improcedibilità per il mancato rispetto del termine di 120 giorni di cui all’articolo 10 del Regolamento in materia di referendum consultivi e propositivi per il deposito delle firme dei sottoscrittori. L’iniziativa referendaria, come ben si sa, partì a febbraio dell’anno scorso dal comitato “Taranto Futura”, rappresentato dall’avvocato Nicola Russo,obiettivo:far uscire Taranto dalla Puglia ed entrare a far parte della Basilicata. Ragioni storiche, culturali e perfino archeologiche. Taranto e la Basilicata uniti dalle radici magnogreche. Con il referendum Taranto in Basilicata, per quest’ultima avrebbe il primo porto e il primo aeroporto: volano di economia per Matera e tutta la regione.

Una soluzione certificata per evitare lo spopolamento della Basilicata.Per il referendum consultivo occorrevano ben 15 mila firme ne sono state raccolte ben oltre 16 mila, per la precisione 16.600. Un referendum consultivo ha una procedura ben precisa:sottoposto prima al vaglio della Provincia e poi a quello della Corte di Cassazione. Poi il quorum del 30 per cento degli elettori per dare un indirizzo preciso agli enti e amministratori. Il primo ostacolo, quello della Provincia di Taranto, non è stato superato. Un Referendum con un preciso obiettivo: distaccarsi formalmente dalla Puglia e passare armi e bagagli alla Basilicata. Raccolte ben 16.600 firme, consegnate all’ente Provincia. Ma la Provincia ha detto: No al referendum. L’avvocato Nicola Russo, promotore, con il comitato “Taranto Futura”,del referendum, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, contesta il diniego della Provincia. “Ci hanno indotto in errore carpendo la nostra buona fede, in quanto abbiamo scoperto, (dopo)che la Provincia aveva boicottato il referendum, non solo non pubblicando la nostra proposta referendaria all'albo Pretorio, ma addirittura non facendo pubblicare sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia,come sempre previsto dal Regolamento, pur consegnandoci i fogli per la raccolta delle firme, regolarmente vidimati, sottoscritti e timbrati.
La Provincia non aveva neanche determinata la delibera di approvazione del Referendum. Inoltre abbiamo dovuto riscontrare anche il boicottaggio delle istituzioni comunali, che non avevano minimamente avvisato la popolazione sul sito locale sulla proposta referendaria. Siamo arrivati al punto che i cittadini non hanno più diritto di parola,altro che democrazia”.Avvocato Russo, dall’inizio, quindi, vi era la precisa volontà della Provincia di non approvare la richiesta di referendum. Si legge nella nota: “a seguito dell’incontro tenutosi il 4 settembre, la sottoscritta Maria Rosa Viceconte ha richiesto all’Avvocatura dell’Ente di esprimersi con formale parere sulla questione dubbia circa la procedibilità del “Referendum Basilicata” richiesta dal comitato”Taranto Futura”. “Non c’è la volontà politica a fare questo referendum, anche se i cittadini della provincia di Taranto hanno dichiarato il contrario. È la Provincia che non ha rispettato,volutamente, le procedure regolamentari; Noi no”. Adesso, avvocato Russo, quali le azioni successivi che il comitato metterà in campo per arrivare a questo, come lo definisce lei,“un naturale accorpamento”? “Abbiamo chiesto al Prefetto di intervenire. Dopodiché faremo una conferenza stampa per spiegare ai cittadini. Poi non resterà che agire giudizialmente”. La questione pare non finire qui. Taranto vuole la Basilicata, 16600 persone almeno vogliono questo.

 

Oreste Roberto Lanza


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