Sono previste per domani il deposito delle dimissioni presso la segreteria del comune di Policoro di Enrico Mascia, Sindaco eletto al ballottaggio nelle elezioni del 25 giugno 2017, con oltre 4500 preferenze. Il primo cittadino policorese decide di aprire un serrato, quanto inciso confronto con la sua maggioranza, stanco di dissidi e disapprovazioni al proprio agire, da parte di singoli consiglieri comunali. Entro il 4 di febbraio, giorno in cui scadono i fatidici venti giorni previsti dalla legge in materia, Enrico Mascia dovrà aver compiuto tutti i passi necessari per rimettere in moto l’attività amministrativa probabilmente con una nuova maggioranza. La scintilla che ha indotto il primo cittadino di Policoro ad aprire il confronto politico è stata la vicenda relativa alle dimissioni del consigliere di maggioranza Montana. Con voti risicati nello scacchiere della sua maggioranza, Mascia, ha dovuto delineare un giro obbligato di interlocuzione con tutti i propri consiglieri non escludendo qualcuno della minoranza. Insomma dimissioni a tempo determinato. “Metto mano – ha chiarito Enrico Mascia, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – alle procedure che prevedono inesorabilmente le dimissioni, ma da intendere come un gesto di attenzione verso i 4500 cittadini che mi hanno votato. Un gesto con un indicazione legata ad un orizzonte temporale chiaro. Venti giorni in cui poter sviluppare tutte le interlocuzioni necessarie per far ripartire rapidamente l’azione amministrativa di questa maggioranza. Mi auguro che questa dovuta interlocuzione si faccia tenendo alta la lealtà e la massima responsabilità di fronte ai nostri padroni di lavoro che sono i nostri cittadini”. Dimissioni per aprire un dibattito politico – amministrativo  per eliminare quelle incomprensioni creatasi che hanno rallentato di molto l’attività amministrativa. “Certo- continua Enrico Mascia – un momento per fare il punto della situazione sull’attività amministrativa che non è rimasta mai immobile come sostenuto dalla minoranza. Vale la pena sottolineare i diversi contributi ricevuti, ad inizio 2019, per i tanti progetti realizzati. Quantificati dovrebbero essere all’incirca oltre due milioni di euro. Interventi di edilizia sportiva, di edilizia sociale e cosi via. Definire immobile questa amministrazione, da parte delle opposizioni, mi sembra un tantino esagerato”. Dimissioni operose per cercare di costituire una nuova giunta più forte e rapida nell’azione amministrativa. Ci sarà un rimpasto. “E’ evidente – conclude Mascia – che avverrà questo. Però non farò sconti sulla mia dignità e sul programma sottoscritto e votato dalla gente di Policoro. Non escludo l’entrata di qualcuno della minoranza che in passato aveva manifestato vicinanza alla mia azione amministrativa”. Una giunta che avrà delle priorità . “Certo tra le tante previste – conclude  Mascia - c’è quella a cui tutti noi teniamo: la realizzazione della piazza sul lungomare”.

Oreste Roberto Lanza

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CHIAROMONTE - È arrivato il momento di agire. Le chiacchiere ormai stanno a zero. Una richiesta più che legittima quella avanzata dal comitato civico “La nostra voce” di Chiaromonte, che da tre anni è sceso in campo per difendere l’ospedale “San Giovanni” dal depotenziamento. Quel depotenziamento “scientifico”, più volte sottolineato dall’ex sindaco di Francavilla in Sinni Antonio Amatucci, che ha ulteriormente impoverito e tolto dignità al territorio afferente al nosocomio. “Ora pretendiamo impegni precisi e soprattutto azioni concrete - ha ribadito la presidente del comitato Teresa De Santo nel corso di un’assemblea pubblica tenutasi sabato sera alla quale erano presenti molti sindaci dell’area, i consiglieri regionali Gianni Rosa, Michele Napoli e il candidato dei “Cinque Stelle” Antonio Mattia. Dal futuro governo regionale, pertanto, non accetteremo più promesse, ma una riforma vera dell’intero sistema sanitario della Basilicata che sia in grado di darci sicurezza. In questi anni- ha continuato- con tenacia, coraggio e senza alcun colore politico, abbiamo portato avanti una battaglia di civiltà, che ci ha fatti giungere fino al Ministero della Salute ed al presidente della Repubblica. Oggi, siamo orgogliosi di non aver mollato la presa perché stiamo lottando per difendere i nostri diritti e ci fermeremo solo quando il “San Giovanni” sarà riconosciuto come ospedale di area disagiata, visto che, alla luce di quanto contenuto nel Decreto Ministeriale n.70 del 2015, ne ha tutti i requisiti. Il nostro ringraziamento- ha concluso la presidente - va ai cittadini, sindaci e rappresentati regionali presenti che hanno condiviso la nostra battaglia, ma ci rammarichiamo invece, con chi ha ricevuto l’invito e ci ha completamene ignorati”.   

Egidia Bevilacqua 

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"La prima pagina e il titolo di Libero di oggi ha superato ogni limite di sopportazione! Per chi non lo avesse letto, c’è scritto: “Comandano i Terroni. Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4”. Un articolo che “spiega” perché Salvini ha tutti contro. Per me invece è solo un boomerang che si ritorce contro Salvini che farebbe bene a prendere le distanze da chi lo ha tirato in ballo, evidentemente, solo per danneggiarlo. Siamo comunque di fronte ad un caso che testimonia che sul piano culturale, della convivenza civile, del rapporto Nord-Sud, abbiamo ancora molta strada da fare." 

Il consigliere regiobnale Paolo Castelluccio si scaglia contro il titolo del quotidiano Libero diretto da Pietro Senaldi e Vittorio Feltri.

"L’alibi della “provocazione” a cui pure Libero ci ha abituati, questa volta,  non è accettabile perché il termine “terrone” va abolito dal vocabolario ed in primo luogo dal vocabolario politico oltre che da quello usato dai giornalisti. A breve, dopo la sentenza del Tar, ci troveremo ad affrontare le nuove elezioni regionali e il centrodestra lucano, che farebbe bene ad accelerare non solo sulla scelta del candidato Governatore quanto sul programma alternativo a Cinquestelle e Pd, ha bisogno di caratterizzarsi per linea e strategia prima di tutto  meridionalista. Il Sud non esce certo bene dalla manovra di bilancio che questo Governo ha voluto mentre sono tutte da verificare le poste finanziarie per Reddito di Cittadinanza e pensioni. Da tempo si parla di autonomia differenziata richiesta da Veneto e Lombardia. Ad essa è necessario aggiungere, senza mortificare le legittime aspettative di lombardi e veneto, un nostro modello di autonomia che partendo dalle risorse più importanti della nostra “terra”, innanzitutto petrolio-gas ed acqua, capitalizzi queste risorse in termini di maggiori entrate rispetto alle royalties.  Così potremmo rivendicare con orgoglio il nostro sentirci terroni”.
 

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Inizia domenica 13 gennaio a Lagonegro, alle 9.30, al cinema Iris, la nuova rassegna Cinema a Colazione. Lo slogan è “Cappuccino, cornetto e film” presso il Cinema Iris e al bar dei Puffi “La Pergola”. Un appuntamento in via sperimentale che prevede una mini rassegna cinematografica. Si potrà andare al cinema la mattina, fare colazione e guardarsi un bel film. Tutto compreso nel costo di un biglietto: cappuccino, cornetto e film.
La rassegna “Cinema a colazione” è caratterizzata da titoli trasversali e non monotematici. Le proiezioni si aprono subito con “Moschettieri del Re”, il film con il lauriota Rocco Papaleo, girato in Basilicata e sostenuto dalla Lucana Film Commission. In programma, domenica 20 Gennaio, la presentazione della pellicola restaurata dalla Cineteca di Bologna, “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock; domenica 27 Gennaio, uno sguardo al nuovo cinema francese “7 uomini a mollo” di Gilles Lellouche, pellicola molto corale, una commedia sociale e umanista, fuori concorso a Cannes 2018.
L’appuntamento si concluderà domenica 3 febbraio,   con BEN IS BACK di Peter Hedges con Julia Roberts: film drammatico che affronta in  maniera diretta il tema della tossicodipendenza. Quattro appuntamenti con quattro film di rilievo, che non si trovano facilmente nei cinema comuni. “Una iniziativa dedicata a tutti gli appassionati del cinema – fa sapere l’architetto Antonio G Brigante, rappresentante della Quasar S.r.l., società promotrice dell’evento presso il cinema Iris - di qualità e agli affezionati spettatori della sala IRIS di Lagonegro”. Prezzo del biglietto appena sei euro.

Oreste Roberto Lanza
 

 

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La Regione Basilicata, letta in modo informale, la pronuncia del TAR Basilicata che ha accolto il ricorso 523/18, prende atto di quanto deciso ed esprime la propria volontà di darle piena esecuzione.

L’indizione dell’elezione per il rinnovo del Consiglio Regionale e del Presidente della Giunta era stata indicata in coincidenza con il voto per il Parlamento Europeo in ossequio a principi di pubblico risparmio e di concentrazione del momento elettorale, nella convinzione, suffragata da autorevoli pareri, che la normativa nazionale di riferimento fosse non solo suscettibile di applicazione a livello regionale, ma che questa fosse dovuta.

Il diverso assunto del TAR, che ha ritenuto di attribuire valore di norma cornice alla L. 165/04 e non anche al D.L. 98/11, anche oltre il richiamo ricettizio della prima e non del secondo nella normativa elettorale regionale, rende ora doveroso indire le elezioni regionali nei termini ritenuti dal Giudice Amministrativo.

La Regione Basilicata, che ha sempre agito nella convinzione di rispettare la normativa vigente, di non semplice lettura, come evidenziato dallo stesso TAR che ha affermato la novità della materia, non proporrà impugnazione alcuna, nella volontà, sempre presente, di chiamare al voto i cittadini lucani con la tempestività legalmente concessa e doverosa, come già infatti manifestato nella nota ufficiale del 21 novembre scorso, con la quale si interpellava il competente Ministro degli Interni circa la possibilità di addivenire a diverse determinazioni, laddove possibile.

Che tanto non sia avvenuto conferma come lo stesso organo nazionale competente fosse convinto della fondatezza normativa della scelta per l’election day del 26 maggio.

La Regione Basilicata ribadisce che non proporrà appello alla sentenza del Tar, anche per scongiurare il rischio che un suo accoglimento possa ulteriormente protrarre il ritorno alle urne, il che non è stato e non è volontà dei suoi organi rappresentativi. 

 

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