Incomprensibilità sul reddito minimo di inserimento e tirocini di inserimento sociale

Dalla lettura del cosiddetto decretone sul reddito di cittadinanza, emerge, purtroppo, la conferma che il percorso delineato sulla attuazione della misura sia ricco di ostacoli e criticità che potrebbero finire per scaricarsi sui potenziali beneficiari. L’aver messo assieme politiche per la povertà e politiche attive del lavoro è, per quanto ci riguarda, una scelta infelice; si tratta, infatti, di due questioni diverse, tradizionalmente affrontate con strumenti diversi. La povertà è una condizione, per così dire, “multidimensionale” che ha bisogno di una serie di interventi mirati sulla complessa problematicità da cui essa è caratterizzata, interventi normalmente gestiti dai servizi sociali dei Comuni, e che puntano soprattutto sulla necessità di re-includere socialmente il soggetto interessato e il suo nucleo familiare. Questa era, ad esempio, l’impostazione del Rei (reddito di inclusione), prima misura strutturata per la povertà che l’Italia ha conosciuto, sulla quale sarebbe bastato aumentare le risorse disponibili e migliorare alcuni aspetti. Il Rei viene, invece, superato dal Reddito di cittadinanza. Gli interventi previsti dal reddito di cittadinanza, ad esempio, sono tutti rivolti ai componenti maggiorenni del nucleo beneficiario, senza specificità alcuna per minori, disabili e famiglie numerose. Che ne sarà, ad esempio, dei “bisogni educativi”? Che risposte verranno date in proposito?. La misura sembra offrire come risposta univoca alla povertà l’avvio al lavoro. In realtà, è ampiamente dimostrato come ciò non sia vero, anche e soprattutto in virtù del fatto che ormai la condizione di povertà è spesso anche degli stessi lavoratori, a causa della bassissima qualità che caratterizza ormai gli impieghi offerti sul mercato. C’è quindi un tema di multidimensionalità della povertà e un tema di qualità dell’offerta del lavoro, entrambi non considerati nella definizione della misura. Nella attuazione del reddito di cittadinanza, un ruolo centrale è attribuito ai Centri per l’Impiego, prevedendone anche l’aumento delle dotazioni organiche; ciò è sicuramente positivo ma restano irrisolte le questioni della loro scarsa dotazione strumentale, dell’assenza di un sistema informativo unitario, della mancanza di un piano di formazione. Queste questioni sono dirimenti ed appare poco realistico immaginare di risolverle in pochi mesi, ergo la capacità di risposta e di presa in carico che il decreto suppone ne potrebbe risultare compromessa. In Basilicata, le questioni da affrontare riguardano anche la conciliazione della misura reddito di cittadinanza con le altre misure regionali di sostegno al reddito: il reddito minimo di inserimento e i tirocini di inserimento sociale: 9854 sono le domande presentate per il RDC (di cui 5.125 femmine e 4.729 maschi). Allo stato, i fruitori del reddito minimo di inserimento in Basilicata, al netto della cosiddetta “platea A” (593 persone inserite nei progetti idraulico-forestali), sono 2226 ai quali si aggiungono 825 fruitori dei tirocini di inclusione sociale. Un totale di 3051 nuclei familiari che versano in condizioni di disagio economico e che non si può semplicemente immaginare di riversare tout court nella misura del Reddito di Cittadinanza, al solo scopo di liberare risorse, senza tener conto delle conseguenze per queste persone. Andrebbero definiti criteri e modalità, preservando le situazioni più delicate. Va inoltre chiarita la questione del cumulo. Esiste una delibera di Giunta regionale, la 1011/2017, che sancisce il divieto di cumulo tra reddito minimo e altre misure di sostegno al reddito regionali o nazionali; ma non esiste alcun divieto esplicito, in tal senso, per i percettori di tirocini di inclusione sociale. E, d’altro canto, la legge nazionale prevede che le misure di sostegno erogate in base alla cosiddetta “prova dei mezzi” (cioè in base alla certificazione ISEE e comunque alla situazione reddituale), e dunque anche il reddito minimo e i tirocini di inclusione sociale possano essere integrate dal reddito di cittadinanza. Va quindi convocato a strettissimo giro un tavolo regionale – con tutti i soggetti interessati - per chiarire tutte queste questioni e anche per verificare lo stato e le difficoltà della presa in carico, oltre che per monitorare l’andamento della misura anche per valutare eventuali interventi correttivi.

Anna Russelli - Segretaria regionale Cgil Basilicata

 


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