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Pronta la replica al presidente del Consorzio Enrico Fanelli 

Caro Presidente del Consorzio di Tutela del Peperone di Senise, ritengo che il mio intervento sia stato frainteso, non voleva essere lesivo né nei confronti della tua persona che stimo molto, né nei confronti del Consorzio che rappresenti, non c’è stata alcuna accusa, ma ho voluto soltanto esortarLa a fare di più per un prodotto che rappresenta l’intera comunità. Senise è conosciuta a livello regionale, nazionale e nel mondo per il peperone, un prodotto che potrebbe essere un volano economico per la nostra comunità ma anche per tutti i comuni che rientrano nell’areale di produzione, per cui, Dott. FANELLI non ci possiamo solo limitare a fare i compiti a casa (bilanci, assemblea, partecipazione ad alcuni eventi) o attività che rientrano nell’ordinarietà, bisogna spendersi di più. Lo sa bene che un riconoscimento a marchio IGP è uno strumento giuridico ed economico di valore inestimabile, il mio richiamo che il Consorzio faccia il Consorzio era riferito a questo aspetto. In questi mesi e non solo, incontrando i produttori per motivi professionali, nonché in quest’ultimo periodo per motivi elettorali, ho raccolto le loro esternazioni, una sorta di scoraggiamento per il mancato decollo di questa produzione. Tutti si aspettavano un nuovo inizio con la tua presidenza. La mia esortazione nasceva da questo e non certamente per lanciare accuse o chiederti di rendicontare della partecipazione del Consorzio o della tua azienda ai diversi eventi di promozione. Tutti si aspettavano un cambio di passo, con un maggiore coinvolgimento di tutti i produttori, ricordati che si cresce insieme anche con i produttori più piccoli, con le associazioni di categoria, con i tecnici e perché no anche con la politica. Quello che notano da più parti è una sorta di chiusura del Consorzio, proprio come un ente privato! Come è possibile che, un Consorzio che nell’areale di produzione abbraccia 12 comuni (Senise, Francavilla, Chiaromonte, Noepoli, San Giorgio L., Sant’Arcangelo, Roccanova, Valsinni, Colobraro, Tursi, Montalbano Jonico, Craco) ha un numero dei consorziati solo pari a nove?

 

Il Consorzio è anche un momento di aggregazione che ogni giorno contamina i produttori con nuove idee e proposte.
La mia partecipazione alle attività del consorzio si è limitata ad un solo incontro perché solo quella volta sono stato invitato, allorché ho dato anche la mia piena disponibilità alla richiesta di collaborazione, ma a quell’incontro non c’è stato un seguito, non ho notato nessun cambiamento rispetto al passato. Considerato che hai voluto puntualizzare ogni punto del mio intervento mal interpretato, si è soffermato sul tema della certificazione, delle modalità di commercializzazione del prodotto senza il marchio, mi auguro che fosse rivolto ai lettori e non certamente al sottoscritto. Non per fare una sterile polemica, informati riguardo a chi per la prima volta nel 1996 ha collaborato alla stesura del disciplinare di produzione e dello statuto. Riguardo la mancata spesa dei fondi rinvenienti dal Progetto Speciale Senisese negli anni della mia precedente esperienza amministrativa, tengo a precisare che a seguito della Legge 526/99 e il DM 410 del 12 settembre 2000, il Consorzio non era più riconosciuto dal Ministero, e la Regione Basilicata fino al 2016, anno di costituzione del nuovo Consorzio di Tutela, riteneva illegittimo qualsiasi finanziamento nei confronti di un Ente non riconosciuto. Per essere puntuale nell’atto di costituzione del nuovo Consorzio si costituisce il Comune di Senise, rappresentato dalla mia persona, per concedere nella casa comunale la sede al Consorzio del Peperone.

 

Riportare le altre motivazioni della mancata spesa significherebbe alimentare una polemica su ciò che appartiene ormai al passato. In merito al coinvolgimento dell’Università di Basilicata sugli aspetti fitosanitari del peperone, l’iniziativa è certamente lodevole, io la invitavo proprio a questo, perché ormai è un passaggio obbligato. Ergo, se la spesa per il controllo fitosanitario o la caratterizzazione del seme è elevata, perché non pensare ad utilizzare parte dei fondi regionali? Non voglio proseguire in questo contraddittorio rispetto alla tua risposta, non porta sicuramente a niente in termini costruttivi o della risoluzione delle diverse problematiche da affrontare.  Mi sorge solo una curiosità, anzi una domanda che sicuramente le viene posta dagli operatori economici in occasione dei diversi eventi:  

1) Il n° delle aziende che mediamente certificano il prodotto;
2) La superficie media investita a peperone dai consorziati;
3) La superficie certificata;
4) La quantità di prodotto certificato (t)

Nelle attività economiche In genere si lavora sui numeri.
Caro Presidente Dott. Enrico Fanelli ribadisco che il mio intervento non voleva innescare una polemica o essere un richiamo ma solo un’esortazione. Ti auguro buon lavoro.

 


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