Sacerdote dello stupore, della semplicità della fede, testimone della gioia dell’annuncio cristiano

In un’epoca in cui il mondo è attraversato da rapporti umani caratterizzati da odio, diffidenza e competizioni di ogni genere don Giovanni Lippolis sarebbe considerato un uomo fuori tempo o, peggio, uno di quei sacerdoti troppo buoni e accomodanti per vivere un’epoca in cui la sfida tra le ragioni di ognuno è divenuta la cifra di giudizio di tutti. Eppure dietro il sorriso che campeggiava sempre sul viso di don Giovanni, morto lo scorso 12 aprile a 78 anni nell’ospedale di Policoro, che neanche la lunga malattia è riuscito a sottrargli, c’era un uomo generoso, instancabile e ben orientato nella fede cristiana, un sacerdote dalla spiritualità semplice e profonda, come chiede il vangelo, essenziale e diretta, senza fronzoli e senza alchimie.
Nella vita sacerdotale di don Giovanni prevale la cifra dell’obbedienza, come dimostra il suo peregrinare fra le parrocchie della diocesi. Ordinato nel 1968, nell’ottobre del ‘71 gli viene affidata la parrocchia di Spinoso dove rimarrà per tre anni. Nel ‘74 si unirà alla Comunità sacerdotale di Senise per altri tre anni, sotto la guida del compianto don Egidio Guerriero, e nel ‘77 viene assegnato a Policoro presso la Parrocchia del Buon Pastore. Dall’81 e per 10 anni gli viene affidata la parrocchia di Rivello, dopodiché viene assegnato ad Anglona dove curerà il Santuario mariano e l’ospedale di Policoro. In seguito sarà parroco delle piccole frazioni di Agromonte Mileo e Agromonte Magnano e successivamente si aprirà la lunga e ultima parentesi della parrocchia di Colobraro dove rimarrà 10 anni prima di concludere il suo ministero a Caprarico.
A questi incarichi parrocchiali va aggiunta poi l’instancabile attività associativa nelle file dell’Azione Cattolica dove ricopre diversi incarichi di responsabilità a livello parrocchiale e diocesano. È qui che la sua missione sacerdotale e la sua capacità di annuncio gioioso della fede si manifesta in maniera più evidente.
Mi è chiara questa verità frugando nei miei ricordi di bambino di ACR dove ritrovo un volto pieno di stupore che accompagnava gli annunci più semplici e fondamentali della fede cristiana, due occhi sgranati e un ampio sorriso che ti entravano direttamente nel cuore ogni volta che parlava della meraviglia della resurrezione, della gioia dei discepoli che seguivano Gesù, dell’amore del Padre e della tenerezza di Maria.

Ogni volta don Giovanni riusciva a stupirsi della stessa verità, dello stesso racconto, della stessa fede

E ogni volta era così, ogni volta don Giovanni riusciva a stupirsi della stessa verità, dello stesso racconto, della stessa fede, quasi non si stancasse mai di raccontarla e come se carcasse negli occhi di noi ragazzi, presi da mille cose, quello stesso stupore che aveva lui dentro e che cercava di comunicare. Don Giovanni era un sacerdote per il quale la fede non si insegna ma si trasmette, da occhi a occhi, da volto a volto, da cuore a cuore. E il suo sorriso non era l’espressione della ricerca di empatia di un facilone che cerca di imbonire chi ha di fronte, ma una testimonianza. Una testimonianza di gioia, che è la gioia della fede!
Erano i tempi in cui a Senise i sacerdoti vivevano la luminosa esperienza della comunità sacerdotale, che con don Egidio e don Battista ha segnato 30 anni di vita della comunità, segno e testimonianza di una fede che si fa condivisione pastorale e crescita reciproca per i confratelli, e che diventava ipso facto crescita per tutta la comunità. Tanto che il primo piano della casa canonica era sempre aperto, animato da un continuo via vai di giovani e di bambini che vivevano una febbrile attività pastorale. E lì, in quegli stanzoni spesso in disordine, il sorriso di don Giovanni ci aspettava, come la luce paziente del sole attende che il giorno si risvegli, come una madre attende il risveglio del suo bambino. Così. Semplicemente mostrando il sorriso sereno di una fede che è gioia!

 

Francesco Addolorato