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Il Cantico delle Creature di San Francesco è un capolavoro di mistagogia cristiana

Non ci si stanca mai di unirsi al canto francescano che celebra più di ogni altra composizione il mistero dell’unità del creato al suo creatore, la più bella composizione poetica di tutti i tempi nella sua semplicità e nella sua immensa ricchezza di immagini e visioni. Il Cantico delle Creature, conosciuto anche come Laudato Sii, a dispetto di quanto si possa pensare, non fu composto da Francesco in un momento di esaltazione illuminata, di immersione nella bellezza della natura con i suoi colori e i giochi di luce, ma mentre si trovava in una condizione fisica molto critica e precaria.


Era il 1224, due anni prima della sua morte, e Francesco era ospite a San Damiano, dove viveva Santa Chiara con le sue sorelle, le “Povere dame” come lui le chiamava, e lì giaceva in un giaciglio fatto di povertà e sofferenze, tormentato dai topi e dalla malattia che lo aveva reso smagrito e soprattutto cieco. In un angolo di quel convento dove venti anni prima aveva sentito la voce del crocifisso che gli chiedeva di “riparare la Sua chiesa”, Francesco sentì il bisogno di cantare le meraviglie del Signore e di liberare la sua gioia di sentirsi amato dal creatore. Aveva ricevuto da poco le stimmate, sul monte de La Verna ed era sanguinante e stanco.
Questa condizione ci fa capire che il Cantico di Frate Sole fu il frutto di uno slancio mistico, non uno sfogo sentimentale o emotivo, ma il luminoso punto d’arrivo di quella notte oscura dello spirito, propria di tutti i Santi, di cui tre secoli dopo avrebbe dato mirabile testimonianza San Giovanni della Croce, e che lo aveva portato tra la natura ostile della Verna a chiedere a Cristo crocifisso di provare nel corpo quegli stessi dolori che Lui aveva provato per la salvezza dell’umanità, e nel cuore lo stesso amore.
È in questa luce che bisogna leggere lo spirito del Cantico delle Creature. Spenti gli occhi del corpo Francesco, da autentico uomo del medioevo, guarda con gli occhi della fede perché il suo distacco dal mondo è completo. Per noi uomini del duemila è quantomeno strano che un uomo emaciato dalla malattia e consumato dal dolore possa vedere l’essenza del creato in tutta la sua bellezza. E invece è proprio così. Se il corpo si consuma lo spirito si fortifica, e gli occhi del cielo possono vedere quanto la bellezza del creato riveli l’infinito amore di Dio e la sua opera di salvezza, completa di creazione e redenzione.
Se la prima parte del Cantico riporta chiaramente la struttura interna del salmo 148, al quale probabilmente si ispira, la seconda parte ci parla altrettanto chiaramente della redenzione, della vita nello spirito che si esprime in “quelli ke perdonano per lo tuo amore”, per i quali la morte del corpo è “sorella”, perché è parte anch’essa del disegno di salvezza di Dio, del quale l’opera prima è la creazione. È “la morte secunda” invece l’ultimo, vero, grade male per l’uomo, la morte dello spirito, cioè la mancata resurrezione nel giorno del giudizio, quando “quelli che morrano ne le peccata mortali” non vedranno il volto di Dio e saranno esclusi dal grande disegno del Dio misericordioso che crea e salva.

san francesco stimmate
La natura di Francesco, dunque, è la custode del mistero d’amore di Dio. È questa natura che egli canta, e per essa loda il Signore, perché ne rivela l’amore e il disegno di bontà. Francesco è come se vedesse ora chiaramente nella natura, svelato il mistero d’amore di Dio creatore. E a testimoniarlo è lo stretto rapporto che nel Cantico si esprime tra gli elementi della natura e il loro significato interno. Interno non simbolico! Fratello sole porta “significazione”, cioè è segno non simbolo, realtà attraverso la quale Dio governa e dà vita e luce all’uomo.
L’alternarsi delle stagioni, “frate vento et … aere et nubilo et sereno et onne tempo” danno all’uomo “sustentamento”, cioè sostegno vitale, danno i raccolti, così come l’acqua è “umile et utile, et preziosa et casta”, quindi utile e preziosa per la sopravvivenza dell’uomo.
Il creato di San Francesco racconta l’amore di Dio, ed è per lo stesso amore verso Dio che al creato si deve rispetto, considerando sempre che fu Lui ad amare per primo. Per questo il Cantico delle creature non è un inno ecologista ma una composizione altamente mistica, e nella sua struttura di Lauda, destinata ad essere cantata come inno di lode a Dio, rivela la sua finalità liturgica.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, spiega che “la catechesi liturgica mira a introdurre nel mistero di Cristo (essa è infatti mistagogia), in quanto procede dal visibile all'invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai «sacramenti» ai «misteri»” (CCC 1075).
Per questo ritengo che la più bella poesia di tutti i tempi sia un autentico capolavoro di mistagogia, perché attraverso la bellezza della natura, e vivendone il senso profondo di dono dell’Eterno, introduce in modo mirabile e al tempo stesso pratico, tangibile, al mistero dell’eterno amore di Dio verso l’uomo. Vivendo la comunione francescana con la natura si entra nel mistero di Dio. E questo spiega molti aspetti della vita del Poverello di Assisi.

 

Francesco Addolorato