Il piccolo di 18 mesi ucciso dalle bombe russe e il patriarca putiniano della chiesa ortodossa di Mosca

C’è uno strano destino che lega aggressori e aggrediti in questa assurda guerra tra due popoli fratelli, nella quale il grande aggredisce a morte il più piccolo, ed è racchiuso tutto in un nome che porta con sé una carica di mistero e di speranza, in un luogo in cui la speranza sembra essere smarrita e il mistero è più nero della disperazione. Quel nome è Kirill, che deriva il suo significato dal termine greco “kyrios”, che significa “Signore”. Nome ricco di significato, che in italiano traduciamo con Cirillo e che evoca alla mente il santo che, con il fratello Metodio, fu evangelizzatore delle terre slave, entrambi venerati come Santi sia dalla chiesa cattolica che dalla chiesa ortodossa. Il nome di Cirillo dovrebbe evocare unità, comunione ed ecumenismo, tanto che Giovanni Paolo II proclamò San Cirillo, insieme a San Metodio, patroni d’Europa.


Eppure, mai come in questo momento, il nome di Kirill evoca divisione e guerra, morte dei più deboli e tracotanza dei più forti. Kirill è il nome del piccolo di 18 mesi morto a causa delle bombe russe sganciate su Mariupol il 6 marzo scorso. È ancora negli occhi di tutti l’immagine dei suoi giovani genitori che entrano nell’ospedale di Mariupol, dove i sanitari erano costretti ad operare senza elettricità a causa dei bombardamenti, con il corpo del piccolo Kirill avvolto in un panno coperto di sangue. Negli occhi di Marina e Fedor Yatsko il mondo intero ha potuto leggere il terrore e l’insensatezza della guerra che provoca le sofferenze degli innocenti più deboli e più indifesi, e nella maglia della giovane madre sporca di sangue la verità cruda del bombardamento dei civili, più volte negato dalle autorità russe. Kirill il piccolo è morto poco dopo il suo arrivo in ospedale, i medici non sono riusciti a salvarlo, troppo profonde le ferite e troppo debole il suo corpicino per resistere alla brutalità dell’aggressore.

kirill putin


Poi c’è Kirill il grande, l’altro Kirill, più grande solo per l’età, che dovrebbe, almeno quella, infondere saggezza, e per il ruolo che ricopre nella Chiesa Ortodossa russa di Patriarca di Mosca. che è totalmente appiattito sulle posizioni di Putin e sulle sue ragioni dell’invasione dell’Ucraina. Come in un drammatico gioco del mondo alla rovescia il patriarca si preoccupa di addossare le colpe della guerra all’Occidente, sposando in toto le ben note posizioni del Cremlino ma, ciò che è più grave, rifiutandosi di dare la sponda a spiragli di dialogo e di pace tra i paesi in guerra. Secondo Kirill l’aggressione russa è giusta perché gli Ucraini si sono macchiati della grande colpa di seguire modelli di vita peccaminosi per la fede cristiana portati avanti dall’Occidente. Per il patriarca di Mosca, dunque, gli ucraini vanno riportati sulla retta via della fede ortodossa sviata dall’occidentalizzazione dei costumi e degli stili di vita.
A nulla è servito l’appello a lui rivolto dal Cec, il Consiglio Ecumenico delle Chiese, di cui pure fa parte, ad “alzare la sua voce e a parlare a nome dei fratelli e sorelle sofferenti, la maggior parte dei quali sono anche membri fedeli della nostra Chiesa”. La risposta di Kirill il patriarca, è stata la riaffermazione delle ragioni di Putin e della giusta causa dell’aggressione russa all’Ucraina.
E allora è chiaro che tra i due Kirill il più grande e potente è quello avvolto in una copertina piena di sangue che, con il suo sacrificio innocente e incolpevole, è già diventato un potente simbolo della barbarie di Vladimir Putin e della sua Russia. La sua forza è la stessa dei martiri di tutti i tempi schiacciati dall’arroganza e dalla vigliaccheria dei tiranni di turno. È come i primogeniti ebrei uccisi da Erode, come i bambini torturati e uccisi nei campi di concentramento. Se solo i tiranni di tutti i tempi avessero ascoltato la loro voce!

 

Francesco Addolorato