Pernice: “La situazione è sotto controllo". Il sistema di monitoraggio è continuo, h24, con le 60 centraline della rete Gamma

La gestione di un eventuale allarme nucleare in Italia spetterebbe a Maurizio Pernice direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. Intanto il primo marzo il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio ha aggiornato il Piano per la gestione delle emergenze nazionali radiologiche e nucleari. In Italia, così come in altri paesi europei sembrerebbe essere scattata una ingiustificata corsa all’acquisto di pastiglie di iodio e ad alcune richieste di bunker anti-atomici seppur, in caso di reale emergenza, è già previsto che sia la Protezione Civile ad effettuare l’intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione, ma questo solo se la contaminazione si verificasse entro i 200 chilometri del territorio italiano. Il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari prevede infatti tre step tarati sulla gravità dell’incidente da fronteggiare. E la discriminante è la distanza dal territorio italiano: entro i 200 km dai confini, tra i 200 e i 1.000 km dai confini, in territorio extraeuropeo. Pernice rassicura che ad oggi la situazione è sotto controllo. «Nessuna psicosi ingiustificata, nessuna corsa in farmacia, non c’è davvero motivo di fare incetta di compresse di iodio (che peraltro non ha senso prendere in via preventiva e mai senza controllo medico) né pensare a rifugi blindati. Viste le distanze con l’Ucraina, per noi il parametro di riferimento resta Chernobyl. Nel senso che un eventuale incidente potrebbe avere in Italia le stesse ricadute dell’86, quindi non dirette sulle persone ma sul territorio». Pernice spiega che in caso di emergenza nucleare in Italia la valutazione degli scenari è legata alle distanze quanto alle condizioni meteorologiche.

Se la radioattività è minima potrebbe non essere necessario alcun intervento, diversamente c’è tutta una scala di azioni che entrerebbero in funzione automaticamente: dagli interventi diretti sulle persone entro i 200 km a quelli sul territorio con le stesse indicazioni che furono date per il disastro di Chernobyl, come evitare verdure a foglia larga, latte o inerenti la protezione del nostro patrimonio zootecnico. «Il sistema di monitoraggio è continuo, h24, con le 60 centraline della rete Gamma, collegate al sistema di monitoraggio dell’Arpa, che rilevano eventuali valori anomali. I dati vengono inviati alla piattaforma di controllo europeo che li mette in asse con quelli degli altri Paesi. Quando oggi diciamo che la situazione è sotto controllo nonostante dalle centrali ucraine non si riesca ad avere informazioni attendibili è perché il sistema di controllo europeo non ha rilevato alcuna anomalia significativa».

 

Silvia Silvestri