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Tra i sintomi riscontrati: mancanza di appetito, diarrea e ittero

Attualmente sono 4 i casi sospetti di epatite acuta pediatrica in Italia: bambini con meno di 10 anni ricoverati in centri per la cura delle malattie del fegato; due i casi in cui lo stato del paziente sarebbe così grave da rendere necessario il trapianto. L’allarme – lanciato anche dall’Oms – è partito dalla Gran Bretagna che ha denunciato la presenza di una forma aggressiva di questa patologia che in alcuni casi porterebbe anche al trapianto. Si sospetta che possa essere virale ma è presto per avere un quadro chiaro occorre capire se l’incidenza dei casi è maggiore rispetto a quella degli scorsi anni e se può esserci un collegamento tra tutti i casi sospetti segnalati. Oggi i numeri in aumento dei piccoli pazienti non lascia indifferente la comunità scientifica. La settimana scorsa c’è stato un primo alert riguardo una decina di casi, in un caso c’è voluto il trapianto. Poi i casi sono diventati 70 in Inghilterra e altri continuano a essere segnalati in Spagna, Danimarca e Paesi Bassi. Sei i trapianti in tutto. Tra i sintomi riscontrati: mancanza di appetito, diarrea e ittero, ovvero, i bambini arrivano in ospedale con la pelle e l’iride gialla.

 

L’allarme è stato lanciato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità che il 15 aprile scorso in un articolo sul suo sito istituzionale ha parlato dei 10 casi di epatite acuta grave, sempre in bambini con meno di 10 anni, nella Scozia Centrale. Qualche giorno dopo sono stati segnalati altri 74 casi. Si parla di casi sospetti poiché non si capisce ancora quale sia l’agente patogeno che li ha provocati, seppur diversi e patologi tra cui Giuseppe Maggiore, che dirige la Epato-Gastroenterologia e trapianti di fegato al Bambin Gesù, il Covid potrebbe essere l’indiziato numero uno ma d’altra parte, anche lui sostiene che sia troppo presto per tracciare un bilancio e fare delle valutazioni precise, non si esclude che l’epatite sia la conseguenza dell’ingestione di una qualche sostanza tossica. Secondo gli esperti non è possibile pensare ad ora a un collegamento certo o scontato con il Covid. In questa fase la circolazione del Covid è altissima, quindi è facile trovare pazienti anche con patologie diverse che lo hanno.

 

Silvia Silvestri