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“Segnale forte se si considera che il cognome materno fino a poco fa veniva attribuito solo ai figli non riconosciuti dal padre”

L’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale, con una nota del 27 aprile dal titolo “Illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre” ha fatto sapere che la Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio nel medesimo giorno ha esaminato le questioni di legittimità costituzionale sulle norme che regolano l’attribuzione del cognome ai figli.
Secondo i principi considerati, la Corte ha ritenuto dichiarare “discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce, in modo automatico, il cognome del padre. Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale”. Questa è il risultato conseguito sulla base di una questione sollevata dagli avvocati Domenico Pittella e Gianpaolo Brienza per conto di una famiglia di origini lucane.

Ma cosa ha portato a questa decisione? Qual è la vicenda che ha dato origine al dibattito in Consulta?
Il Tribunale di Bolzano aveva promosso giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 262, c. I, c.c., censurandolo nella parte in cui non consentiva ai genitori, di comune accordo, di trasmettere al figlio, al momento della nascita, il solo cognome materno. Facendo un ulteriore passo indietro, il Tribunale di Bolzano era stato chiamato a decidere in ordine al ricorso proposto dal pubblico ministero, ai sensi dell’art. 95 del d.P.R. n. 396/2000, per ottenere la rettificazione dell’atto di nascita di una bambina, i cui genitori, non uniti in matrimonio, avevano concordemente voluto attribuire il solo cognome materno, confermando tale volontà anche nel corso del procedimento dinanzi al giudice a quo. Detta scelta risultava preclusa dall’art. 262, c. I, c.c., anche all’esito della sentenza della Consulta n. 286 del 2016, dove si era riconosciuta la possibilità di aggiungere al patronimico il cognome della madre, mentre nel caso in esame la volontà di entrambi i genitori era volta all’acquisizione del solo cognome materno. Tutto questo ha portato la Consulta, con l’ordinanza 11 febbraio 2021, n. 18 a sollevare, innanzi a sé, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 262, I c., c.c., nella parte in cui, in mancanza di differente accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori. Nell’interesse del figlio, oggi la Corte enuncia che entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, costituendo questo elemento fondamentale dell’identità personale.

 

Dopo la pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale, l'automatismo dell'attribuzione del cognome paterno sarà cancellato, e verrà tempestivamente emanata una circolare applicativa del ministero dell'Interno all'Anagrafe, con tutte le indicazioni pratiche: nel concreto verrà spiegato cosa dovranno fare i genitori per assegnare solo il cognome del padre o della madre. In caso di mancato accordo i genitori potranno rivolgersi a un tribunale, e il giudice con un procedimento d'urgenza stabilirà l'ordine dei cognomi da assegnare al bambino.
La Consulta ha precisato che è ora compito del legislatore "regolare tutti gli aspetti connessi alla presente decisione" e l’'iter in Parlamento per approvare una legge sul tema, che dia pari diritti ai due genitori, effettivamente è già iniziato, come sono iniziate sul tema, anche polemiche e diverse diatribe politiche.

Questa sentenza è destinata ad entrare nella storia del diritto, nel bene o nel male, segnando un’importante rivoluzione sociale oltre che culturale, ma è realmente tutto oro quello che oggi luccica sotto i riflettori?
NE ABBIAMO PARLATO CON L’AVVOCATO CLAUDIA CORSARO, Avvocato familiarista ed associate di Deloitte Legal Italy. 

Servirà comunque una nuova legge del Parlamento per chiarire alcuni dubbi legati alla questione. È stato già sollevato l’eventuale problema della moltiplicazione dei cognomi per le generazioni successive e il dubbio sulla retroattività per i figli nati prima della pubblicazione di questa sentenza. Avvocato, a suo avviso questo passaggio è realmente un successo storico della società moderna nei confronti del patriarcato o è l’ennesimo cavilloso autogol burocratico e legale di cui si caricherà il Paese?

Si tratta sicuramente di un passo avanti teso alla parificazione dei ruoli genitoriali, al di là dei correttivi sino ad ora impiegati per neutralizzare il genere ed eliminare la concezione patriarcale su cui, da sempre, è stato strutturato il modello familiare. Già con la sentenza n. 286/2016 la Consulta aveva previsto la possibilità di assegnare al bambino il cognome di entrambi i genitori, prevedendo, tuttavia, che quello materno, in caso di assenso tra i genitori, sarebbe stato aggiunto a quello paterno.Già prima di detta pronuncia, la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (sentenza del 7 gennaio 2014) aveva stigmatizzato la discriminazione riveniente dalla assegnazione ai figli del solo cognome paterno.

Fabio Rampelli (Fdi), vicepresidente della Camera, ha dichiarato che la sentenza "Può avere effetti negativi sulla famiglia che si troverà a discutere, in caso di disaccordo, davanti a un giudice per stabilire la precedenza del cognome". Qual è la sua opinione a riguardo?

Al netto delle immagini pubblicitarie che ritraggono la famiglia perfetta, la famiglia, anche quella non fondata sul matrimonio, ha dimostrato in diverse occasioni si non essere un luogo ove tutte le decisioni vengono assunte in serenità. Non mi sorprende che sia il Tribunale a dover intervenire in caso di disaccordo dal momento che è un soggetto terzo che nell’assumere dette determinazioni ha come precipuo scopo quello di tutelare gli interessi del minore.

A suo avviso era realmente discriminatoria nei confronti della donna, la legge che attribuiva in automatico al figlio il cognome del padre? Sono questi i successi a cui oggi una donna deve ambire in quella che si definisce una società moderna?

Credo una delle più forti discriminazioni a cui il legislatore dovrà porre rimedio con un testo normativo che tenga anche conto del futuro del doppio cognome che, al momento, risente della scelta che poi dovrà operare figlio alla maggiore età, prediligendone uno piuttosto che un altro. La società moderna non si fonda certamente su questi orpelli, tuttavia, è un segnale forte se si considera che il cognome materno fino a poco fa veniva attribuito solo ai figli non riconosciuti dal padre. Non cambierà il mondo una sentenza del genere ma a piccoli passi si inizia a disegnare un percorso e mi sembra si vada nella direzione giusta. Speriamo solo che il legislatore intervenga con un testo semplice e di facile applicazione.

 

Silvia Silvestri