Nei primi tre trimestri del 2021 vendite in risalita all’estero con una media del +19,5%

L’export delle medie e piccole imprese (sino a 50 dipendenti) nei settori alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture – nei primi tre trimestri del 2021 in Basilicata ha superato il livello pre-crisi con una buona performance di crescita del 17,5%. Lo rileva l’Ufficio Studi Confartigianato aggiungendo che la provincia di Potenza risulta tra le prime 40 province italiane per l’export del manifatturiero in Germania. Nei primi tre trimestri del 2021, dopo il pesante calo nel 2020, le vendite all’estero nei settori in esame risalgono in media del +19,5%, consolidando su base annua un valore di 135,9 miliardi di euro, pari al 7,8% del PIL, il massimo storico dal 1995. Superano i livelli pre-pandemia le esportazioni per alimentari con il +13,8%, mobili con il +7,2%, metalli con il +5,9%, altre manifatture (comprendono gioielleria e occhialeria) con il +4,0% e il legno con il +2,6%. All’opposto l’export del tessile segna un ritardo del 8,4%, la pelle del 7,0% e l’abbigliamento del 6,0%. Complessivamente le esportazioni della moda sono inferiori del 6,8% rispetto al livello del 2019 e la performance dei settori di MPI al netto di questo comparto registra una crescita dell’8,3%. Ma questo non è certo sufficiente. Occorre ricalibrare le politiche di sostegno al sistema produttivo per rispondere alla situazione di elevata incertezza provocata dalla recrudescenza della pandemia, dalla forte crescita dei costi energetici e dalla costante difficoltà di approvvigionamento delle materie prime: è il commento della dirigente nazionale e regionale di Confartigianato Rosa Gentile riferendo che le Confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Draghi invitandolo a sensibilizzare le istituzioni europee per evitare l’introduzione di ulteriori rigidità della regolamentazione bancaria che rendono ancora più selettivo e complicato l’accesso al credito per le imprese, specialmente quelle di minori dimensioni. Per Confartigianato, CNA e Casartigiani le scelte condivise operate nell’ambito della Legge di Bilancio in materia di accesso al credito e di sostegno alla liquidità non sono sufficienti a garantire alle nostre imprese l’ossigeno necessario. La fine della cosiddetta moratoria di Stato ed il progressivo riallineamento del sistema pubblico delle garanzie rischiano di trasformare il graduale ritorno alla normalità in una ulteriore morsa per le imprese che impedisce loro di consolidare una ripresa possibile o, addirittura, di compromettere definitivamente chi non è riuscito ad ancora ad agganciarla.

 

Le tre Confederazioni rilevano che al 31 dicembre le moratorie a favore del sistema produttivo ancora attive ammontano a un valore superiore a 35 miliardi e da aprile le imprese che hanno contratto nuovi finanziamenti proprio a valere sulle misure di potenziamento delle garanzie pubbliche dovranno iniziare a restituire, oltre alla quota interessi, anche quella relativa al capitale, ben più corposa. È tutt’altro che scontato che il sistema delle imprese possa assorbire senza contraccolpi tanto la fine delle moratorie, quanto quella del periodo di preammortamento accordati. Diventa indispensabile, pertanto, individuare misure e strumenti che consentano alle imprese di gestire al meglio il rientro alla “normalità”. Vanno individuate alcune soluzioni per un accompagnamento morbido del sistema produttivo verso l’uscita dalla contingenza negativa.

 

Una delle priorità è assicurare un allungamento delle esposizioni debitorie, attraverso una misura ad hoc finalizzata a sostenere la rinegoziazione dei debiti, escludendo l’attuale previsione dell’obbligo di erogare credito aggiuntivo. Queste operazioni potrebbero essere supportate dal Fondo di Garanzia per le PMI, anche in misura inferiore rispetto a quanto oggi previsto, e in complementarietà con altre forme di garanzia privata. Un ulteriore intervento è l’estensione del perimetro della cosiddetta “garanzia pubblica a mercato”, con la finalità di intercettare situazioni, anche nelle PMI, che, pur dovendo ricorrere alla garanzia per l’accesso al credito, non necessitano dell’intensità di aiuto prevista dagli strumenti del Fondo di Garanzia per le PMI, anche in questo caso prevedendo la possibile ed auspicabile complementarietà tra garanzia pubblica e garanzia privata. Sempre in materia di accesso al Fondo di Garanzia per le PMI, il previsto rientro al regime di valutazione del rating, a partire dal primo luglio 2022 rischia di non essere adeguato a rilevare l’effettiva condizione delle imprese che stanno attraversando la crisi pandemica. Permane, infine, la necessità di individuare strumenti idonei a sostenere le imprese che operano in settori non interessati dalla ripresa e che oggi, a fronte della recrudescenza della pandemia, rischiano seriamente di uscire dal mercato.