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Se ne va l’uomo che sapeva far ridere con una comicità senza mistero

Istrionico fine alla fine, morire nel giorno del suo compleanno, come William Shakespeare. Non poteva essere diversamente per il grande Gigi Proietti, attore, comico, cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista, cantante, direttore artistico, che se è andato lasciandoci senza sorrisi ma con tante lacrime. Proprio come alla fine di una farsa dove finiscono i sorrisi e resta l’umido inesorabile delle lacrime cadute. Quella sua recitazione enfatica, volta a suscitare plateali emozioni con posizioni insincere e tante volte esibizionistiche non potranno mai essere dimenticate, perché, come un vero virus, non basteranno milioni di vaccini ad annientarlo in ognuno di noi. Affabulatore e trasformista, era considerato uno dei massimi esponenti della storia del teatro italiano; nel 1963 grazie a Giancarlo Cobelli esordì nel CanCan degli italiani, per poi interpretare senza sosta numerosi spettacoli teatrali sino a “A me gli occhi, please”, del 1976, esempio di teatro-grafia (elenco ragionato, repertorio degli spettacoli teatrali realizzati da un regista, da un attore, da una compagnia)che segnò uno spartiacque nel modo di intendere il teatro, con molte repliche anche con nuove versioni nel 1993, nel 1996, e nel 2000, attraversando i più importanti teatri italiani. Lo spettacolo segnò un record di oltre 500 000 presenze al Teatro Olimpico di Roma.

Con il cinema ha raggiunto la consacrazione cinematografica nel 1976 con il celebre Febbre da cavallo, nel ruolo dell'incallito scommettitore Mandrake, che con il passare degli anni è divenuto un vero e proprio film di culto, che ha ripreso nel 2002, anno nel quale ha iniziato un forte sodalizio con i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina. E’ stato di casa anche in Rai, protagonista di svariate serie televisive di successo, prima fra tutte la serie Il Maresciallo Rocca, iniziata nel 1996 e divenuta una delle serialità di maggior audience della televisione italiana, spianandogli inaspettatamente la strada verso una vera e propria seconda giovinezza. Sempre per la RAI è stato anche San Filippo Neri nella miniserie Preferisco il Paradiso, il cardinale Romeo Colombo da Priverno in L'ultimo Papa re, il misterioso generale Nicola Persico in Il signore della truffa, e lo stravagante giornalista Bruno Palmieri in Una pallottola nel cuore. Nel suo infinito curriculum ci sono esperienze di cantante: fece parte del gruppo musicale Trio Melody, insieme a Stefano Palatresi e Peppino di Capri, ma fu anche poeta e scrittore. L’ultima sua passeggiata in Rai fu nel 2017, come protagonista assoluto del programma Cavalli di battaglia, tratto dall'omonima tournée celebrante i suoi 50 anni di carriera. Si posso scrivere pagine intere, si possono usare fiume di parole, utilizzare tutto l’inchiostro a nostra disposizione ma, alla fine non si riuscirebbe a rendere pienamente merito a uomo che definirlo eccezionale è poco.

Rileggendo la sua biografia, il suo continuo passeggiare nel proprio tempo con grandi esibizione, ho capito che in quel suo mondo ci posso essere due categorie di attori: l’attore mediocre, che recita il suo testo, e il Grande Attore, che lo resuscita, com’è stato il grande Gigi Proietti. Stiamo ricordando un grande artista e non celebrando una star perché lui, erede vero di Ettore Petrolini, era la vera coscienza romana e italiana che si aggiungeva facilmente a quella di ogni singolo cittadino qualunque. I grandi attori hanno il privilegio di regalare sogni e amore a persone che non conoscono, che non hanno mai incontrato, il grande Gigi Proietti, aveva questo dono perché possedeva intelligenza, esperienza e cultura nella giusta misura per poter comprendere debitamente caratteri e circostanze umane. Vale la pena ricordarlo, semplicemente, con una delle tante sue frasi, rimasta da sempre nella mia mente: “Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride, mi insospettisce”. Frase vera. Mi allontano anch’io da chi non sa ridere, perché mi insospettisce veramente. Grazie Maestro per una grande e indelebile lezione di vita donataci.

 

Oreste Roberto Lanza


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