Unico borgo con l’entrata del Castello che affaccia su una piazza. Arte, cultura e gastronomia tipica

Episcopia è un luogo che domina interamente la valle del Sinni. Un borgo piccolo e accogliente, all’interno del Parco Nazionale del Pollino, nel cui centro storico spicca la sagoma del castello ampliato dai normanni. È l’unico dei 131 borghi lucani, ad avere l’entrata che si affaccia su una piazza, piazza Arcieri. La data di nascita di questo borgo non si è ancora riusciti ad individuarla. Un paese che primeggia l’intera valle del Sinni scolpito anche nel nome Episcopia da “Epis Kopia”, “vedetta” (prevalente su quello bizantino Episcopus). Un luogo di grande bellezza, se vogliamo di incanto, dove i suoi vicoli, i palazzi storici, le chiese e il verde circostante rendono questo posto incantevole. Il fascino migliore lo si può apprezzare recandosi verso il santuario della Madonna del Piano, fondato tra i vigneti dai cistercensi su un precedente insediamento basiliano, all’interno del quale ogni anno nel corso di un suggestivo pellegrinaggio si vivono intense emozioni.


Una tradizione, che si esprime sin dal 1500 fatta di storia, culto antico è la forte devozione alla Madonna del piano o Santa Maria del piano un tempo Madonna della Neve. Un appuntamento, quello del 4 e 5 agosto, molto sentito dagli episcopioti emigranti che, come per un dolce richiamo, fanno ritorno nel loro luogo natio per ringraziare e venerare la loro madre di vita. Una processione molto sentita dai fedeli, i quali compongono il corteo trasportando su spalla o sul capo fasci di grano, qui tipicamente denominati “scigli è gregna”, legati ad una struttura di legno. Suggestivo è il rito delle danze in cui i “contadini” si esibiscono con falci e mazzi di spighe, per mantenere vivo il ricordo della rivolta contadina dei secoli trascorsi. Un luogo che ha vissuto momenti importanti di storia: nel tempo il paese è stato feudo di vari signori fino a quando i Sanseverino lo cedono ai Della Porta, che a loro volta lo vendono alla famiglia Brancalassi. Tutte le dominazioni che hanno interessato Episcopia sono rappresentate nel suo castello, chiuso fra due torrioni cilindrici, con alcuni affreschi del XVI secolo.
Il primo impatto, nel centro storico di Episcopia, si ha con il castello, del quale sono subito evidenti due torrioni contrapposti, uno di forma cilindrica e l’altro di forma quadrangolare. Per la sua posizione, posto su un elevato sperone roccioso, il maniero regala al visitatore un’ottima veduta su tutta la valle sottostante. All’ingresso della struttura sul maestoso portale, che poggia su un camminamento costituito da un’ampia gradinata a sua volta sorretta da una struttura ad arcate, si possono ammirare affreschi raffiguranti uno stemma, composto da un guerriero ed un rettile, mentre proprio in cima alla stessa gradinata, ai lati del grande portone, si distinguono i supporti del ponte levatoio. Episcopia ha un patrimonio storico ed artistico di grande valore che non si limita soltanto al Castello.

Il convento e la chiesa di Sant’Antonio, oltre alla chiesa madre e al santuario della Madonna del Piano, hanno un valore incommensurabile.
Il complesso di Sant’Antonio si erge su un pendio che domina la valle del Sinni, eretto con molta probabilità nella seconda metà del 1500 con impianto francescano, come dimostrano i tre corpi di fabbrica e l’aula ecclesiale articolati intorno al chiostro porticato e quadrangolare. Il convento è stato riportato in parte alla sua antica bellezza, in particolare il chiostro può essere considerato uno scrigno nella cornice di archi e volte. Benché la chiesa, a navata rettangolare, presenti una fattura barocca, sono evidenti sovrapposizioni di altri stili avvenute nel 1700, a partire dagli stucchi, le cui decorazioni raffiguranti frutti e fiori rimandano alla scuola napoletana. Le quattro facciate sono impreziosite da un parametro decorativo con coppie di lesene e cornici, mentre la cuspide è decorata da un rivestimento in maioliche a dischi policromi.

Interessante è la chiesa madre di San Nicola, eretta nel ‘500, che al suo interno custodisce numerose opere d’arte come la statua della Madonna con il Bambino (XV sec.), ogni anno portata in processione verso il santuario di Santa Maria del Piano che sorge non molto distante dal centro abitato. Storia, tradizioni ma anche ambiente con percorsi accattivanti fatti di fitti boschi di faggio, abeti e castagni e altipiani erbosi dove si possono praticare brevi passeggiate a piedi o in bicicletta, ma anche escursioni e trekking, anche a cavallo e poi rafting e parapendio.

La gastronomia episcopiota è tradizionale ma molto genuina con la predominanza di pasta fatta in casa e gustose carni cucinate per lo più alla brace. Un tempo si faceva uso di legumi e verdure, condite con gustosi brodi preparati soprattutto con cotiche ed ossi del maiale ed anche salsiccia grassa detta “nunglia”; la pasta è quella che le donne preparano sulla spianatoia di casa con grano rigorosamente duro, di qualità “cappello e saragalle”, grani delle colline di Episcopia. Tradizioni che in alcune case sono rimaste vive come la famosa “pitta” fatta con farina di granturco cotta sulla pietra calda del cammino e la “supa-sutt” grosse frittelle fatte con fiori di sambuco uova e farina. I dolci, memorabili i “cuddure” o “picceddet” dolci a forma di ciambella con due o più uova sode inerite nella parte superiore. Un pensiero va alla tapanedda, pane, uova, peperoni di Senise, talvolta salsiccia curata. Bello il pensiero del grande paesologo irpino Franco Arminio: “quando arrivi in un paese devi sederti da qualche parte e stare zitto. Nessuna foga di parlare. Aspettare che il silenzio ti porti qualche dono. Se hai fretta, in un paese non avrai fortuna”. Al mattino a Piazza Arcieri seduto in compagnia di una tazza di caffè puoi sentire il rumore di questo pensiero.

 

Oreste Roberto Lanza