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Il virus è stato il vero protagonista. Continuiamo a navigare per vedere un nuovo arcobaleno

Diciamolo pure, è stato un Annus horribilis quello che si appresta ad andare via. Un anno che ha portato tensioni, ansie, paure, che continua ad iniettarci nei nostri pensieri forti incertezze. Questo Covid-19 è stato il vero e unico protagonista; da febbraio ha preso le nostre vite, la nostra quotidianità, in molti casi la nostra serenità, e l’ha sballottata, come in una centrifuga di lavatrice, di qua e di là e per molti casi buttata nell’oblio estremo della morte. Un virus che è riuscito a fermare il tempo, le lancette dell’orologio virtualmente si sono fermate costringendo a chiudere le nostre anime, i nostri pensieri, la nostra vera essenza di uomini e donne di spirito in spazi ristretti di una stanza, di una casa piccola e tante volte in una camera abbandonata di un ospedale dove solo la compagnia dei muri stessi hanno allietato tante giornate silenziose. Un virus che continua a non guardare in faccia nessuno e che ha rimesso in gioco le nostre virtù, i nostri nobili intendimenti, i nostri incontrollati vizi che hanno letteralmente portato via esempi di uomini e donne di tutte le categorie del nostro tempo, da quelle culturali, civili ed economiche senza dimenticare i tanti medici e infermieri veri lavoratori nella vigna del Signore che hanno dedicato minuti, anche i secondi, della loro infinita giornata per curare anziani e giovani di qualsiasi sesso.


Ci sono state tante perdite sul campo che ci hanno lasciati soli, ci siamo sentiti soli quando quelle persone simboli di idee vere, esempi di valore abbandonavano la vita terrena per assurgere a lidi divini meritati. Difficoltà che hanno aggravato un momento diventato giorno per giorno sempre più complicato, che ha generato sofferenze per le tante morti inaspettate all’interno delle nostre famiglie, un dolore diventato acuto per non poter donare un estremo saluto. Un percorso di vita sempre più stretto dentro il quale continuiamo a camminare, con stanchezza, speranza, coraggio e tanta fede. Ma quello che ha fatto ancora tanto male alla gente comune, quelle persone che vivono solo di sacrifici, di pane e veleno, è stata la mancanza di verità su fatti e circostanze che hanno portato la nostra Nazione in questo solco oscuro di triste memoria. Ma noi tutti, dentro siamo coperti dal virus della resilienza, ogni tempesta ha una sua fine. Una volta che tutti gli alberi sono stati sradicati, una volta che tutte le case sono state demolite, il vento si calmerà, le nuvole se ne andranno, la pioggia si fermerà, il cielo si schiarirà in un istante. E solo allora, in quei momenti di quiete dopo la tempesta, formuleremo la domanda: perché?
Attenderemo la risposta esatta da chi poteva e non ha fatto. Da chi non ha fatto perché non ha voluto e da chi poteva ma, gretto italiano, si è guardato da farlo per solo egoismo. Ma intanto la cosa importante da fare è di sforzarci di essere sereni, consapevoli che per superare le montagne, con il freddo e il vento forte, per trovare calore uno si deve fare un poco più vicino all’altro. Diceva Lucio Anneo Seneca: “un timoniere di valore continua a navigare anche con la vela a brandelli”. Dobbiamo saper pensare e fare con le mani, essere autocritici ma non diventare autolesionisti, resilienti ma non rassegnati, dobbiamo esser quelli che gli altri vorrebbero essere e non lo sono perché non osano. Dobbiamo essere intuitivi e meno impulsivi, intelligenti quando non cadiamo nella superficialità, un tantino imprevedibili evitando di diventare inaffidabili. Se vogliamo vedere un nuovo arcobaleno continuiamo a navigare con coraggio, dimostrando, ai pseudo politici, che ci inondano quotidianamente di pubblicità ingannevole, di non essere pecore, una “massa”, ma un popolo che conosce la strada per creare le basi di una pace duratura fatta semplicemente di verità. Buona anno.

 

Oreste Roberto Lanza


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