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Nessun consiglio si dà ad alta voce, lo si lascia scritto

Pasqua è la principale solennità del cristianesimo, celebra la risurrezione di Gesù, avvenuta nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come narrato nei Vangeli. Questa la sintesi più sintesi. Non è un giorno qualunque, ma è il giorno in cui se vogliamo possiamo ripensarci, possiamo riguardarci nelle cose sbagliate fatte, possiamo andare oltre ritornando nella nostra Itaca, quella dove la fede essenziale non muore mai perché ricca di speranza vera e giusta libertà. Nella morte e nella resurrezione c’è la vera colomba pasquale composta da ingredienti salvifici dove comprendiamo il forte valore del dolore, cosa significa perdere la vita rimasta nel tempo insignificante. Il nostro è il tempo dell’oblio, delle anime indecenti, di pensieri sporchi, di forti arroganze, di pensieri senza senso. È il tempo in cui le piazze si affollano di individui senza anime pronte a qualsiasi violenza, al predominio verso il debole che nella storia è rimasto sempre senza voce alcuna. È un tempo scapigliato dove si continua ad andare verso qualcosa che non si sa, un orizzonte poco chiaro e dove continuiamo ad essere affascinati dalle pubblicità narcotizzanti, che vogliono rallentare il pensiero e la parola anche delle persone con forte senso critico. Il Covid ha lasciato intendere tante cose, molte delle quali sono state più chiare ai nostri occhi, altre ancora poco ne comprendiamo il senso.

In tutto è emerso un forte richiamo alla verità: molti vogliono sapere come e perché, molti altri vogliono capire il senso di un’ipocrisia e di un granello di orgoglio lanciato negli occhi delle genti scatenando guerre senza senso alcuno. Questo tempo di pandemia, per molti chiusi nelle “stanze” della riflessione, ha veramente aperto gli occhi al solo mancare di uno sguardo con il proprio simile, uno scambio di sorrisi, un abbraccio che è il valore più immenso che ci sia. L’abbraccio è il vero vaccino che tonifica l’animo e il cuore e rende libera la ragione. Siamo circondati da pessimisti, ansiosi, paurosi, persone che vogliono portarci con loro sul sentiero della disperazione e vogliono toglierci quei nostri anticorpi composti di bellezza, gioia e di grande ottimismo per la vita. Noi siamo quelli che vogliono vivere e non morire; siamo quelli che sono andati a scuola, non per laurearsi, ma per studiare e conoscere; siamo quelli iscritti al club della curiosità che resta affascinato dalla bellezza, dalle eccellenze e dalla luce che proprio oggi più forte promana dalla croce di quel Dio sempre violentato e massacrato, da invidie, gelosie, campanilismi e dalla falsa ricchezza.

Chiediamo l’aiuto della bontà di Dio quando stiamo perdendo la vita in una sala operatoria o quando gli anni cominciano a scandire il tempo del trapasso. Chiediamo a Dio una mano quando siamo stati scoperti per aver commesso un delitto e come un coccodrillo piangiamo per aver la vita salva. Piangiamo per aver sprecato e buttato la giovinezza, cercando in Dio la possibilità che ne venga restituita una parte. Diceva Giovanni Paolo I: “una grande tempesta è su di me, ma bisogna continuare ad essere conservatore mantenendo la fede”. La fede, si la fede. La fede non è fuga dal mondo, ma l’immersione nel cammino dell’uomo, con nel cuore il senso del positivo, del sorriso, che ci fa vivere, spendendoci per la costruzione della civiltà della verità. Alcuni “stracceranno questo piccolo pensiero”, altri forse ci rifletteranno, altri ancora penseranno di rileggerlo e rileggersi probabilmente per cercare una nuova vita, un pensare diverso più Nobile. Diceva Lucio Anneo Seneca: “anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza”. In questo tempo da zona rossa il motto è: non trovare se stessi ma creare se stessi (George Bernard Shaw). Nessun consiglio si dà ad alta voce, lo si lascia scritto. Buona Pasqua.

 

Oreste Roberto Lanza


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