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Si chiama mensa plastic free. E’ la piccola rivoluzione attuata anche a Latronico, piccolo centro della valle del Sinni in provincia di Potenza. Un progetto partito in tutta Italia nel 2017 dove molte mense scolastiche hanno totalmente eliminato la plastica con l’acquisto di piatti in ceramica, posate in acciaio, bicchieri in vetro e lavastoviglie industriale. L’ente civico latronichese, viste le tante vicissitudini che si sono verificate nel passato anno scolastico con l’azienda che gestiva il servizio mensa, ha colto l’idea, come città del benessere, di aderire alle indicazioni europee  adottate anche  del Ministero dell’Ambiente di bandire la plastica da tutti gli uffici pubblici. Una decisione frutto di circostanze anomale dove l’ente civico riscontrava, nella mensa comunale della città, situazioni gastronomiche anomale, come anche la presenza di cibo avariato.Tante le contestazioni dei genitori che, con il tempo, hanno accolto la proposta dell’ente civico, coordinata dalla consigliera Pina Parisi che ha partecipato alle tante riunioni con il comitato mensa,di aderire alla svolta ambientale. Soddisfazione dell’amministrazione comunale, in particolare del primo cittadino Fausto De Maria per il risultato ottenuto . “Oltre ad avere – ha dichiarato Fausto De Maria, Sindaco di Latronico- per quello che è possibile prodotti del territorio, la condizione principale richiesta dai cittadini e approvata dall’amministrazione è stata l’eliminazione totale della plastica, con scelta di piatti di porcellana rispetto a quelli di melanina, di brocche d’acqua pubblica anziché bottiglie di plastica. In questo modo facciamo bene non solo all’ambiente ma anche alla salute dei bambini. Uno sforzo in termini di costo per i genitori c’è stato ma il profitto finale è più lodevole perché legato alla salute di tutti compreso l’ambiente che ci circonda”. Una città, Latronico che anche per questa circostanza dimostra di essere all’avanguardia nel campo delle iniziative ambientali. Infatti, una direttiva europea stabilisce l’eliminazione della plastica entro il 2021.

Oreste Roberto Lanza

Con circa il 25% della Superficie Agricola Utile,  gli areali interessati dalla colture di frumento duro in Basilicata, anche se in diminuzione negli ultimi anni, sono un potenziale produttivo di tutto rispetto (con valori di circa 5 milioni di quintali) che può, con adeguati interventi, tradurre la sua potenzialità in sviluppo. Lo sottolinea Agrinsieme Basilicata (Cia-Agricoltori, Confagricoltura, Cooperative Italiane, Copagri) che con il nuovo anno ha avviato il Progetto di Filiera “grano duro appulo lucano” che fa parte del “pacchetto” complessivo di Progetti di Filiera concirca 160 imprese coinvolte (di cui 132 agricole, 13 di trasformazione, 11 di commercializzazione), 44,152 milioni complessivi per l’attuazione dei quattro progetti di filiera (cereali, latte, bio, carni) di cui 20 milioni di euro di investimenti privati. A fronte di situazioni positive nel comparto cerealicolo lucano – evidenzia Agrinsieme -   vi sono criticità di contesto quali: il prezzo riconosciuto ai produttori, l’inadeguatezza delle strutture di stoccaggio, in grado di conservare i grani senza una differenziazione fra le varie partite e quindi tali da determinare un’offerta troppo spesso indistinta che, miscelando prodotti di diversa qualità, risulta poco competitiva sui mercati. Gli obiettivi del progetto: adeguamento / realizzazione di strutture di stoccaggio che possano ammassare le produzioni per classi di qualità omogenee, realizzando la pratica dello stoccaggio differenziato per classi qualitative, senza la quale è difficile per i grani spuntare prezzi adeguati ed in seconda battuta creare le condizioni per poter più agevolmente soddisfare le esigenze delle industrie della trasformazione che richiedono stock omogenei per granulometria, qualità e contenuto proteico;l’implementazione di protocolli produttivi che possano definire in anticipo prezzi in funzione di parametri qualitativi quanto più omogenei possibili prevalentemente in termini di varietà (legate alla vocazione dei territori) e contenuto proteico; metodi di tracciabilità che permettano agli attori della filiera a valle della produzione e, soprattutto, ai consumatori di poter agevolmente ripercorrere la storia delle materia prime utilizzate;investimenti per l’ammodernamento delle imprese agricole, di prima e seconda trasformazione strettamente funzionali allo sviluppo della filiera;Introduzione, soprattutto nella aziende di produzione primaria, delle innovazioni produttive ed organizzative volte a migliorare le performance aziendale, qualità e quantità delle produzioni;diffusione del metodo di conduzione biologico, che attualmente (anche a fronte di una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori) presenta trend di crescita apprezzabili. Il ricorso a Protocolli di Produzione – sottolinea Agrinsieme - non va inteso come una banale omogeneizzazione delle produzioni di frumento e dei loro derivati, piuttosto questi saranno orientati a definire gli ambiti varietali di coltivazione, in un’ottica di aumento della qualità dei grani (basso contenuto di micotossine e potenzialmente buoni livelli proteici), senza con questo perdere il legame con il territorio che deve rappresentare sempre il riferimento del progetto che, ma solo in una fase molto avanzata, potrà evolversi in un’ipotesi di marchio / certificazione della filiera.Le operazioni ipotizzate nella proposta di Progetto di Filiera pongono le basi affinché sia possibile sin dalla “fase progettuale” ipotizzare apprezzabili impatti sul contesto produttivo ed organizzativo.Dapprincipio vi è un impatto sulla mentalità, sicuramente più adeguata ad affrontare le sfide del mercato moderno, che va nell’accrescimento della consapevolezza del “operare assieme”, secondo standard produttivi, che non siano quelli dell’azienda primaria, ma quelli negoziati con segmenti della filiera successivi alle aziende agricole che consentiranno di garantire un prezzo più equo e meno volatile della materia prima, in quanto la produzione prodotta sarà quella d’interesse della filiera e non del mercato in senso lato. Il progetto potrà avere ancora effetti sulla logistica produttiva, sul tema dei centri di stoccaggio, sulla loro adeguatezza, diffusione territoriale ed il loro ruolo. In più si favorirà lo sviluppo di una filiera strutturata con soggetti “prossimi”, ovverosia con rapporti commerciali con soggetti che anche territorialmente non siamo fra loro molto distanti. Con il connubio produzione di conoscenza – trasferimento in azienda c’è da attendersi un significativo aumento di performance da parte delle aziende agricole che, incrementando gli standard qualitativi, potranno concentrarsi sulle attività più redditizie. Ancora il territorio potrà beneficiare del ruolo svolto dalle aziende sementiere, di servizio alle aziende di produzione primarie.

SCHEDA

Numero imprese agricole

 

47

Imprese di trasformazione

 

6

Imprese di commercializzazione

5

GDO

     

1

Università e Centri di Ricerca

 

2

Società di formazione

 

1

Società di comunicazione e promozione

3

Organismi di consulenza e di certificazione

2

 

Quantità di prodotto in quintali

233.221

 

Importo di progetto

   

20.093.782,00

 

 

Con deliberazione del 28 dicembre 2018, la Regione Basilicata ha prolungato la stagione venatoria  per la specie beccaccia (dal 31 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019) e per alcune specie di turdidi (fino al 31 gennaio). Riteniamo tale scelta sbagliata sia nelle modalità che nei contenuti. Infatti, innanzitutto, la decisione viene ratificata pochi giorni prima della chiusura ufficiale prevista dal calendario venatorio rendendo impossibile un ricorso al TAR. Ulteriore aggravante, se possibile, consiste nel fatto che anche lo scorso anno ci fu una proroga della stagione venatoria utilizzando il medesimo escamotage normativo. Una prassi, a questo punto è il caso di dirlo, assolutamente inaccettabile perchè modifica i termini fissati dal precedente calendario venatorio, senza alcuna possibilità di contradditorio. Calendario venatorio che, peraltro, lo ricordiamo, è adeguato al dettato della Direttiva Europea. Dal punto di vista tecnico, inoltre, tale deliberazione non tiene conto di recenti sentenze del Consiglio di Stato in Toscana e del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, che fissano la chiusura alla caccia alla beccaccia al 10 gennaio 2019 così come previsto dal  parere ISPRA n° 38725 del 13 giugno 2018.  Ricordiamo che il mancato rispetto del parere dell’ISPRA, era stato alla base della sentenza di annullamento del 9 agosto 2017 da parte del TAR Basilicata del calendario venatorio 2016/2017, confermata con ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 22 giugno 2018. Peraltro le motivazioni tecnico-biologiche contenute nella delibera regionale non fanno mai riferimento al  parere ISPRA di giugno 2018 i cui rilievi critici riteniamo non siano superati da quelle motivazioni. Ci auguriamo pertanto che, sulla base di queste considerazioni, l'assessore regionale all'agricoltura e gli uffici regionali competenti sappiano porre rimedio a questo grave errore, ripristinando quanto stabilito nel calendario venatorio 2018-19, o, perlomeno, considerato che per la caccia alla beccaccia la chiusura stabilita in calendario è già stata disattesa, di definire come ultimo giorno di caccia a tale specie il 10 gennaio 2019. In ogni caso ci rivolgeremo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa per segnalare sia l'inaccettabile consuetudine di emanare provvedimenti ad immediato ridosso della chiusura del calendario venatorio eludendo la possibilità di impugnare la delibera per ristrettezza dei tempi, sia per denunciare il mancato rispetto in Basilicata dei pareri ISPRA su caccia e stagione venatoria.

Con deliberazione del 28 dicembre 2018, la Regione Basilicata ha prolungato la stagione venatoria  per la specie beccaccia (dal 31 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019) e per alcune specie di turdidi (fino al 31 gennaio). Riteniamo tale scelta sbagliata sia nelle modalità che nei contenuti. Infatti, innanzitutto, la decisione viene ratificata pochi giorni prima della chiusura ufficiale prevista dal calendario venatorio rendendo impossibile un ricorso al TAR. Ulteriore aggravante, se possibile, consiste nel fatto che anche lo scorso anno ci fu una proroga della stagione venatoria utilizzando il medesimo escamotage normativo. Una prassi, a questo punto è il caso di dirlo, assolutamente inaccettabile perchè modifica i termini fissati dal precedente calendario venatorio, senza alcuna possibilità di contradditorio. Calendario venatorio che, peraltro, lo ricordiamo, è adeguato al dettato della Direttiva Europea. Dal punto di vista tecnico, inoltre, tale deliberazione non tiene conto di recenti sentenze del Consiglio di Stato in Toscana e del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia, che fissano la chiusura alla caccia alla beccaccia al 10 gennaio 2019 così come previsto dal  parere ISPRA n° 38725 del 13 giugno 2018.  Ricordiamo che il mancato rispetto del parere dell’ISPRA, era stato alla base della sentenza di annullamento del 9 agosto 2017 da parte del TAR Basilicata del calendario venatorio 2016/2017, confermata con ulteriore sentenza del Consiglio di Stato del 22 giugno 2018. Peraltro le motivazioni tecnico-biologiche contenute nella delibera regionale non fanno mai riferimento al  parere ISPRA di giugno 2018 i cui rilievi critici riteniamo non siano superati da quelle motivazioni. Ci auguriamo pertanto che, sulla base di queste considerazioni, l'assessore regionale all'agricoltura e gli uffici regionali competenti sappiano porre rimedio a questo grave errore, ripristinando quanto stabilito nel calendario venatorio 2018-19, o, perlomeno, considerato che per la caccia alla beccaccia la chiusura stabilita in calendario è già stata disattesa, di definire come ultimo giorno di caccia a tale specie il 10 gennaio 2019. In ogni caso ci rivolgeremo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa per segnalare sia l'inaccettabile consuetudine di emanare provvedimenti ad immediato ridosso della chiusura del calendario venatorio eludendo la possibilità di impugnare la delibera per ristrettezza dei tempi, sia per denunciare il mancato rispetto in Basilicata dei pareri ISPRA su caccia e stagione venatoria.

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