In regione un numero preoccupante che si aggira intorno ai 125 mila esemplari

Aumenta la devastazione nelle campagne lucane da parte dei cinghiali, la Cia - agricoltori chiede alla regione Basilicata un impegno più incisivo oltre la risoluzione sulla fauna selvatica, approvata qualche giorno addietro in Commissione agricoltura. I dati restano preoccupanti: la presenza dovrebbe essere contenuta nel massimo di 25 mila a fronte di un numero esorbitante che si aggira intorno ai 125 mila. Un numero fuori da ogni portata e controllo che sta provocando danni alle colture e agli allevamenti. L’organizzazione lucana degli agricoltori, dopo aver presentato una petizione sottoscritta da oltre diecimila persone, è pronta a scendere in campo per nuove e più incise mobilitazioni.

Sul tavolo dell’organizzazione degli agricoltori lucana da tempo ben cinque le priorità su cui discutere: la possibilità data al proprietario di tutelare il proprio fondo; un piano straordinario di gestione e di prelievo dei cinghiali; prolungare il periodo di caccia di questo animale; attivare piani di smaltimento dei capi abbattuti e infine coinvolgere le aziende agricole nei programmi di cattura. “Obiettivi realizzabili, scrive sul proprio sito la Cia Basilicata- semplicemente cercando di adeguare la legge regionale di Basilicata, la numero 2 del 1995, a quanto indicato dalla sentenza della Corte Costituzionale la numero 160 del 23 luglio 2020 a favore della regione Marche”.

 

“Una modifica - fanno sapere dal sito della Cia Basilicata - che permetterebbe la possibilità da parte del proprietario del fondo in possesso di regolare licenza di caccia di tutelare la proprietà fondiaria, le colture e i beni in essa presenti, procedendo anche all’abbattimento dei capi in caso di invasione e aggressione e oggettivo pericolo alle persone; prolungare il periodo di caccia agli ungulati fino a quando non si ristabilisce un equilibrio fra aree destinate alle attività venatorie e la quantità di fauna presente selvaggina presenza”. La questione è seria e bisogna agire presto e bene per questi animali che si organizzano in branchi consistenti ed agguerriti, che distruggono il lavoro di mesi e anni degli agricoltori lucani con risarcimenti pubblici, previste dalle leggi, minimi. Per questo molti proprietari sono costretti ad abbandonare campi e frutteti distrutti.

 

Oreste Roberto Lanza