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padre Enzo Fortunato

 

Presenti mons. Orofino, l’assessore Cupparo, il presidente Bardi, don Nicola Caino e il sindaco Cupparo

È arrivato fino a Francavilla in Sinni, nonostante fosse stanco e visibilmente affaticato, per dire di persona alle tante persone accorse ad ascoltarlo il suo “Buonasera brava gente”. Padre Enzo Fortunato, francescano frate minore conventuale, sabato scorso 1° ottobre, ha riempito la chiesa madre del piccolo centro lucano con la presentazione del suo volume che reca nel titolo proprio quel “Buonasera brava gente” che fu il saluto di San Francesco.


Grande comunicatore e giornalista, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi e del mensile San Francesco Patrono d’Italia, Padre Enzo ha dato alle stampe diversi testi su San Francesco e raggiunge quotidianamente migliaia di utenti social con la sua rubrica “Buonasera brava gente”. Proprio da questa esperienza di interazione con gli utenti che, ogni sera puntali si collegano alla sua diretta, è nata la sua ultima fatica letteraria presentata nella chiesa madre di Francavilla in Sinni alla presenza del vescovo di Tursi-Lagonegro mos. Vincenzo Orofino, del presidente della Regione Vito Bardi, dell’assessore regionale alle politiche agricole Francesco Cupparo, del sindaco Romano Cupparo e del parroco don Nicola Caino.

padre enzo a francavilla assemblea
Padre Enzo è partito dal racconto delle origini di questo singolare saluto francescano, nato dalla formula con cui il poverello si rivolgeva agli abitanti di Poggio Bustone, dove si trovava nel corso di un periodo in cui fu cacciato da Assisi. “La peculiarità di Francesco è quella di saper leggere il cuore dell’altro, proprio come fa una mamma nei confronti dei propri figli. Il saluto del santo è segno di appartenenza al territorio ma anche di appartenenza e di amore verso la chiesa, soprattutto in questo momento così difficile per noi. Gli scandali che affliggono oggi la chiesa c’erano, ed erano ancora più gravi, al tempo di San Francesco, ma egli continuava ad amare la chiesa e i sacerdoti, riconoscendoli portatori di Cristo. Questo significava suscitare brava gente, spingere le persone ad amare la chiesa e Cristo.” Non è, dunque, un saluto di superficiale bonarietà e affabilità quello di padre Enzo ma un vero e proprio saluto cristiano, un invito ad avvicinarsi al popolo di Dio e farne parte con tutto sé stessi.
Salutando i presenti padre Enzo ha augurato “di essere persone che sanno ringraziare. In un momento in cui c’è molta violenza e nervosismo tra tutti la verità è che non siamo più grati della vita che abbiamo, perché non siamo contenti di ciò che siamo e quindi non siamo più capaci di dire ‘grazie’. Dobbiamo essere delle persone contente e saremo anche delle persone sante”.
“Per me è stato un grandissimo onore ospitare la presentazione del libro di padre Fortunato al quale mi lega un intenso ed affettuoso rapporto di amicizia e di profonda stima”, ha detto invece l’assessore Francesco Cupparo. “Le parole di padre Fortunato, specie per chi si ispira ai valori francescani da trasferire nella propria vita – ha aggiunto – sono sempre un nuovo stimolo ad adoperarsi per gli altri, in particolare a favore di quanti hanno più bisogno. Come scrive padre Fortunato il Vangelo è la guida per aprire un cantiere dentro noi stessi. Nella misura in cui lavoriamo su noi stessi, lavoriamo per il mondo che ci circonda”.
Mons. Orofino ha ricordato la figura di mons. Francesco Nolè, scomparso pochi giorni e anche lui minore francesco conventuale come padre Enzo. A quest’ultimo mons. Orofino ha rivolto il suo ringraziamento per la testimonianza di “cristiano che legge le cose del mondo a partire dalla fede. Il saluto ‘Buongiorno brava gente’ -ha aggiunto il vescovo- dice che considerazione aveva San Francesco dell’altro, partiva dal vedere l’altra persona come dono per la propria esistenza. E questo significa parlare di pace agli altri”.
Anche il presidente Bardi nel suo breve saluto ha fatto riferimento al testo. “Due moniti emergono dal libro: entusiasmo e condivisione, cose che valgono anche per noi politici -ha spiegato. L’entusiasmo dell’impegno e la condivisione con tutti. La voglia di trasmettere entusiasmo a tutte le persone che sono intorno a noi e ai lucani, per tradurre in speranza il nostro impegno per la comunità”.

“Il tempo che viviamo è un tempo complicato anche qui dalle nostre parti; è un momento storico difficile per tutte le ragioni che conosciamo e che ci preoccupano”, ha detto nel suo intervento di saluto il sindaco Romano Cupparo. “La speranza, a cui poco fa facevo riferimento e che invochiamo anche mediante la significativa presenza di frate Enzo -ha aggiunto- è veramente ciò che dovrà contraddistinguere il nostro andare avanti, non come automi ma come protagonisti, sapendo che quel che oggi, purtroppo ancora con sacrificio, vorremo e riusciremo a fare sarà un dono prezioso per i nostri figli e per chi verrà dopo.
Poter avere parole giuste, adatte, terapeutiche, capaci di invogliarci all’agire calmo e generoso, parole di luce nel buio, come quelle che si trovano in questo piccolo ma grande libro del nostro autore, ci suggerisce che avere speranza non è affatto inutile e soprattutto non è cosa da relegare solamente nell’ambito religioso o devozionale, ma è un approccio importante al civile convivere e al laico progettare. La speranza deve entrare in tutti i nostri programmi, personali e comunitari, ufficiali e privati. Evocare poi la figura di San Francesco, patrono d’Italia, figlio dell’amata Assisi, vuol dire che tale speranza, indotta in noi e in tanti altri lettori dalle pagine di frate Enzo, è anche solida e bella" ha concluso il sindaco.

 

Francesco Addolorato