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Il complesso storico sarà destinato a funzioni culturali e di rappresentanza istituzionale

Sabato 18 settembre 2021 è stato inaugurato e aperto al pubblico il Palazzo Ducale “Malvinni Malvezzi” risalente al XIV secolo, ora ufficialmente restituito alla cittadinanza ed aperto alla fruizione pubblica. Alla cerimonia di inaugurazione, organizzata dalla Provincia di Matera e dal Comune di Matera, hanno preso parte il presidente della Provincia di Matera Piero Marrese, il sindaco di Matera Domenico Bennardi, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli, il vescovo Mons. Caiazzo oltre ad altre autorità civili e militari. Dopo dieci anni di interventi di restauro che lo hanno riportato all'antico splendore, il Palazzo dei duchi Malvinni-Malvezzi sarà destinato a funzioni culturali e di rappresentanza istituzionale.

 

Il Palazzo fu edificato nel 1400 e ampliato nel 1700, si sviluppa su tre livelli costruiti nel corso dei secoli e sorge tra gli antichi Sassi di Matera nell'odierna Piazza Duomo. Abitato dal '400 fino agli anni sessanta del secolo scorso, oggi il complesso è di proprietà della Provincia. Il primo livello consiste in una serie di stanze comunicanti: al loro interno sono ubicate quattordici tele di sovrapporta, raffiguranti soggetti mitologici ispirati principalmente alle favole delle Metamorfosi ovidiane e all’Eneide e incorniciate in strutture lignee laccate di bianco e ornate di rilievi dorati, del tutto simili a quelle di Palazzo Bernardini. La prima sala è di distribuzione e conduce nelle sale più importanti: le sale degli specchi, chiamate così per la presenza degli enormi specchi che avevano la funzione di rifrangere la luce proveniente dalle candele o la luce naturale proveniente dal balcone che si affaccia su Piazza Duomo.

 

La facciata principale si presenta in stile neoclassico con il timpano e le due colonne sormontate da due capitelli in stile dorico. Sul fregio, tra i triglifi, sono presenti le croci di Malta, e il fleur-de-lis, simboli presenti sullo stemma dei duchi di Santa Candida. Sull’architrave era presente un scritta in latino, purtroppo scomparsa durante i lavori di restauro della cappella, che recitava: "Quisquis beneficia petiturus ingreditur cuncta se impetrasse laetetur", ovvero "Chiunque entra per chiedere aiuti esca lieto per essere stato esaudito".