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Reato di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso

Probabilmente siamo ad una svolta per quanto riguarda l’omicidio del quarantaduenne lauriota Mariano Di Lascio ritrovato cadavere l’11 giugno del 2018 avvolto nel cellophane nel bosco di “Canicella” in territorio di Lauria. Era il 21 novembre 2017 quando di Mariano Di Lascio, ufficialmente residente a Laino, si persero le tracce. Nell’immediatezza della sparizione, le voci di un volontario allontanamento provocarono, nella famiglia del Di Lascio, molti dubbi e forti perplessità. La relazione peritale medica depositata, a settembre 2018, dai medici legali del Tribunale di Lagonegro annotava la morte a causa di un colpo di arma da fuoco sparato da breve distanza. La Procura di Lagonegro con il procuratore Russo, dopo qualche mese, non escluse che il Di Lascio si fosse allontanato da Lauria. Sette mesi dopo le circostanze cambiarono radicalmente con il ritrovamento del corpo in pieno stato di decomposizione, con i fatti raccontati, diversi da quelli indicati dalla stessa Procura lagonegrese. Un caso con poche luci e molte ombre, tanto che il fascicolo, qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere, fu richiesto e trasferito alla DDA di Potenza che ne cominciò a curare le indagini. Alla data odierna gli accertamenti hanno portato gli investigatori sulla strada di due uomini, parenti stretti tra loro, di età presumibilmente di 45 e 58 anni indagati da tempo per il reato di sequestro di persona aggravato dal metodo mafioso. Pare che tra gli indagati e il Di Lascio in passato vi fossero stati dei contrasti accesi sfoggiati in una denuncia, da parte del Di Lascio, per minacce. Infatti gli inquirenti partendo proprio da questa denuncia, con molti indizi in mano, ipotizzano che l’omicidio si sia verificato nella proprietà del 58enne cognato, ben collegato con il punto del rinvenimento del cadavere. Le indagini sono ancora in corso, soprattutto dal Ris che sta effettuando ulteriori approfondimenti nella zona di Cogliandrino in territorio di Lauria. Restano in piedi altre due piste investigative. La DDA sta seguendo due filoni, tra loro non collegati. Uno è quello legato ai due parenti stretti, un filone locale. L’altro, invece, non esclude quello fuori dalla regione, Calabria-Campania. “Rilevo un passo diverso –ha sottolineato l’avvocato Antonio Boccia che insieme al collega Cosentino, rappresentano la famiglia Di Lascio - tenuto dalla Procura di Potenza, rispetto alla prima fase di indagini, in cui si era manifestato in modo evidente un depistaggio. Infatti la famiglia del povero Mariano ebbe a lamentarsi della voce insistente che voleva il giovane essersi allontanato volontariamente. Ad oggi, tuttavia, pur prendendo atto di questo filone di indagini, ritengo che possano sussistere anche altre ipotesi investigative”. Il rammarico della famiglia Di Lascio è solo uno: aver ipotizzato per diverso tempo l’allontanamento volontario da parte di Mariano.

Oreste Roberto Lanza