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Calano i consumi delle famiglie lucane: il 2021 un dato fermo al 5,2 per cento, il 2022 al 2,9%

Redditi più bassi d’Italia, programmazione sul Pnnr assente, crescita inferiore alla media, il quadro è quello di una Lucania che fa fatica a ripartire. I dati vengono dalle anticipazioni 2022 che lo Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno) ha presentato, qualche giorno fa, nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, presenti il presidente Adriano Giannola e il direttore Luca Bianchi. Il prodotto interno Lordo (Pil) lucano previsto per il 2022 si prevede al 2,1(terzo peggiore di tutta Italia dietro a Molise e Abruzzo) per poi scendere nel 2023 a 1,1 con una leggera crescita nel 2024 al 1,9 per cento. Il dato occupazionale lucano fa registrare una decrescita: nel 2021 si parlava di un 2,6 per cento, nel 2022 siamo all’1,7 nel 2023 al 1,6 e solo nel 2024 si prevede una crescita pari a 2,2 per cento. Drastico il calo delle esportazioni in terra di Lucania: il 2021, la terra del meridionalista Giustino Fortunato(nato a Rionero in Vulture), per le esportazioni aveva fatto registrare un drastico meno 14,4 per cento per poi, nel 2022, ottenere un meno 3,4 per cento(Abruzzo più 18,3 per cento). Ma il 2023 prevede ancora il segno meno pari a 19,8 per cento. Calano i consumi delle famiglie lucane: il 2021 aveva un dato confortante fermo al 5,2 per cento, il 2022 vede un calo del 2,3 portando il dato al 2,9 che continuerà anche nel 2023 attestandosi all’0,3 per cento.

 

Le spese di una famiglia lucana nel 2022 si attestano al 2,5 per cento in arrivando nel 2023 a un 1,3.Pochi gli investimenti registrati nel 2022 fermi al 3,5 dopo un 2021 con oltre il 20 per cento. Al Sud a sollecitare l’espansione dell’attività produttiva sono soltanto un terzetto composto da Abruzzo (+3,5 per cento), Puglia (+3,4 per cento), Campania (+3,3 per cento). La Lucania dietro a tutte. Riguardo il Pnnr per le imprese il nervo appare alquanto scoperto per via di un chiaro disegno di politica industriale, poco chiari interventi nelle zone economiche speciali, i contratti di sviluppo. I dati evidenziano per il Mezzogiorno la necessità di invertire il trend rendendo più efficiente la macchina burocratica necessaria all’affidamento degli appalti, all’apertura dei cantieri e alla realizzazione in tempi previsti dei lavori. Tempi fissati entro il 31 agosto del 2026 (regolamento RFF2021/241). I dati evidenziano una Lucania ancora lontana da questo trend e i tempi previsti. Un dato appare positivo per la Basilicata ed è quello della scuola, tempo medio per alunno della Primaria. Considerando un ciclo scolastico intero (5 anni), gli alunni di Molise e Sicilia perdono circa 1000 ore che corrisponde a circa il monte ore di un anno di scuola primaria. Analoga la situazione delle altre regioni meridionali con l’eccezione della Basilicata. Dati poco confortanti che pur con le difficoltà nazionali ed internazionali del momento cerca di rialzarsi, con fatica, con politiche strutturali e di lungo periodo per riportare i dati, almeno, sulla soglia prima della pandemia.

 

Oreste Roberto Lanza