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L’obiettivo è creare contenitori culturali per essere fruito dalla popolazione locale

Ferrandina apre il MAFE, Museo civico archeologico. Nelle sale dell’ex convento di San Domenico, per la prima volta, sono stati esposti i reperti archeologici, portati alla luce nel corso delle campagne di scavi del progetto FArch - Ferrandina archeologica o rinvenuti fortuitamente in passato: dalle presse olearie del frantoio lucano del IV secolo avanti Cristo. fino alle tombe del VII secolo avanti Cristo scoperte di recente. Opportunità importante per turisti e visitatori per acquisire, attraverso un viaggio interattivo, la storia del paese che nasce sulle colline materane. Il Mafe di Ferrandina, cofinanziato dal Gal- Start 2020,tra reperti archeologici e nuove tecnologie ripercorre le tappe più importanti della storia insediativa di quest’area.

L’allestimento unisce i reperti archeologici, a contenuti multimediali e ricostruzioni in 3D, e ripercorre le più importanti tappe della storia insediativa dell’area: dall’età arcaica, all’epoca lucana, passando per il Medioevo attraverso la ricostruzione virtuale del Castello di Uggiano, fino a giungere alla modernità produttiva del territorio nel nome della cultura dell’olivo. “L’obiettivo è quello di creare – ha sottolineato Giuseppe Lalinga, direttore Gal- Start 2020 - contenitori culturali per essere fruito dalla popolazione locale dove la multimedialità insieme ad un mondo più creativo, artistico e culturale locale possa dar vita ad una maggiore fruizione”.

È un museo che interesserà sicuramente – ha sottolineato Francesco Canestrini, Sopraintendente Abap Basilicata- moltissimo le scuole, il mondo turistico, garantendo una delle caratteristiche principali di questo territorio, olivicoltura. Il fatto che sia un frantoio nell’antichità che è stato scavato e messo in mostra è cosa molto importante”. L’esordio del Mafe è segnale di vitalità, per guardare alle proprie radici per costruire un futuro di opportunità fatto di storia e di innovazione. Ai giovani il compito di consolidare questo percorso.

 

Oreste Roberto Lanza