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“Un grande onore conversare brevemente con il Papa sapendo di rappresentare il nostro territorio”

Papa Francesco ha incontrato lo scorso fine settimana in Vaticano cento giovani delle imprese e cooperative del ‘Progetto Policoro’ della Cei, accompagnati da 20 adulti dell’equipe nazionale e dal cardinale Bassetti, indicando un cammino per essere sempre “segno di speranza” contro la disoccupazione delle nuove generazioni in Italia, Paese sempre più “vecchio” con la sua media di 47 anni di età. Una giornata indimenticabile per il lucano ed artista materano Eustachio Santochirico. L’artigiano proveniente dalla città dei Sassi, autore tra l’altro del carro trionfale di Maria Santissima della Bruna ancora negato alla città di Matera a causa della pandemia, ma che probabilmente sarà mostrato in tutto il suo splendore il 2 luglio 2022, è stato ricevuto da Sua Santità Papa Francesco in occasione del 25° anniversario del ‘Progetto Policoro’ sostenuto dalla Cei per favorire l’inserimento di giovani nel mondo del lavoro in tutt’Italia. In questa occasione Santochirico ha donato a Papa Francesco un’opera in terracotta realizzata a mano raffigurante San Giuseppe. Papa Francesco, dopo la presentazione del progetto ha ringraziato per il dono ricevuto. Rivolgendosi alle parrocchie ed alle diocesi sul tema del lavoro ha detto “Voi vi chiamate animatori di comunità. Le comunità vanno animate dal di dentro attraverso uno stile di dedizione: essendo costruttori di relazioni, tessitori di un’umanità solidale”. E ‘importante, prosegue il Papa citando l’enciclica Fratelli tutti “aiutare le parrocchie e le diocesi a camminare e progettare sul “grande tema lavoro”, facendo germogliare “i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze”. Papa Francesco ha sottolineato ancora che “occuparsi del lavoro è promuovere la dignità della persona” perché il lavoro nasce “dall’ingegno e dalla creatività dell’uomo”. “Voi – ha detto ai giovani del Progetto Policoro - non siete di quelli che si limitano alle lamentele per il lavoro che manca, ma volete essere propositivi, protagonisti, per favorire la crescita di figure imprenditoriali al servizio del bene comune”. Con l’obiettivo, indicato da Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti”. “A voi giovani non manca la creatività: vi incoraggio a lavorare per un modello di economia alternativo a quello consumistico, che produce scarti. La condivisione, la fraternità, la gratuità e la sostenibilità sono i pilastri su cui fondare un’economia diversa. È un sogno che richiede audacia, infatti sono gli audaci a cambiare il mondo e renderlo migliore. Non è volontarismo: è fede, perché la vera novità proviene sempre dalle mani di Dio”.

Abbiamo rivolto alcune domande all’artista Santochirico per avere in esclusiva alcune personali considerazioni sulla sua opera e sull’incontro eccezionale con Papa Francesco

Cosa ha rappresentato per te come artista il dono fatto a Papa Francesco e quale messaggio simbolico hai voluto esprimere attraverso questa creazione?

Il Dono del San Giuseppe in terracotta al Santo Padre resterà una traccia indelebile nel mio percorso professionale. Il Papa si è complimentato e ci ha ringraziato tutti per questo dono. Questo incontro arriva in un momento speciale, il San Giuseppe va a rappresentare il legame stretto tra la manualità artigianale e l’impegno civile nella Comunità. L’animazione, l’abitare, l’appassionarsi e l’accompagnamento infatti sono stati i temi fondamentali dell’incontro del 25esimo del Progetto Policoro, temi riconducibili alla figura del Santo Artigiano e padre di famiglia.

Creatività per un nuovo modello di economia. Papà Francesco ha sottolineato che “occuparsi del lavoro è promuovere la dignità della persona” secondo te ai giovani oggi manca solo il lavoro o anche la passione per un mestiere?

Non è facile rispondere a questa domanda. La necessità diffusa di ridare anima all’economia ci porta inevitabilmente ad essere consapevoli che bisogna generare nuove forme di economie, fondamentale è che nel rapporto con il lavoro non ci sia esclusivamente la massimizzazione del profitto ma che la sostenibilità economica sia accompagnata da quella sociale, ambientale e culturale di un territorio. Assodato questo, come è possibile che i giovani si appassionino o possano inseguire i propri sogni se gli stessi sogni spesso non portano ad un lavoro sicuro, magari neanche con un giusto compenso economico fondamentale per vivere?
Molto spesso si fa difficoltà ad appassionarsi e a seguire il sogno della Vita, specie quando seguendo queste strade ci imbarca per sentieri poco sicuri. La piaga della disoccupazione e la scarsa qualità dell’occupazione specie a sud, situazione peggiorata dalla pandemia, non aiuta a leggere il confine della responsabilità di tutto questo. La ricerca di una sicurezza e un “posto fisso” a tutti i costi è una cosa lecita, allo stesso tempo a volte lo stesso impiego puoi diventare un ripiego o un parcheggio rispetto al mondo del lavoro che ha bisogno di iniezioni creative, cariche emotive. L’auto-impresa e la propria realizzazione vocazionale lavorativa con innesti creativi possono generare queste energie necessarie anche per essere felici nel lavoro. Diventa fondamentale agire. La direzione a mio avviso la da la felicità. È importante essere felici nell’imparare o fare il proprio lavoro, realizzare il proprio sogno rende felici, questo anche noi giovani lo sappiamo bene. La felicità aiuta ad appassionarsi e viceversa, appassionarsi aiuta ad essere felici. Quando così non è né risente tutto il territorio, tutta la comunità. La felicita è un bene, oltre che personale, pubblico, ma di questa tematica non se ne tiene conto.

Matera è orgogliosa del tuo talento. Quali emozioni ti ha dato rappresentare davanti al Santo Padre la tua città e la tua terra?

È stato un grande onore esser stato chiamato per essere lì, conversare brevemente con Papa Francesco sapendo di rappresentare il nostro territorio. È stato importante alla luce di quello che poi ci ha comunicato, raccontargli e scrivergli delle esperienze di accessibilità, inclusione e recupero quando possibile degli “scarti” nella lavorazione. Mi ha colpito molto la sua proposta che ci invita a rispondere alle “ingiustizie sociali” con reti comunitarie e laboratori di fratellanza. L’abitare le periferie dell’esistenza e i conflitti con questo spirito ci porta inevitabilmente a risolvere e cambiare non solo la propria condizione ma anche quella di chi vive attorno. Amo profondamente la nostra terra e sono estremamente orgoglioso di provare a favorire, con piccole azioni questi processi. Essere stato lì a Roma avendo questo spirito nel cuore ha reso questo incontro ancora più bello.

Cosa ha ispirato questo progetto e cosa puoi svelarci dei tuoi progetti futuri?

Il ‘Progetto Policoro’ è stato fondamentale per scoprire e approfondire il lavoro nella Comunità, così lo è per tantissimi ragazzi. Ora sento di voler continuare a lavorare in questa giusta direzione. Sento di essere felice quando contribuisco a favorire e sollevare non solo la mia condizione ma anche quelle di chi mi abita attorno. L’ispirazione che mi porto dall’incontro con Papa Francesco è quella di continuare a lavorare perché l’impegno civile continui ad essere una domanda diffusa di senso comune, affinché sempre più gente possa capirne ed apprezzarne il valore tanto da comprenderne le potenzialità cambiando il proprio stile di vita. Nei miei progetti futuri continuerò a sviluppare idee che contengano elementi chiave ad alto impatto creativo, solidale,partecipativo e collaborativo. Così come lo è già rispetto alle bellissime collaborazione lavorative messo in campo con Oltre l’Arte, la falegnameria Digilio Legno & Design, con tanti liberi professionisti, amici,associazioni,singoli concittadini con la quale condivido costantemente il percorso di vita. L’auspicio è quello di contribuire nel continuare a cambiare positivamente il nostro contesto abitativo.

 

Silvia Silvestri


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