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Cerniera tra il mar Tirreno e il mar Ionio, se ne parlerà in un incontro online

“Un territorio non è fine a sé stesso. È fatto di carne e di ossa ed ha un cuore che batte e che vive, con esso le case, le strade, i campanili, disseminati in ogni dove. Non è, dunque, un luogo asfittico che legge e si adagia sulla propria storia, ma si apre alle speranze del mondo con l’animo di chi comprende e vuole condividere le speranze altrui”. E’ la sintesi di una riflessione dell’ex sindaco di Potenza Gaetano Fierro a margine di un incontro che il centro studi Basilicata ha programmato per domani 21 aprile sulla piattaforma online https://meet.google.com/doo-mjsz-djh. Un incontro con la presenza di studiosi, politici lucani, osservatori di una regione che che continua ad avere gli stessi problemi di ieri. “La Basilicata sta collassando sotto il peso di un endemico – sottolinea Gaetano Fierro - ed incessante emorragia demografica. I dati statistici parlano chiaro: degli attuali 567.118 abitanti, nel 2050 rimarranno non più di 380.000 povere anime e di queste ben il 70% sarà over 60.

Occorre avere uno scatto di responsabilità politica e, con lungimiranza, guardare alle concrete opportunità che preservino la nostra regione dall’inevitabile sorte di divenire una riserva geriatrica”. Una regione, la Lucania attraversata da due rette parallele: sul Tirreno, dalla Salerno - Reggio Calabria, e sulla parte jonica, dalla Taranto - Reggio Calabria. Senza la Basentana, i lucani sarebbero completamente fuori dai circuiti economici e sociali del Mezzogiorno. “È proprio cosi- continua Gaetano Fierro –per questo dobbiamo ripensare al Cilento, che si sente lucano, guardare senza “pregiudizi” Taranto come una realtà importante per noi che si affaccia sul mar Ionio, da sempre fonte di civiltà e progresso (Magna Grecia).Guardare Taranto senza pregiudizi come spunto da dove partire per pensare ad una grande Lucania.” Bisogna dire che tutto il petrolio- continua Gaetano Fierro - estratto dalla Lucania finisce a Taranto, tutta l’acqua del Pertusillo arriva a Taranto, dove vengono erogati milioni di metri cubi di acqua per far funzionare l’Ilva e abbeverare tutta la provincia tarantina.

A Taranto finisce la ferrovia e la Basentana, la logistica produttiva del settore agricolo del Metapontino utilizza il porto di Taranto. Va detto che oltre al porto di Taranto, a tutt’oggi sottodimensionato, va aggiunto pure l’aeroporto di Grottaglie che, avendo la pista più lunga d’Italia, risulta del tutto inutilizzato. Ne discende che le realtà fin qui considerate: il Cilento e Taranto, oltre alla loro capacità produttiva e ambientale, porterebbero con sé un peso demografico rilevante che, unito a quello della Basilicata, ne arricchirebbero il peso politico, sociale ed economico nel Paese”. L’incontro politico- culturale risponde a domande precise a cui non si può più sfuggire. Una in particolare: dove può andare una regione come la Lucania, con ben cinquecentomila abitanti, con la riduzione dei parlamentari da tredici a sette e grandi ricchezze non sfruttate dalla classe politica? Non è forse giusto dire che, probabilmente, stiamo morendo e la gente lucana si lascia scivolare tutto con molta naturalezza?

 

Oreste Roberto Lanza

 


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