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Un bene saldamente nelle mani della collettività, dobbiamo utilizzarla in modo più responsabile

Tra le tante cose serie su cui porre veramente una maggiore attenzione, una in particolare è fonte essenziale. L’acqua rappresenta uno dei problemi più seri dei nostri giorni, fonte di guerre di accaparramento, l’oro nero del domani. Dobbiamo utilizzarla in modo più responsabile, garantendo al tempo stesso che le persone più povere non rimangano indietro. Qualche mese fa, il 22 marzo, si è celebrato la giornata mondiale dell’acqua, appuntamento voluto dalle Nazioni Unite nel 1992, all’interno delle direttive dell’agenda 21,e ogni volta si cerca di capire quanto il cambiamento climatico influisca sulla penuria di un bene tanto prezioso che assume sempre di più, a livello mondiale, un ruolo politico.

Mentre si organizzano vacui discorsi e saporiti festeggiamenti, la sua domanda cresce in maniera costante, con l’agricoltura che da sola è responsabile del 70% del suo consumo globale e del 92% dell’impronta idrica complessiva, indicatore che rappresenta le risorse idriche utilizzate, in maniera diretta e indiretta, per produrre i beni e i servizi consumati da una nazione. I dati dicono che in Italia l’impronta idrica è pari a 6.300 litri per persona, superiore del 30% rispetto alla Francia, ma inferiore del 6% sulla Spagna e del 20% rispetto agli Stati Uniti. Di questo, in maniera approfondita, si può prendere note nel pamphlet dell’economista italiano, autore di alcuni libri divulgativi di economia relativi alla gestione dei servizi pubblici, Antonio Massarutto “L’acqua” Edito il Mulino. Pagine che offrono una seria riflessione attraverso precise domande: in Italia: quanta ce n'è e da dove viene?. Chi la amministra e con quali regole?. Chi la gestisce, e con quali risorse economiche?. Quanto siamo distanti ancora da un modello di gestione che sappia garantire i bisogni di tutti e insieme salvaguardare le generazioni future?. Domande nette che inducono il lettore a riflettere per farsi una idea chiara e per interpretare i fatti in maniera consapevole. L’acqua è vita, il nostro corpo per oltre il 60 per cento è fatto di acqua ma è anche cultura, identità e storia. Per dirla in sintesi l’acqua è un bene comune che appartiene alla gente.

Ma su questo punto l’autore distingue la risorsa, di tutti, e i servizi che, come tutti i servizi industriali, hanno bisogno di capitali, tecnologie e capacità organizzative che non sempre il pubblico possiede. In una bolletta dell’acqua per farla semplice la risorsa acqua resta sempre di tutti, ma il costo è riferito ai sistemi per portarla nelle case di tutti. Tanti i tempi e le particolarità analizzate dall’autore dalla politica della gestione integrata, analisi delle infrastrutture presenti sull’intero territorio nazionale, i sistemi di gestione attuali, alla necessità di un adeguamento delle tecnologie attuali passando per le vere riforme legislative fatte ed applicate. Senza, pero, escludere, un punto fondamentale su tutto: quello dello spreco. “Prelevare un litro di acqua non significa sprecarlo ma l’uso che ne fa. Tante volte lo si usa in maniera dissipativo o con basso valore”. Lo spreco è quando l’acqua viene usata in maniera non efficiente. Ma una cosa resta abbastanza chiara e pare senza ombra di dubbi, per l’autore: “l’acqua è pubblica, il servizio è pubblico e riceverlo è un sacro santo diritto. Ma l’idraulico che fa funzionare il sistema può ben essere un privato”. Quindi l’acqua è salvamente nelle mani della collettività.

 

Oreste Roberto Lanza


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