Protagonista Lazzaro, “El nubero”, l’uomo delle nuvole che ritorna a casa, dopo la fuga in Argentina

Ha ragione il napoletano Maurizio de Giovanni, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli (per ricordare il commissario Ricciardi) quando dice nella prefazione: “ci sono libri che, quando li leggi, ti portano a casa”. Quando leggi certi libri avverti un leggero trasporto nell’ambientazione, alcune volte ti senti partecipi di certe situazioni o avvenimenti ben delineati dall’autore. Proprio così: quando leggi l’ultimo impegno letterario della scrittrice salernitana Letizia Vicidomini, “Il segreto di Lazzaro” edito da Homo Scrivens, avverti delle buone sensazioni frutto di un buon racconto. Un incanto sospeso tra passato e futuro raccontato in un presente da riscoprire. Un ritorno ambientato in Puglia, nella bellissima Valle d’Itria, luogo che di sera veste sempre con colori natalizi, piena di case a cono, chiamati trulli. Protagonista Lazzaro, “El nubero”, l’uomo delle nuvole che ritorna a casa, dopo la fuga nel 1978 in Argentina, per un impegno preso con la propria coscienza. Momenti di forte emozione: l’incontro con la sorella Livia, il ricordo del suo amico Michele. Trent'anni dopo Lazzaro ritorna a casa, per riappropriarsi dei propri legami e per fare giustizia, e solo ora conosceremo il suo "segreto". Accompagnata dal ritmo del tango, illuminata dalle mille sfumature della vita stessa che sa virare dal rosso, al bianco, al nero più profondo, densa dei profumi di pietanze pugliesi e argentine. Una storia, quella di Lazzaro Romano come un viaggio nel borgo di Cisternino per rimembrare un passato che non passa mai che resta conservato nell’ampolla dell’animo e del proprio cuore. Una bella storia, scritta in maniera agile piena di significato e morale: mai smettere disperare, la vita è un’avventura bella che sarebbe da stupidi non viverla fino in fondo. Un racconto che non può fare a meno di accompagnarsi con odori e sapori. Del resto come si si dice tra le righe finali: la famiglia di origine , gli affetti, gli amori, le sofferenze patite, i successi professionali, il dolore viene sempre accompagnato dalla gustosità di un piatto o l’esultanza delle papille gustative nel leggere una ricetta. Le parole sono tutto ciò che abbiamo, Letizia Vicidomini lo sa bene, per questo le usa in maniera giusta per dipingere ancora una volta un quadro che si apre con aspettativa e si chiude con profitto.

 

Oreste Roberto Lanza