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Pagine originali di un delitto, nell’inferno dove sono stati sterminati un milione e mezzo di ebrei

È nata a Rionero in Vulture ma vive a Berlino. Si chiama Oriana Ramunno è ha già conquistato i favori e le e attenzioni della casa editrice Rizzoli con il romanzo giallo “Il bambino che disegnava le ombre” fresco di stampa, uscito a marzo 2021. Romanzo semplice, scritto in maniera chiara con affreschi di giallo e con sorpresa finale, proprio come quelli scritti da giallisti storici. Pagine veramente originali che raccontano di un delitto nell’inferno dove sono stati sterminati un milione e mezzo di ebrei. Due i veri protagonisti di queste pagine avvincenti: Hugo Fischer, criminologo tedesco e Gioele, un bambino italiano, ebreo, ancora miracolosamente innocente; ragazzo che, con i suoi disegni, dà la svolta alla soluzione del caso. Un’amicizia strana che nascerà tra i due, una simbiosi che permetterà a Gioele, di salvarsi dall’orrore prestabilito. Un affetto insolito in quello strano luogo che certifica come il Natale si possa festeggiare anche all’inferno. Un caso legato al tempo per cercare e trovare la giusta quadra di un delitto che a prima acchito pare nascondersi tra la naturalezza della morte, che, mano mano, che si va avanti si scoprono circostanze e fatti legati a donne e amori probabilmente non ricambiati. Sembra un caso impossibile per Hugo Fischer che deve gestire opinioni e comportamenti di militari e medici nazisti, legati ad un’umanità crudele e deviata, e con alcuni prigionieri che continuano a resistere. Ci sono tutti gli ingredienti di un grande romanzo, di un giallo unico che pare scritto senza preparazione, improvvisato un raccontato in maniera unica, per la prima volta da un’autentica lucana. Un giallo che si dipana attraverso le ombre di un bambino e dove, nelle pagine finali, appare chiaro movente e autore del delitto. Una sorpresa finale descritta in maniera cruda e senza eufemismi, brillante e accurata. Un romanzo giallo con circostanze visibili la cui spiegazione è nascosta, legando il lettore fino all’ultima pagine per conoscere l’intera spiegazione del caso. Un libro fatto bene, elegante nella scrittura, seguendo i tempi previsti dalla grammatica vigente. Michael Connelly, scrittore e giornalista statunitense, autore di thriller disse una volta: “nei migliori romanzi polizieschi non è importante il modo in cui un detective lavora su un caso, ma il modo in cui un caso funziona su un detective”. Questo è proprio il caso di Hugo Fischer ben ricamato dalla lucana Oriana Ramunno. Un libro da leggere tutto d’un fiato.

 

Oreste Roberto Lanza


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