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Il terremoto e il risorgimento, la guerra e la liberazione una città vista dagli occhi dei propri abitanti

Un racconto racchiuso in novant’anni. "Come eravamo. Potenza 1857-1950" della potentina Antonietta Mente edito da typimedia, racconta, con l’ausilio di ben oltre duecento istantanee, la città verticale attraverso quelli che l’hanno vissuta, amata rivendicata abbandonata e poi liberata. Un libro diverso dal solito perché a parlare non sono le voci di dentro, scritti o il fluente inchiostro, ma la visione di una foto che a tratti dona la possibilità di divagare, sognare, immaginare e tante volte emozionare. Il terremoto e il risorgimento, la guerra e la liberazione una città vista dagli occhi dei propri abitanti. Sfogliando il libro si intuisce l’enorme lavoro fatto dall’autrice che ha cercato di mettere insieme pezzi disseminati, alcuni dimenticati in soffitta, altri custoditi in piena vista di un vecchio puzzle rovinato dal tempo e orfano di qualche tassello. Un lavoro di scavo, di raccolta di documentazione per disegnare la fisionomia dei quartieri seguendo i mutamenti degli anni: da via Pretoria a via del Popolo, da Santa Maria al borgo di San Rocco. In tutti questi passaggi sono vivi il calore del popolo potentino con le sue usanze e le peculiarità delle proprie tradizioni.

 

Una cronologia fotografica che porta con sé il tempo segnato dall’insurrezione lucana, il brigantaggio post-unitario, i due conflitti mondiali, il fenomeno dell’emigrazione e dell’analfabetismo. Si inizia con le foto del 16 dicembre 1857 con il ricordo del terribile terremoto che distrusse buona parte del centro della città. Ci sono le foto del 1881 quando il 26 gennaio avvenne l’inaugurazione ufficiale del teatro lirico cittadino intitolato al compositore lucano Francesco Stabile; quelle del Caffè la Pergola, in piazza Prefettura ritrovo dei potentini negli anni 50, della pasticceria Brucoli della fine degli anni 20.

 

La foto della sede della famiglia Guevara che nel 1810 diventa sede dell’ospedale San Carlo. Foto di storici palazzi: quello del governo in origine un monastero. Solo dopo il 1860 ospitò la Prefettura. Foto di tanta umanità composta di sguardi della gente qualunque, di personaggi famosi, politici, sportivi e eccellenze nelle arti, le donne di Azione cattolica. Foto di arrivi e partenze quelle che mergono dalle foto della stazione di Potenza. Un libro di grande valore storico che “fotografa” pensieri, eventi e personaggi che sembrano non tornare più, ma uno scatto diventa la nostra memoria del tempo quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa. La verità che nulla resta per sempre, ma una foto, quella la si trova sempre.

 

Oreste Roberto Lanza