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“L’Early Start, la nostra rinascita”. La presentazione sabato 2 luglio alle 17.30 a Chiaromonte alla presenza dell’autrice

Una famiglia che ha al proprio interno un bambino autistico diventa essa stessa una famiglia autistica, ma non per questo sarà una famiglia infelice. È questa una verità che ho avuto modo di constatare più volte e che trova ulteriore conferma nel libro-esperienza di Alessandra Guidone, la mamma di Bryan, bambino autistico, che oggi ha 5 anni, e che vive con la sua famiglia a Tricarico, nella variegata provincia di Matera.


Alessandra ha affidato la sua recente esperienza di madre travolta, come tante altre, da una diagnosi inaspettata e sconvolgente come quell’autismo, a un diario che sarebbe dovuto servire semplicemente ad appuntare le fasi diagnostiche e lo sviluppo dell’autismo del suo piccolo Bryan. E invece, come spesso accade, quegli appunti accurati e sistematici, come si conviene a una professionista che come lei ha a che fare tutti giorni con codici e norme, sono diventati un racconto, e il racconto un libro dal titolo “Io, te e l’autismo”, che sarà presentato sabato 2 luglio a Chiaromonte alle 17.30 presso il Museo Archeo-antropologico Ludovico Di Giura, per iniziativa del comune di Chiaromonte e con il patrocinio del Rotary Club Senise-Sinnia.
Il testo, del quale Banca Mediolanum Potenza ha acquistato diverse copie che saranno date in omaggio alle famiglie ospiti del centro autismo di Chiaromonte, riporta l’esperienza di una famiglia che si ritrova all’improvviso a passare dalla quotidianità di una vita fatta di lavoro e gioie familiari al vortice di un calvario fatto di visite mediche, pareri specialistici, test e ricoveri in ospedale, per dare un nome a quell’estraneo oscuro che ha avvolto in un sinistro abbraccio il più piccolino dei due figli.
È così che una famiglia serena diventa una famiglia sconvolta nel suo procedere, ma è anche così che una famiglia normale, come tante, diventa una famiglia speciale, come poche. La storia di Bryan, per quanto breve e ancora tutta da scrivere, non è presentata da Alessandra come una storia a sé, ma è immersa totalmente nella vita degli altri componenti della famiglia, il marito Giuseppe e il fratellino maggiore Patrick, un bambino che è già un riferimento fermo nella vita del fratello e che spesso è il grimaldello per aprire il mondo di Bryan e comunicare con lui.
Centro del minuzioso racconto di Alessandra è l’esperienza diagnostico-riabilitativa del piccolo, della quale si parla in maniera approfondita, utile a capire il percorso tipico delle prime fasi dell’autismo, ma che non si perde mai in una mera descrizione di carattere tecnico-scientifico. La narrazione puntuale dei percorsi medici e assistenziali è sempre accompagnata dall’esperienza interiore dei protagonisti e dal suo riverberarsi nell’universo familiare, tanto che Giuseppe, Patrick, Bryan e i nonni, italiani e italo-americani, diventano nel giro di poche pagine familiari anche al lettore.
Il punto focale di questa narrazione è la permanenza al Centro per il trattamento intensivo dei disturbi dell’spettro autistico “Early Start” di Chiaromonte, gestito dalla Fondazione Stella Maris Mediterraneo. Quindici giorni di osservazione e apprendimento delle tecniche e degli approcci verso Bryan che hanno rappresentato per l’intera famiglia una rinascita. Così la definisce Alessandra quell’esperienza, una full immersion nell’autismo del piccolo accompagnata da una attività di family coaching che aiuta genitori e fratelli a scoprire il suo mondo, ad entraci dentro e a superare la cortina di buio che lo allontana dagli altri. La famiglia diventa così la porta del mondo per il piccolo autistico, il ponte che gli fa attraversare le sue difficoltà e partecipare, pur tra mille difficoltà, alla vita di ogni giorno che altrimenti guarderebbe solo da spettatore escluso. Comincia da qui, dunque, quella che noi chiamiamo inclusione e che, come ci spiega anche Alessandra, non si improvvisa ma si apprende, con pazienza e umiltà, e soprattutto lasciandosi guidare dagli esperti. Per questo l’autrice descrive l’intervento di Chiaromonte “la nostra rinascita”, perché da lì in poi cambia tutto nella famiglia del piccolo Bryan. A cominciare dal rientro a casa preparato secondo le indicazioni del Centro, e poi la sistemazione degli aggetti e dei mobili, l’uso dei giochi, la maggiore fermezza dei familiari sapendo ora cosa concedere e cosa no al piccolo autistico. Insomma una maggiore sicurezza di mamma Alessandra e dell’intera famiglia che ha contribuito a diradare le crisi, a contenere i comportamenti problema e a rendere più agevole la convivenza con questo intruso chiamato autismo, che se prima era un ospite che faceva paura, poi è divenuto un convivente col quale fare i conti ma che, tutto sommato, è uno di famiglia. Si chiude così quella triangolazione tra l’io te a l’autismo che poi è il filo conduttore del racconto. Ma si apre una storia nuova per una famiglia che ora sa cosa fare e che sa trasformare un problema in opportunità o meglio in ricchezza. La ricchezza che solo un figlio autistico sa dare. Per questo li chiamiamo “bambini speciali!”.

 

Francesco Addolorato