logo bn ultimo

  

Il libro della scrittrice tarantina porta alla scoperta di mondi sconosciuti

Lo scrittore torinese Fabrizio Caramagna a proposito di libri e buone letture dice sempre: “leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso. Un libro è un viaggio, e l’unico bagaglio che portiamo con noi è l’immaginazione”. Leggere il libro della tarantina Edna Magenga “ Sangue pazzo”, edito da G.C.I. edizioni, fresco di libreria, aprile 2021, sembra proprio questo : un viaggio, con forti sensazioni, dove traspare una intensa passione frutto di grandi emozioni che scuotono la vita, la catturano e la spingono verso mete tante volte meravigliose. Oltre cento pagine in cui al lettore viene offerto una lettura semplice, garbata alcune volte riservata dove si entra con facilità nella parte più intima della psiche della protagonista.

Libro autobiografico? A volte lo sfogliare delle pagine ci convincere di camminare insieme con l’autrice in un mondo che è stato, che probabilmente non sarà più. Ci sono speranze disattese di vite vissute all’insegna dell’infelicità? Meglio dire vissute che alla fine hanno in un sol colpo arricchito mente e animo della stessa protagonista. La prefazione dell’editore Gian Carlo Lisi, avverte, provocatoriamente, il lettore che il lavoro letterario non pare essere per tutti perché il principio guida è l’amore prima per sé stessi e poi per l’altro. Un libro dove in ben quattro parti disegna atteggiamenti spregiudicati, folli e innocenti degli anni 60 e 70, quando non esisteva niente di definito e la vita si disegnava ogni mattina nelle aule delle scuole, sui treni zeppi di pendolari per l'Università, nelle feste di quartiere, nei club semiclandestini. Il tempo del fuoco, quello dell’oro, della pietra e del cavalluccio marino, per finire al diario della paura al tempo del virus maledetto. I tempi della virginità sedata, fra processioni nel cortile delle suore, camicie da notte fino ai piedi; i primi filarini con ragazzi che cominciavano a conoscersi dove l’amore continuava ad essere un sentimento di ciò che si poteva possedere ma non corteggiare, non guardare fisicamente negli occhi ma semplicemente attraverso sguardi presenti su un giornale.

 

Poi il tempo dell’oro, con la relazione con Sandro, l’incontro con Nic; dice l’autrice: “ci sono incontri che avvengono in un punto lontano del tempo e che si realizzano in un determinato momento della vita, anche solo una volta”. Il tempo del cavalluccio marino, questo virus associato ad un ippocampo. Si dice sempre che leggere un libro porta alla scoperta di mondi sconosciuti, uomini e donne nei quali è possibile riconoscersi, di storie che fanno palpitare il cuore di grandi emozioni. Ma un buon libro è anche quello che tace quando si vuole il silenzio, fa compagnia senza essere invadenti, concede moltissimo senza chiedere nulla. Il libro di Edgna Magenga offre molto: dona al lettore in particolare il senso dell’esistenza.

 

Oreste Roberto Lanza