Aveva origini lucane tramite il papà. Sapeva indagare con passione i ruoli sociali dell’uomo e della donna

Passione e pazienza diceva quando gli si chiedeva gli ingredienti per fare un film importante. Arcangela Felice Assunta Wertmüller, nota comunemente come Lina Wertmüller, regista, sceneggiatrice e scrittrice italiana, all’età di 93 anni ci ha lasciati con il solito suo riservo e silenzio. È stata la prima donna nella storia ad essere candidata all'Oscar come migliore regista, per il film Pasqualino Settebellezze, nella cerimonia del 1977. Nel 2020 le è stato assegnato il Premio Oscar onorario alla carriera. Nelle sue vene da sempre scorreva sangue lucano: Era figlia di Federico Wertmüller, un avvocato originario di Palazzo San Gervasio, centro in provincia di Potenza. Circostanza scoperta quasi per caso nel periodo in cui si fermò a Palazzo San Gervasio durante un viaggio con Francesco Rosi in Sicilia, sui luoghi dove avrebbero girato poi il film su Salvatore Giuliano.

Si dice che fu amore a prima vista con la Lucania, luogo natio dell’amato padre. Aveva raccontato in un libro quell'avventura che la spinse a girare "I Basilischi" e per l’occasione disse: “Mi aveva fatto un grande effetto vedere i miei zii, i miei cugini e lo stile di vita che conducevano in quella terra del profondo Sud”. La vidi a Martina Franca, a piazza Immacolata, nel lontano 2008 per girare alcuni pezzi del film 'Mannaggia alla miseria”, pellicola creata tra la città di San Martino e quella di San Cataldo. Appena terminate le riprese fu ricevuta a Palazzo Ducale dal sindaco di Martina Franca, all’epoca Franco Palazzo, manifestando il ringraziamento per l’ospitalità, ebbe a dire: “La città è stupenda, avete solo un difetto: siete stati troppo gentili”. Va via un pezzo importante, forte, robusto della storia della cinematografia non solo italiana, ma, senza ombra di dubbi, di carattere internazionale.

Una regista che sapeva indagare con passione i ruoli sociali dell’uomo e della donna del nostro bel paese nell’eterno dialogo tra Nord e Sud, tra la borghesia e il proletariato, a cui faceva seguire uno sguardo sempre ironico e tante volte disincantato. Come una grande pittrice sapeva poi modellare i suoi quadri con toni grotteschi e pungenti, senza prendersi sul serio. Nell’Oscar onorario alla carriera, consegnato nella cerimonia del 2020, la motivazione rispecchiò proprio questo: “per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole politiche e sociali attraverso la sua arma preferita: la cinepresa”. Oggi un piccolo pezzo di Basilicata va via, ma la morte non può fermare il vero amore, e l’abbraccio che questa terra avrebbe voluto continuare a donarti. Arrivederci lucana Lina.

 

Oreste Roberto Lanza