Quarto: "Quello che si è realizzato è un esempio positivo da realizzare anche in altri luoghi della nostra Regione"

La Curia Arcivescovile di Matera ha messo a disposizione uno stabile presso Serramarina, frazione di Bernalda (Mt) agli extracomunitari che oggi lavorano nei campi lucani. Finalmente una risposta concreta alle condizioni di precarietà in cui la maggior parte di questi braccianti agricoli hanno vissuto e vivono sul territorio. L'inaugurazione di Casa Betania ha avuto luogo ieri mattina, 22 gennaio 2020 grazie, anche, al sostegno e alla solidarietà di molte associazioni locali, tra queste la Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, la Caritas e la fondazione Icc del regista Milo Rau. Presente all'inaugurazione il consigliere regionale di Basilicata Positiva, nonché presidente della III commissione del consiglio regionale Piergiorgio Quarto. "La regione è pronta ad utilizzare le risorse che vengono dal PON legalità e possono essere distribuite adeguatamente su entrambe le province della regione. Le risorse di cui parliamo sono pari ad oltre 10 milioni di euro che possono essere investiti in servizi ma anche in strutture idonee a restituire dignità agli immigrati e al loro lavoro. Quello che oggi si è realizzato è un esempio positivo, un modello vincente da realizzare anche in altri luoghi della nostra regione".

Sono circa 3000 all'anno i braccianti agricoli che giungono sul territorio lucano da paesi lontani e spesso le loro condizioni di vita e lavoro, precarie e illegali, nelle reti del caporalato, hanno portato ad episodi tragici come quello del "La Felandina" della scorsa estate in cui perse la vita una giovane donna a seguito dello scoppio di una bombola di gas. "Betania è un luogo non lontano da Gerusalemme – ha detto il Vescovo dell'Arcidiocesi di Matera Irsina Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo – dove Gesù faceva sempre sosta perchè lì c'erano i suoi amici: Marta, Maria e Lazzaro e dove veniva sempre accolto. L'ispirazione per il nome è arrivata da questo aneddoto". "La struttura è costata 100 mila euro – ha detto Anna Maria Cammisa Direttore della Caritas diocesana di Matera Irsina – una somma erogata in parte dalla CEI (Conferenza episcopale italiana) e in parte dalla Caritas italiana.
Altre risorse sono arrivate dall'ufficio Migrantes per la gestione. La cifra totale è stata utilizzata per l'acquisto, la riqualificazione e la gestione. Casa Betania da oggi è il luogo in cui vivono i lavoratori migranti impegnati nella produzione dei prodotti agroalimentari a marchio "Iamme" realizzati anche nel Metapontino grazie ad un accordo fra il gruppo di distribuzione commerciale Megamark, l'Associazione NoCap che ne garantisce il profilo col bollino etico e le imprese agricole organizzate nella Rete Per la Terra. Un progetto che punta a diventare esempio positivo per tutto l'agroalimentare italiano dimostrando sul campo come sia possibile produrre assicurando il giusto reddito alle imprese, i diritti fuori dalla devastazione del caporalato e un cibo sicuro, garantito e ad un prezzo giusto per i cittadini. "Questa struttura – ha detto Don Antonio Polidoro – gestore di Casa Betania parte accogliendo 9 persone ed arriverà ad un massimo di 22/25. In questa casa ci sarà sia protezione che integrazione".

 

Silvia Silvestri