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La politica ad oggi non si è schierata al fianco della sanità pubblica, si tende a privilegiare quella privata

La inaspettata diffusione del Covid-19, meglio conosciuto come “coronavirus”, ha sollevato nuovamente il problema del deficit organizzativo del sistema sanitario italiano e regionale. Il problema principale non è legato alla scarsa preparazione in materia, da parte degli addetti ai lavori, bensì al disinteresse politico nei confronti della sanità pubblica. Ciò perché, la classe politica avrebbe dovuto puntare, in via principale, sulla ricerca scientifica e potenziare quelle strutture sanitarie a carattere esclusivamente pubblico dove i risultati della ricerca hanno ragione di essere impiegati. È noto a tutti che i politici, in particolar modo quelli regionali, tendono a privilegiare la sanità privata, anche dal punto di vista economico, con la naturale conseguenza di minori risorse nei confronti di quella pubblica. In un paese sano, sotto tutti i punti di vista, la sanità dovrebbe essere solo ed esclusivamente pubblica e la politica dovrebbe avere il compito di garantire gli investimenti necessari per il suo perfetto funzionamento. Se la ricerca fa passi da gigante, lo si deve al sistema sanitario pubblico che a differenza di quello privato, lavora per l’esclusivo interesse della collettività. Invero, il problema legato alla diffusione del “coronavirus” è affrontato, solo ed esclusivamente, da strutture sanitarie pubbliche come lo Spallanzani di Roma che ha già fatto registrare risultati positivi sulla risoluzione dell’epidemia virale. Mai come in questo delicato momento, quindi, ci si rende conto della necessità di privilegiare la sanità pubblica, in quanto l’unico modello di sanità utile per la collettività.

Purtroppo, la sanità privata ha i suoi sponsor tra i politici che in cambio di consensi e lauti guadagni fanno si che gli imprenditori del settore sanitario mettono in piedi, con la salute dei cittadini, un vero e proprio business. Nessun partito politico, ad oggi, si è schierato a favore della sanità pubblica e contro quella privata, dimostrando così poco interesse nei confronti della salute dei cittadini e tanto interesse nei confronti dell’imprenditoria sanitaria che nelle competizioni elettorali risulta spesso determinante per l’elezione di uno o più candidati.

Tra tutte le regioni italiane, la Calabria è quella in cui il sistema sanitario è al collasso, gli ospedali chiudono, i reparti chiudono e la popolazione non ha più alcun tipo di assistenza. Pur tuttavia, i calabresi, consapevoli dell’inefficienza politica sulla risoluzione del problema sanità, continuano a votare secondo criteri clientelari, dimostrando così di non aver alcun interesse alla crescita culturale, economica, sociale e sanitaria della propria regione che dinanzi ad una epidemia virale, come questa del “ coronavirus”, non sarebbe in grado di trovare le opportune soluzioni.

 

Avv. Carlo Salvo