Troppo libere le interpretazioni del decreto Conte. Le persone disabili sono spesso immunodepresse

Il decreto Conte per arginare il coronavirus cita le scuole ma non i centri diurni per minori e ragazzi disabili. Una sciatteria legislativa grave, ma una "dimenticanza" del genere se reiterata anche dai Comuni è incoerente ed inaccettabile proprio perché non tiene conto proprio del diritto alla salute delle persone proclamate più esposte ai rischi del coronavirus.
I disabili molto spesso sono anche immunodepressi e talvolta non in grado di praticare correttamente le norme igieniche diffuse dal Ministero della Salute. I ragazzi privati del diritto all’Istruzione principalmente a causa delle classi pollaio imposte proprio dal governo, d’altra parte in tantissimi Comuni possono ancora tranquillamente riunirsi in piazza, nei bar o continuare a frequentare le aule dei centri socio educativi, dei centri diurni per minori, dei centri polivalenti aperti e dei centri territoriali per la famiglia, ignorando l’invito a rimanere il più possibile tra le mura domestiche.

Chi non ha la possibilità di lasciare i figli minorenni a nonni o a babysitter, ha deciso di sfruttare la libera interpretazione del decreto da parte di alcune ludoteche e di alcuni centri che, in barba alle direttive ed alla sicurezza, in questi giorni hanno deciso di restare aperti. Alcune cooperative e strutture private, per profilassi preventiva, hanno chiuso autonomamente, altre no.
Conte ha invitato tutti ad evitare i luoghi affollati e di stare a un metro di distanza l’uno dall’altro ed ha invitato i Comuni, le associazioni di categoria e agli altri enti territoriali a “promuovere la diffusione delle informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie di cui all’allegato 1 del decreto ministeriale”, di consentire ed offrire “attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone”.
A Matera solo oggi il sindaco ha fornito delle informazioni utili circa alcuni provvedimenti necessari adottati, ma nessun approfondimento o esplicito chiarimento è stato divulgato nella città metropolitana di Bari.
I sindaci di molti paesini pugliesi e lucani, per ovviare ad alcune dimenticanze, hanno deciso autonomamente di estendere la direttiva della chiusura delle scuole esplicitamente anche a ludoteche e centri diurni, compensando il tutto con una interpretazione analogica e logica del decreto. Altrove la confusione è ancora tanta a spese purtroppo di lavoratori e dei ragazzi. Si calcola che nella città di Bari solo i centri socio educativi per minori (CSED) si occupano dell’educazione di circa 500 minori, oggi ancora a rischio sanitario personale, delle loro famiglie, degli operatori e dunque delle famiglie degli operatori, per un totale di alcune migliaia di persone.

 

Silvia Silvestri