Dimarco venga a Irsina nel percorso per Capitale della Cultura 2029

Coinvolgere il calciatore Federico Dimarco nel percorso di Irsina verso la candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029, riportandolo nella terra d’origine della sua famiglia perché la sua storia possa diventare un esempio per i giovani del piccolo borgo lucano. È la proposta lanciata al territorio da don Giuseppe Calabrese, 33 anni, parroco della parrocchia Santissimo Salvatore all’Immacolata di Irsina. Nato a Milano, classe 1997, il terzino sinistro dell’Inter e della Nazionale ha profondi legami familiari con il comune materano: il padre Gianni, infatti, è originario di Irsina e si è poi trasferito in Lombardia. “La candidatura a Capitale italiana della Cultura potrebbe essere l’occasione per invitare Federico a Irsina e avvicinarlo alla terra delle sue origini. La sua storia e il suo percorso possono rappresentare un esempio importante per i nostri giovani. Vederlo qui e ascoltare la sua esperienza potrebbe aiutarli a capire che anche da una piccola realtà si può continuare a sognare in grande e puntare a prestigiosi traguardi”. L’auspicio del sacerdote guarda anche alla possibilità di far rinascere il calcio in città. “A Irsina sono in corso i lavori allo stadio, ma al momento non abbiamo una squadra di calcio – specifica -. Mi piacerebbe che un avvicinamento di Dimarco al nostro territorio potesse contribuire a risvegliare la passione e magari a favorire la nascita di un nuovo movimento calcistico”. Per don Calabrese, lo sport ha un ruolo che va oltre il risultato agonistico. “Il calcio, soprattutto nelle piccole comunità, può avere un grande valore educativo e sociale – aggiunge -. Significa offrire ai ragazzi un luogo in cui incontrarsi, crescere, imparare il rispetto delle regole e sentirsi parte di una comunità. La presenza di un campione legato alle nostre radici potrebbe essere una scintilla importante”. Da qui l’invito finale: “Federico, ti aspettiamo. Accendi la speranza nei cuori dei nostri giovani, insegnando il valore del sacrificio e della fatica. Niente è impossibile, ma tutto è raggiungibile. Sarebbe bello – conclude il sacerdote – che il percorso verso il 2029 lasciasse anche questo segno: far riscoprire a un grande calciatore le proprie origini e, attraverso la sua storia, dare ai nostri ragazzi una ragione in più per credere nei propri sogni”.

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