Una “piccola matita” dal tratto indelebile. Tra i benefattori dell’umanità, senza dubbio Agnesa Gonge Boiagiù, al secolo Madre Teresa di Calcutta, è la più grande di tutti i tempi. Con profonda umiltà e devozione, infatti, non ha mai smesso di operare per il bene di tutti senza alcuna distinzione di razza, nazionalità e religione. Peregrinando da un continente all’altro si è dedicata particolarmente ai più bisognosi, ai derelitti ed a quanti, colpiti dalla sventura, dalle malattie e dalla miseria, sono stati condannati alla sofferenza continua. Ed è proprio in memoria di quest’infinito amore che a Chiaromonte è stata posta l’effige della piccola suora albanese di fede cattolica, premio nobel per la pace nel 1979, beatificata poi da Giovanni Paolo II nel 2003. “Da tempo avevo in mente questo progetto- ha spiegato durante il suo breve discorso di ringraziamento, il prof. Italo Calza- e più volte
ne avevo discusso con amici i quali mi hanno sempre incoraggiato a non mettere da parte l’idea e cosi, grazie all’impegno ed alla fattiva collaborazione dei cittadini, del parroco don Mimmo Buglione e dell’amministrazione comunale che ha concesso l’aiuola, oggi l’abbiamo trasformata in una splendida realtà sperando- ha concluso Calza- che un giorno questa icona possa diventare un riferimento per il circondario”. L’immagine di Madre Teresa, frutto del certosino lavoro del pittore chiaromontese Franchino Ricciardi, artefice d’altre opere donate alla comunità, è stata scolpita su di una superficie metallica quindi bidimensionale che, una volta traforata, diventa tridimensionale ed è installata su pietra dell’Etna. Alla cerimonia, oltre ai numerosi cittadini, era presente anche S.E.Mons. Francesco Nolè il quale ha posto l’accento sulla semplicità e sulla modestia che hanno caratterizzato la vita e l’operato di Madre Teresa di Calcutta fondatrice nel 1950 della congregazione delle Missionarie della carità”, la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e “di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti”. Madre Teresa non si considerava una suora di vita attiva. Al contrario, di sé e delle altre Missionarie della Carità diceva: “siamo delle contemplative che vivono in mezzo al mondo. La nostra vita deve essere una preghiera continua”. In quest’ottica teologica, il servizio a favore dei poveri era visto come una naturale conseguenza della preghiera e del dialogo con Dio. Questa sua spiritualità, che aveva tratti d’ispirazione francescana era sintetizzata da Madre Teresa con l’immagine, in cui si riconosceva, appunto della “piccola matita nelle mani di Dio”.
Egidia Bevilacqua